La Truffa del Secolo! Il lavoro ti sta uccidendo
- Mauro Longoni
- 19 apr
- Tempo di lettura: 11 min

Il mondo moderno ci dice di essere liberi e di vivere la nostra vita al meglio che possiamo. Per fare ciò abbiamo bisogno di tempo. Dall'altro lato, lo stesso mondo ci impone di trovare un lavoro, perché "lavorare è nobile e la propria performance lavorativa aiuta l'intera comunità a crescere e a raggiungere obiettivi sempre più elevati". Per questo motivo, la politica ci chiede di spendere otto ore al giorno, cinque giorni su sette, per dodici mesi l'anno, per 40 anni della nostra vita (gli anni migliori che abbiamo) a contribuire alla crescita della comunità. Ho due domande: "come si può essere liberi se dobbiamo lavorare?" e "avete per caso visto questa crescita da qualche parte?" Perché io sento solo notizie di recessione, crisi e nessuna crescita.
Guardiamo la realtà per quello che è: il lavoro è la più grande truffa che esista. Il mondo ha creato, nel corso dei secoli, un sistema molto sofisticato e subdolo per mettere il mondo in catene per controllarlo e sfruttarlo.
Storia.
L’Età dell’Oro (La Preistoria e il Dono).
Partiamo dal principio. All'inizio, l'umanità era organizzata in piccole comunità. Quei microscopici gruppi della preistoria (paragonati alle grandi metropoli di oggi), producevano per la sopravvivenza del gruppo, vivendo in armonia con la natura, sfruttando i mezzi che avevano, ovvero le loro mani. Non esisteva il "mio" o il "tuo" in senso stretto: si produceva per tutti. Tutto filava liscio e, pur nella fatica, le regole erano naturali. Se c'era cibo, mangiavano tutti; se non c'era, digiunavano tutti.
L’Eccedenza e la Nascita del Potere.
Con il tempo, l’uomo è diventato bravo, ha capito ed ha inventato strumenti per aumentare la produzione. Quel talento e le nuove tecniche hanno portato alcuni uomini a produrre più di quanto servisse per la sopravvivenza immediata. In quel momento, l'uomo aveva risolto il problema della fame. Producendo di più, significava che tutti avevano la pancia piena. Qui è nata la domanda fatidica: "Che ci faccio con questa carne o questo grano in più? Lo butto?". La risposta a quella domanda ha dato via a due cambiamenti: il baratto e la creazione della gerarchia. Scambiando quell'eccesso con qualcosa che non si aveva dava la possibilità di ottenere ricchezza e potere, che si usavano per ottenere prestigio e fiducia da parte del gruppo.
In quel momento si sono create le prime due parti sociali: i ricchi, che potevano scambiare le proprie risorse per ottenere ricchezza e i poveri, che spesso andavano dai ricchi per sopravvivere. Mentre fra i poveri si restava uguali nella miseria, fra i ricchi scoppiavano guerre per il controllo delle risorse e del territorio, perché l'uomo vuole sempre di più. In queste guerre, i più forti fra i ricchi dominavano sui più deboli fra i ricchi ed è così che nacquero i regnanti e gli aristocratici.
Con questa divisione, i regnanti avevano tantissime terre, quindi tantissime ricchezze. Con quel potere cominciarono a esercitare un controllo totale sulla popolazione. Da un lato promettevano benessere, infrastrutture e protezione, ma dall'altro lato costringevano chi era sotto di loro a pagare un dazio per sostenere quelle promesse. In poche parole, un ricco prometteva, il popolo pagava, mentre i ricchi continuavano a fare soldi con il commercio.
Chiunque produceva doveva dare parte della sua produzione al monarca regnante. Chi non poteva produrre, decideva di lavorare direttamente per il regnante, pagando quel dazio e sopravvivendo.
Ecco a voi il concetto di tasse. Non solo avremmo lavorato sodo per un padrone, ma dovevamo dare una parte del guadagno ai regnanti (lo Stato) che vivevano alle spalle del popolo. Era ed è ancora un sistema diabolico dove veniamo puniti per la nostra sofferenza, mantenendo in vita una classe dirigente che prospera sul nostro sudore, che promette cose che non esistono. Il lavoro non è libertà; è la forma più raffinata di schiavismo mai concepita, mascherata da scelta.
Dal Baratto all'Inganno della Moneta.
Fino a questo momento, il commercio si basava sempre sullo scambio dell'eccedenza: "Io ho del grano in più, tu hai del legno in eccesso, facciamo cambio?". Ma il baratto era complicato e soggettivo. In base a dove andavi e con chi parlavi, le condizioni cambiavano. Se un villaggio chiedeva cinque pere per un chilo di grano, quello accanto ne chiedeva otto.
Questa incertezza colpiva anche i regnanti, che facevano fatica a calcolare quanto potevano sottrarre ai sudditi, perché le spese non erano stabili. Si chiesero: "Si può standardizzare il commercio?"
La risposta dei regnanti fu l'introduzione di un cerchio d'oro o d'argento: la moneta. Ogni bene avrebbe avuto un valore fisso in monete. Ecco la nascita dell’economia moderna, dove il valore di qualcosa viene deciso dall'alto.
Qui avviene la parte divertente: in teoria, se possedevi dell'oro, avresti potuto coniare la tua moneta. Ma se fosse stato possibile, i regnanti non avrebbero avuto potere. Nessuno avrebbe dovuto più lavorare o produrre. Bastava solo avere oro e tutti fossero felici e contenti. I potenti non potevano permetterlo. Quindi imposero una regola: "Potete usare solo le monete che noi autorizziamo e distribuiamo".
Per ottenere quelle monete, i cittadini avevano solo due strade: o produrre risorse da vendere allo Stato, o lavorare direttamente per chi le monete le aveva già.
Qui accadde il momento di non ritorno: invece di ribellarsi a questa follia e ribaltare il potere, per paura l'umanità accettò, mettendosi in gabbia da sola.
L'Era Moderna: Il Lavoro come Schiavitù Sottile.
Quel momento di resa al potere è stato l'inizio della fine. Con l’avvento delle banche, che alla fine sono passate da meri posti di deposito dei soldi a vere e proprie strutture più potenti dello Stato stesso, e dei mezzi di produzione industriale, la trappola si è chiusa. Le banche prendevano i soldi dei cittadini per farci più soldi, tramite i prestiti con interessi, e chi possiede i mezzi poteva guadagnare una fortuna. Il tutto mentre lo Stato controllava quanta moneta poteva essere distribuita.
Oltre al danno si aggiunge anche la beffa. Il potere proteggeva chi aveva i mezzi, costringendo i lavoratori a morire nelle fabbriche per il lavoro che era solo doveri e niente diritti. Quando i lavoratori si ribellarono, i ricchi capirono che un uomo senza speranza è un uomo pericoloso. Così hanno inventato il "salario" e il diritto del lavoro: dare abbastanza soldi per vivere e diritti, ma non abbastanza per essere liberi. Il lavoratore deve tornare ogni mattina, giorno dopo giorno, a rimpinguare il padrone che si ingrassa nell'ombra. Signori e signori, eccoci al concetto di lavoro moderno, dove i diritti sono fasulli e i soldi troppo pochi per essere liberi.
Ricapitolando: la classe dirigente (imprenditori e politici) ha imprigionato il popolo nel lavoro, per diventare ricchi, mentre il lavoratore soffre. Sembra che non ci sia via di scampo. Eppure esiste un modo per uscirne.
Basta solo prendere il lavoro per quello che è ed agire di conseguenza. Se si ha questa mentalità, si ottiene molto di più di quello che si potrebbe immaginare.
Professionismo.
Il primo grande cortocircuito avviene già al principio.
Per l'imprenditore, i dipendenti sono proprietà, da usare come gli pare e piace, pensando che una volta dentro quella società, il lavoratore sarà lì per sempre. Per il dipendente (come me e te) il mondo del lavoro deve essere un semplice scambio. A me servono soldi, soldi che il potere ha inventato per imprigionarmi, mentre chi ha i mezzi serve gente per fare soldi. La logica è molto chiara: io do quello che serve all'imprenditore e quell'imprenditore mi dà quello che mi serve. Il contratto di lavoro è bello che finito: una paga mensile per le proprie prestazioni e competenze.
Ogni lavoratore è un professionista. Il che significa che il lavoratore rimane, solo se gli interessi del lavoratore e del datore di lavoro coincidono. Il fatto che si firmi un contratto a tempo indeterminato non significa assolutamente nulla. Sembra quasi buffo da dire, ma si deve prendere ad esempio il professionismo nello sport: se sportivo e squadra stanno bene, si lavora insieme, altrimenti si va per strade separate.
Il vero ostacolo è il contratto a tempo indeterminato. L'ostacolo è questo: con un contratto per tutta la vita sono stabile e non ho preoccupazioni, accettando di stare in prigione. Ma quel contratto non è una promessa di matrimonio; è un accordo commerciale. Se il fornitore (tu) trova un cliente migliore o se il cliente (l'azienda) smette di pagare il giusto valore, l'accordo finisce. Punto. Nella mia vita ho firmato diversi contratti a tempo indeterminato in Germania, eppure dopo poco tempo me ne sono sempre andato. Se un'azienda non è più come prima, o non garantisce quello che per noi è la migliore offerta, si prende e se ne va. No hard feelings! Fine della storia.
Nel mondo del lavoro non esiste nessuna lealtà, nessun senso di colpa, nessun rimorso. Le aziende usano quest'arma per far sentire in colpa chi vuole andarsene, ma si deve sempre tenere a mente questo dettaglio: come i capi sono senza cuore, lo dobbiamo essere anche noi.
Non Farti Fregare.
Il lavoro funziona solo se ci sono persone che lavorano e fanno funzionare la società. Senza i lavoratori, non ci sarebbero imprenditori. Quindi, si pensa che l'imprenditore è quasi "costretto" ad assumere altrimenti va in fallimento. In verità è esattamente il contrario. Tanto più un imprenditore assume, tanto meno soldi guadagna. L'obiettivo del capo è non assumere o assumere il meno possibile. Se l'imprenditore assume una nuova persona, significa che il capo deve spendere 30 mila euro lordi o anche di più per quel nuovo assunto. Sono 30 mila euro con cui il capo non si può mantenere una vita di lusso.
Però il carico di lavoro sarà sempre di più, perché una società è un essere che vuole mangiare sempre di più. Va da sé che, quando ci sarà da fare qualcosa in più, non si assumerà nessuno, ma il lavoro verrà scaricato ai dipendenti già presenti.
Da lavoratore, non farti prendere dal panico. Non si tratta della tua famiglia e non devi nulla a un estraneo che semplicemente ti paga. Quando il capo arriva, con qualcosa in più da fare, le domande da fare sono due: "rientra nei miei compiti contrattuali?" e "devo restare oltre l'orario di lavoro?" Se si sente almeno un "sì" come risposta, la tua risposta deve essere "no". Non si è obbligati a prendere lavoro aggiuntivo e non si è obbligati a restare oltre l'orario lavorativo. Non è nei tuoi compiti. Se arriva il licenziamento, si va in causa e si spillano soldi alla compagnia che ti ha licenziato.
Solitudine.
Si parla spesso di team, ma il mondo del lavoro è un mondo dove si è soli.
In quel luogo di tortura, dovrai cavartela da solo. Nessuno ti aiuterà, nessuno ti appoggerà e nessuno farà nulla per nulla. Un favore nel mondo del lavoro è una condanna.
Quando si entra in ufficio e ci si siede al proprio posto, tutte quelle persone intorno a te, che ti sorridono e salutano con gentilezza, saranno le prime che ti pugnaleranno alle spalle o si approfitteranno di te alla prima occasione possibile. L'obiettivo è non mostrare il fianco. Tieni la difesa sempre alta.
Appena un collega arriva e chiede qualsiasi cosa, tu rispondi che "non lo sai". In ufficio l'omertà è l'alleato più prezioso. Tu non hai visto nulla, non hai sentito nulla e nessuno ti ha detto nulla. Tu rispondi solo al capo, per i tuoi colleghi devi essere l'ultimo degli scemi. Sembra una brutta cosa, ma non lo è. Essere considerato 'l'ultimo degli scemi' dai colleghi non è una sconfitta, è uno scudo. Se non sanno cosa sai fare, non possono chiederti di farlo gratis.
Questo ti renderà inaffidabile, permettendoti di entrare in orario, nessuno ti chiederà nulla e te ne torni a casa in tempo. Il tempo per la tua vita privata è sacro e devi proteggerlo a tutti i costi.
Certo, non ti chiederanno nemmeno di partecipare a questa o quella attività aziendale e non ti prenderanno nemmeno in considerazione per una promozione, ma a noi che cosa importa? Si lavora per poi avere una vita e quelle persone di certo non fanno parte di quella vita. Una carriera sarebbe la tomba della tua vita.
Usa le armi dei potenti.
Come la storia racconta, il mondo ti pagherà abbastanza da avere una vita, ma non per essere libero. Per di più, le tasse che pagherai saranno altissime, costringendoti spesso a lavorare molto più a lungo di quello che dovresti.
È vero che nella società moderna tutti pagano le tasse, anche i potenti. Questa è la versione ufficiale. La realtà dei fatti è tutt'altra. In realtà politici e imprenditori non le pagano poi le tasse. Come mai? Non perché nascondono i capitali. O meglio, lo facevano in passato, poi si sono fatti furbi, perché nel corso degli anni sono state votate leggi che consentono ai ricchi di non pagare.
Sembra un gioco di casta, un gioco di casta che il mondo odia, ma non è così. Sarebbe un gioco di casta se solo un gruppo di persone avesse quei benefici fiscali. Per fare in modo che il mondo non sospetti nulla e che non urli allo scandalo, la legge deve essere universale, ovvero applicabile per tutti.
Che cosa significa? Che quelle armi che usano i potenti per non spendere un centesimo di tasse, sono lì anche per te, pronte per essere usate! Il padrone ti dà poco? Ottimo, tanto hai tutte quelle stesse leggi che l'imprenditore usa per evadere il fisco. Evitalo anche tu! Se lui ti sfrutta, sfruttalo anche tu!
Usali.
Quando firmi un contratto la società si aspetta lealtà. L'imprenditore si aspetta da te che tu usi tutto quello che hai per pagargli la macchina di lusso, mentre la politica si aspetta da te che tu paghi il loro stile di vita con le tasse, sudando e sacrificando tutto.
Qua si deve fare distinzione: ci sono i più deboli e i più forti. Non dal punto di vista fisico.
I più deboli restano in una società e giocano il gioco per tutta la loro vita.
Ma noi non siamo i più deboli. Noi siamo quelli che conoscono il gioco. Si hanno 24 ore di tempo. Usiamole. 8 per dormire, dieci per lavorare (8 di lavoro più due di viaggio). Le altre ore spendiamole per creare qualcosa che possiamo dire appartenga a noi e noi soli.
Usa il lavoro per prendere i soldi. Usa quel posto di lavoro terribile per accrescere il capitale. Ma non spendere energie. Fai il meno possibile, ma quel tanto che basta per non perdere il posto.
Usa quei soldi per pagare quello che hai in mente. Usa le energie che non usi a lavoro per quello che vuoi raggiungere. Se sei bravo e lavori sodo, non fallirai. Un giorno manderai tutti a quel paese e brillerai di luce propria.
Quando avrai il tuo business, a quel punto sbloccherai la versione premium del mondo del lavoro, un posto mistico dove guadagni solo e non paghi tasse, dato che le puoi evadere legalmente, con tanto di leggi a proteggerti. So che si potrebbe dire "eh, ma non è vero! Ci sono moltissimi imprenditori che fanno fatica ad arrivare a fine mese". Vero, ma hanno scelto un campo dove si fallisce. Noi siamo furbi e cerchiamo qualcosa che ci faccia comprare una Ferrari, non finire sotto un ponte...o peggio, a tornare a lavoro.
Piccole riflessioni.
Dobbiamo smettere di guardare al lavoro con gli occhi della generazione dei nostri padri. Non è un’identità, non è una famiglia e non è una missione morale. Il lavoro è un mezzo di finanziamento per la tua vera vita.
Se il sistema è una trappola progettata per tenerti stanco e dipendente, la tua unica forma di ribellione è l'efficienza cinica.
Devi smettere di dare l’anima per qualcuno che la tua anima non la merita. L’anima non è prevista nel contratto collettivo nazionale.
Essere sempre alla ricerca di approvazione di gente sconosciuta è una colossale perdita di tempo ed energie. A nessuno importa chi sei e quello che fai. L'unica approvazione che conta è quella del tuo conto corrente a fine mese.
Il mondo del lavoro non offre nessuna crescita. Quella crescita che viene ostentata non esiste. È come credere in Dio. L'unica crescita reale è quella delle tue competenze e della tua libertà personale fuori da quelle quattro mura.
Guarda il tuo ufficio o la tua fabbrica per quello che sono: un bancomat che richiede otto ore del tuo tempo in cambio di carta filigranata. Prendi quella carta, usala per costruire il tuo piano di fuga e non voltarti indietro.
Il potere conta sulla tua paura e sulla tua stanchezza. Ma un uomo che lavora il minimo indispensabile per alimentare i propri sogni, invece di quelli del suo capo, è un uomo che il sistema non può più controllare. È un uomo che ha già iniziato a vincere.
Non lavorare per vivere. Usa il lavoro per liberarti.
M.












































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