Cripto: Il sogno che sfida il sistema.
15 apr
Tempo di lettura: 18 min

Per il mercato finanziario, ma per il mercato in generale, il secondo mandato di Trump è un periodo pieno di soddisfazioni e crescita, non trovate? Fra guerre, ripicche, chiusure, accordi segreti, come si fa a non essere felici e pieni di soldi? Il 2026 si prospetta un grande anno...
Da quando il mitico Trump è andato al potere nel 2025, i mercati finanziari sono in costante fermento ed è difficile anche pianificare qualcosa, dato che una pace duratura è solo un lontano miraggio. Per ora si naviga a vista e si attendono tempi migliori. Non è un caso che materie come oro e argento nel 2025 abbiano avuto quell'impennata che hanno avuto. Quando si ha paura ci si traduciorifugia sempre in porti sicuri, con mare calmo e tempo favorevole.
Fra tutti gli asset che nel mercato hanno registrato perdite, c'è una piccola parte che non ha visto solo perdite, ma una volatilità che sembrava volerla cancellare dalla mappa (anche se ultimamente sembra voler rialzare la testa). È quella parte del mercato finanziario che può creare milionari oppure senzatetto nell'arco di qualche settimana. Certo, bisogna posizionarsi bene e uscire nel momento giusto, ma questa minuscola parte di mercato può davvero dare grandi soddisfazioni, se la giusta quantità di soldi entra. Sto parlando del mercato delle criptovalute...mercato in cui io ho investito qualcosa nel 2024, ho preso solo pugni in faccia nel 2025 e ho capito la definizione di rassegnazione nel 2026. Ma questo è un altro discorso.
Perché ne parlo? Perché, a parte gli schiaffi presi dal sottoscritto, trovo questo universo molto affascinante, in quanto potrebbe essere davvero il futuro dell'economia, risolvendo problemi strutturali che questo mondo ha e che non può cambiare.
Perciò, questo post sarà dedicato alle cripto. Buona lettura.
Che cosa è una Cripto?
Una criptovaluta è una forma di valuta digitale o virtuale. "Beh, Anche gli euro sono "digitali", dato che quando faccio un bonifico non tocco i soldi con mano! Che cosa hanno di speciale questa monete digitali di così speciale!?"
Non è così! Nel portafoglio abbiamo comunque banconote e monete. Una criptovaluta non ha forma fisica; è una stringa di dati protetta da una chiave digitale che puoi conservare su una chiavetta dedicata, che si potrebbe tecnicamente usare per comprare e vendere.
Questo ragionamento è valido sulla carta. Nella realtà, la situazione è ben diversa. Ad oggi, nel 2026, le possibilità di comprare e vendere beni tramite l'uso di Bitcoin, per esempio, sono davvero limitate, quasi inesistenti. Certo, da quando Trump è al potere, banche e istituti finanziari si stanno aprendo alle cripto, ma è un processo lento. Gli ultimi aggiornamenti parlano di banche che semplicemente consigliano ai loro investitori di avere nel loro portafoglio delle cripto, solo per diversificare il loro investimento. Si tratta solo di un consiglio speculativo, per sfruttare la volatilità delle cripto. Nessuna banca ha ancora introdotto la possibilità di fare un bonifico in cripto, per esempio.
Le uniche aziende che si stanno muovendo nella direzione del "cripto come metodo di pagamento" sono Mastercard o Paypal, avendo integrato la possibilità di pagare con Bitcoin. Però siamo ancora a livelli di utilizzo quasi inesistenti, per via di un'accettazione di tale moneta digitale quasi assente. Quasi nessun negozio accetta le Cripto per i pagamenti e quasi nessuno ha un hard wallet per conservare le sue criptovalute.
Le cripto si differenziano dalle monete "fiat" (come dollaro ed euro, per esempio), anche perché utilizzano la crittografia per garantire la sicurezza delle transazioni, controllare la creazione di nuove unità e verificare il trasferimento di asset.
Quando, per esempio, si fa un bonifico, nella transazione compaiono tutti i dati di chi fa e chi riceve il bonifico. In teoria, un hacker può entrare nel sistema bancario, leggere i dati e fare quello che vuole. Con le cripto, quando c'è uno spostamento di valuta, vengono utilizzati algoritmi avanzati per proteggere i dati e garantire che solo il proprietario di una determinata "chiave privata" possa spendere i propri fondi. Con le cripto, quello che un hacker vedrebbe è solo una striscia di numeri e cifre che non può né modificare, né scardinare capire chi siano le persone coinvolte, il che rende la vita degli hacker dannatamente difficile.
Altra grande differenza è il come viene prodotta la criptovaluta. A differenza delle valute tradizionali (moneta "fiat" come l'Euro o il Dollaro), le criptovalute non sono emesse da un'autorità centrale, come una banca centrale o un governo, il che le rende teoricamente immuni alle interferenze o manipolazioni governative. Questo è il grande punto che i sostenitori usano per appoggiare le cripto: sono monete del popolo, per il popolo.
Dato che non esiste una banca centrale delle cripto, il controllo viene fatto da una fitta rete di server collegati fra di loro, controllati da persone non governative, che certificano automaticamente la legittimità delle transazioni e le conservano.
Qesta legittimità e conservazione delle transazioni fatte con le criptovalute opera su reti basate sulla tecnologia blockchain. Ora la domanda sorge spontanea: che cavolo è una blockchain?
Come funziona la Blockchain?
La blockchain può essere immaginata come un lunghissimo treno: una catena infinita di vagoni (blocchi) che vengono sigillati mediamente ogni dieci minuti, nel quale vengono raccolte e conservate tutte le transazioni legate a una specifica criptovaluta. Perché ogni criptovaluta ha la sua Blockchain, ovvero il suo libro mastro. Ogni singola Blockchain è un mondo a sé stante e non comunica con le altre; per passare da una all'altra serve un 'cambio' (proprio come tra valute diverse).
Il processo per far funzionare una blockchain è molto complesso.
Facciamo l'esempio che si possegga un Bitcoin e lo si voglia inviare a qualcuno. Come mai si vogliano dare decine di migliaia di dollari a qualcuno, non è nel nostro interesse. Nel momento in cui si vuole inviare quel Bitcoin, l'ordine entra in una stanza d'attesa (Mempool), dove farà compagnia a tutte le altre transazioni in attesa di altri che hanno usato Bitcoin. Quella stanza d'attesa non è la Blockchain. Pensate a quella stanza come la banchina di una stazione del treno e tutte le transazioni siano i passeggeri in attesa.
L'obiettivo di una transazione è salire su un vagone, ovvero entrare dentro un blocco della catena. Quel vagone è manovrato da un gruppo di persone, chiamate MINER. Ma non è solo un miner che gestisce la blockchain, sono decine di persone. Qua la cosa si fa complicata.
TUTTI I MINER della rete aprono un blocco contemporaneamente, pescando le transazioni dalla Mempool e cercano di impacchettarle dentro il loro blocco il più velocemente possibile. Praticamente immaginate una stazione con decine di binari occupati da altrettanti vagoni. Ogni Miner prenderà di forza passeggeri in attesa, cercando di riempire il proprio vagone.
Poiché ogni blocco ha uno spazio limitato (circa 1MB), se la Mempool è affollata, ovvero la banchina è piena, i miner scelgono per prime le transazioni che offrono commissioni più alte (i passeggeri che hanno pagato di più il viaggio). Mentre il miner riempie il suo blocco, cercherà anche di chiuderlo, dato che è fondamentale trovare il sigillo giusto il più velocemente possibile tramite un calcolo complesso.
Appena un miner riesce a chiudere il proprio blocco (dopo circa 10 minuti in media), ovvero avrà riempito il vagone e chiuso le porte, il blocco viene pubblicato, convalidato dalla rete ed "incollato" alla catena, rendendo le transazioni definitive. Quindi, il vagone si attaccherà al resto del treno con gli altri vagoni.
Una volta che il blocco è sigillato e aggiunto alla catena, il passaggio di proprietà è avvenuto: il destinatario è il nuovo proprietario di quel BTC e l'operazione è praticamente impossibile da cancellare. Tuttavia, tutte le transazioni sono pubbliche e consultabili, garantendo trasparenza pur mantenendo lo pseudonimato grazie alla crittografia.
Da dove è saltata fuor l'idea delle critpovaluta?
Pre-Bitcoin.
Si pensa spesso che la tecnologia delle Cripto sia nata con Bitcoin, perché Bitcoin è la punta di diamante di tutto il settore delle criptovalute. La cosa comica è che, come tutte le cose del 21esimo secolo, quello che pensiamo sia originale è solo una copia moderna di qualcosa che è stato creato nel 20esimo secolo e sepolto dalle sabbie della storia.
Il vero inizio delle Cripto è fra gli anni '80 e gli anni '90, periodo dei Chicago Bulls, dei capelli cotonati, della Eurodance, di Michael Jackson e di computer e televisori grandi come armadi.
eCash.
Gli anni '80 sono gli anni della nascita della tecnologia. In questo periodo nascono i primi tentativi (falliti o mai decollati) di moneta digitale.
Il primo avviene nel 1983 con il nome "eCash". David Chaum inventa un sistema di moneta elettronica anonima basato su protocolli crittografici. Come funzionava?
Primo, si doveva andare in banca e convertire i propri dollari veri in "monete digitali" eCash dalla tua banca. Dopodiché si dovevano inviare queste monete a un negozio online. Il negozio mandava le monete alla banca per assicurarsi che fossero autentiche e non già spese. Infine, la banca accreditava i soldi veri al negozio.
Era la base delle criptovalute moderne. Bella l'idea, quasi futuristica per il tempo... forse troppo.
In quel periodo, l'e-commerce era agli inizi. La gente aveva appena iniziato a fidarsi delle carte di credito; l'idea di una "moneta digitale crittografica" sembrava fantascienza o roba da criminali.
eCash aveva bisogno che le banche collaborassero per funzionare. Ma le banche erano sospettose e non vedevano di buon occhio un sistema che garantiva così tanta privacy ai clienti. Solo una piccola banca americana (la Mark Twain Bank) lo adottò davvero.
Se la società DigiCash (che controllava eCash) falliva, tutto il sistema crollava. Non c'era una rete di "miner" a sostenerlo come oggi con Bitcoin.
Il tentativo fallì, però, è stato un primo passo. Apprezziamo il gesto.
Cypherpunk.
Il capitolo successivo di una storia ancora da scrivere (dato che nel 2026 siamo ancora agli inizi), è dedicato a un gruppo di crittografi e attivisti chiamati Cypherpunk.
Il gruppo si formò ufficialmente a San Francisco intorno a tre figure chiave: Eric Hughes, Timothy C. May e John Gilmore.
Nel 1993, Eric Hughes scrisse il Manifesto Cypherpunk, che iniziava con una frase diventata leggendaria: "La privacy è necessaria per una società libera nell'era digitale... Noi Cypherpunk scriviamo codice."
L'idea era semplice: lo Stato non ti darà mai la privacy per gentile concessione, quindi devi prendertela da solo usando la matematica e la crittografia.
Per questo gruppo, la privacy era necessaria per una società libera nell'era digitale, e l'unico modo per garantirla è la crittografia.
Erano convinti che "il codice è legge". Se la matematica protegge la tua transazione, non hai bisogno di fidarti di un politico o di un banchiere.
Già negli anni '90, qualcuno aveva capito che la tecnologia, specialmente se usata contro i "potenti", avrebbe consentito quella privacy e libertà che tanto si sognava.
C'era solo un piccolo problema: la crittografia forte (quella impossibile da rompere) era considerata dal governo degli Stati Uniti come un'arma bellica. Un classico del governo: quando qualcosa non si può controllare, la si rende illegale. Pensate al fatto che tutti pagano, ma lo Stato non sa come si sono spesi quei soldi a causa della crittografia. Non bello per la politica che vuole controllare tutto e tutti.
Di fatto, il governo americano rese illegale esportare software crittografici fuori dagli USA.
Il gruppo lottò ferocemente a suon di schiaffi legali, finché uno di loro, Phil Zimmermann, pubblicò il software PGP (per criptare le email). Pensate solo al panico che il governo ha avuto quando hanno notato che un ragazzo aveva trovato il modo per evitare che il governo stesso si intrufolasse nelle E-Mail personali.
Per evitare l'arresto, Zimmermann fece qualcosa di geniale, usando gli strumenti che la legge metteva a disposizione: stampò il codice sorgente su un libro e lo spedì all'estero, dato che esportare armi era illegale, ma esportare libri era protetto dalla libertà di stampa. Il programma era salvo e lui evitò la galera.
Perché sono fondamentali i Cypherpunk? Perché senza i Cypherpunk, oggi non avremmo WhatsApp o Telegram criptati (la privacy nei messaggi), gli acquisti sicuri con carta di credito (il protocollo HTTPS) e le Criptovalute.
B-money.
Lo sforzo di Cypherpunk non fu invano. Nel 1998 viene creata "B-money". Il creatore Wei Dai, facente parte dell'universo Cypherpunk, propone un sistema di moneta distribuita dove il denaro viene creato risolvendo enigmi matematici (l'antenato del mining).
Il progetto non è "fallito" nel senso che è crollato o è stato chiuso. Non è mai stato effettivamente lanciato, rimanendo una proposta teorica.
Questo progetto aveva tre grossi problemi.
Wei Dai non era riuscito a trovare un modo efficace per risolvere le dispute. Chi controllava la veridicità di chi aveva fatto cosa? Senza una "catena di blocchi" definitiva che mette tutti d'accordo ogni 10 minuti, il sistema rischiava di frammentarsi in mille versioni diverse della verità, dato che ogni controllore poteva dire qualunque cosa.
All'epoca non era stato previsto un sistema automatico per regolare la difficoltà dei calcoli matematici per gestire gli enigmi matematici. Con l'aumento della potenza dei computer, se non si rendevano gli enigmi sempre più complicati, si rischiava di creare troppa moneta troppo velocemente, perché i computer avrebbero risolto sempre più enigmi, sempre più rapidamente, portando a un'inflazione incontrollata del valore digitale.
Per ultimo, nelle blockchain moderne, i miner sono spinti a comportarsi bene perché ricevono un premio economico (nuove cripto). In B-money, il meccanismo di incentivi per chi doveva mantenere la rete sicura e onesta era molto più vago e complesso da implementare.
Bit Gold.
Nello stesso anno comparve Bit Gold. Il creatore, Nick Szabo (anche lui nell'universo di Cypherpunk), progettò una moneta digitale basata sulla prova di lavoro (Proof of Work), molto simile al Bitcoin.
Szabo voleva creare qualcosa che avesse le stesse proprietà dell'oro (scarsità, difficoltà di estrazione, valore intrinseco) ma che potesse essere inviato via internet senza bisogno di un furgone blindato. Il nome stesso dice tutto: Bit (digitale) + Gold (oro).
Ci sono voci secondo le quali Szabo sia Satoshi Nakamoto. Voci di cui nessuno può confermare la veridicità.
Szabo, nel creare la sua idea di moneta digitale, introdusse un'idea rivoluzionaria: per creare una moneta, dovevi "faticare".
L'idea di fondo è che un computer deve risolvere un puzzle matematico molto difficile. Una volta risolto, la soluzione viene inviata a tutta la rete, la quale doveva certificare l'autenticità di tale soluzione. Quella soluzione "certificata" diventa un pezzo di Bit Gold, che aveva lo scopo di diventare valuta digitale da poter spendere. Poiché è costato tempo ed energia elettrica produrlo, quel pezzo ha un valore.
Nonostante l'idea fosse geniale, Bit Gold seguì eCash e B-money nel fallimento. Bit Gold, per quanto innovativo, aveva un "buco" logico che Szabo non riuscì a chiudere del tutto senza un'autorità centrale, come successe ad eCash.
Il problema era questo: se io ho un pezzo di Bit Gold e lo invio contemporaneamente a due persone diverse, chi decide chi è il vero proprietario?
Szabo ipotizzò un sistema di "registri distribuiti" gestiti da server (il futuro mining), ma non trovò il modo di farli andare d'accordo se qualcuno di questi server avesse provato a barare.
Bitcoin.
Quello del controllo decentrato sembrava un rebus senza soluzione. Il momento della svolta avviene durante una delle più grandi crisi finanziarie della storia recente. Il 2008 il sistema finanziario è stato molto vicino a collassare. Per via del fallimento di Lehman Brothers (e il disastro dei mutui), l'economia mondiale ha preso una bastonata sulle gengive di potenza inaudita. Quella crisi è tranquillamente paragonabile a quella del 1929.
Da quella crisi si stava scrivendo il capitolo più importante di questo libro fino ad ora. Sembra quasi una cosa poetica "la fenice che nasce dalle ceneri". Il 31 Ottobre 2008, un individuo (o un gruppo, non si sa nulla a riguardo) sotto lo pseudonimo di "Satoshi Nakamoto" pubblica un documento tecnico (il White Paper) intitolato "Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System".
Al contrario di tutti i fallimenti precedenti, Nakamoto risolse il problema che aveva bloccato tutti i suoi predecessori: come scambiarsi valore online senza bisogno di una banca che faccia da garante, evitando che qualcuno spenda due volte lo stesso "soldo digitale". Nakamoto ha risolto il problema di Szabo introducendo la "marcatura temporale" (Timestamp): ovvero, la rete decide che la transazione valida è semplicemente quella che arriva per prima nel tempo e viene registrata nel blocco.
Il concetto diventa realtà un paio di mesi dopo, il 3 Gennaio 2009, quando Satoshi "accende" la rete e viene minato il primo blocco della storia di Bitcoin, chiamato Blocco Genesi. Quel blocco era un blocco vuoto, dato che non c'erano persone che possedevano Bitcoin nel mondo o erano dentro il sistema mining.
Dentro quel primo blocco, Satoshi inserì semplicemente un messaggio testuale: "The Times 03/Jan/2009 Chancellor on brink of second bailout for banks". Era il titolo di un giornale dell'epoca che parlava del salvataggio delle banche da parte dello Stato. Molti vedono quel messaggio come un segnale politico chiaro: Bitcoin nasceva come alternativa al sistema finanziario tradizionale.
Finalmente, dopo vent'anni di battaglie e sconfitte, quel sogno di visionari digitali, diventò realtà.
Quante e quali Tipi di Cripto ci sono?
Da quel 2009 la musica cambiò. Quella fu la prova che la tecnologia Blockchain funzionava e che davvero le persone potevano trasferire denaro digitale, per comprare oggetti, servizi e qualsiasi cosa. Oggi, teoricamente, puoi andare da uno, comprare qualcosa e pagarlo in Bitcoin o qualunque altra valuta digitale esistente, se l'altro è d'accordo. Se ci pensate. la vendità è un accordo libero fra persone libere e si può decidere qualunque pagamento. Teroricamente potrei pagare la spesa in peli, se il supermercato accettase i miei peli come forma di pagamento.
Non solo, quello fu il segnale che "chiunque poteva creare la sua blockchain e la sua moneta". Insomma, Bitcoin ne era la prova: con i giusti hardware e la conoscenza, si poteva creare una propria moneta digitale. Da quel 2009 ad oggi, molte cripto nacquero, ebbero il loro momento di gloria e fallirono. Ad oggi, 2026, esistono oltre 20.000 criptovalute diverse. La cosa stupenda? Che non sono tutte uguali. Anche se il numero è enorme, tutte possono essere raggruppate in 5 grandi categorie.
Payment Coins.
Sono le criptovalute nate con l'obiettivo originario di Satoshi Nakamoto e di cypherpunk: essere una moneta digitale peer-to-peer per acquistare beni e servizi, senza che il governo possa vedere quello che hai comprato, da chi lo hai comprato e quanto hai speso. Queste cripto si concentrano sulla sicurezza, sulla velocità di transazione e sulla capacità di mantenere valore nel tempo. Gli empio più lampanti sono Bitcoin (BTC) e Litecoin (LTC).
Utility Token.
Questi non sono "monete" nel senso stretto, perche con queste monete non puoi compare beni esistenti. Oddio, teoricamente potresti, ma non è questa la loro funzione principale. Queste momente funzionano principalmente come gettoni che danno accesso a un servizio specifico all'interno di una piattaforma blockchain. L'esempio principe è Ethereum (ETH), che non è solo una moneta, è un computer mondiale, dove si caricano applicazioni da poter usare. Per avere accesso a questo computer e usarne le applicazioni, devi pagare una "tassa" usando ETH. Altri esempi sono Chainlink (LINK), oppure Solana (SOL).
Al contrario di Bitcoin, Ethereum e Solana hanno blocchi molto più grandi, che possono ospitare anche programmi interi, il cui accesso è garantito solo dopo aver pagato una quota di ETH o SOL sulla blockchain.
Stablecoin.
Ogni criptovaluta che si può comprare sul mercato azionario, tramite broker (Bitvavo, Bitpanda, eToro, Coinbase ecc...) ha una particolarità: sono fottutamente volatili. Il che significa che a inizio anno possono valere 1, a metà anno 1000 e poi meno di uno a fine anno. Le stablecoin sono criptovalute progettate per eliminare il problema della volatilità (i forti sbalzi di prezzo). Il loro valore è "agganciato" (pegged) a quello di un asset stabile, solitamente il dollaro USA. Gli esempi più lampanti e famosi sono Tether (USDT) o USD Coin (USDC).
Queste monete sono il "porto sicuro" dove gli investitori rifugiano i propri capitali durante i crolli del mercato senza dover tornare ai soldi tradizionali. "Perché rimanere con le stablecoin, invece di avere dollari, se il valore è uguale?" Perché con le stablecoin hai una rendita se le mantieni (lo staking). Solo per il fatto che possiedi stablecoin, il possessore guadagna soldi. In caso di "profondo rosso", vendo i miei asset, metto i miei guadagni in stablecoin e ci guadagno gli interessi. Non male, non trovate?
Governance Token.
Questi token non si posso spendere da nessuna parte. Sono pensate per essere dei certificati di proprietà. Danno al proprietario il diritto di voto sulle decisioni future di un progetto blockchain. È come possedere azioni di una società che ti permettono di votare in assemblea. Le cripto più rappresentative in questo campo sono Uniswap (UNI), Aave (AAVE).
Meme Coin.
Le memecoin sono monete che non hanno alcun valore intrinseco. Fino ad ora tutte le tipologie di criptovalute avevano un utilizzo, un motivo per esistere. Con le meme coin questo motivo sparisce. Sono solo criptovalute nate spesso per gioco o per scherzo, legate a fenomeni di internet o comunità social. Mi viene in mente la meme coin di Donald Trump, di Melania Trump e della "Huak Tuah girl", monete che hanno fatto guadagnare milioni ai proprietari e hanno fatto perdere milioni a chi ci ha investito. Tuttavia, per qualche motivo mistico, nonostante la natura ironica, alcune hanno raggiunto capitalizzazioni di miliardi di dollari, come Dogecoin (DOGE) (la moneta di Elon Musk) e Shiba Inu (SHIB).
Sono estremamente volatili e il loro prezzo dipende quasi totalmente dal sentimento della community e dai post sui social (come quelli di Elon Musk). Non reagiscono razionalmente all'andamento del mercato, ma solo all'interesse della comunità, specialmente quella social. Paradossalmente, tutto il modo cripto può crollare, ed una memecoin fare 200x di crescita. La vera sfida è trovare quella Memecoin giusta.
Cripto il futuro?
Come abbiamo visto fino ad ora, specialmente con Satoshi Nakamoto e il gruppo cypherpunk, si è sempre puntato sull'idea che "le cripto sono il futuro", perché garantiscono quella trasparenza, immutabilità e privacy che il mondo chiede a gran voce, quando si pensa a transazioni economiche.
Passano i decenni e le regole d'ingaggio sono cambiate. Ora le criptovalute non sono più viste come "metodo di pagamento sicuro", con il quale si può comprare il caffè, ma come una riserva di valore. Il concetto affascinante è che in un mondo dove le valute tradizionali (Euro, Dollaro) soffrono l'inflazione, perdendo di valore perché vengono stampate di continuo (basta vedere durante la pandemia di Covid-19), criptovalute come Bitcoin hanno un numero massimo di pezzi (21 milioni). Oltre non si può andare, perché scritto nel codice della criptovaluta. Questo lo rende simile all'oro, ma più facile da trasportare e dividere. Inoltre, La svalutazione della moneta fiat fa alzare il valore delle cripto, dando un guadangno quasi costante alle stesse criptovalute. Pensateci: se un BTC vale 1 un anno solo per via dell'inflazione, quel valore passa a 1,2 il second anno ho appena fatto il 20% sfruttando un sistema monetario fallimentare.
Oltre all'usare la moneta come creazione di un patrimonio (o per comprare cose, come era pensato in origine), esiste anche un altro aspetto: l'uso. Qui parliamo di Ethereum, Solana e delle piattaforme applicative. Il futuro qui non è "comprare la moneta", ma usare la rete.
Immaginate di poter fare un mutuo, un'assicurazione o un contratto di compravendita senza passare per una banca o un notaio, usando contratti trasparenti e immutabili (smart contracts) che non richiedono intermediari. Oppure pensate di usare applicazioni come Google Play, ma sulla piattaforma Ethereum, senza censura e controllo preventivo.
È l'idea di un internet dove i dati non appartengono a giganti come Google o Meta, ma agli utenti stessi tramite i propri wallet.
Sfide per il futuro.
La tecnologia delle criptovalute è bella, innovativa, democratica e libera. Però sappiamo che non viene usata. Il vero grande problema per le cripto è l'accettazione e l'opinione che si ha di questa tecnologia.
Accettanza.
Prendiamo ad esempio Bitcoin. Essendo la criptovaluta più grande e famosa del settore è quella che, in qualche modo, detta il ritmo all'intero mercato.
Partiamo da un concetto fondamentale: tanto più il mondo usa qualcosa, tanto più quella cosa "ha valore" non economico, ma sociale. Pensate ad un pezzo di carta. Quel foglio bianco ha un valore intrinseco quasi nullo, ma ha un valore sociale altissimo, venendo usato ovunque per qualsiasi cosa, dal scrivere la lista della spesa a comprare una societá.
Con Bitcoin, abbiamo un valore intrinseco enorme, ma un valore sociale quasi nullo, perché nessuno usa Bitcoin per quello che deve essere usato, ovvero pagare. Come mai? Perché l'opinione pubblica ha sempre visto Bitcoin come la moneta della criminalità. Esempi come Silk Road hanno marchiato in negativo la reputazione di questa moneta e tecnologia. Per chi non lo sapesse, Silk Road era la più grande piattaforma e-commerce del deep-web, dove si compravano droga, armi, passaporti e identità false e tutto quello che serviva al crimine. Sapere che in quella piattaforma si usavano solo Bitcoin per via della sua natura di "segretezza", ha messo nella gente l'idea che chi usa Bitcoin "è un criminale". L'avevo anche io questa opinione, poi ho scoperto che è un mondo molto più legale di quello che si sente.
Inoltre mancano le regole. Solo recentemente si sta lavorando sulla legislazione per rendere il mondo delle cripto un mondo "sicuro" dal punto di vista legislativo. Fino a cinque o dieci anni fa, non c'erano regole e chiunque poteva fare quello che voleva. È un processo molto lento, non prioritario, che si protrarrà per anni. Magari in questo periodo ci si potrebbe interessare e vedere se ci sono margini per un guadagno.
Tecnologia.
Oltre all'accettazione, abbiamo anche un problema di tecnologia.
In primo luogo la scalabilità. Le blockchain devono diventare veloci come i circuiti Visa (migliaia di transazioni al secondo) senza perdere sicurezza. Quindi significa o blocchi più grandi, o creazioni di blocchi più rapide o più blockchain in contemporanea. Ad oggi, la maggior parte delle criptovalute elabora le transazioni in modo lineare su una singola catena principale. Abbiamo foprtunatamente tencologie Layer 2, come Polygon, che prende migliaia di transazioni, le impacchetta insieme fuori dall blockchain principale e poi invia un unico "scontrino riassuntivo" alla stessa blockchain. Tuttavia, siamo ancora lontani dagli standard di VISA.
Poi abbiamo la sostenibilità. I miner consumano tanta energia. Il consumo energetico (specialmente del Bitcoin) è sotto la lente d'ingrandimento, sia di chi vuole investire comprando monete, sia per chi vuole investire nella tecnologia. Inoltre, con i costi di oggi, essere un miner è un'attività poco remunerativa, non dando alla blockchain di Bitcoin quella rapidità di cui ha bisogno (meno miner, più lentezza nel creare e chiudere blocchi). Si sta passando a sistemi più green (come il Proof of Stake), ma ci vuole tempo.
L'usabilità è ancorea agli albori. Al momento l'unico modo che hai per conservare Bitcoin e tutte le altre cripto è un hard wallet. Un wallet di questo genere non è proprio semplice da usare per pagamenti. Finché usare un wallet sarà complicato e anche rischioso (se perdi la chiave di accesso perdi tutto), le cripto non diventeranno mai di massa. Quando troveranno un modo per usare le cripto come ora usiamo il nostro conto corrente (pagamenti con lo smartphone immediati) o Paypal, allora tutti useranno le cripto.
Anche le banche centrali (BCE, Fed), potrebbero giocare un ruolo nell'accettazione. Il che è incredibile, pensando che le cripto sono state create per non essere dipendenti da un "potere centrale". Come possono essere d'aiuto alle cripto? Semplice: stanno creando l'Euro Digitale e il Dollaro Digitale.
Saranno criptovalute? No, perché saranno centralizzate e controllate dallo Stato. Il vantaggio non è tecnologico, ma psicologico. Se una banca fa questo passo, allora le persone potrebbero pensare di entrare anche loro nel gioco, vedendo che un istituzione come la BCE investe in cripto.
Quindi le persone potrebbero incominciare ad usare wallet digitali, rendendo le cripto vere e proprie valute decentralizzate, un'alternativa di libertà per chi non vuole il controllo totale del governo sui propri risparmi.
Piccole riflessioni.
Oggi le cripto, nonostante la tecnologia e la necessità di privacy, sono come internet nei primi anni '90. Tutti ne parlano, pochi le capiscono davvero e quasi nessuno sa come usarle correttamente. Eppure, nonostante i crolli, le truffe e l'instabilità politica di questo 2026, il concetto di una moneta che non appartiene a nessuno se non a chi la possiede resta l'idea più rivoluzionaria del secolo.
Forse il Bitcoin non sostituirà mai l'Euro, ma ha già fatto una cosa straordinaria: ci ha costretti a chiederci cos'è, davvero, il denaro. E voi? Siete pronti a fidarvi di un codice matematico o preferite restare ancorati alle vecchie certezze delle banche centrali?
M.












































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