Dramma IA: Fra Progresso e Paranoia.
27 mar
Tempo di lettura: 13 min

Ah, la tanto cara amata Intelligenza Artificiale. La povera bisfrattata IA è un argomento parecchio divisivo e molto controverso. La si ama e la si odia, si disgusta e la si adora, si farebbe di tutto pur di evitarla come la peste e ci sono coloro che ci fondano un intero business. Da quando una chat intuitiva e dei video buffi sui social sono entrati massicciamente e di prepotenza nelle nostre vite, stiamo facendo i conti con una realtà diversa da quella che abbiamo sempre avuto, con la quale bisogna trovare un equilibrio nuovo. So che la IA ha un infinità di altrei usi, ma per il popolo medio (come noi), la IA ha solo due scopi: fare video buffi per Tik Tok e chiedere l'evoluzione del moscerino della frutta alle 3 del mattino, completamente fatti.
Quando ho scritto della discesa agli inferi e l'ascesa in paradiso della tecnologia. sapevo che avrei scritto questo post. Una cosa completa l'altra, quindi se si parla di tecnologia si parla anche di IA. Inoltre è un argomento per me troppo affascinate da ignorare. Solo non sapevo come scrivere questo post. Poi mi è venuto in mente. Questo post sarà disivo in due parti: la prima parte sarà dedicata alla storia (dato che nessuno conosce la storia della IA), la seconda a demolire tutti i lati negativi di una tecnologia che, di lati negativi, di fatto non ne ha. E solo grazie alla IA se ho potuto scrivere questo post. Con un paio di domande, ho potuto creare lo scheletro di questo post, capendo poi dove e cosa dover cercare.
Buona lettura!
La IA: una vecchietta con potenziale.
Se si chiedesse a chiunque quando la IA è stata effettivamente inventata, molti nominerebbero un periodo intorno alla pandemia, quindi dal 2020 in poi circa. Il motivo è semplice: prima la IA era solo in Star Trek. Solo di molto recente urliamo contro il nostro smartphone e lui ci comprende. La risposta sarebbe sbagliata e anche di molto. Il 2020 non è nemmeno lontanamente vicino alla risposta esatta.
Gli albori degli anni '40 e '50.
Il concetto di IA, come macchine che posssono pensare, è un'idea partorita durante l'epoca dello swing e del Bepop. Sono i drammatici anni 40 del 20esimo secolo. Fra un bombardamento e l'altro (la seconda guerra mondiale era entrata nel suo peak), matematici e filosofi si ponevano una semplice, quando affascinate domanda: "come sarebbe il mondo se una macchina potesse "pensare"?. Forse hanno visto come l'umanità stava ragionando e hanno pensato che le macchine potrebbero essere meglio. Beh, per fortuna non hanno visto Matrix.
Per esempio, Alan Turing pubblicò un saggio chiamato "Computing Machinery and Intelligence", dove propose quello che oggi chiamiamo Test di Turing. La domanda non era "le macchine pensano?", ma "possono comportarsi in modo indistinguibile da un essere umano?". Un concetto tuttora vecchio, ma dannatamente attuale, dato che oggi le società che si occupano di IA stanno facendo di tutto per chiudere il gap fra computer e macchine, per quel che riguarda l'esternazione delle emozioni.
Un altro genio di quel periodo fu Isaac Asimov, che. Nello stesso periodo, esplorò l'etica legata ai robot con le "Tre Leggi della Robotica". Queste erano le leggi:
Prima Legge: Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
Seconda Legge: Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.
Terza Legge: Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
Legge Zero: Un robot non può recare danno all'umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno.
Se vi ricordano qualcosa, sono le stesse leggi riprese dal film "Io Robot" con WIll Smith. Quel film (un gran bel film, per quel che mi riguarda), ha cercato di dare una risposta visiva alle tre leggi e alla domanda di Alan Turing. Ok, magari quel film risulta catastrofico, ma di per sè cerca di mostrare quello che un robot sarebbe capace di fare se le tre leggi fossero applicare alla lettera...e se il robot avesse così tanti dati da poter crearsi una coscenza e mettere in dubbio tali regole.
Da quel momento in poi, si sono aperte le porte di qualcosa di nuovo, che ironicamente non aveva ancora un nome. Si parlava e ragionava di coscienza e robot, ma non si aveva un definizione per tale concetto. Tranquilli, non ci volle molto per trovare un nome. Durante il Workshop di Dartmouth nel 1956 Figure come John McCarthy, Marvin Minsky e Claude Shannon si riunirono con l'idea che ogni aspetto dell'apprendimento o dell'intelligenza potesse essere descritto con tale precisione da poter essere simulato da una macchina. Il che non era mica un'idea campata per aria. Se ad una macchina descrivi come fare 1+1, la macchina darà esattamente lo stesso risultato che una persona normale darebbe. Quella fu la base per la progettazione teorica dei computer, dato che i computer non sono altro che calcolatori che eseguono ordini ben descritti. In quel momento Mr McCarthy diede finalmente il nome a qualcosa di stupendo: "Artificial Intelligence", nome scontato, se ci si pensa, ma dannatamente efficace.
Da quell'anno in poi l'entusiasmo era alle stelle. Frai tanti progressi fatti, furono creati i primi programmi capaci di risolvere problemi algebrici o dimostrare teoremi logici, come Perceptron 1958, creata da Frank Rosenblatt: Perseption fu la prima rete neurale elementare, ispirata al funzionamento dei neuroni biologici. E poi ci fu ELIZA, nel 1966, Il primo "chatbot" della storia, creato da Joseph Weizenbaum, capace di simulare una conversazione con uno psicoterapeuta.
Grandi pionieri, grandi talenti, grandi idee, c'era solo un piccolo problema: la tecnologia stessa. Le idee erano avanti decenni rispetto al tempo. Peccato solo che la tecnologia degli anni '40 non abbia fatto un balzo immediato nel 21esimo secolo. Non esistevano ancora i computer, o semplicemente i macchinari necessari per calcolare tale mole di dati. Visti i risultati non ottimali, i governi tagliarono i fondi per tale ricerca, come accade sempre quando qualcosa non porta soldi o voti immediatamente. Per progetti fallimentari militari si fanno follie, per la scienza non bellica non si alza nemmeno un ciglio. Comunque, gli insuccessi e i tagli portarono a un raffreddamento dell'entusiasmo, a un sempre maggiore disinteresse generale e a un periodo di stasi.
Il Ritorno di Fiamma degli anni '80 e'90.
Passano 30 anni e i tempi sembrano maturi di nuovo. La tecnologia aveva fatto passi avanti da gigante rispetto a 3 decenni prima. Furono inventati i computer (calcolatori complessi) che, col passare del tempo, divennero sempre più economici e facili da usare. Ci sarebbero tutti i presupposti per fare finalmente sul serio. Ed in effetti i primi passi vennero mossi di nuovo. Nei primi anni '80 l'IA torna di moda grazie ai "Sistemi Esperti": programmi che imitavano il processo decisionale di un esperto umano in settori specifici (es. diagnosi mediche o analisi chimiche). L'idea era geniale e sarà applicata oggi con la ricerca medica o la semplice AI che usiamo tutti i giorni. Tuttavia, per quanto i computer fossero decisamente utili alla causa, avevano il limite della prestazione. I sistemi erano troppo rigidi e difficili da aggiornare, portando a un secondo stop alla fine degli anni '80. Ma quello fu solo uno stand-by temporaneo.
Con l'aumento della potenza di calcolo e la disponibilità dei primi grandi set di dati, gli anni '90 sembravano offrire finalmente quel terreno fertile che si cercava disperatamente da decenni ormai. I computer sembrava maturi per far finalmente progredire la IA, dopo 40 anni di tira e molla. Grazie alla potenza di calcolo migliorata, l'attenzione (seppure poca, dato che tutti volevano internet) si spostò dall'IA basata su regole logiche al Machine Learning (apprendimento automatico). Con così "tanta" potenza, e con internet in rapida ascesa, la IA poteva imparare da sola. Abbiamo i primi assistenti vocali e tecnologie di riconoscimento vocale. Praticamente le mamme di Siri o Alexa.
E poi abbiamo il Deep Blue. No. non è una challenge degli anni '90 o un codice segreto di chissà quale tecnologia militare. Si tratta semplicemente di un computer della IBM. Cosa ha questo computer di così particolare? Beh, sconfissee il campione del mondo di scacchi del tempo, Garry Kasparov nel gioco degli scacchi. Per la prima volta un computer ha battuto la mente umana in un gioco di calcolo di mosse e pianificazione strategica. Il machine learning stava funzionando. È stato un momento di svolta mediatico.
Il Post "Dot-Com" Bubble: il raggiante 21esimo secolo.
Poi il mondo ha deciso di impazzire, far scoppiare la bolla Dot-Com, rallentando bruscamente tutto il processo ripartito alla grande dopo mezzo secolo. Per il primi anni del 2000 ci fu quasi totale silenzio radio. Fra guerre, crisi economiche e una depressione generale, l'ultima cosa che si voleva era investire nella IA. Dopo il 2010, tre anni dopo l'avvento degli Smartphone, l'IA ritorno di scena.
Il primo grande risultato è stato ImageNet, nel 2012. Che cosa è ImageNet, vi starete chiedendo? Era una competizione fra software AI. ImageNet era un database gigantesco di oltre 14 milioni di immagini, catalogate a mano da esseri umani. Ogni anno si teneva una sfida, la ImageNet Large Scale Visual Recognition Challenge (ILSVRC), dove i software in gara dovevano cercare di riconoscere correttamente gli oggetti nelle foto. Quell'anno un gruppo di geni del male, dell'Università di Toronto (guidato da Alex Krizhevsky e Geoffrey Hinton) presentò AlexNet. Il risultato? Mentre gli altri algoritmi avevano un margine di errore del 25-26%, AlexNet lo abbassò drasticamente al 15,3%. Il segreto? L'uso delle GPU (prelevate dall'industria del gaming) per addestrare reti neurali profonde (Deep Learning). Fu una rivoluzione. Una rete neurale vince una competizione di riconoscimento immagini con un margine enorme, dimostrando che il Deep Learning era il futuro.
E poi abbiamo AlphaGo (2016). Go è un gioco antichissimo proveniente dall'asia. Ricorda gli scacchi, ma con regole diverse e milioni di possibili combinazioni. Per anni molti gruppi hanno provato a far competere le macchine con una persona a questo gioco. La macchina ha sempre fallito. Poi arrivarono gli inglesi. Il gruppo DeepMind, cambiò le regole. Fece una cosa semplicissima: invece che istruire la IA con un comandfo specifico, hanno fatto si che la IA sbagliasse ed imparasse da sola, usando il Deep Learning. La IA ha giocato contro se stessa milioni di volte, ha appreso tutte le mosse che i giocatori hanno fatto e, nel 2016, la macchina battè Lee Sedol vincitore di 18 titoli mondiali per 4-1.
Poi fecero anche di meglio un anno dopo. Nel 2017 hanno detto alla macchina: impara da sola, nessun dato umano. Dopo soli 3 giorni di addestramento solitario, ha battuto la versione che aveva sconfitto Lee Sedol per 100 a 0.
E poi abbiamo l'oggi. Ogni singolo tentativo, fallimento e successo in 80 anni di storia ha portato la tecnologia nella fase dei Large Language Models (LLM). L'IA ora non si limita più a classificare dati (es. "questo è un gatto"), ma può creare contenuti nuovi in modo fluido, rapido, preventivo e creativo. Lo vediamo ogni giorno: nel business può pianificare viaggi, programmi, piani di azione aziendale; in medicina può individuare patologie anni prima della comparsa dei sintomi e creare nuovi farmaci; e nei trasporti può segnalare guasti prima che accadano e può pilotare macchine. Questa potenza è derivata da computer sempre più potenti e internet sempre più grande, dando all'IA quello che ha sempre chiesto dall'inizio: potenza e dati.
Il Dramma Moderno.
La storia è stata affascinantissima, la realtà odierna fa schifo. Da qui in poi ci divertiamo parecchio. Fino ad ora l'IA ha causato sempre qualcosa di bello, un passo avanti dopo l'altro, che potrebbe aprire una nuova età nella storia umana. Si è parlato di come la mente umana sia passata da un concetto astratto, quasi filosofico, a una realtà tangibile che prevede e risolve. Ora quella stessa mente umana, che spingeva per il progresso, sta spingendo per fare il passo del gambero, cercando in tutti i modi di distruggere tutto quello di buono fatto, sia per ignoranza sia per stupidità al limite del comico involontario. Giochiamo un attimo e ragioniamo su quello che si sta dicendo.
"La IA ci sta rubando il lavoro!". Beh, questo era il piano fin dal principio. Lo sapevamo perfettamente che sarebbe successo. Incredibile che si si lamenti. Quando abbiamo deciso di usare computer e robotica, il mantra è sempre stato il seguente: "la tecnologia ci permetterà di essere liberi". Ed è vero, lo ha fatto.
Pensate solo alle lettere. Prima delle E-mail ci mettavamo giorni per avere risposte scritte o documenti firmati. Ora quelle risposte sono quasi immediate. Questo risparmio di tempo lo si vede in qualunque aspetto del mondo del lavoro. Se, negli anni 90, il lavoro lo si svolgeva in 8 ore, con la tecnologia lo steso lavoro lo si svolgeva in due. Quelle sei ore, in teoria, sarebbero dovute essere tempo libero...tempo che dovevamo usare per noi. Invece i datori di lavoro ne hanno approfittato con la scusa "eh, ma io ti pago per 40 ore settimanali, mica puoi andare a casa prima". Perciò quel "liberare l'umanità dalla prigionia del lavoro" non ha fatto altro che aumentare la mole di lavoro. Ma il problema non è stata tecnologia, ma l'ossessione dell'uomo di fare sempre più soldi.
L'altro problema moderno ora è la disoccupazione. Molti posti vengono sostituitui dalle macchine. Anche qui, questo era il piano fin dal principio. Le macchine dovevano lavorare per noi, mentre noi ci godevamo la nostra vita. Il fatto che ora questa disoccupazione sia un problema, non è colpa della tecnologia, che abbaimo volontariamente deciso di usare dato che lo avevamo come scopo fin dal principio, ma della politica che non ha pensato ad un piano per sostenere tale trasformazione...trasformazione che è stata ampiamente anticipata nei decenni precedenti.
"Chi avrà il controllo della IA, sarà ricco!". Assolutamente vero, ed è giusto che sia così. La polemica non sussiste, perché fin dagli albori del commercio, il più grande ha sempre mangiato il più piccolo e tutti abbiamo accettato la cosa. Chi produce tanto e vende tanto deve anche avere tanto. Se con la IA si produce il doppio e si vende il quadruplo, chi ha quei mezzi deve vivere alla grande. Ora con la IA, è quasi diventata un questione morale, il fatto che una società può avere risultati migliori, schiacciando la concorrenza, perché ha più capitali da investire nella tecnologia. Ma è sempre stato così. Basti pensare alla Cina e come abbia conquistato il mercato mondiale o a tutti quei colossi che nel corso del 21esimo secolo hanno distrutto la concorrenza (vedi Amazon). Nessuno però si è mai lamentato. Il motivo? Nessuna IA. Ora se usi la IA, per schiacciare la concorenza, sei una brutta persona
Inoltre esiste anche un altro dramma: La "disuguaglianza" fra chi produce e non produce. L'idea, che mi ha fatto accapponare la pelle, è che una persona che non produce nulla, a causa della mancanza di uso della IA, debba guadagnare esattamente tanto quanto chi usa la IA in maniera massiccia. Qua si tratta di follia pura. Io non ho mai sentito un negioziante di frutta locale piangere e dire che "deve guadagnare tanto quanto un supermercato", perché a lui mancano tutta la logisitca che un supermercato ha. Però con la IA si deve piagnucolare.
"La IA può diventare cattiva". Apparentemente, la IA potrebbe diventare razzista, omofoba o cattiva in generale. La IA non è un bambino anarchico di 3 anni che corre nudo senza alcun tipo di controllo. La IA è un programma che esegue gli ordini di noi umani, legge quello che noi umani scriviamo e lavora secondo i limiti di noi umani. Se la IA diventa omofiba o razzista è perché l'uomo l'ha programmata per questo scopo, la usa per questo scopo e condivide contenuti omofobi che la IA trova. Io uso Gemini e ho fatto anche domande controverse, eppure Gemini mica ha cominciato a insultarmi. Non è il software a diventare malvagio, ma è l'uomo dietro che lo programma per tale scopo che la rende tale. Non si dovrebbe limitare la IA, ma l'accesso ad internet a determinate persone.
"Non so dove la IA prende le informazioni". Questa affermazione ha un duplice significato. Da un lato le persone sono preoccupate da dove la IA prende le informazioni e si ha il terrore che la IA generi Fake News o Deep Fake. Ora ci preoccupiamo di questo problema? Mi sembra un po' ipocrita. Prima della IA leggevamo qualsiasi cosa, anche la più assurda e ci credevamo ciecamente. Parlo di tutti i complottisti la fuori. Non hanno avuto bisogno della IA per trovare fonti inattendibili, crederci e ripeterle come pappagalli in questo o quel forum. Finché l'umanità si rincretinisce da sola al di fuori della IA, va tutto bene. Se vieve usata la IA per tale scopo, allora è tutta colpa della IA.
Comunque sì, la IA può generare nozitie o informazioni errate. Si tratta sempre di un programma che sta imparando. Però, anche voi, credere ciecamente a tutto quello che la IA dice, nonostante la stessa IA dice "che posso commettere errori!" fa davvero ridere. Volete che la IA dia notizie vere? Ottimo, dato che la IA pesca dall'internet e noi controlliamo internet, forse dovremmo cominciare a scrivere cose corrette, la butto lì!
"La IA controlla le menti". Questa non la capirò mai. Come può ChatGPT o Gemini controllare le masse, me lo devono spiegare. Se al programma non dai nessun comando, quel programma resta spento. Non è che la mia televisione si accende, mi incatena alla poltrona da sola e mi mostra il peggior trash che la televisione ha da offire. Se non schiaccio il comando accendi, non succede nulla. Quindi, se non usi la IA, come può influenzarti? Seconda cosa, mettiamo caso che, per qualche motivo incredibile, la IA decidesse subdolamente di controllare le menti. Se ti fai controllare è colpa tua. È una tua scelta credere ed accettare quello che la IA ti dice. Se ti dico di buttarti da un ponte, mi mandi a quel paese, però se lo dice la IA, lo faresti, perché lo ritieni giusto, dato che la IA ha ragione? Se pensi ciò, è un tuo problema, anche grosso, non di certo di un programma. Chiunque o qualunque cosa possono provare tutto quello che vogliono, ma se ci caschiamo è solo colpa nostra.
"La IA distrugge l'ambiente". Fa molto più danno l'industria agricola, l'allevamento e l'industria mineraria. Non è una server farm che distrugge il pianeta, ma tutti campi per coltivare la soia, bruciando la foresta amazzonica, tutta l'acqua che si consuma per produrre un chilo di carne, l'industria chimica con i suoi rifiuti e tutto il carbone e petrolio che bruciamo per produrre energia.
"La IA ruba agli artisti". Per allenare la IA. le compagnie di software usano contenuti protetti da copyright per rendere il software migliore. Qua devo spezzare una lancia a favore degli artisti. Mi sta bene che le compagnie debbano dare in pasto alla IA tanto più materiale possibile, affinché ia IA sia efficace. Però anche non pagare i proprietari di tale prodotto non è del tutto corretto. Tuttavia, si deve anche dire che, se la IA pesca da internet, come si fa far pagare la compagnia? Mettiamo l'esempio di uno che cerca un testo letterario. La IA propone quel testo. Ora, la domanda è: da dove ha preso quel testo? Se lo ha preso dalla fonte, ovvero dall'artista, allora l'artista deve prendere soldi. Sappiamo, però che in internet la stessa cosa viene pubblicata più volte. Se la IA ha pescato da un'altra fonte, che si fa?
Note a margine.
Onestamente, è incredible come l'uomo sia così stupido da non vedere quanto sia innocua e fondamentale la IA. Ed è altrettando incredibile come la stupidità guidi il nostro giudizio. Quello che occorre è solo un minimo di intelligenza da parte nostra. Tutte le polemiche che abbiamo oggi non hanno alcun senso. Quello di cui ci lamentiamo lo abbiamo sempre accettato, come l'ignoranza, la cattiveria e la stupidità, ora improvvisamente con la IA non è più accettabile. È quasi un isteria di massa. Forse la paura non è per la IA in sè, ma della nostra consapevolezza che facciamo così schifo da corrompere ache qualcosa di potenzialmente meraviglioso, che comprometterà noi a sua volta. Siamo i numeri uno!
M.










































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