Annunci di lavoro: La Trappola dei Sogni
- Mauro Longoni
- 16 apr
- Tempo di lettura: 13 min

Con il primo post, abbiamo gettato le basi mentali per entrare nel mondo del lavoro ed essere preparati a sopravvivere per quei 40 anni, in ogni compagnia, fino ad ottenere quella tanto agognata e desiderata pensione da miseria. Il problema che abbiamo è che dobbiamo entrarci in quella società o nel mondo del lavoro. Che si sia un novellino o che si stia cercando qualcosa di nuovo, si deve passare per l'orribile parte dell'annuncio di lavoro, della candidatura, del colloquio e della firma della condanna... contratto, volevo dire contratto!
Poiché questi quattro argomenti sono parecchio lunghi da discutere in un solo post (l'ultima cosa che voglio è bloccarvi qua per un paio di mesi), questo poker sarà diviso in quattro diversi post: In questo post parleremo degli annunci di lavoro, nel secondo si parlerà del curriculum, passando per il colloquio di lavoro ed infine il contratto. L'idea è quella di creare un percorso cronologico che ci porterà dall'insicurezza del non sapere se si verrà chiamati all'entrata volontaria della prigione che la società ha pensato per noi per evitare l'anarchia.
Perché parlare dell'annuncio di lavoro? Beh, perché non parlarne, mi chiedo! In quella pagina internet ci sono così tante cose che non funzionano. È tutto così sbagliato che ci si potrebbe scrivere un libro. Per vostra fortuna, ci scrivo solo un post... beh, quattro, in verità, se si tiene conto di tutto il viaggio!
Direi di partire immediatamente, senza perdere altro tempo! Buona lettura... e buon divertimento con la bile che scoppia.
Tutto uguale.
Partiamo dalla cosa che non funziona, che accade ancora prima che noi leggiamo quell'annuncio, ma addirittura ancora prima che si scriva quel testo senza senso. Come si può sbagliare qualcosa ancora prima che la scrivi? Beh, sbagliare ancora prima di fare qualcosa è la peculiarità che solo nel mondo del lavoro si può vedere.
Nella concezione moderna di ogni società, gli annunci non sono più scritti da umani, ma sono scritti dall'intelligenza artificiale. Se ora gli annunci hanno la personalità di un tostapane è perché un tostapane li ha scritti. Il motivo? Le aziende odiano spendere, questo lo sappiamo. Assumere una persona, quindi pagarla per quella prestazione, costa soldi, mentre l'intelligenza artificiale è gratuita (per il momento). Se si deve scegliere fra il nuovo Suv o un annuncio fatto bene, il Suv ha la priorità. Tanto i disoccupati sono così disperati da accettare qualsiasi cosa gli venga detta.
C'è un altro motivo. Le società non capiscono nulla di internet. La usano, ma non ci capiscono nulla. Quello che sanno è che internet è grosso, ci sono molte persone e vogliono che il proprio annuncio sia visto da quelle persone. Perciò è necessario che l'annuncio sia ottimizzato per i motori di ricerca, per essere visibile. Piccolo intoppo tecnico: i vecchi al comando non hanno idea di cosa sia il SEO, perché per loro internet è lo spazio per gattini e "buongiorno". Quindi non sanno parlare la lingua delle macchine. Questo è un bel problema, perché se vuoi parlare con una macchina, devi imparare la lingua della macchina. Però se hai uno strumento che parla per te, hai risolto il tuo problema.
Se applichiamo questo simpatico meccanismo a tutte le aziende del globo, la conseguenza è che in giro per internet si vedono annunci di lavoro tutti uguali fra di loro, sia nelle parole, che nella struttura. Praticamente, le aziende hanno reso persino noioso e standard qualcosa che dovrebbe essere convincente e rispecchiare l'identità aziendale.
Mi hanno servito su un piatto d'argento la possibilità di prendere in giro tutto il mondo lavorativo. Uno spettacolo!
Questo post sarà diviso come le quattro parti dell'annuncio: chi siamo, compiti, qualifica e offerta societaria.
Chi siamo.
La parte "chi siamo" è quella che fa più ridere di tutte, perché è innocentemente comica. Non so se le società sono consapevoli di tale comicità o non ci fanno caso. Fa quasi tenerezza come le aziende cercano di essere moderne, fresh e cool, ma sono vecchie come i dinosauri. È come vedere un sessantenne parlare la lingua di un adolescente. Rileggendo queste parole, per un millisecondo ho provato empatia, quasi commozione. Poi mi sono ricordato che le aziende non hanno empatia, quindi si continua.
Storia.
La parte "chi siamo" è spesso la prima parte di un annuncio di lavoro. L'azienda usa questa parte per spiegare principalmente chi sono, cosa fanno e un po' la loro storia. Fino a qua, sembra tutto a posto. Quando si incontra qualcuno per la prima volta ci si presenta gentilmente, in forma di rispetto. Questa è l'unica volta che le aziende avranno rispetto per un essere umano.
Se si legge fra le righe, purtroppo, si possono osservare tutte quelle piccole, grandi bugie che una società espone, solo per apparire migliore di quella che è in realtà. Ci provano a nascondere la polvere sotto il tappeto delle parole, peccato che quel tappeto è troppo corto.
Nella mia lunga carriera, e nei miei lunghi periodi di disoccupazione, ho visto così tanti annunci che ormai posso prevedere quando un'azienda è seria o mente spudoratamente. E le aziende mentono. Mentono sempre. Non ho mai visto un'azienda essere onesta. Questo è un concetto fondamentale da tenere a mente. Come i candidati mentono (in buona fede) per ottenere un lavoro, perché con la sincerità non si va da nessuna parte, anche le aziende mentono, loro lo fanno in mala fede, consapevoli di offrire un luogo di lavoro spesso tossico. Non ho mai visto una società dire "facciamo schifo, viviamo nel passato e vogliamo sfruttarti, finché hai fiato nel corpo!" Non solo: tendono trappole, giusto per testare il candidato.
Quando parlano della loro storia mentono. Non possono essere sinceri. Non mentono sui fatti, perché sarebbe davvero stupido mentire sulle date. Quello in cui mentono è il tono. Ogni parola, l'intera punteggiatura ed ogni periodo è pensato per far apparire la società come qualcosa di più grande di quello che è, proponendo un successo che non hanno. Nella maggioranza dei casi per decenni l'azienda ha fatto esattamente la stessa cosa ed è sopravvissuta, alle volte a malapena. Nessuna storia di successi grandiosi. Non sono io a dirlo, ma gli stessi capi: quando si deve cambiare, chi ha la possibilità di cambiare e crescere dice sempre "non vogliamo perdere la nostra identità e la nostra realtà consolidata dal duro lavoro e sacrificio!", quasi a dire "fino ad ora è andato tutto bene, non incasiniamo le cose!" Eppure ti raccontano una storia di successi senza fine.
Non solo la storia serve a riscrivere la realtà, ma è lì anche per un altro motivo.
Durante i colloqui, potrebbe partire la domanda del tizio della compagnia che ti sta intervistando: "che cosa sa sulla nostra azienda?" Quella domanda ha messo in ginocchio moltissimi candidati. La storia va saputa, perché dà alla società l'idea che tu ti interessi davvero e se non rispondi, sei fregato. Entrambe le parti sono a conoscenza che a nessuno dei due importa minimamente della storia, ma le apparenze sono da salvare. Una società vuole essere elogiata per la sua grandezza. Una grandezza che non esiste.
A me la storia mi ha salvato. Se non avessi letto la storia della società, con cui avevo un colloquio, dieci minuti prima del colloquio stesso, non avrei mai ottenuto il posto di apprendistato che cercavo da mesi.
Inoltre è un'ottima arma per noi che cerchiamo un posto. Anche se la società non lo chiede, anche solo nominare un nome o un evento, potrebbe davvero fare una differenza enorme fra l'assunzione ed un rifiuto.
Missione e valori.
E poi abbiamo la seconda parte della presentazione: la missione e i valori. Durante il mio praticantato di tre anni, i valori sembravano quasi un mantra, come se si fosse in una setta. La cosa divertente è che ai lavoratori non fregava nulla dei valori, ma ai manager (che dovevano salvare la faccia ed apparire competenti agli occhi della direzione) lo erano eccome. Faceva quasi tenerezza vedere come i manager si impegnavano a istruire la manovalanza al rispetto di quei valori, mentre la stessa manovalanza li ignorava con una tranquillità quasi disarmante.
Addirittura un giorno il Capo dei Capi ha fatto il giro di tutte le filiali della società in giro per la Germania, per spiegare a tutti i lavoratori questi incredibili valori...valori a cui a nessuno importava, ma era il capo dei capi, quindi tutti zitti ad ascoltare, fingendo interesse. Ricordo che, dopo quel giorno, su ogni tavolo avevamo un foglio con disegnato uno schema a torta con tutti questi valori e la loro spiegazione.
I valori possono essere qualsiasi cosa: dall'uguaglianza di genere, alla qualità dei prodotti, alla cura del rapporto con il cliente, all'inclusività, passando per l'ambiente, la città e la famiglia. In quell'annuncio si dà importanza a quei valori, come se fosse il motore di tutta l'azienda. L'unico motivo per cui sono lì è per attirare candidati. È solo una trappola. E le società lo sanno fin troppo bene. A molte persone là fuori in cerca di un lavoro non importa nulla dei compiti, ma solo del fatto che la società sia inclusiva o ecologica. Se una società ha un transessuale in azienda che ricicla la carta è perfetto per moltissime persone. Il lavoro scende in secondo piano.
E poi abbiamo la missione. Essa è lo scopo finale per cui esiste quella società. La missione non ha nulla a che fare con i soldi ufficialmente. Spesso coincide con un solo aspetto: la felicità del cliente. Quella è spesso la missione principale! Tutto deve ruotare sul fatto che il cliente deve avere delle "good vibes" quando interagisce con la società stessa. Se il cliente non è felice, la missione è fallita.
Poi abbiamo la tecnologia. Parlano di intelligenza artificiale nell'annuncio, ma poi in ufficio la tecnologia più avanzata è la stampante che si inceppa se provi a fare un fronte-retro. Si dice ufficialmente "la nostra missione è integrare le tecnologie più moderne per ottimizzare il flusso di dati e la produzione", ma non esiste nessun piano. Lo si dice solo per far credere che la società si sta impegnando "anima e corpo", per rendere la vita del lavoratore più libera e lasciare un mondo migliore alle future generazioni.
Oppure la missione è quella di espandersi. Le società vogliono raggiungere nuove vette di grandezza e lo possono fare solo con l'aiuto di tutti, specialmente dei nuovi arrivati che portano aria fresca. La classica barzelletta degli annunci di lavoro: il nuovo arrivato è una risorsa preziosa per la crescita economica ed umana della società nel lungo periodo. Premessa enorme: nessuna società vuole espandersi. Fingono di voler crescere come sistema, mentre in realtà vogliono solo spremere i novellini e chi è già all'interno. Diventare grandi è un problema logistico che potrebbe portare alla rovina di una società. Però vogliono raggiungere vette di grandezza. Come fanno? Assumono il meno possibile e caricano i lavoratori di lavoro appena prima della soglia di cedimento. Quindi, il nuovo assunto, sarà subito messo alle strette, perché tutti lì dentro, vogliono avere meno carico lavorativo. Tu sarai l'agnello sacrificale, che verrà caricato con la scusa "è nuovo, deve imparare! You know, learning by doing!"
Che cosa devi fare?
In linea di principio, tutto dovrebbe essere così: un imprenditore ha dei compiti che nessuno copre, scrive un annuncio SOLO PER QUEI COMPITI e chi viene assunto fa quei compiti, finché resterà in quella società (perché sappiamo bene come la carriera sia un miraggio e un'invenzione). Se leggessi una cosa del genere, sarei contento, perché saprei cosa andrei a fare. Nessuna sorpresa o nessuna bugia.
Magari fosse tutto così bello! Le società non si basano più sui compiti da fare, ma su dei risultati attesi. Che significa? Bella domanda. Il lavoro non si basa più esclusivamente sulle mansioni che hai durante la giornata. Ora una società basa la tua permanenza e valuta la tua utilità su quello che tu dai all'azienda. Il mondo del lavoro non è una meritocrazia di competenze, ma una gara di popolarità mascherata da business. Paradossalmente puoi non fare nulla, ma se sei utile come persona alla società allora resti, altrimenti te ne vai. C'è un motivo per cui persone brillanti, ma taciturne se ne vanno o non fanno carriera, mentre parassiti simpatici arrivano fino in cima.
Il tuo successo si basa sull'impatto che tu hai sulla società, non su quello che fai. Se sei uno che risponde immediatamente all'emergenza e risolve subito il problema, se sei uno che aiuta più colleghi contemporaneamente o ha in ballo più progetti allo stesso momento, se sei uno che si assume responsabilità, si sobbarca compiti del team e se sei uno affamato che vuole avere successo, allora sei una persona indispensabile. Altrimenti, hai già un piede fuori dalla società già dal primo giorno. Anche fare "solo" il lavoro per cui sei pagato, ti potrebbe buttare fuori, perché non sei un "team-player" e non sei "friendly" nella società.
Le aziende dicono "ti do un lavoro e uno stipendio, mi aspetto che tu mi dia la tua anima, la tua mente e il tuo corpo. Quando sarai un peso, useremo una scusa e ti cacceremo via!"
Consiglio, se si leggono parole quali
"Gestirai progetti trasversali in autonomia",
"Lavorerai in un contesto Agile e fast-paced",
"Identificherai proattivamente colli di bottiglia e proporrai soluzioni innovative",
"Sarai responsabile di presidiare diversi touchpoint garantendo l'eccellenza operativa" o "Avrai l'opportunità di espandere il tuo perimetro d'azione seguendo l'evoluzione del business."
non pensate nemmeno a mandare la candidatura. Quello che stanno dicendo è:
"sarai oberato di lavoro"
"il capo e i manager sono dei folli squilibrati bipolari"
"lavoriamo come nel giurassico"
"sarai il parafulmine di tutto"
"farai corsi di miglioramento che non importano a nessuno!"
Volete davvero infilarvi in un dramma annunciato?
Che cosa devo sapere?
Tutto. Un neoassunto deve sapere tutto, anche quello che non sa. Se il poveretto o la poveretta non sa quello che non sa, allora non è una risorsa valida. E non deve nemmeno mostrarlo. Alle aziende, noto gruppo di deficienti patentati, non piace quando qualcuno di intelligente arriva. Però adorano persone colte. Pensi che siano la stessa cosa, ma non lo è. Un'azienda adora una persona colta, quindi con tante conoscenze, che può plasmare e manipolare, con la scusa di "integrare il lavoratore nel team". Una persona intelligente, che pensa e ragiona, non la vuole nessuno. Nel mondo del lavoro è solo obbedire e usare la propria saggezza quando il capo ti dice di usarla.
Ma che tipo di saggezza richiede chi dirige la società?
Prima di tutto conoscenze da informatico. Devi sapere come usare il computer, internet e risolvere ogni problema possibile che si ha, perché non si disturba l'informatico dell'azienda. Quella figura mistica non fa nulla tutto il giorno e si incazza pure quando gli o le si chiede di fare il proprio lavoro. Inoltre devi essere un esperto in intelligenza artificiale, perché l'azienda è smart, quindi devi saper chattare con ChatGPT e risolvere il problema che il tuo collega ultraottantenne ha con l'invio di una e-mail.
Devi essere autonomo. Ancora prima di cominciare devi sapere come lavora una società, quali programmi usa e come si comporta all'interno o all'esterno. Se anche solo provi a chiedere a un collega qualcosa riguardo a un dubbio o chiarimento che hai, sarai visto come un ignorante e incompetente. Nessuno avrà tempo per te e se non sai fare le cose da solo, allora non vali i soldi (pochi) che la società investe in te.
Già dal primo giorno devi essere operativo, pronto, agile e scattante. Insomma, ti sei candidato per quella posizione e ora l'hai ottenuta. Dimostra di essertela meritata.
Poi si devono avere le cosiddette "soft skills". Non hanno nulla a che fare con il lavoro in sé, ma devi essere una figura interessante. Puoi essere la persona più colta e intelligente del mondo e fare il tuo compito per bene, ma se non parli, sarà un problema. La tua competenza è solo una parte di quello che l'azienda vuole da te. Una società vuole creare quell'idea di grande famiglia e clima cordiale. Devi essere sempre divertente, sveglio, simpatico, altruista, gentile e disponibile.
In poche parole, devi essere un idiota che accetta tutto con un sorriso stampato in faccia. Se, per qualche motivo, sei in un periodo di down e non rispecchi il mood del team o non rispecchi le vibes della compagnia, o ti cerchi uno psicologo o ti cacceranno. Questa l'ho vista di persona. Io sono introverso e non parlo con gente di cui non mi interessa nulla. Sono sempre andato a lavoro e ho sempre fatto il mio compito, non parlando con nessuno, perché non mi importava di conoscere gente che non avevo mai visto in vita mia. Ogni volta ero quello "strano", "asociale" e "non incline a giocare il ruolo del team-player!" Ed andava bene così. Come me, altri avevano questo mio problema e queste persone venivano ignorate per eventuali promozioni e incarichi di prestigio, vedendo altri molto più espansivi, arrivare dove volevano arrivare loro.
Che cosa offre la società?
Visto che una società da noi vuole tanto, ci si aspetta altrettanto. Mi dispiace rovinarvi i sogni di gloria, ma siamo lontanissimi dalla realtà. Il ragionamento di fondo è "sto sacrificando parte dei miei soldi. Con quei soldi potrei comprarmi una seconda casa, invece li sto dando a te! Che cosa vuoi di più!?". Quella mentalità non è cambiata, solo che è ora mascherata con benefici fittizi, per nascondere il fatto che non si offre nulla. Suona incredibile, ma è così.
Un'azienda vorrebbe il lavoratore tutto il giorno tutti i giorni a sua disposizione. Ma non può, perché la legge lo obbliga ad offrire delle giornate di ferie. Se non ci fossero, saremmo sette giorni su sette a lavoro. Quelle settimane, che la società ci paga, sono la classica ora d'aria del carcere. Come tale, la libertà di prendersele è limitata. Nessuno è davvero libero di prendere le ferie spontaneamente quando si vuole. Punto primo, si deve pensare ad inizio anno quello che si vuole fare e dove andare, come se potessi prevedere il futuro. Inoltre, anche se tu hai preso le vacanze, il capo, per mille motivi, potrebbe decidere che per tre, quattro mesi "il lavoro è molto" e non si va da nessuna parte. Se hai preso quelle vacanze, sei fregato. Certo, puoi comunque andare in vacanza, ma non pensare di trovare il tuo posto di lavoro.
Tu firmi per determinate ore alla settimana, concordate con l'azienda. Possono essere 20, 30, o 40. Peccato solo che quelle ore spesso non vengono rispettate, non perché il lavoratore è lento, ma perché l'azienda è così mal organizzata che si è costretti a rimanere di più. Quella flessibilità oraria, che tanto le società si vantano di avere, non è altro che il forzare il lavoratore a restare più a lungo o cominciare prima, quando la flessibilità si intende come "quando hai finito, te ne vai". Alla fine lavorerai sempre di più di quello che hai concordato.
Lo smart working o l'home office sono ormai un must in ogni annuncio. Deve essere scritto, perché l'azienda deve risultare al passo coi tempi e con le tendenze del momento. La verità, che salterà subito all'occhio, già al colloquio è che nessuno nell'azienda lavora in office, se non il capo e chi lecca meglio "voi sapete cosa". Per tutti gli altri esiste l'opportunità, solo per un giorno a settimana e dopo il periodo di prova, oppure solo in casi estremi, come in caso di epidemia. Mi chiedo a cosa serva lo smart working o l'home office una sola volta a settimana, quando questi due sistemi lavorativi sono fatti per non spendere nemmeno un minuto in ufficio.
E poi abbiamo tutti i bonus accessori quali sconti per il fitness, per i mezzi pubblici, per le biciclette e chi ne ha, più ne metta. Anche qua si parla del nulla, perché sono bonus che non esistono, oppure se esistono a nessuno interessa avere il 10% di sconto sul fitness. Sarebbe meglio il 10% di stipendio in più al mese. Alla mia salute ci penso io.
Piccole riflessioni.
Un annuncio di lavoro è come l'argenteria per le gazze ladre. Usano dieci parole (di cui otto in inglese), quando ne servono due, per rendere una storia noiosa in qualcosa di avvincente, richiedono dal candidato saggezza totale, giovinezza al limite della legalità e una mente vuota da plasmare e manipolare a loro piacimento.
In cambio il lavoratore riceve una miseria di stipendio, ore d'aria durante l'anno, orari di lavoro mai rispettati e bonus di cui a nessuno frega qualcosa.
Poi le aziende si chiedono perché nessuno vuole lavorare in generale o, più specificamente, per loro.
M.












































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