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Identikit di un Leader

  • Immagine del redattore: Mauro Longoni
    Mauro Longoni
  • 22 apr
  • Tempo di lettura: 8 min
Blurry figures in business attire are being filmed by photographers with cameras. Urban setting, daytime, focused on capturing action.

La cara e vecchia politica sa essere sempre motivo di discussione incredibile. Mi sorprenderebbe il contrario. La politica definisce la vita di tutti, sia in bene che in male. Se la politica fa schifo, tutti ne risentono, mentre se fa bene, tutti ne approfittano. Se non se ne parlasse, sarebbe un problema piuttosto grande.


Ho scritto un post già sulla politica, parlando di come essa sia solo un contratto fra il popolo e un rappresentante (ve lo lascio alla fine del post). Ora vorrei fare un passetto avanti. Con le elezioni votiamo colui o colei che deve poi nominare successivamente il gabinetto di governo e governare per cinque anni (sempre se non ci sono pugnalate alle spalle). La domanda che mi pongo, ma che tutti quanti si dovrebbero porre, è: come deve essere un presidente, per essere un buon presidente? Perché non tutti possono essere leader di nazioni.


Tutti ci provano. La democrazia consente a tutti i maggiorenni di provarci. Il problema è che chi vince è spesso un idiota, oppure un totale incompetente. All'inizio questo personaggio viene idolatrato dalle masse. Poi, nel momento in cui il popolo scopre la truffa, il poveretto o la poveretta finisce davanti al plotone di esecuzione mediatico.

Il politico stupido ha diverse forme: può essere stupido subito a prescindere, può essere stupido ma ottimo oratore, oppure sembrare competente, parlare anche da persona che sa, ma quello che fa non ha alcun senso logico.

Magari non è semplice identificare il politico scemo all'inizio. Poi lo si inquadra e ci si chiede: "Come diavolo abbiamo fatto a votare quel demente, proprio non lo capisco!" Quando l'illuminazione avviene, l'unica cosa che si spera è che il demente al potere non abbia fatto danni irreparabili.


Per evitare problemi fin dall'inizio, come deve essere un buon presidente?


Destra o Sinistra?


Ancora prima di parlare di programmi ed altro, un buon politico deve avere un'appartenenza chiara. Ci ho messo un po' a capire che questa appartenenza è fondamentale. Fino a un paio di anni fa pensavo che un presidente dovesse essere oltre questa divisione e pensare solo al benessere del popolo.

Ora non sopporto per nulla i politici che non si sa dove metterli. La politica moderna è piena di aspiranti statisti che affermano "di non identificarsi in nessuna parte politica, ma solo con i valori del popolo". È solo una manovra per avere consenso. Quando quella stessa persona poi va al governo, toglie la maschera e si capisce subito se è un conservatore o liberale. È inevitabile che si finisca da una parte o dall'altra.


Pensavo che l'essere "fluido" (cioè passare da liberale a conservatore) potesse essere possibile. In verità non lo è. Non puoi fare una riforma liberale per la famiglia, magari autorizzando l'adozione alle coppie omosessuali, e poi essere conservatore con le donne, troncando la loro carriera se si sposano. Oppure non puoi affermare pubblicamente che ci sono 30 mila generi e poi essere d'accordo con la medicina, che sostiene che ne esistano solo due. Non sarebbe coerente e sarebbe difficilissimo da capire e seguire.


A me piace sapere con chi ho a che fare. Mi piace sapere se uno è un liberale o un conservatore. Perché alla fine si tratta di questo. O sei di destra, o sei di sinistra. Dire che non appartieni a nessuna parte è una bugia incredibile. Semplicemente lo fai per un solo scopo elettorale. L'essere un liberale o un conservatore ha un impatto fondamentale per la politica. Se non dichiari dove stai, chi ti vota potrebbe non capire nulla di chi sei e di quello che vuoi fare.


Il compromesso.


La scelta di appartenere a una parte o all'altra è solo una metà della scelta. Perché da una parte e dall'altra esistono frange moderate e frange estremiste. Prendiamo i repubblicani: ci sono repubblicani moderati e ci sono gli invasati dei M.A.G.A. La stessa cosa capita con i democratici: ci sono i democratici moderati e i liberali delle frange più estreme. Questo sistema esiste in tutto il pianeta, ma si espone in maniera diversa, magari con più partiti della stessa ala politica. Francia, Italia e Germania sono gli esempi più celebri.


Perché ne sto parlando? Perché la politica, specialmente se si vuole diventare presidenti e rappresentare una parte politica, è un gioco molto complicato, dove si deve scendere a compromessi. Non è un caso che in Italia, per esempio, i partiti si accordino prima delle elezioni e creino coalizioni per avere più possibilità di vincere. In Germania, altro esempio, una volta fatte le elezioni, il partito con più voti fa i colloqui con altri partiti, per capire se si può fare un governo. Che sia prima delle elezioni o dopo averle vinte, si deve sempre cercare un accordo che sia vantaggioso per tutte le parti coinvolte, sia che sia con partiti esterni o con le frange all'interno del partito. Senza un terreno fertile dove poter costruire una coalizione o una collaborazione di governo collettiva, il governare sarà un incubo.


Un politico che dice "vado da solo e non parlo con nessuno" sa perfettamente che sta giocando un gioco pericolosissimo. Deve sperare di avere il 51% dei voti. Se lo ottiene, tutto bene. Se non dovesse succedere, nel partito succede un casino, perché tutte le anime di quel partito sanno che nessuno farebbe una coalizione con loro, perché il candidato che hanno scelto ha fatto terra bruciata.


Oppure potrebbe essere che il candidato premier, sebbene abbia deciso di andare da solo, si è comunque tenuto aperte le porte di una coalizione futura. Se dovesse ottenere solo il 40 per cento, deve comunque scendere a compromessi con un alleato di minoranza, solo per avere la possibilità di diventare primo ministro. Da quel momento in poi, sarà sempre il classico gioco delle "riforme azzoppate", perché l'alleato di minoranza tiene il partito di maggioranza per le palle. La stessa cosa succede se due partiti decidono di andare insieme alle elezioni coalizzandosi.


Il governare non è altro che parlare con tutti e tenere tutti intorno al tavolo. Quindi sarà un continuo gioco del "ti do ora qualcosa, ma tu mi darai dopo qualcosa".

È un concetto snervante? La politica è snervante, perché si tratta di un compromesso costante. Solo un buon mediatore è capace di gestire più voci.


La parola.


Il convincere il partito o l'ala politica che tu sei il cavallo vincente su cui puntare è un conto. Quando si hanno gli stessi interessi è facile trovare un accordo. Ora si tratta di convincere milioni di persone della stessa cosa.

In questo momento si può smettere di recitare la parte del mediatore, ma si deve essere degli oratori. Parlare dentro al partito è facile. Per quanto si discuta sul come e sul quando, non si discute mai sul cosa, perché il "cosa" è scontato. Quando si parla agli elettori, si parla solo del cosa, mai del quando e del come.


Questa è una grande sfida. Il vero problema è portare a sé gli indecisi.

Alle elezioni, ogni partito sa che ci sarà una parte dell'elettorato che sarà fedele alla propria idea o alla parte del "nemico". Loro sono quelli che garantiscono sempre una certa percentuale. Parlare con loro è non produttivo, perché non portano voti aggiuntivi: se sono con te, ti voteranno già e se sono contro di te, non ti voteranno mai. La vera battaglia la si vince con quelli che non sanno cosa votare. Lì è il campo della battaglia. La vera vittoria è parlare a tutti coloro che non sanno cosa scegliere, sia per indecisione, sia per delusione dall'altra parte, ma non hanno ancora un buon motivo per lasciare quella sponda del fiume, oppure sono disillusi e stanchi della politica e si sono arresi al voto.


Per parlare a queste persone ci vuole talento. Si devono toccare le corde giuste, si devono usare le parole giuste ed avere sempre un atteggiamento calmo, deciso, paziente ed educato. L'elettorato vota il politico per motivi diversi. Ho visto persone votare lo stesso politico perché "era simpatico" o "mi ispira fiducia". Difficile che un politico venga votato in base al programma. Il programma è solo una traccia approssimativa su quello che si vuole fare. Basta dire solo quello che l'elettore vuole sentirsi dire e si prendono voti. Non serve un programma fisso. O meglio, serve, ma il programma può cambiare, per via di eventi internazionali che hanno effetto sulla politica interna. Basta solo che si dica di offrire quello che il popolo vuole. Così si è sempre vinto.


Fare bene.


Questo non ha nulla a che fare con l'amore per la patria o chissà quale altro motivo nobile. Il motivo è molto più pragmatico: tenere il posto e fare un sacco di soldi.

Il fare il presidente è un lavoro a tempo determinato. Si è assunti per cinque anni con possibilità di rinnovo per altri cinque.


Fare bene significa avere il culo appiccicato alla poltrona per i prossimi 15 anni. Seguite il mio ragionamento. Mettiamo che votiamo un presidente conservatore. Lui fa le sue riforme che agevolano e migliorano la vita di tutti. Cinque anni dopo, alle elezioni quel presidente uscente dirà "io ho fatto questo ed ho migliorato la situazione!". In quel caso, il popolo deve scegliere fra qualcuno che ha dimostrato di fare bene e qualcuno che non si sa cosa possa fare. Si tratta di scegliere fra la certezza e l'incertezza. Come pensate voterà il popolo? Chiaro che il popolo voterà in blocco la certezza. Se quella certezza fa funzionare lo Stato e mi rende la vita migliore, sarei stupido a votare altro.

La cosa ancora più bella è che il popolo sarà felice di pagarti lo stipendio, perché hai fatto un buon lavoro.


C'è un altro vantaggio nel fare bene: se la gente ha la pancia piena, e tu alzi il tuo stipendio, nessuno dirà nulla, perché "ha fatto molto per noi, quell'aumento è meritato!" Un popolo felice è un popolo che non solo vota per te, ma ti permette cose che sarebbero non moralmente accettabili in caso di crisi. Immaginatevi tutti gli aumenti di stipendi che i politici si fanno, che ora si trovano immorali, se però il paese avesse una crescita del 8 per cento. Il fare bene è l'unico modo per avere soldi a palate e potere per tutta la vita. Il rendere il popolo felice è solo un piacevolissimo effetto collaterale.


Amico di tutti.


Lo stiamo vedendo in questo periodo con Donald Trump. Un politico che non sa tenere rapporti internazionali è destinato ad isolarsi ed essere trattato come reietto. Per quanto Trump affermi di aver portato l'America in cima alla catena alimentare, in verità è solo una nazione derisa da tutti, di cui non frega più nulla a nessuno. Infatti, se si sentono le voci e si leggono le notizie, Trump è praticamente amato solo da chi appartiene al gruppo M.A.G.A. I democratici e persino parte dei repubblicani moderati sono contro Trump.


Avere rapporti buoni con tutti è necessario. Questo significa conoscere il mondo che ci circonda, capire le dinamiche in corso ed aiutare a disinnescare conflitti ancora prima che esplodano. Se, per esempio, avessimo avuto anche solo un primo ministro in Europa con buoni rapporti con Russia ed Ucraina, avrebbe probabilmente calmato gli animi ancora prima che la guerra esplodesse.


Un presidente deve essere in grado di essere diplomatico. Deve parlare, dialogare, discutere, ma non deve MAI abbandonare il tavolo delle discussioni, anche quando è difficile parlare o quando l'interlocutore è controverso. Perché una volta sganciata una bomba è difficile tornare indietro, attivando quella spirale violenta che porta solo morte e distruzione, ma nessuna soluzione.


Oggi come oggi, nessun primo ministro è un buon primo ministro. Decidere di non parlare con Russia, Iran o altri paesi, solo perché sono paesi "difficili" o lontani dalla propria idea di civiltà non è una giustificazione. Ci sono in ballo miliardi di dollari in investimenti, potere d'acquisto dei cittadini e crescita economica, tre aspetti che devono essere tutelati e migliorati. L'unico modo per farlo è avere quella capacità di dialogare con tutti e trovare accordi vantaggiosi.


Piccole Riflessioni.


La politica non è una missione divina, è un mestiere. E come ogni mestiere, richiede attitudini che non tutti hanno: diplomazia, pelo sullo stomaco e una capacità comunicativa fuori dal comune. Finché voteremo seguendo la simpatia o il 'sentito dire', continueremo a essere governati da persone che improvvisano sulla nostra pelle. Il buon politico non è quello che ci piace, è quello che ci serve. E voi, quando votate, cercate un amico o cercate uno che sappia davvero come si tiene in mano il timone?


M.

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