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Ucraina: guerra da 12/125 trilioni di dollari.

  • Immagine del redattore: Mauro Longoni
    Mauro Longoni
  • 1 mag
  • Tempo di lettura: 13 min
Ukraine (blue and Yellow) hearts and strokes painted on a glass window, with a blurred cafe interior in the background, creating a cozy atmosphere.

In Medio Oriente, mentre Donald Trump è completamente impazzito su Truth Social, la guerra di nervi tra Iran e USA si svolge principalmente nelle sedi diplomatiche, cercando di trovare un accordo equo di non proliferazione delle armi nucleari, al fine di riaprire lo stretto di Hormuz (che era aperto prima dell'intervento americano).


Qualche migliaio di chilometri più a nord, il conflitto ucraino è in corso, anche se ce ne siamo dimenticati, con l'impiego di uomini e droni, con tanto di morte, distruzione e prigionieri da entrambe le parti. Qui, al contrario dell'Iran, di trovare un accordo non se ne parla proprio.

In questo post, non mi interessa fare la cronaca della guerra che sta dilaniando parte dell'Ucraina. Quello di cui voglio parlare è di due elementi di cui non si parla: "Perché la Russia ha invaso l'Ucraina?" e "Perché l'Europa sta investendo miliardi per supportare il governo di Kiev?" Da queste parti, anche se non ce ne accorgiamo, si sta giocando il futuro dell'Europa dei prossimi decenni. Non è una questione umanitaria, ma economica.


All'inizio ho creduto a quanto affermavano i governanti, ossia che la Russia mirava a destabilizzare l'Europa, invaderla e distruggere tutti quei valori occidentali su cui si fonda la nostra civiltà. Ricordiamo che l'invasione russa era veramente qualcosa di ben orchestrato, che sembrava volesse far cadere il governo di Kiev in pochi giorni per poi andare in Polonia, quindi in Germania. Eravamo tutti spaventati e scandalizzati. Se ci ricordiamo bene, i venti di una nuova guerra fredda, o addirittura di una terza guerra mondiale, erano piuttosto intensi. Quella fu la fase in cui la Russia dominava e l'Unione Europea non sapeva se intervenire o meno, poiché Putin continuava a minacciare l'UE di rappresaglie nel caso in cui l'unione fosse intervenuta.


Alla fine, l'intervento europeo (ed americano) c'è stato, ma non è stato militare, bensì logistico. L'UE e l'America (specialmente con Biden) hanno investito (ed investono ancora) miliardi per potenziare ed addestrare l'esercito ucraino, con lo scopo di battere i russi, con le proteste delle opposizioni in tutta Europa, considerando quell'investimento inutile e dannoso all'economia locale.


Con il passare del tempo, passando da una guerra lampo a una di logoramento, sono successe due cose.

La prima è che Putin, nonostante il palese intervento europeo nel conflitto, non ha mai attaccato l'Europa. Putin e l'UE, in questo momento, sono come una coppia separata che vive sotto lo stesso tetto. Chi ha attaccato l'Europa è stata l'Ucraina stessa, apparentemente sabotando il Nord Stream, dove veniva trasportato il gas dalla Russia all'Europa. Paradossalmente, in questo conflitto, chi ha danneggiato l'Europa maggiormente è stata Kiev e non Mosca.


La seconda cosa è che l'Europa sta parlando con lo stesso governo di Kiev sulla ricostruzione. È quanto meno bizzarro. Perché l'Europa dovrebbe prendersi carico della ricostruzione dell'Ucraina? Si parla di uno stato sovrano, indipendente che non ha nulla a che fare con la NATO o con l'Unione Europea. Inoltre, la pressione interna dell'opinione pubblica, specialmente in paesi come la Germania, riguardo agli investimenti in Ucraina è molto forte. Perché alienarsi il popolo per aiutarne un altro, perdendo consensi?


Poi, scrivendo questo post, mi sono reso conto che questa guerra interessava non solo la Russia, ma anche l'Europa molto più di quello che la retorica politica europea dice.

Per cercare di capire quello che sta succedendo, bisogna partire da una sola domanda: che cos'è l'Ucraina?


Piccolo riassunto storico.


Finché gli Zar sono stati al potere, quella che ora chiamiamo Ucraina è sempre stata parte dell'impero russo. Tuttavia, non è mai stato un matrimonio felice. Sotto il tappeto c'era molta polvere. Se si parla di Ucraina e Russia, quella polvere era polvere da sparo.

Quando l'impero russo cadde, con la rivoluzione d'Ottobre del 1917, l'Ucraina prese la palla al balzo e si dichiarò immediatamente indipendente nel gennaio 1918. Quell'indipendenza durò quattro anni. Già nel 1922 fu riassorbita dal nuovo stato sorto dalle ceneri dell'impero russo, ovvero l'Unione Sovietica.

Questo matrimonio univoco forzatamente combinato durò fino al 1991. Quando la guerra fredda finì e l'Unione Sovietica cadde come un castello di carta durante un uragano, l'Ucraina poté finalmente dichiararsi indipendente e camminare da sola, senza il fiato sul collo russo.


Fra tutte le perdite di territori, quella dell'Ucraina fu la più dolorosa per la Russia. Ufficialmente si dice per una questione etnica, dato che molti russi hanno sempre vissuto in Ucraina, in Russia e Ucraina si professa la stessa religione ed apparentemente esiste una sorta di legame invisibile fra Mosca e Kiev. Oltre alla questione etnica, linguistica e culturale, c'era anche un'altra ragione, forse quella più importante.


Perché l'invasione?


Tutti parlano del fatto che la Russia abbia invaso l'Ucraina, perché Kiev voleva entrare nell'Unione Europea e nella NATO. Era convinzione del popolo che la Russia volesse tenere sotto controllo l'Ucraina, sia per un mero fatto di gelosia sia per paura.

La retorica dei giornali e della politica recitava sempre la stessa filastrocca: se l'Ucraina fosse riuscita a entrare nella NATO, il governo di Mosca si sarebbe trovato missili e basi militari della NATO davanti alla porta di casa, trovandosi il "nemico americano" troppo vicino. E di fatto sembrava così! Ogni volta che l'Ucraina tentava di flirtare con l'Europa, la Russia ha detto "non ci pensare nemmeno".

Anche ora, l'invasione, anche solo di una parte dell'Ucraina, è stata la risposta quasi immediata da parte di Mosca all'ennesimo tentativo di Kiev di andare a letto con Bruxelles. Sembra quasi che la Russia stia recitando la parte della ex gelosa e possessiva.

In verità non è affatto così. Il ritardare l'allontanamento dell'Ucraina verso Ovest, quindi verso Washington e Bruxelles, è solo un effetto collaterale molto piacevole. La Russia non ha mai avuto paura dell'Unione Europea. L'invasione non è un atto di cuore, ma un atto di puro pragmatismo. Pensateci, se la minaccia fosse stata solo l'allargamento della NATO, l'adesione di Finlandia e Svezia avrebbe dovuto scatenare una reazione simile, cosa che non è avvenuta.


La vera domanda da porsi è: perché invadere proprio quelle regioni? Insomma, Putin sono ormai anni che dice "firmiamo la pace, se le regioni che abbiamo in mano restano in mano russa!" Come se quelle regioni fossero la cosa più importante del mondo, senza le quali la Russia non sopravviverebbe. Per quale motivo Putin è così ossessionato da quei territori? E perché l'Europa sta facendo di tutto pur di ottenere la liberazione di quei territori? Non si tratta di meri territori, sono asset finanziari travestiti da province.


L'ucraina: una gemma nascosta.


Sebbene si pensi all'Ucraina come un paese ex-sovietico, quindi povero, austero e chiuso nelle sue tradizioni, quello che l'Ucraina è in realtà è qualcosa di molto più prezioso. Non voglio dire che è una superpotenza economica, ma di sicuro ha moltissimo da offire.


Agricoltura.


L'Ucraina possiede circa un terzo delle terre nere (Chernozem) del mondo, un tipo di suolo incredibilmente fertile che richiede pochissimi fertilizzanti.

Quest terreno permette all'Ucraina di essere tra i primi esportatori mondiali di olio di girasole, mais, orzo e grano. Praticamente l'Ucraina è una dei maggiori responsabili della nutrizione di base dell'intero pianeta. Giusto per mettere in prospettiva, l'Ucraina esporta tra i 45 e i 55 milioni di tonnellate di cereali all'anno in 190 paesi del mondo. Prima del 2022, l'Ucraina aveva raggiunto picchi di 50-55 milioni di tonnellate esportate. Era il ritmo che le permetteva di essere considerata il "granaio del mondo". Anche nel 2026 l'Ucraina si stima possa arrivare a svuotare i suoi silos per un totale di quasi 50 milioni di tonnellate.


Ma andiamo ancora di più nel dettaglio.


  • Olio di girasole: L'Ucraina esporta in media tra 5,5 e 6,5 milioni di tonnellate di olio di girasole all'anno., detenendo un terzo dell'export mondiale di Olio di Girasole, confermandosi il primo esportatore assoluto nonostante la crescente competizione. Nonostante le interruzioni dovute alla guerra, il Paese copre ancora circa il 33-40% dell'intero commercio mondiale di questo prodotto. In alcuni anni pre-conflitto, questa quota ha toccato punte del 50%. Solo questo settore genera da solo circa 5-7 miliardi di dollari di entrate annuali per l'economia ucraina. L'Unione Europea importa dall'Ucraina circa l'80% del suo fabbisogno di olio di girasole. È un ingrediente base non solo per friggere, ma per l'intera industria alimentare (biscotti, salse, conserve, prodotti da forno).

  • Mais: L'ucraina rappresenta circa il 10-13% delle esportazioni globali di mais, essenziale soprattutto per la filiera dei mangimi animali in Europa e Asia. Si parla di 25-28 milioni di tonnellate l'anno (l'Ucraina è uno dei primi 4 esportatori mondiali). In una stagione media, le esportazioni di mais generano entrate per l'Ucraina che oscillano tra i 4 e i 6 miliardi di dollari.

  • Grano: Copre circa il 7-9% del mercato mondiale di grano. Si prla di 15-18 milioni di tonnellate all'anno. In termini di puro incasso, il grano genera per l'Ucraina tra i 3,5 e i 5 miliardi di dollari all'anno. Sebbene la quota sembri inferiore rispetto ad altri prodotti, la sua incidenza è critica perché concentrata in nazioni con scarsa produzione interna, fondamentale per il pane in Africa e Medio Oriente. dove qui l'export è vitale per la stabilità sociale per la produzione di pane trattandosi di terreni aridi e desertici.

  • Orzo: 3-5 milioni di tonnellate, generandoper l'Ucraina un guadagno annuale che oscilla tra i 700 milioni e il miliardo di dollari. La Cina e l'Arabia Saudita sono i più grandi acquirenti. L'Arabia Saudita, in particolare, è il primo importatore mondiale di orzo per nutrire i propri greggi di pecore e cammelli. Una parte significativa dell'orzo ucraino è di alta qualità e viene utilizzata per produrre il malto. Se bevi una birra in Europa o in Asia, c'è una probabilità molto alta che il malto derivi da orzo coltivato nelle terre nere ucraine.


Se l'ucraina decidesse di non esportare più grano, ci sarebbe un prooblema enorme di alimentazione. Senza questi volumi, inoltre, i prezzi del cibo nel mondo esploderebbero nel giro di poche settimane.


Risorse Minerarie e Metalli Critici


L'Ucraina detiene circa il 5% delle risorse minerarie critiche mondiali pur occupando solo lo 0,4% della superficie terrestre. Questa enorme concentrazione rende l'Ucraina un Paese rilevante non solo per l'economia europea, ma per l'intera catena di approvvigionamento tecnologica e alimentare globale. Volete sapere quali sono i numeri? Ottimo, facciamo una breve carrellata!


Il sottosuolo ucraino è uno dei più ricchi del pianeta, con depositi valutati complessivamente oltre 15 trilioni di dollari.


  • Titanio: Possiede le più grandi riserve di titanio in Europa, materiale essenziale per l'industria siderurgica e aerospaziale. L'Ucraina è uno dei pochissimi Paesi al mondo a possedere l'intera filiera: dall'estrazione del minerale grezzo (ilmenite) alla produzione del metallo finito. Prima della guerra, l'Ucraina forniva circa il 20% del concentrato di titanio mondiale.

  • Manganese: Ha sotto il suo controllo una delle maggiori riserve mondiali, circa il 20%. È tra i primi tre Paesi al mondo insieme a Sudafrica e Australia. A cosa serve il manganese? Beh, il manganese viene utilizzato per circa il 90% nella produzione di acciaio. Serve a rimuovere le impurità e a rendere l'acciaio più duro e resistente. Non esiste un sostituto economico o efficace. Se vogliamo grattacieli di un chilometro d'altezza, tutti vetrati e di design, i ponti, le navi o i carri armati, serve il manganese.

  • Minerali di ferro: L'Ucraina possiede circa il 10-12% delle riserve mondiali di minerali di ferro, ponendosi al quinto posto al mondo per riserve accertate (dopo giganti come Australia, Brasile, Russia e Cina). Prima del conflitto, il settore metallurgico generava oltre 10-15 miliardi di dollari l'anno. L'Europa è il principale acquirente dove acciaierie italiane, polacche e tedesche dipendono storicamente dal minerale e dalle bramme di ferro ucraine.

  • Litio: L'Ucraina possiede i depositi più grandi d'Europa di litio (stimati in circa 500.000 tonnellate). Perché è cruciale? Se il ferro e il carbone sono stati il cuore del Novecento, il litio è il sangue del nuovo millennio. È il componente insostituibile per le batterie agli ioni di litio. Senza di esso, la transizione verso le auto elettriche e lo stoccaggio delle energie rinnovabili (eolico e solare) è semplicemente impossibile. Chi controlla il litio, controlla l'autonomia energetica del XXI secolo.

  • Cobalto: Non solo, l'Ucraina è strategica anche per il cobalto. A che diavolo serve il cobalto? Viene utilizzato nelle batterie agli ioni di litio (quelle delle macchine elettriche, per intenderci) per evitare che si surriscaldino e per prolungarne la vita. È fondamentale anche per le superleghe dei motori a reazione. Attualmente il mondo dipende quasi totalmente dalla Repubblica Democratica del Congo e dalle raffinerie cinesi. Avere riserve in Ucraina significa, per l'Europa, rompere un monopolio pericolosissimo ed abbattere i costi di trasporto e i tempi di approvvigionamento.

  • Grafite: Kiev è anche famosa per i depositi di grafite, fondamentale per le batterie, ma anche nell'industria nucleare (come moderatore) e nella produzione di acciaio di alta qualità. L'Ucraina ha una delle tradizioni estrattive di grafite più antiche al mondo. La grafite ucraina è di altissima qualità, ideale per essere trasformata in grafite sferica, quella necessaria per le batterie dei nostri smartphone e auto.

  • Zirconio: Ed infine abbiamo lo zirconio. È insostituibile nell'industria nucleare (per i rivestimenti delle barre di combustibile) perché non assorbe neutroni. Anche se ormai l'energia nucleare sembra una tecnologia obsoleta, lo zirconio viene usato anche in ceramiche avanzate, protesi mediche e motori spaziali.

  • Neon: Prima del conflitto, l'Ucraina forniva circa il 70-90% del gas neon di purezza semiconduttore al mondo, indispensabile per i laser che fabbricano i microchip.

  • Uranio: Infine è il primo Paese in Europa per riserve di uranio e il settimo produttore mondiale di energia nucleare.

  • Gas Naturale: Possiede le seconde riserve di gas naturale in Europa (dopo la Norvegia), concentrate soprattutto nelle regioni orientali e nel Mar Nero.

  • Carbone: Il bacino del Donbass ospita una delle più grandi riserve di carbone al mondo.


Con questi presupposti è considerata una "miniera d'oro" sia per l'oggi, ma per l'intera transizione ecologica di domani.


Il Business Plan di Mosca.


Dopo tutta questa carrellata di dati noiosissima, pensate ancora si tratti di una guerra umanitaria e sociale. Questo conflitto non ha mai avuto un aspetto umanitario. Alla Russia, non interessa la vita dei russi in Ucraina. Per i russi in Ucraina non c'è mai davvero stata quella segregazione che Putin ha affermato quando ha annunciato la missione speciale nel lontano febbraio 2022. È stato solo un pretesto banale per attuare un piano molto più cruciale per l'intera Russia e il suo futuro.


Si stima che circa il 60% dei depositi minerari critici dell'Ucraina si trovi in territori attualmente occupati o situati a ridosso della linea del fronte. I depositi più significativi di litio e terre rare (fondamentali per la transizione energetica globale) si trovano nel Donetsk e a Zaporizhzhia, aree sotto occupazione o pesantemente colpite. Inoltre, il controllo russo attualmente si estende su bacini che contengono miliardi di tonnellate di minerale di ferro e una delle maggiori riserve di manganese al mondo.

Alcuni analisti stimano che la Russia controlli giacimenti di materie prime (carbone, metalli e gas) per un valore complessivo che supera i 12,4 trilioni di dollari. Questo è solo la parte mineraria.


Pensate ancora che la guerra abbia in qualche modo a che fare con qualche migliaio di russi segregati? Fateci caso. All'inizio della guerra, l'Armata Rossa era a pochi chilometri da Kiev. Poteva davvero prendere la testa di Zelenskyi, eppure non hanno affondato il colpo, retrocedendo e controllando le zone occupate. Non ha alcun senso arrivare quasi alla capitale e poi indietreggiare, se vuoi conquistare una nazione intera. La Russia ha invaso l'Ucraina perché non voleva perdere trilioni di dollari che fino al 2022 poteva ottenere a prezzi stracciati, grazie ad accordi favorevolissimi con Kiev.


Se l'Ucraina riuscisse ad entrare in Europa, sarebbe un problema enorme, dato che la politica energetica russa si basa ancora sul carbone e gas. Perdere quei territori significherebbe trilioni di dollari da spendere che peserebbero sul budget, sempre se l'Europa fosse disposta a venderli, dopo che Putin ha cominciato il conflitto. Inoltre, con le sanzioni internazionali, la Russia non sarebbe nelle condizioni di comprare nulla dall'Europa. L'Ucraina deve restare in mano russa per la sopravvivenza di Mosca.


Il Business Plan di Bruxelles.


Dall'altra parte, l'Unione Europea non può permettersi di guardare. È nel bel mezzo della rivoluzione energetica e non può permettersi che il suo principale fornitore di materiali critici (come il litio) cada in mano russa. La perdita di quelle regioni sarebbe un colpo enorme a tutta l'economia europea.


La tattica ora è chiara e cristallina. L'Europa aiuta l'Ucraina "finché sarà necessario". È l'unica cosa da fare. Si investe ora per il supporto miliatre, si vince la guerra, e si investe per ricostruire il paese. La vera domanda: che prezzo deve pagare l'Ucraina? Beh, l'Europa ha investito miliardi di dollari in questa guerra. Molto probabilmente, una volta terminato il conflitto, Bruxelles otterrà il controllo delle zone ora occupate dalla Russia. La scusa sarà "per protezione da altri attacchi russi", ma in verità sarà solo un modo per mascherare il furto che perpetueremo in quel dell'Ucraina, quando ci prenderemo possesso di quei 12,4 trilioni di dollari in materiali, più tutti i contratti quasi da furto che faremo ingoiare a Kiev per tutte le altre risorse, specialmente quelle agricole. Kiev ha probabilmente stretto un patto con il diavolo peggiore, perché più subdolo, mascherato da angelo. L'Ucraina, stretta tra due fuochi, sta perdendo la sua sovranità in ogni caso: o per annessione violenta (Russia) o per "debito di riconoscenza" economico (UE).


Lo so che ora siamo tutti arrabbiati, perché si spendono miliardi "a fondo perso" che mancano per qualsiasi altra cosa in politica interna. Però si deve anche comprendere il perché di tale scelta. Un politico ragiona in questo modo: se devo spendere anche 200 miliardi, per ottenere 12,4 trilioni di dollari (60 volte il valore investito), direi che è un grande investimento. È come se andassi nel mercato finanziario, investissi un euro e ne guadagnassi 60. Non lo fareste?


L'alternativa sarebbe non spendere quei 200 miliardi oggi, lasciando tutto in mano russa. Ma a quel punto, nei prossimi trent'anni, l'Europa si ritroverebbe a pagarne decine di trilioni per ricomprare quelle stesse risorse. Mosca venderebbe il litio, il ferro e il grano a prezzi gonfiati sia dal monopolio, che dalla ripicca politica. Non spenderne 200 oggi significherebbe accettare una condanna a morte economica, pagando un conto totale che — tra inflazione energetica e dipendenza — potrebbe superare di cinque o sei volte il valore intrinseco dei giacimenti stessi.


Ricapitolando, da un lato abbiamo un investimento di 200 miliardi che porterebbe almeno 12,4 trilioni in risorse (anche molto di più con la vendita), dall'altro abbiamo l'idea di "spendere quei 200 miliardi in casa nostra" (l'idea dei movimenti populisti), lasciare che la Russia si prenda quelle risorse e ci costringa a spendere anche 40 trilioni per le stesse risorse che potevamo avere gratis.


Piccole riflessioni.


In questa partita a scacchi, l'Ucraina è la scacchiera, non il giocatore. È il terreno su cui si decide chi controllerà la transizione tecnologica dei prossimi cinquant'anni. Se la Russia vince, l'Europa diventa un cliente sottomesso ai prezzi di Mosca. Se l'Europa (e l'America) riescono a mantenere l'influenza su quei territori, avranno assicurato la sopravvivenza del sistema industriale occidentale per il prossimo secolo.

È cinico? Terribilmente. Ma è la realtà.


Mentre in Medio Oriente si cerca di riaprire uno stretto a colpi di trattati per evitare che il prezzo del petrolio affondi le borse, in Ucraina si combatte per decidere chi possiederà il "petrolio del futuro": il litio, il titanio e il neon. La differenza è solo nello strumento: diplomazia per il vecchio mondo, droni e sangue per quello nuovo.


Alla fine, non si tratta di valori, di democrazia o di protezione delle minoranze. Si tratta di chi avrà le chiavi della cassaforte. L'Ucraina ha commesso il grande errore di essere troppo ricca nel momento in cui il mondo ha più fame di risorse.

Siamo disposti a spendere 200 miliardi per guadagnarne 12 trilioni? I nostri governi hanno già risposto di sì. La vera domanda è quanto valore diamo al fatto che, in questo gigantesco investimento finanziario chiamato guerra, la "valuta" corrente sia la vita di migliaia di persone che credevano di combattere per la libertà, mentre stavano solo difendendo il bilancio dei futuri padroni del mondo.


Benvenuti nell'economia moderna. Benvenuti nel mondo reale.


M.



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