Inflazione: Il furto silenzioso del denaro.
- Mauro Longoni
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 13 min

Ogni lavoratore su questo pianeta (nessuno escluso) ha la sensazione che si diventi sempre più poveri. Da quando lavoro ho la stessa identica sensazione: non importa se guadagno di più, alla fine compro sempre di meno. Paradossalmente, ogni anno abbiamo di più, ma abbiamo di meno. Ma come mai si ha questa sensazione? Da un lato abbiamo tutti gli aumenti che accadono per via di fallimenti, pandemie e guerre. Quelli sono teoricamente temporanei e si dovrebbero risolvere a conflitto terminato (il fatto che poi non succeda è un altro discorso, ma la teoria è questa). Poi esiste il boss finale, quel nemico, silenzioso, inesorabile e pericolosissimo, creato dalla politica stessa, che distrugge tutto quello per cui lavoriamo sodo: l'inflazione.
Lo sentiamo in televisione, radio e internet e ne leggiamo ovunque quando si parla di economia. Tutti si "preoccupano" dell'inflazione e di tenerla sotto controllo. Oggi ne voglio parlare, perché è qualcosa che è sempre esistito e ha condizionato, anche in maniera storica, un intero continente, se non il mondo intero.
Cos'è l'inflazione?
L'inflazione è l'inevitabile aumento automatico annuale di quasi qualsiasi prezzo di una certa percentuale. Come mai i prezzi aumentano in automatico? Vi starete chiedendo. Ed è una domanda più che legittima. Insomma, se il giorno prima una mela costava 2, perché l'anno dopo dovrebbe costare 2,1? Se la produzione, le persone, il trasporto e la vendita al dettaglio sono rimasti gli stessi, perché il prezzo sale? Se ci pensiamo, se in casa ho un etto di insalata, domani non diventa mica un etto e dieci grammi.
Tranquilli, non è magia e nemmeno una truffa. È semplicemente il sistema monetario che sta perdendo valore costantemente. Che cosa c'entra la politica monetaria? Beh, la moneta che usiamo tutti i giorni è il vero motivo per cui abbiamo l'inflazione. Mentre ufficialmente ci dicono che l'inflazione è solo l'aumento dei prezzi, la realtà è che si tratta della conseguenza inevitabile dell'aumento della moneta in circolazione e della sua svalutazione. Come mai la moneta aumenta e diminuisce di valore?
Se non lo sapevate, ora lo sapete: anche il denaro è regolato dalla domanda e dall'offerta. Quello che abbiamo nel portafoglio e sul conto corrente non è qualcosa di astratto, ma segue le stesse regole di una sedia o di un chilo di pane.
Per spiegare questo meccanismo, bisogna distinguere tra "valore nominale" e "potere d’acquisto". Il valore nominale è ciò che c'è scritto sulla banconota: un pezzo da 5 euro resterà sempre da 5 euro. È una costante. Quello che cambia è il potere d’acquisto, ovvero quanto puoi effettivamente comprare con quel pezzo di carta.
Prendiamo, per esempio, una moneta da un euro. Essa ha un valore nominale di 1 (un dollaro o un euro). Se c’è molta richiesta di denaro, ma poca offerta (pochi soldi in circolazione), la moneta diventa un bene prezioso che vale molto. In questa condizione, con 1 euro potreste comprare, mettiamo, dieci mele. Non è che il produttore sia diventato generoso: semplicemente la moneta è "rara", quindi ha più valore e compra di più.
Al contrario, se c’è troppa offerta (molta moneta in circolazione) rispetto alla domanda, il valore di quel denaro scende perché quella moneta diventa un bene abbondante. In questo caso, con lo stesso euro comprereste solo 2 mele.
Quindi, tanta più moneta circola, tanto meno rara sarà quella moneta, quindi farà aumentare i prezzi, perché è una merce che si trova ovunque, e quindi diminuirà il potere d'acquisto di ognuno di noi.
Oggi ci troviamo in una situazione in cui la creazione di nuovo denaro deve "inseguire" una richiesta sempre più alta. Senza entrare in tecnicismi impossibili, quello che conta è che ogni anno viene creata nuova moneta dal nulla, perché le banche e gli istituti di credito chiedono moneta. L’effetto è inevitabile: il denaro diventa abbondante, quindi meno raro e, di conseguenza, perde valore. Questo fa lievitare i prezzi di tutto ciò che compriamo, anche se nulla è cambiato nella produzione.
Non è la mela a valere di più, è il tuo denaro a valere di meno.
Perché abbiamo l'inflazione?
Sfatiamo un mito che è difficile battere: l'inflazione è sempre esistita. Fin da quando abbiamo la moneta, abbiamo avuto inflazione. Magari era gestibile, ma ci sono stati casi, anche gravi, di iperinflazione.
Impero Romano.
Partiamo dall'impero romano. Anche il regno più grande del mondo antico ha avuto problemi con l'inflazione. Gli imperatori romani dovevano pagare i soldati e le spese dell'impero. Stiamo parlando di migliaia di uomini e di un territorio che andava dall'Italia fino all'Inghilterra. Quello che si voleva ottenere era coprire le spese senza alzare le tasse (che sarebbe stato impopolare). Perciò inventarono un trucco: la svalutazione della moneta (debasement).
Semplicemente prendevano le monete d'argento (il Denario), le fondevano e ci aggiungevano metalli meno nobili come il rame. La genialata, che poi si rivelò un disastro, fu che da una moneta d'argento puro riuscivano a coniarne due o tre "argentate". La teoria era: stessa moneta, stesso valore. Non proprio. Gli imperatori riuscirono a pagare i debiti, senza prendere altri soldi dai cittadini. Questo, però, svalutò la moneta, perché i commercianti alzarono i prezzi, avendo la sensazione che girasse tanta ricchezza (quando girava solo tanta moneta). Sotto l'imperatore Diocleziano (301 d.C.), l'inflazione era così alta che dovettero emanare un "Editto dei prezzi massimi" per cercare (senza successo) di fermarla.
Età Moderna.
Passano molti secoli ed abbiamo il secondo momento di inflazione. Siamo nell'era moderna. Le grandi esplorazioni erano in pieno regime e i buchi della mappa diventavano sempre più piccoli. Quando Colombo scoprì l'America, tornò in Spagna non solo con frutti e vegetali mai visti prima, ma con tre navi piene d'oro. La Spagna vide il business, mandò i conquistadores a razziare quei territori, iniziando ad importare tonnellate di oro e argento in Europa. Con così tanto oro, i regnanti e i banchieri pensarono di creare monete a dismisura. Improvvisamente, la "quantità di moneta" divenne una piena inarrestabile. L'oro e l'argento divennero meno "rari", quasi dei semplici pezzi di metallo. In tutta Europa, i prezzi dei beni di prima necessità (grano, carne) triplicarono o quadruplicarono in pochi decenni, perché si aveva la percezione che "l'oro valeva poco". Fu la prima volta che l'inflazione colpì un intero continente a causa dell'abbondanza di metalli.
Cina.
Passiamo in Asia, perché anche in Asia hanno avuto il loro bel problema con la moneta. Siamo in Cina e l'impero ebbe il primo caso di inflazione moderna, per come la conosciamo.
Per comodità, dalle parti dell'Asia, l'impero iniziò a stampare carta che "rappresentava" il valore del ferro o del rame. Praticamente, invece di portarsi in giro ferro e rame, che erano ingombranti e pesanti, lo Stato diceva "questo pezzo di carta vale una certa quantità di ferro e di rame che conserviamo da qualche parte".
Sembrava un grande piano e di fatto lo era, perché quel pezzo di carta aveva un valore supportato da riserve fisiche. Finché lo Stato non ebbe bisogno di soldi per le guerre. Quando dovette sostenere l'esercito in guerra, la Cina commise un errore enorme: invece di accumulare ferro e rame e poi stampare banconote, iniziò a stampare monete senza avere abbastanza metallo a copertura. La carta divenne molto rapidamente straccia, i prezzi esplosero e il sistema crollò.
Germania.
Il primo è la Germania, o meglio la Repubblica di Weimar. Erano gli inizi degli anni '20. La prima guerra era finita e la Repubblica di Weimar è uscita dal conflitto mondiale con le ossa rotte. Praticamente, la futura Germania fu dichiarata colpevole di tutto (sebbene la prima guerra mondiale fosse scoppiata a causa di alleanze e patti folli) e, fra le molte cose, doveva ripagare tutti i debiti di guerra di tutte le nazioni vincenti.
Quei debiti erano così alti che, solo con la produzione industriale, la Repubblica di Weimar non sarebbe mai stata in grado di pagare le riparazioni, gli stipendi e mantenere tutte le infrastrutture funzionanti. Quindi cominciarono a stampare moneta, non per manie di grandezza, ma per semplice sopravvivenza: troppi debiti e un'economia troppo debole da mantenere in piedi ed eventualmente aiutare.
La conseguenza fu una sola: la moneta perse valore così velocemente che i prezzi raddoppiavano ogni poche ore. La gente andava a comprare il pane con le carriole piene di banconote.
Giusto per farvi capire come può essere devastante l'inflazione:
Ecco l'escalation del prezzo di mezzo chilo di burro (circa una libbra tedesca) nel 1923:
Gennaio 1923: circa 2.300 marchi.
Luglio 1923: circa 200.000 marchi.
Settembre 1923: circa 2.000.000 di marchi (2 milioni).
Ottobre 1923: circa 6.000.000.000 di marchi (6 miliardi).
Novembre 1923 (il picco): circa 210.000.000.000 di marchi (210 miliardi).
Era più economico bruciare banconote per scaldarsi che comprare la legna. Questo evento ha traumatizzato la Germania a tal punto che quando Hitler si candidò, sebbene le sue idee fossero folli, fu votato, scatenando tutto il delirio del XX secolo.
Giusto per darvi una prospettiva, negli anni '90, il Milan, il Real Madrid o il Manchester United valevano "solo" poche centinaia di milioni di dollari. Con 210 miliardi, si poteva comprare tutte le squadre di tutti i campionati europei principali (Serie A, Liga, Bundesliga, Premier League) e avanzare il 95% della somma. Il valore di mercato (capitalizzazione) di aziende come Volkswagen o BMW era di gran lunga inferiore ai 210 miliardi. Con quella cifra si potevano comprare entrambe le aziende e avanzare ancora abbastanza soldi per regalare una macchina nuova a ogni cittadino tedesco. Inoltre con 210 miliardi di marchi si poteva coprire interamente il debito estero di diverse nazioni in via di sviluppo o finanziare la ricostruzione di mezza Europa dell'Est dopo la caduta del Muro di Berlino.
America e Tempi Moderni.
Visto il disastro tedesco, per decenni la moneta era sempre legata ad un materiale: l'oro. Per decenni per ogni dollaro in circolazione, c'era il corrispettivo valore in oro conservato nelle banche o in luoghi non accessibili al pubblico (come Fort Knox).
Fino a metà del XX secolo, il valore del dollaro (e quindi delle altre monete) era ancora legato all'oro. Ogni dollaro stampato doveva avere un corrispettivo in oro nei forzieri. Ad un certo punto, il 15 agosto 1971, il presidente USA Richard Nixon annunciò che il dollaro non sarebbe stato più convertibile in oro. L'idea era quella di creare moneta per pagare i debiti che l'America aveva accumulato fino a quel momento. Da lì in poi, la moneta è diventata "fiat" (dal latino "sia fatto"), ovvero moneta creata per decreto, senza alcun bene fisico a garantirla. Questo ha dato alle banche centrali il potere illimitato di aumentare l'offerta di moneta, aprendo la strada all'inflazione costante.
Da quel momento in poi, anche tutti gli altri stati hanno attuato tale strategia, inflazionando le loro valute. Ora si tratta solo di accettare l'inflazione e capire sia come funziona, sia come combatterla da privato.
Perché il potere e il popolo accettano l'inflazione?
Sembra paradossale, ma nessuno al potere vuole che i prezzi scendano. Chi governa e gestisce le banche centrali ha il terrore della deflazione, ovvero quando i prezzi scendono. Il motivo? È una questione psicologica: l'idea è che se la popolazione sa che domani sicuramente un'auto costerà meno di oggi, rimanderà l'acquisto, rallentando i consumi. Si attiva quello scenario apocalittico dove tutti rimandano gli acquisti, sapendo che il prezzo scenderà, le aziende non vendono più, quindi perdono soldi, licenziano, si crea disoccupazione e l'economia crolla. Praticamente quello che per la popolazione sarebbe bello (prezzi che scendono), non è bello per chi controlla l'economia, perché vogliono che i prezzi crescano, avendo il terrore che più potere d'acquisto sia il male.
Però nemmeno un'inflazione elevata è positiva, perché brucerebbe il potere d'acquisto di tutti drasticamente. Quello che si è pensato è un'inflazione leggera e costante (di solito il 2%) che funge da incentivo per l'economia. Sapere che i prezzi saliranno spinge a spendere o investire i propri soldi oggi, perché si è certi che domani i tuoi soldi varranno meno. È un incentivo forzato al consumo.
L'inflazione è il miglior amico anche di chi deve soldi.
Immagina che lo Stato abbia un debito di 100 miliardi. Per ripagare i 100 miliardi, lo Stato doveva usare, diciamo, il 20% di tutte le tasse raccolte in un anno.
Se l'inflazione raddoppia i prezzi e gli stipendi, quei 100 miliardi nominali diventano molto più facili da ripagare, poiché i prezzi e gli stipendi sono raddoppiati, le entrate fiscali sono raddoppiate. Quei 100 miliardi di debito (che sono rimasti fissi) ora pesano solo per il 10% delle entrate dello Stato.
Siccome quasi tutti gli Stati moderni sono pesantemente indebitati, l'inflazione è un modo "silenzioso" per svalutare il debito pubblico senza dover fare tagli dolorosi o alzare le tasse in modo esplicito, sapendo che ogni anno "guadagnerebbero" il 2%.
L'inflazione ci fa psicologicamente bene. Suona incredibile, ma è così. Se il tuo capo ti dicesse: "Quest'anno ti taglio lo stipendio del 2%, perché il costo della vita è diminuito", ti arrabbieresti moltissimo.
Noi esseri umani reagiamo molto peggio a una diminuzione dello stipendio che a un aumento dei prezzi. A noi va bene che i prezzi aumentino, perché gli stipendi aumentano di conseguenza. Senza l'inflazione gli stipendi sarebbero sempre gli stessi, perché non ci sarebbe nessun motivo di alzare gli stipendi. Un datore di lavoro non regala più soldi a un lavoratore, senza che ci sia un motivo... e no, la prestazione che si fa al lavoro non conta.
Perché il 2% è così importante?
Quando si parla di inflazione, si parla sempre di tenerla entro il 2%, perché ritenuta un'inflazione sostenibile. L'aspetto comico è che la scelta del 2% non è basata su una legge matematica universale o su una verità scientifica assoluta. È, in larga parte, una convenzione arbitraria che è diventata lo standard globale.
L'obiettivo del 2% è nato quasi per caso in Nuova Zelanda nel 1988. Il Ministro delle Finanze dell'epoca, durante un'intervista televisiva, disse che voleva portare l'inflazione tra lo 0% e l'1%. In seguito, i tecnici della banca centrale neozelandese pensarono che lo 0% fosse troppo rigido e scelsero un intervallo intorno al 2%. Poiché l'esperimento sembrò funzionare per stabilizzare l'economia, la Federal Reserve (USA) e la BCE (Europa) copiarono l'idea negli anni '90 e 2000, rendendola un dogma mondiale.
Perché non andare allo 0 per cento? Insomma, non ci sarebbe nulla di male ad avere i prezzi stabili, giusto? Sì e no. Gli economisti sognano la stabilità (0% di inflazione), ma lo 0% è altrettanto considerato pericoloso. Se l'inflazione fosse allo 0% e l'economia rallentasse anche solo di un soffio, si finirebbe subito in deflazione (prezzi che scendono).
Il 2% è considerato un margine di sicurezza: abbastanza lontano dallo zero per evitare la deflazione, ma abbastanza basso da non distruggere troppo velocemente il potere d'acquisto.
Immaginate ora se l'inflazione fosse al 10 per cento. Se fosse così alta, ognuno di noi entrerebbe nel panico, non comprerebbe più, perché preoccupato dei suoi risparmi e l'economia diventerebbe instabile. Al 2% percepisci che i soldi "bruciano" molto lentamente, perché non siamo idioti, il che ti dà tempo. Non corri a spendere tutto immediatamente, ma sai che tenere i soldi sotto il materasso per 20 anni è una pessima idea. Questo mantiene il denaro in movimento, con investimenti a basso rischio e a lungo termine.
Si può combattere?
Il modo più classico è scambiare la moneta (che è infinita e creabile dal nulla) con beni che hanno una scarsità fisica.
Compra la realtà.
In questo caso si può comprare qualcosa che aumenta di valore nel tempo.
L'oro è l'esempio perfetto. È il bene rifugio per eccellenza da millenni. Non può essere stampato, quindi tende a mantenere il suo potere d'acquisto nel lungo periodo. In periodi di crisi, nei mercati finanziari si scambiano certificati legati all'oro, facendo alzare il prezzo in maniera speculativa. In quel caso, si vende all'apice della bolla, si aspetta quando il prezzo crolla e si compra ancora più oro.
Oppure si può puntare sugli immobili. I mattoni non spariscono. Gli immobili sono utili per due motivi: salgono di prezzo costantemente, per via di contrattazioni sempre al rialzo, dovuto anche all'inflazione e, in casi di affitti, se l'inflazione sale, solitamente salgono anche gli affitti. Chi possiede affitti non solo si copre dall'inflazione, ma ci guadagna oltre.
Poi abbiamo le materie prime (Commodities) come petrolio, rame, grano. Se i prezzi aumentano, chi possiede la materia prima è protetto perché è lui che "detta" il prezzo. Il 2026 è da manuale in questo senso.
Il Mercato Azionario
Le azioni non sono solo scommesse, sono quote di proprietà di aziende. Il grande vantaggio è che se l'inflazione sale, un'azienda forte (Apple, Coca-Cola o Nestlé) aumenta semplicemente il prezzo dei suoi prodotti, quindi aumentano i profitti, gli utili e i dividendi agli azionisti. Non solo, il valore delle azioni tende a seguire questa crescita. In pratica, l'azienda "ribalta" l'inflazione sul consumatore finale, proteggendo l'azionista che guadagna due volte, sia sui dividendi, sia sul valore dell'azione.
Titoli di Stato Indicizzati.
Il titolo di Stato è qualcosa di antico, ma sempre efficace. Esistono obbligazioni create apposta per i piccoli risparmiatori che "si muovono" insieme all'inflazione. Questi titoli pagano una cedola che si aggiusta automaticamente in base all'aumento dei prezzi. Se l'inflazione è al 5%, ma tu l'hai comprata quando era al 2%, il tuo rendimento sale di conseguenza. È come se il tuo righello si allungasse insieme a quello che devi misurare. C'è un motivo per cui molti stati vendono titoli di stato di paesi con inflazione al 25 per cento o di più. Non lo fanno per paura, perché lo Stato non ci perde soldi, è solo che perdere una rendita del 15 - 20 per cento sarebbe un crimine.
Bitcoin e Scarsità Digitale.
Dal 2024, molti vedono in Bitcoin una versione digitale dell'oro. Perché? Perché, a differenza dell'Euro o del Dollaro, il codice di Bitcoin stabilisce che non ne esisteranno mai più di 21 milioni. Non c'è politica monetaria o banca centrale che possa "crearne dal nulla" per soddisfare una richiesta. La sua scarsità è matematica e immutabile. Ora, dato che viene ancora "creata", si potrebbe avere forse una svalutazione, per via di una richiesta bassa e un'offerta alta. In futuro, nessuno produrrà Bitcoin, l'acquisto di Bitcoin sarà più elevato della produzione della moneta digitale, creando uno shock nell'offerta che, se aggiunta a una domanda elevata (tipico di una bolla speculativa), potrebbe portare a rendite molto oltre il semplice 2 per cento.
Piccole riflessioni.
L'inflazione è spesso descritta come un fenomeno economico inevitabile, quasi fosse una legge della natura come la gravità. In verità è più simile a una scelta politica e sistemica. È il prezzo che paghiamo per mantenere in piedi un sistema basato sul debito e sulla crescita perpetua.
La vera lezione non è che il mondo stia finendo, ma che le regole del gioco sono cambiate. Un tempo, risparmiare era una virtù: mettevi i soldi sotto il materasso o in un conto deposito e il tempo lavorava per te. Oggi, in un regime di moneta "fiat" creata dal nulla, risparmiare senza investire significa accettare una perdita garantita.
Non possiamo fermare le stampanti delle Banche Centrali, né possiamo cambiare le decisioni prese a Washington o a Francoforte.
Quello che possiamo fare è cambiare il nostro modo di gestire ciò che guadagniamo.
In primo luogo si deve capire che cosa si ha in mano. Quello che conta è cosa puoi mettere nel carrello della spesa, non quante banconote hai nel portafoglio.
E poi si deve far crescere il capitale tanto abbastanza da coprire quel 2%. Si deve cercare la scarsità, perché in un mondo di abbondanza digitale e monetaria, la ricchezza vera si sposta verso ciò che è scarso, finito e difficile da produrre. E bisogna capire come funziona il mondo, specialmente quando si parla di soldi, in modo tale da sapere cosa fare per distruggerlo.
L'inflazione è una tassa invisibile che premia chi possiede beni e punisce chi possiede solo carta. Non è né buona né cattiva: è semplicemente il modo in cui il sistema attuale respira. Una volta che hai capito come funziona, puoi smettere di essere la vittima di questo meccanismo e iniziare a proteggere il frutto del tuo lavoro.
M.












































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