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Prostituzione: L’ipocrisia del piacere.

  • Immagine del redattore: Mauro Longoni
    Mauro Longoni
  • 7 giorni fa
  • Tempo di lettura: 21 min
Woman draped in lace stands against a vivid red background, exuding confidence. Hair is styled up, creating a striking contrast.

Ho parlato di Sex Working in generale nella sua parte digitale, ovvero dove il sesso e la sessualità si esercitano dietro uno schermo di un telefono, tablet, computer o televisore e cinema (sebbene i cinema a luci rosse siano spariti). Ora vorrei parlare della parte carnale del Sex Working, quella tangibile e analogica, forse quella più conosciuta e più pericolosa, dove lo schermo non esiste più e il contatto fra i corpi è reale ed autentico: la prostituzione, quella CONSENZIENTE (il traffico umano che obbliga le donne non è una professione o una scelta, ma un crimine aberrante da spazzare via).

Perché ne voglio parlare? Perché trovo che nel 2023 sia veramente ridicolo continuare a demonizzare un servizio che tutti usano ed apprezzano a qualunque livello. Non nascondiamoci dietro un filo d'erba: se nel mondo ci sono così tante persone che si prostituiscono VOLONTARIAMENTE, un motivo ci sarà, non trovate?

Quello che mi chiedo è: se la domanda è universale, perché la risposta deve essere clandestina?


Ma andiamo con ordine, perché altrimenti ci si perde.


Piccoli accenni storici.


La storia della prostituzione è intrecciata con l'evoluzione delle strutture sociali, religiose e politiche dell'umanità. Sembra quasi incredibile da pensare, ma la società umana e la prostituzione hanno di fatto camminato a braccetto per millenni, fino ai giorni nostri. Dove c'era un principio di società civile (borgo o città), c'erano molto probabilmente donne che si prostituivano. Spesso definita come il "mestiere più antico del mondo", la sua percezione è peggiorata con il tempo. È passata attraverso fasi di sacralità, tolleranza pragmatica, fino alla ferma condanna e poi abolizione dalla percezione umana. Praticamente, tanto più la società si "sviluppava", tanto meno tolleravamo la prostituzione. Siamo stati così bravi che abbiamo reso illegale ed immorale la cosa più bella del mondo, ovvero il sesso. Ora mi chiedo se lo sviluppo che abbiamo avuto sia stato qualcosa di positivo...


L’Antichità: Tra Sacro e Civile


Nelle civiltà antiche, prima che quei maledetti dodici apostoli facessero danni irreparabili sul pianeta Terra (spero che siano tutti all'inferno a bruciare), il sesso era spesso visto come qualcosa di utile ed addirittura sacro.


Mesopotamia.


In Mesopotamia il sesso era in alcuni casi considerato "sacro". Esisteva la prostituzione sacra nei templi dedicati a divinità come Ishtar, dea dell'amore erotico, della fertilità e paradossalmente anche della guerra. Una divinità che proteggeva sia il fare l'amore che fare la guerra. Se fossi un hippy mi esploderebbe il cervello.

Il rapporto sessuale, in quei templi, era visto come un rito di propiziazione alla fertilità e della positiva riuscita della campagna militare. Le sacerdotesse, coloro che trasmettevano il volere della divinità, godevano di un elevato status sociale. La Mesopotamia era così avanti che il sesso era una forma di preghiera. Riuscite a immaginare oggi, in una Chiesa, un fedele che 'prega' per la propria fertilità tra le braccia di una sacerdotessa? Rettifico quello che ho detto: il porno mi ha ampiamente mostrato come sarebbe.


Antica Grecia.


L'antica Grecia, al contrario della Mesopotamia, aveva una visione piuttosto strana del sesso. Qui si ebbe il primo passo verso il degrado morale e quella visione "perbenista" verso la prostituzione.


Partiamo da un principio molto semplice: i greci erano una popolazione altamente erotica. Gli uomini erano esseri in cui la sessualità e l'erotismo scorrevano molto intensamente.


Ma erano anche dei grandi ipocriti. Qui avviene il primo tilt... un tilt che accompagnerà l'umanità per sempre. Un uomo greco di giorno filosofava sul concetto di "amore spirituale", condannando moralmente e pubblicamente l'idea di usare il proprio corpo per soddisfare quel desiderio carnale presente nella società, mentre di notte usava la donna durante un atto sessuale per soddisfare la propria "sete carnale".

In una società filosofica e patriarcale come quella greca, la prostituzione, ovvero l'usare la propria bellezza e il proprio corpo per soddisfare gli stessi uomini "pensatori" (ed arrapati), era usata da tutti, ma vista con disgusto.


Con questa mentalità, le prostitute, ovvero le pornai (schiave che lavoravano nei bordelli di stato istituiti da Solone), aiutavano gli uomini a soddisfare i loro istinti sessuali, ma non facevano parte della società, considerate solo come oggetti per uno scopo. Solo le etere, donne colte, libere e influenti (diciamo le escort di oggi), erano le uniche a cui era permesso partecipare ai simposi insieme agli uomini (come la celebre Aspasia, compagna di Pericle). Tuttavia, queste donne non erano eleggibili per il matrimonio, considerate anch'esse "non rispettabili", perché una donna "per bene" era una donna che si univa con un uomo e badava alla casa e alla famiglia. Di fatto, le etere erano troppo intelligenti per essere mogli e troppo libere per essere cittadine: erano il "vizio necessario" dell'élite, colte abbastanza da discutere di politica, belle abbastanza da soddisfare l'occhio (e il corpo), ma mai abbastanza "pure" da far parte della società.


Antica Roma.


Poi arrivarono gli antichi romani. I romani sono sempre stati un popolo molto pragmatico in molti aspetti, usando molto spesso la logica, invece che la moralità e la filosofia. Se sono rimasti al potere per quasi un millennio, vuol dire che tanto stupidi non erano.


Con loro la moralità è passata completamente in secondo piano. La prostituzione, in questo senso, ne ha "giovato". Questo è il momento più alto della prostituzione nella storia antica, forse in tutta la storia umana.

I romani avevano capito una cosa fondamentale: c'era sempre richiesta per tale prestazione. Il legislatore a Roma, a quel punto, si è fatto furbo ed ha pensato: "queste donne apriranno comunque le gambe, e gli uomini ci entreranno. Almeno guadagniamoci sopra!"


Il sesso nell'antica Roma era a pagamento, legale e regolamentato. La prostituzione era un'attività lecita (licentia stupri). Le prostitute dovevano registrarsi presso gli edili (i magistrati che si occupavano dei mercati e dell'ordine pubblico). Ricevevano un certificato (licentia) e pagavano una tassa specifica: la vectigal ex capturis. Se ci si pensa, Roma è stata effettivamente una delle prime civiltà a tassare sistematicamente il sex working.


Inoltre, la prostituzione era un bene necessario per tenere la società unita. Oltre a soddisfare la propria sete sessuale, i romani vedevano nella prostituzione la soluzione all'adulterio. L'idea di fondo era questa: fare sesso con una prostituta era accettato, anche dentro al matrimonio, perché le prostitute erano considerate infames, ovvero prive di diritti civili. Un uomo romano poteva andare a prostitute senza perdere l'onore, perché l'onore risiedeva nell'essere "attivo". Una donna, essendo oggetto, non era di fatto attiva. Come fa un oggetto a muoversi da solo?


Anche nell'antica Roma, c'era il disprezzo per la prostituta. Non si condannava l'atto in sé, ma il fatto che lei (o lui) metteva il proprio corpo a disposizione di altri per denaro, diventando uno "strumento" e perdendo la dignità di cittadino libero. Della serie "usiamo il servizio ma vogliamo sentirci superiori a chi lo offre."


Tuttavia, esisteva un controsenso enorme, forse la parte più affascinante che porta la prostituzione ad un livello altissimo. Una prostituta era un oggetto (perché priva di diritti), ma la stessa donna poteva guadagnare e diventare ricca ed influente. Paradossalmente, nell'antica Roma una prostituta, quindi una "cosa", come un'anfora o un tavolo, non poteva sposarsi, non faceva parte della società romana, ma poteva influenzare un'intera città, se accumulava le ricchezze necessarie. Soprattutto le meretrices di alto bordo potevano accumulare ricchezze immense. Poiché non potevano spendere i soldi in cariche politiche, li investivano in proprietà e lusso, diventando figure molto influenti nei circoli che contavano, pur restando tecnicamente "escluse" dalla società ufficiale.

Vi giuro, non sto scherzando. A volte il pragmatismo romano è qualcosa di senza senso.


Il Medioevo: Il "Male Necessario"


L'Impero Romano cadde, i barbari presero il controllo dell'Europa e l'ombra della Chiesa Cattolica oscurò tutta l'Europa con le sue parole e le sue sacre scritture. In quel periodo si predicava la sacralità e l'indissolubilità della famiglia, nel sacro vincolo del matrimonio, come l'unione di un uomo e una donna. Nel Medioevo i divorzi erano impossibili. Nessuno provava a sfidare la Chiesa Cattolica. Solo secoli dopo, Enrico VIII fu matto abbastanza da sfidare apertamente questo dogma e vincere, ma dovette fondare una sua chiesa (quella anglicana) pur di divorziare. Questo la dice lunga sull'influenza e dominio morale del Clero.

Il vero grosso problema di quel periodo erano gli uomini, esseri violenti e lussuriosi. In quella società, il piacere carnale era molto intenso.


Quella lussuria non si fermava al matrimonio, ma proseguiva. Un uomo sposato non riusciva a tenere il pene nei pantaloni e restare fedele alla donna che aveva sposato. Per dirla tutta, era difficile anche essere fedeli, perché significava amare e rispettare una donna. Se quella donna si era stati obbligati a sposarla per interesse finanziario o politico, l'amore e la passione venivano meno.

Per evitare che gli uomini tradissero le proprie mogli, portando scalpore nella società e disonore nella famiglia, la Chiesa Cattolica, seguendo il pensiero di Sant'Agostino e San Tommaso d'Aquino (Togli le prostitute dal mondo e lo riempirai di sodomia), accettò la prostituzione. Diciamo più che altro, che la tollerava. Nella visione di quel periodo, le prostitute venivano considerate un male inevitabile: come una cloaca in un palazzo, esse erano necessarie per evitare che la lussuria degli uomini distruggesse il matrimonio e la famiglia. L'idea era che, poiché il "peccato" era considerato inevitabile, fosse meglio controllarlo e confinarlo in strade specifiche, lontano dai benpensanti. La Chiesa considerava la prostituta quasi come un "male che salva", perché proteggeva le vergini e le mogli oneste dalle aggressioni di uomini che non sapevano controllarsi.


C'era solo un problema: nessun uomo voleva farsi vedere mentre andava a prostitute. Per la società (non per la Chiesa) era qualcosa di incredibilmente immorale, usare una prostituta, una donna senza diritti e morale. Perciò le città crearono i primi bordelli municipali, luoghi "appartati" dove si consumava l'atto lontano da occhi indiscreti. Molte città europee gestivano questo tipo di edifici pubblici, per controllare l'ordine e l'igiene, traendo anche profitto dalle tasse.

La città confinava sempre questi bordelli in vicoli ciechi o quartieri popolari, lontano dai palazzi nobiliari, garantendo quella discrezione necessaria ai benpensanti per peccare senza essere visti.

Non finisce qui la segregazione cittadina. Oltre ai bordelli, le prostitute, non essendo comunque considerate alla pari di altre donne "per bene", dovevano distinguersi, indossando segni distintivi (come un nastro giallo, guanti specifici o un cappuccio rosso) per essere riconosciute dalle "donne oneste" (concetto che verrà amato in Germania negli anni del nazismo). Inoltre, sebbene potessero camminare nei centri città, esse venivano confinate a vivere o ai limiti della città, vicino alle mura, o addirittura all'esterno, in caso di leggi molto aspre.


Il tocco di classe, però, arrivava dal clero. In molte città (come a Londra o a Parigi), i bordelli erano sotto la giurisdizione di vescovi o situati in terreni ecclesiastici. Essendo che spesso quei luoghi erano in centro città, anche i bordelli erano in centro città. Cioè, lo Stato cercava di nascondere la prostituzione, mentre la Chiesa quasi la "proteggeva e la promuoveva indirettamente". L'esempio più famoso è quello del quartiere di Southwark a Londra, dove i bordelli (chiamati stews) erano situati su terreni di proprietà del Vescovo di Winchester. Le prostitute locali erano chiamate ironicamente "Winchester Geese" (le oche di Winchester). I vescovi traevano enormi profitti dagli affitti di questi stabili, pur condannando il peccato dal pulpito.

Io pensavo che la Chiesa nel Medioevo fosse "assolutamente contro la prostituzione". In verità era uno stato dannatamente pragmatico che conosceva la brutalità degli uomini, cercando di tenerla sotto controllo. Se ci si pensa, la segregazione veniva perpetuata dalla società "perbenista", non dalla Chiesa.


La Sifilide e la Repressione.


Terminato il periodo oscuro del Medioevo, si ritorna a respirare aria di Rinascimento. Tra il XV e il XVI secolo, il clima cambiò drasticamente, sia per le donne che per le prostitute. Se prima tutto era tollerato, da qui la prostituzione è diventata il male incarnato. Come se il demonio fosse arrivato sulla Terra a corrompere tutte le donne del pianeta, facendole diventare delle prostitute. Sembrava quasi che ci fossero prostitute che avevano il potere maledetto di trasformare "donne per bene" in qualcosa di "peccaminoso". Era purtroppo la visione classica (più greca che romana) della prostituzione.


L'età moderna fu davvero il periodo più buio della storia umana, anche se si parla di rinascita. Disastro creato dalla Riforma Protestante di Martin Lutero e Calvino. Lutero e Calvino non volevano solo riformare la Chiesa, volevano "pulire" la società. La riforma era un modo per andare contro il male della Chiesa Cattolica, considerata corrotta dal potere e lontana dai valori originali. Lutero definiva la Chiesa di Roma "la grande prostituta", e per reazione i riformatori cercarono di creare città "pure" (come la Ginevra di Calvino), dove il controllo sociale era soffocante.


Il che non è propriamente vero. Se ci si pensa, la caccia alle streghe avvenne DOPO la riforma di Martin Lutero. Prima una donna era una risorsa della città, poteva lavorare e poteva essere molto ricca e potente, mentre una prostituta poteva esercitare la propria professione, sempre ovviamente con quegli sguardi di disapprovazione, ma poteva lavorare come prostituta.


La riforma spazzò via tutto. Toccò tutti gli aspetti della vita, trasformando l'esistenza in qualcosa di molto estremo. Anche la prostituzione fu colpita, dato che la riforma portò una nuova ondata di puritanesimo che condannava il vizio e chiudeva i bordelli. Per i protestanti il matrimonio era l'unico luogo dove il sesso era lecito, ma solo per procreare. Tutto il resto era da "estirpare".


La logica conseguenza fu la chiusura dei bordelli, quindi anche quel tentativo di controllo medico e sanitario. La prostituzione, ma l'intera idea di "sesso per piacere", fu resa clandestina, quindi con partner non controllati in luoghi non igienicamente adatti.

Questa sporcizia creò il terreno fertile per la diffusione delle malattie veneree, dato che gli uomini continuavano a elargire il loro pene ovunque e con chiunque, solo lo facevano senza "controllo" dello Stato o della Chiesa. Di fatto, sempre dopo la riforma, abbiamo avuto un problema sanitario (una pandemia) a livello europeo. Il risultato? Un'epidemia di Sifilide. La diffusione devastante del "Mal Francese" per gli Italiani, "Mal Napoletano" per i francesi, "Mal Tedesco" per i polacchi, "Mal Polacco" per i russi, fece ammalare e uccise migliaia di innocenti, perché l'unica colpa che avevano era aver fatto sesso. Tutto perché Lutero ha deciso di spazzare via tutti quei "progressi" che si erano fatti in questa parte della vita di tutti i giorni. Quella pandemia poteva non diffondersi, se si continuava a "investire" nei bordelli. Chiudendo i bordelli, si distrusse l'unica rudimentale forma di tracciamento sanitario che esisteva. La Sifilide esplose perché il sesso divenne invisibile, avendo deciso che la prostituzione era il male incarnato.


Con la mentalità puritana del periodo, si pensò immediatamente che la colpa della pandemia fosse di quelle prostitute e bordelli non toccati dalla riforma. In quel momento, una prostituta non era più solo "immorale", ma anche "infetta", trattata come gli "untori" durante la Peste Nera.

La reazione fu la chiusura dei bordelli comunali anche nelle zone dove la riforma luterana non aveva colpito e un'accelerazione drammatica della prostituzione verso la clandestinità... clandestinità che fu la vera complice della malattia.


L’Ottocento: Il Sistema Regolamentarista.


Con la nascita degli stati moderni, dopo l'Illuminismo e il ritorno alla ragione, dove la scienza stava facendo passi avanti nella conquista della società, si passò da un sistema prettamente religioso estremista a un sistema moderno, dove il pragmatismo, la ragione e la logica avevano preso il controllo rispetto all'ideologia scritta in un libro. Questo ritorno a una mentalità più da antica Roma che da Lutero fece fare grandi passi avanti alla prostituzione, in senso positivo. Dopo il fallimento del proibizionismo protestante (che aveva solo causato epidemie e criminalità), lo Stato dell'Ottocento capisce che deve "governare" il fenomeno.


La Francia fu, in questo senso, pioniera. Napoleone, sebbene abbia fatto grandi disastri epocali (anche per colpa sua abbiamo avuto un Novecento terrificante), fu il precursore di un modello di stato moderno. In Francia le prostitute venivano iscritte in registri, sottoposte a visite mediche obbligatorie e confinate nelle "case chiuse" (chiamate così perché le persiane dovevano restare sempre accostate per discrezione).

Napoleone ha ripreso il ragionamento degli antichi romani e quello del Medioevo, ha preso il meglio di entrambi i mondi ed ha fatto una riforma molto progressista.


Questo modello fu esportato da Napoleone tramite le sue campagne militari. Mentre le armate di Napoleone marciavano attraverso l'Europa, non portavano solo cannoni, ma anche il Codice Civile e i funzionari di polizia. Ogni volta che Napoleone creava un nuovo Stato satellite (come il Regno d'Italia o la Confederazione del Reno), imponeva le leggi francesi, quindi anche quella sulla prostituzione.

Quando Napoleone cadde e ci fu la Restaurazione, quello che non fu restaurato fu la concezione della prostituta. La riforma napoleonica rimase. Molti sovrani e governi europei, anche dopo la caduta di Napoleone nel 1815, decisero di mantenere il suo sistema. Perché però fu mantenuta? Per tre motivi pragmatici.

Prima di tutto, il registro delle prostitute permetteva allo Stato di monitorare non solo le donne, ma anche gli ambienti marginali e i potenziali criminali che frequentavano i bordelli, riducendo la criminalità e intervenendo in maniera rapida ed efficace. Secondo, in un'epoca pre-antibiotica, il controllo medico obbligatorio (anche se rudimentale) sembrava l'unica barriera contro le epidemie. Ultimo, il sistema permetteva allo Stato di incassare introiti regolari attraverso le licenze e le tasse sulle "case di tolleranza".


Sembra un ottimo modo per regolamentare la prostituzione, peccato c'era un grosso problema. Il problema era che le donne venivano ispezionate dalla testa ai piedi, ma non i clienti. In un periodo di tumulti sociali, dove le donne cominciavano a chiedere un'uguaglianza di trattamento e diritti, era un bello schiaffo in faccia. Quasi a dire, le prostitute sono le uniche che possono danneggiare la salute pubblica, perché gli uomini sono perfetti.

Donne come Josephine Butler in Inghilterra iniziarono a lottare contro una discriminazione di genere. La sua protesta non nasceva dal desiderio di proibire il sesso a pagamento, ma dalla rabbia nel vedere lo Stato trattare le donne come merce da ispezionare, ignorando totalmente la responsabilità dei clienti che, essendo esseri umani, potevano trasmettere a una donna malattie ed infezioni sessuali. Questo era un bel nervo scoperto, perché fino ad allora la mentalità era che la prostituta va con tutti, perché è il suo mestiere, mentre un uomo va con la prostituta e sua moglie... moglie che era considerata sempre fedele. Quindi, nella società del tempo, chi correva più rischi era una donna.


Verso l'Abolizionismo.


Volete sapere a cosa ha portato questa lotta? All'uguaglianza? Sì, ma nel senso che la prostituzione viene completamente abolita. Volete sapere da chi è arrivata l'idea di abolirla? Dagli uomini, che odiano le donne libere? No, all'uomo sono sempre state utilissime le prostitute. L'abolizione è arrivata dalle donne "perbeniste", che vedevano nella prostituzione legale qualcosa di offensivo, pensando di liberare quelle donne da una schiavitù sociale, convinte di ridare quella dignità sociale e morale persa per secoli. Il XX secolo ha segnato di fatto la fine della gestione statale del sesso in molti paesi occidentali. Questo fu paradossalmente il secolo più buio della storia umana, per quanto riguarda il sesso a pagamento, nonostante ci vantassimo di essere progressisti.


Grazie a quelle donne lungimiranti (come la Merlin in Italia), in tutto il mondo, ora la prostituzione è in gran parte illegale. Ancora oggi, "del primo mondo" esistono leggi che proibiscono a tutti di prostituirsi, creare luoghi per la prostituzione e aiutare qualcuno a prostituirsi. Il sesso a pagamento è stato spazzato via da donne che hanno creato ancora più danni dei peggiori uomini bigotti.

A parte il fatto che l'idea di non lasciare all'individuo la possibilità di scelta è orribile, l'illegalità, che tanto si è spacciata come "liberazione della donna dalle catene sessuali imposte dai maschi", ha portato le donne ad essere per davvero in catene, venendo sfruttate per fare soldi con la prostituzione clandestina. Anche se il sesso a pagamento è illegale, non significa che la richiesta sia stata spazzata via. In un mercato libero dove vige la legge della domanda e offerta, se c'è qualcuno che domanda, qualcuno offre, anche se si tratta di un'offerta oscura, nascosta negli angoli bui e dalle tenebre della notte.


Inoltre, questa è pura comicità, ci sono donne che adorano questa professione, vogliono essere trattate come parte integrante della società, ma non possono esercitare la professione in totale sicurezza, perché le stesse donne, con le loro leggi, fanno mancare regole e strutture. Mentre ci ostiniamo a vedere ogni prostituta come una vittima da salvare, ignoriamo chi rivendica il sesso come lavoro, condannandola alla stessa clandestinità in cui si nasconde la vera criminalità.


Non solo abbiamo l'abolizionismo, ma ci siamo persino inventati modelli diversi.


Esiste il modello abolizionista "che chiude un occhio" (Modello Italiano): La prostituzione in sé non è reato, ma sono illegali tutte le attività collaterali come il favoreggiamento, lo sfruttamento e la gestione di case di tolleranza. Praticamente come il cancro: per combattere la parte malata, si esporta l'organo intero. Il modello si basa sul principio che lo Stato non debba regolamentare il sesso a pagamento, ma nemmeno punire chi lo pratica. In questo senso, una donna può fare sesso, prendere soldi, ma non ci sono leggi a protezione delle prostitute, dei clienti e lo Stato praticamente gira la faccia dall'altra parte. Inoltre, una prostituta non può pagare le tasse, perché non c'è una legge che regoli la tassazione e non può nemmeno fare un mutuo, perché la prostituzione ufficialmente non esiste come lavoro. Quindi si è tecnicamente disoccupati, guadagnando magari mille euro al giorno. Lo Stato è così ipocrita da lamentarsi dei 'guadagni illeciti' (il lavorare in nero), ma non ti riconosce la dignità di lavoratrice per darti un mutuo o una pensione, anche se lo richiedi a gran voce.


Poi abbiamo il modello nordico (Neo-proibizionismo). Le grandi popolazioni sapienti del Nord come Svezia e Norvegia (che noi consideriamo avanti in tutto), qua hanno deciso di fare schifo. In questo modello non si punisce chi vende sesso (visto come la parte vulnerabile), ma si penalizza il cliente. L'obiettivo è scoraggiare la domanda per eliminare gradualmente il mercato. Questo modello è divertente perché una prostituta è un essere da tutelare, perché debole (anche mentalmente), ma può comunque decidere di prostituirsi, ma chi usa quella persona per sesso, viene punito, perché si sta sfruttando una persona debole, che ha deciso VOLONTARIAMENTE di fare sesso a pagamento. È come dire che un ristorante può aprire e servire i tavoli, ma puniamo chi mangia in quel ristorante. Inutile dire che un modello del genere non funziona, perché una prostituta VOLONTARIA può decidere comunque di prostituirsi e, dato che la proprietà privata è sacra, può svolgere la sua attività in casa propria o può anche visitare il cliente. Quindi problema aggirato.


Proibizionismo totale (Modello USA/Cina). Nelle due superpotenze economiche, sia la vendita che l'acquisto di prestazioni sessuali sono illegali e perseguiti penalmente. A parte la Cina che è un mondo a sé, ma gli Stati Uniti sono meravigliosi. Gli USA sono la patria mondiale della pornografia, un americano ha fondato OnlyFans e la prostituzione è illegale. Praticamente, se ci si masturba dietro uno schermo, dopo aver pagato una somma, va tutto bene, ma farlo in una stanza d'albergo con una donna pagata è illegale. Ancora meglio, in Nevada la prostituzione è legale e regolamentata in alcune contee (i famosi Ranch). Persino nel paese più puritano, se la prostituzione viene regolamentata come si deve, porta più benefici che problemi.


Gli unici Stati intelligenti in questo senso sono i tedeschi e gli olandesi. La prostituzione è legale e trattata come una professione. Chi la esercita paga le tasse, ha accesso alla previdenza sociale e lavora in strutture autorizzate. È così difficile usare il buon senso come i tedeschi e gli olandesi?


I vantaggi.


La storia ha chiaramente detto che il fare sesso per soldi è qualcosa di non desiderato. Si tollera, ma non si accetta come lavoro. Accettiamo i mille generi (non-binary & Co.), aiutiamo le persone a cambiare sesso, accettiamo il sex working digitale, abbiamo anche dato ai gay la possibilità di sposarsi, ma una donna non può guadagnare soldi facendo del buon sesso. Ora mi stavo chiedendo: se improvvisamente prendessimo una botta in testa e adottassimo il modello dell'antica Roma (incredibile da dire) e lo adattassimo al mondo moderno (quindi con tutte le libertà, diritti e doveri che una donna ha ottenuto), come sarebbe la prostituzione?


Tasse.


Le prostitute nell'antica Roma erano tenute a pagare una tassa per esercitare la loro professione. Se considerato nel contesto moderno, anche le prostitute dovrebbero pagare le tasse. Ciò implicherebbe che lo Stato creerebbe leggi fiscali specifiche per le prostitute, permettendo loro di contribuire al mantenimento dello Stato, come qualsiasi altra professione.

Attraverso le tasse, lo Stato smetterebbe di fare il moralista e direbbe finalmente: "Riconosciamo la vostra attività come un servizio economico reale ed un servizio sociale al cittadino. Riconosciamo che contribuite alla collettività e in cambio riceverete tutela". Questo può sembrare un dettaglio insignificante, ma nel mondo moderno pagare le tasse è il 'passaporto' per la legalità: è ciò che trasforma una persona da un fantasma della strada a un contribuente con diritti.


Professione.


Pagare le tasse implica la necessità di dichiarare i ricavi annuali. Se si dichiarano dei redditi significa che una prostituta sarebbe considerata una libera professionista a norma di legge. Il che comporta che lavora con partita IVA ed emette fattura. Se succedesse, la prostituzione sarebbe equiparata a qualsiasi altro mestiere manuale, come quello dell'imbianchino, del negoziante o di qualsiasi altro libero professionista.

Inoltre, diventando la prostituzione un'attività libera, la prostituta o le prostitute potrebbero anche pensare di creare società in questo settore, riaprendo quelle case chiuse che erano state chiuse decenni fa o creando un'idea di business del tutto nuova (visto l'avvento di internet) legata a questo mestiere.

Finalmente si smetterebbe di vivere in un mondo dove le agenzie di escort che ora esistono, sono mascherate da agenzie di modelle.


Il riconoscimento professionale porta con sé non solo una dignità personale, ma un'esigenza logistica: la necessità di luoghi sicuri, a norma e regolamentati dove poter accogliere i clienti. Al momento, senza una legge sulla prostituzione, il luogo di lavoro è il cespuglio, la macchina o chissà quale altro posto. Con una certificazione dello Stato che quel lavoro esiste, si devono trovare i luoghi, arredarli e trovare il personale che mantenga la società attiva. Ma come si ottengono i fondi per un proprio luogo accogliente e protetto?


Proprietà.


Se una prostituta paga le tasse, significa che lo Stato riconosce quell'attività. Questo è forse il tassello fondamentale di tutto il problema moderno. Se ci pensate, l'unica cosa che garantisce la legalità di qualcosa sono le tasse. Se paghi le tasse sul tuo lavoro o sulla tua proprietà, significa che quel lavoro e quella proprietà sono legittimi e socialmente accettati.


Una prostituta non ha questo lusso. Non paga le tasse, perché il suo lavoro non è accettato dalla legge. Senza un documento che attesti il reddito, sei invisibile per la società moderna, sebbene si esista all'anagrafe. Con il riconoscimento fiscale da parte dello Stato, quindi con il riconoscimento della fonte del reddito stesso, si diventa legali e legittimi. Queste due condizioni sono fondamentali non solo per la propria dignità, ma in qualunque istituto di credito. Con un documento che attesti che quello che fai è riconosciuto dallo Stato, si potrebbe tranquillamente sedere in banca e compilare le pratiche per ricevere un mutuo o un prestito, che ti servono per la tua attività, senza alcun tipo di problema. Ancora meglio: se un istituto di credito non eroga il credito, solo perché sei una prostituta, gli puoi fare tranquillamente causa per discriminazione. Non si devono trovare scappatoie o mille giri burocratici, solo per avere diecimila euro di prestito per una nuova macchina. Il lavoro è regolamentato. Con questa legalità si può andare in banca, mostrare senza paura gli estratti conto degli ultimi mesi e avere quello che ti serve.


Non solo la propria professione ne giova. La legalità permette di accendere mutui per la propria persona. Il lavoro è bello, ma tutti abbiamo bisogno di un tetto sulla testa, di quel luogo che possiamo chiamare casa in cui possiamo vivere e collezionare la nostra vita e di una macchina per poterci spostare in autonomia. Eliminando il dramma di dover giustificare entrate che, per lo Stato, al momento non esistono, si darebbe a centinaia, se non migliaia di persone quell'opportunità di vivere una vita sana e alla luce del sole.


Sicurezza.


Un lavoro regolamentato implica l'esistenza di standard stabiliti dalla camera di commercio di quella professione. Esiste una camera per i giudici, per gli avvocati, per gli architetti e per tutte le professioni. Se la prostituzione fosse regolamentata, ci sarebbero standard stabiliti uguali per tutti (professionisti e clienti) per garantire ambienti a norma, protocolli di igiene rigorosi e tutele contrattuali. Ora si va con una prostituta, ma non si sa quali condizioni igieniche si porta con sé. La stessa cosa è per il cliente: una professionista non è tenuta a chiedere un certificato medico al cliente, perché questo standard non esiste.


Con una camera di commercio per la prostituzione, si avrebbe un sesso protetto e sicuro.

Una prostituta ed il cliente devono accertarsi di essere "puliti", aiutando la prevenzione di quelle malattie veneree ancora in circolazione. Inoltre la prostituta, dato che è il suo luogo di lavoro, deve garantire i contraccettivi (come il preservativo).

La sicurezza non riguarda solo la salute, ma anche la violenza. Attualmente, per strada, non si può mai sapere chi si incontra. Potrebbe andare tutto bene oppure potrebbe finire male e si potrebbe finire in ospedale o in obitorio. Con le regole attuali, ci sono leggi contro la violenza sulle donne, ma essendo coinvolta la prostituzione, c'è il rischio che la giustizia non segua il suo corso come dovrebbe. Oggi la clandestinità è il miglior alleato dei violenti; la legalizzazione, invece, garantirebbe alla vittima il pieno diritto di denunciare senza il timore di essere trattata come una criminale, perché una prostituta non è criminale, ma non viene vista anche oggi come un "cittadino alla pari".


Inoltre, con luoghi ben definiti, si può assumere personale responsabile della sicurezza fisica delle professioniste e dei professionisti. Se un cliente non rispetta le regole di comportamento, la sicurezza interviene e lo allontana, con tanto di denuncia per aggressione.


Nessuna Criminalità.


Attualmente, le ragazze sono controllate da persone senza scrupoli che le sfruttano. Queste ragazze provengono spesso da ambienti degradati e poveri, pensando che il protettore o la protettrice possano aiutarle a trovare la loro via nel mondo. Inutile dire che non accade. Queste povere ragazze vengono catturate, sfruttate e spesso uccise.


Se tutto fosse regolamentato, una ragazza potrebbe aprire una partita IVA, lavorare da casa o collaborare con una società già avviata e guadagnare i suoi soldi. Tutto sarebbe alla luce del sole e la criminalità scomparirebbe, perché una ragazza, per quanto sia "povera ed in difficoltà" non avrebbe più bisogno di un protettore, potendo lavorare legalmente, ottenendo quella chance di una vita diversa, oppure potrebbe fare tutto da sola. In caso di lavoro indipendente, basterebbe pagare le tasse di iscrizione per il fisco, una guardia del corpo e tutto andrebbe per il verso giusto. Cosa non difficile, dato che il potenziale per guadagnare mille euro al giorno c'è.


Mercato.


Immaginiamo un ambiente chiuso con dieci professioniste. Sapete quanti soldi lo Stato potrebbe guadagnare? Una casa chiusa sarebbe una vera e propria cascata di soldi.


Consideriamo gli stipendi. Ogni donna che lavora in quel luogo riceve uno stipendio che spenderà. Ogni centesimo speso da quella professionista rappresenta IVA che lo Stato incassa. Inoltre, ogni acquisto effettuato costituisce un investimento in un'altra azienda, aiutandola a sopravvivere. Poi, quella lavoratrice deve pagare le bollette, il che significa ulteriori entrate per lo Stato. Inoltre, la professionista contribuisce al sistema pensionistico e sanitario e via discorrendo.

Ah, parlando di professioniste. Ci sono molte ragazze maggiorenni che studiano, ma non possono mantenersi gli studi, oppure sono disoccupate e devono pagare l'affitto. Se la prostituzione fosse legale, potrebbero aprire partita IVA, pubblicare annunci e guadagnare per mantenersi, non dovendo andare dallo Stato a chiedere soldi per la sussistenza. E non sarebbe nemmeno immorale, poiché lo Stato lo ha autorizzato. La cosa bella è che molte potrebbero terminare l'esperienza in questo settore appena trovano un buon lavoro. Nessuna prostituta fa questo lavoro in eterno, ma è un ottimo modo per coprire i buchi, qualora si fosse a casa a fare nulla e non si sapesse come pagare le bollette. Oppure potrebbe davvero diventare una carriera. Chi lo sa!


Passiamo ora alla società stessa. Essa deve pagare le tasse per ogni singola lavoratrice, le bollette, l'affitto o il mutuo, la sicurezza, la pulizia e gli strumenti del mestiere ed investe per espandersi. Provate a immaginare quante persone ruoterebbero attorno a una casa chiusa ed avrebbero un lavoro solo perché dieci donne lavorano nel sesso a pagamento.


Piccole riflessioni.


La prostituzione è sempre esistita fin dai tempi dei regni antichi. Abbiamo tentato di tollerarla, abolirla e renderla illegale. Nulla ha funzionato. Anzi, abbiamo solo peggiorato la situazione, costringendo le donne a esercitare questa professione in condizioni igieniche e di sicurezza precarie, se non addirittura inesistenti.


A questo punto, perché non legalizzare tutto? Permettiamo alle persone di fare ciò che vogliono con il proprio corpo. Facciamo capire al mondo che il sesso a pagamento è una transazione tra adulti consenzienti che non ha bisogno di essere nascosta, ma regolamentata.

Da cittadino, ritengo che questo rappresenti un grande passo verso quella libertà che desideriamo tanto, e per lo Stato significherebbe miliardi di entrate fiscali che potrebbero essere reinvestiti in sanità, istruzione o, paradossalmente, proprio in centri per la protezione delle donne vittime di vera tratta.


Inoltre, pensate solo all'idea di dire "abbiamo ristrutturato questa chiesa con i soldi provenienti dal piacere carnale!" Uno spettacolo!


M.


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