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La Coppia che Esplode.

  • Immagine del redattore: Mauro Longoni
    Mauro Longoni
  • 1 apr
  • Tempo di lettura: 14 min
A couple holds a split red heart, facing each other against a pink background. He wears a bow tie; she wears a dress. Emotive and tense mood.

Siamo in un periodo di fondamenta molto labili. Tutto viene messo in discussione, tutto cambia, tutto si evolve. Non fraintendetemi, sono favorevole al cambiamento, quando porta qualcosa di positivo. Purtroppo spesso non va esattamente tutto come deve andare. È affascinante notare che un ideale positivo si trasformi in dramma: si cerca la pace in Medio Oriente, si uccide; migliora la tecnologia, diventiamo più stupidi, il mondo cerca di diventare unito, il razzismo esplode.


Anche in amore capita la stessa cosa: si cerca parità, si ottiene odio. Solo l'umanità è in grado di prendere qualcosa di bello come una coppia felice ed innamorata e trasformarlo in qualcosa di orribile, fatto di risentimento, perdita, delusione e senso di smarrimento. Come è possibile che l'amore in questo periodo storico sia la cosa peggiore che possa capitare nella vita di una persona?


È tempo di capire da dove siamo partiti, cosa abbiamo dovuto affrontare e dove siamo ora. Sopiler: siamo nel panico più totale. Un passo alla volta.


L'amore come potere.


In principio l'amore non esisteva. O meglio, esisteva come sentimento, ma non era un dettaglio utile per vivere. Se ora si convive o ci si sposa "per amore", per millenni l'amore non ha giocato assolutamente alcun ruolo. La coppia si creava a tavolino. Due famiglie, potenti o meno, usavano i figli (maschi e femmine) per creare alleanze politiche e militari, forzando le due vittime innocenti a vivere insieme per il resto della loro vita (corta, per fortuna), creando anche una nuova generazione di esseri umani da usare per altre alleanze e accrescere il potere. Tutto era discusso e concordato sopra le teste dei futuri sposi e sigillato con un patto scritto con reciproci obblighi e doveri. I genitori beneficiavano dei frutti mentre le vittime erano sia ragazze che ragazzi, spesso adolescenti o ancora più giovani, e ne pagavano il prezzo amaro e salatissimo. Poteva capitare che i due, anche se forzatamente insieme, si trovassero e si innamorassero per davvero. Evento davvero raro, ma poteva capitare.


Succedeva nei regni antichi, nel Medioevo, nel Rinascimento, e fino all'inizio del 19esimo secolo, secolo in cui nacque l'idea della "coppia innamorata", grazie al Romanticismo e alle prime spinte dei movimenti femministi.

"Eh, ma non è vero, perché su Netflix si vedono coppie del passato innamorate!" Sono consapevole che Hollywood ha creato serie TV, anche di successo, dove le donne e gli uomini si sentivano liberi di scegliere la persona per la vita andando persino a rompere convenzioni sociali e tradizioni secolari, senza che nessuno dicesse nulla. Anzi, in queste serie, madre e padre accettano quella ribellione con il sorriso sulla bocca con tanto di sguardo orgoglioso. Ma la realtà era molto più opprimente di così. Storie come Romeo e Giulietta o Tristano e Isotta sono esempi perfetti per descrivere la coppia nel passato. Sono altrettanto consapevole dell'"Amor cortese" protratto da Dante, Petrarca e Boccaccio durante il 13esimo secolo. I grandi poeti cantavano l'amore proprio perché era un'entità separata dal dovere coniugale. Era un esercizio spirituale o estetico, mai domestico. Per non parlare del fatto che sì, sono tutti sonetti d'amore, ma sono tutti amori non corrisposti.


Se l'amore non giocava un ruolo nella creazione della coppia, di sicuro lo giocava nel mantenimento della sanità mentale. Anche se la storia non ne parla troppo spesso, qua si va solo di speculazione, sono convinto che la coppia stessa accettava il tradimento. Lui tradiva lei e lei tradiva lui. Se solo le mura dei castelli di Francia, Inghilterra o Germania potessero parlare.


L'amore come motivo.


Uomini e donne erano intrappolati in un gioco perverso. Tuttavia, va anche detto che sia donne che uomini portavano avanti questo gioco ogni singola volta. Per millenni i padri combinavano figlie e figli per potere. Quando poi, specialmente le figlie, diventavano a loro volta madri, quelle stesse neo mamme non muovevano un dito quando il marito combinava la povera innocente in un altro matrimonio e così via, di generazione in generazione.

"Eh, ma le donne potevano ribellarsi!" Sì, se avessero avuto un motivo per ribellarsi. Per quel tempo il matrimonio era visto come protezione dell'asset e incremento del potere. Andava bene per tutti. Ci sono state anche regnanti donne e donne vedove, che hanno tranquillamente combinato matrimoni senza dire una parola riguardo alla correttezza di tale gesto. Il matrimonio per interesse è racchiuso in quella mentalità del passato dove nessuno combatteva per il genere, ma per la propria famiglia o per ottenere più potere.


"Ma allora, se tutti accettavano questo gioco del potere, perché l'immagine dell'unione di uomo e donna è cambiata? Non c'era motivo di tale cambiamento." Vero, quello che accadde fu che l'umanità (beh, diciamo gli uomini in prima linea) ha semplicemente posto il problema dell'autodeterminazione.


Dall'illuminismo in poi si è accentuata l'idea del singolo come individuo meritevole, invece che di asset, mettendo in discussione tutto, anche il rapporto fra uomini e donne. L'idea che l'amore debba essere il motivo e la base di un'unione è un concetto che ha iniziato a prendere piede solo con i lumi della ragione.

Tuttavia si aveva ancora l'antico regime, quindi c'era ancora la legge secondo la quale tutto il patrimonio andava al figlio maschio primogenito per non frammentare la proprietà. Gli altri figli e figlie dovevano essere "sistemati" con matrimoni strategici o in convento. Come vedere, tutti erano colpiti, a parte il primogenito. Gli altri, maschi e femmine, erano fregati. Lo erano da sempre.


Per la caduta del vecchio sistema di accoppiamento, il XIX secolo è stato il vero punto di svolta. Durante il romanticismo si capì che quella legge era una bella schifezza, evolvendo una parte di diritto civile in maniera drastica. Le nuove leggi imposero la divisione dell'eredità tra tutti i figli. Questo rese i singoli individui (comprese le donne, in certi contesti e giurisdizioni) proprietari di una quota di ricchezza. Se hai già una tua dote o una tua eredità garantita per legge, il matrimonio non è più l'unico modo per non morire di fame.


Ora, il fatto che le donne siano viste come le fautrici di tale cambiamento, non è proprio vero. Si ha questa concezione che le donne hanno combattuto e vinto, liberando se stesse e anche gli uomini dalle catene, dicendo semplicemente: "No, non mi sposo per far più potente la mia famiglia, ma solo per amore!". Apparentemente con una semplice frase, la donna ha distrutto il gioco. Un potere quasi divino.


L'autodeterminazione colpiva anche l'uomo allo stesso modo in caso di matrimonio. Diciamo che il cambiamento fu dettato non dalla donna, ma dalla volontà maschile di uscire dal casino che loro stessi avevano creato, dato che anche loro erano soggetti ai matrimoni combinati e, di vivere con una persona che non si amava, non ne avevano più tanta voglia. Sì, anche noi uomini abbiamo sentimenti. Quindi sono stati gli uomini che, rompendo le catene e capendo gli errori fatti, di conseguenza, hanno liberato anche le donne.


Questa indipendenza economica potenziale è ciò che ha dato il potere alla fanciulla di dire "No" al candidato scelto dal padre, cominciando ad avere il diritto di veto. Potevano dire: "Non mi piace, cercatene un altro". Il "gradimento" divenne la nuova moneta di scambio. Ci furono donne che nell'Ottocento rimasero single per anni, ben oltre l'età "prestabilita" dalla società per il matrimonio. Lo svincolo di dover "sistemare tutti i figli non primogeniti" ha fatto sì che si passò da meri matrimoni economici a matrimoni di convenienza con gradimento. In poche parole, la combinazione era sempre un bel dito dove non batte il sole per tutti i partecipanti, ma si poteva scegliere il male minore o, nei casi più fortunati, il principe azzurro sul cavallo bianco.


L'amore come Prigione.


Quando le gabbie del matrimonio combinato furono distrutte e i loro partecipanti riuscirono finalmente a "rivedere le stelle", quello che si palesò fu una sola cosa: e ora? Quali sono le nuove regole del gioco?

C'era bisogno di un nuovo ordine, ma questa volta doveva essere un patto equo fra le parti che avrebbe dovuto consegnare a entrambi i sessi la possibilità di innamorarsi e condividere la propria vita con la persona del loro cuore. Non ci dovevano essere interessi, politica o prestigio: solo amore e tenerezza.

Spoiler: è andata uno schifo! Quel contratto è stato un dramma su tutta la linea, portando i sessi a una guerra civile mai vista prima nel terzo millennio.


Certo, con l'andare del tempo i matrimoni combinati furono un lontano ricordo. Già dall'inizio del XX secolo, i matrimoni erano fatti con l'idea del sentimento come base di un rapporto duraturo e stabile.

Tutto molto bello sulla carta, salvo un piccolo dettaglio: la libertà di una donna era ancora molto lontana. Quello che succedeva, e succede anche oggi, è la seguente concatenazione di fatti: lei incontra lui, si innamora, si sposa e resta a casa a "custodire il focolare domestico e educare i figli". In poche parole, l'uomo lavorava e la donna stava a casa, mantenuta dal marito, a pulire casa e gestire i figli. Come ho detto, concezione che si ha tutt'ora.


Le donne e gli uomini sono passati dalla gabbia contrattuale a una gabbia economica. Perché entrambi i sessi si sono messi a giocare un altro gioco malsano. Da una parte la donna ha "accettato" il ruolo di gestore, mentre l'uomo si è preso il ruolo di colui che porta a casa il pane. Sembra quasi di leggere il neolitico. Da un lato abbiamo frustrazione sociale, perché le donne erano tornate ai tempi dell'Antica Roma, con qualche libertà in più, dall'altra abbiamo una pressione sociale enorme, perché l'uomo doveva essere in grado di provvedere alla sua famiglia: niente malattia, niente debolezza, solo lavorare e fare soldi. Entrambi soffrivano equamente. Pensa che schifo!

La cosa che rende questo gioco ancora più perverso è che si introdusse un altro giocatore: la società. Essa giocava, e gioca ancora, il ruolo di garante dei ruoli: appena una coppia si comportava diversamente (magari con ruoli invertiti), tutti parlavano (sparlavano), la coppia ritornava a rispettare le regole del gioco, riportando quel flusso costante e ordinato.


Quello che mi chiedo è: perché? Come mai la coppia ha deciso volontariamente di passare da un massacro mentale a un altro?

Onestamente non lo so. Potrei dire che in Europa, nazismo, fascismo e comunismo esaltavano l'idea della famiglia con queste dinamiche e che la società si sia dovuta adattare, per sopravvivere un altro giorno. Però il discorso non torna, perché il tutto è durato fino al 1945. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le dittature furono spazzate via. Posso capire che, con il trauma della Seconda Guerra Mondiale (fatta di distruzione e precarietà) ancora negli occhi, l'Europa aveva una fame disperata di stabilità. Il modello "focolare e stipendio fisso" offriva un senso di sicurezza che il caos della guerra aveva cancellato. Tuttavia gli Stati Uniti, con tanto di democrazia, provano che anche con stabilità interna e democrazia le donne avevano lo stesso destino. Mi è incomprensibile notare come, cambiano i regimi, le persone e le culture, ma nel XX secolo, le donne a casa in cucina e l'uomo a lavorare.

Comprendo che l'economia industriale del XX secolo era davvero tosta e la fabbrica/ufficio aveva bisogno di un lavoratore concentrato al 100%, e posso anche comprendere che questo era possibile solo se qualcuno a casa gestiva tutto il resto.


Però la domanda resta aperta: con tutto quello che le donne hanno ottenuto, perché tornare indietro ed essere in balia dell'uomo? E se tutta questa "libertà" fosse solo un'illusione? E se, ancora peggio, alle donne andasse bene così?


L'amore come Opportunismo.


La prima metà del XX secolo la si potrebbe riassumere così: accettazione del benessere. Una volta sposate, le donne stavano a casa e l'uomo lavorava. Eppure dal dopoguerra in poi, le donne potevano lavorare. Tuttavia, con un anello al dito non sbattevano ciglio e accettavano di pulire, cucinare e badare ai figli. Sembra follia, invece è completamente logico.


Si devono guardare le due generazioni precedenti. Quando la prima rivoluzione industriale scoppiò, nacquero le "donne proletarie", donne che lavoravano in fabbrica. Oltre a queste donne, c'erano quelle che lavoravano nei campi e nelle filiere. Erano tutti lavori sottopagati, con zero diritti e turni massacranti. Quelle giovani donne erano le nonne o bisnonne delle donne del XX secolo, perlomeno della prima metà, periodo che ha impregnato tutto il Novecento e anche il terzo millennio.


Con lo scoppio del boom economico in tutto il mondo, per la prima volta una coppia poteva permettersi casa, macchina ed elettrodomestici con un solo stipendio. Con ciò, per la donna, lo "stare a casa" non fu un dramma, ma un traguardo sociale. Dopo generazioni di donne lavoratrici, finalmente poteva essere libera. Rispetto alle nonne che spaccavano la schiena nei campi o nelle filande, stare in una cucina moderna con la lavatrice era percepito come "emancipazione dalla fatica", non ancora come "segregazione". Incredibilmente, per una donna il matrimonio era la fine della "segregazione" (andare a lavorare) e l'inizio della libertà (vita senza lavoro).


Questo traguardo, però, non era senza un prezzo da pagare, anche salatissimo.

Sì, una donna si sentiva libera, ma anche in gabbia. Il grande nemico delle donne, creato da donne e uomini, è il vuoto morale. Tema dannatamente attuale.


Partiamo dal principio. Una donna nel XX secolo poteva studiare e laurearsi. Dopo gli studi, da single, era "costretta" a lavorare per guadagnare soldi. Quando il matrimonio incombeva, anche se lei aveva un grande lavoro, mollava tutto. In verità l'istruzione non era un vero e proprio mezzo per una carriera, ma solo uno strumento per diventare "buone madri istruite" (quello che gli americani chiamavano Mrs. Degree).


C'erano tre motivi per cui una donna mollava tutto: due belli, uno orribile. Partiamo dalla parte bella. Il primo motivo è che una donna era finalmente libera dalle catene capitaliste. Secondo, il restare a casa era un sinonimo di benessere e orgoglio.

Il terzo motivo, quello orribile, è che, fino a metà secolo, in molti paesi esistevano leggi (o prassi aziendali) che obbligavano le donne a dimettersi appena sposate. Il motivo? Una donna che lavorava dopo il matrimonio era spesso vista con pietà ("Poverina, il marito non guadagna abbastanza") o sospetto ("È una cattiva madre"). La pressione sociale per la coppia, non solo per una parte, era un muro invisibile ma d'acciaio.


Paradossalmente le donne avevano accettato il benessere con il sorriso, pensando che fosse l'inizio di qualcosa di grandioso, convinte che la realizzazione passasse solo per la lucentezza del pavimento e il successo del marito, portandole purtroppo a vivere uno stato di angoscia. Quella casa era diventata l'unico posto possibile ed accettato in cui una donna poteva stare. La mistica della femminilità di Betty Friedan (1963) lo descrive perfettamente. Incredibilmente, la gabbia era tornata ed era anche visibile, come nella vecchia e cara Atene.


L'amore come zavorra.


Quando la misura fu colma, le donne lottarono. La seconda metà del XX secolo è fatto di grandi traguardi.

La divisione dei ruoli fu ufficialmente fu sempre la stessa. Però qualcosa cambiò. Quel sentimento di benessere degli anni 50 e 60, fu sostituito da frustrazione. Le donne, con tutti i diritti che avevano, non potevano fare una carriera da sposate. Era paradossale che potevano votare, divorziare, abortire, decidere del proprio corpo, autodeterminarsi, ma non fare carriera. Negli anni 90, le donne, seppure libere, erano nel mondo del lavoro solo segretarie, bidelle nelle scuole, cuoche nelle mense e "donne tappezzeria" nelle televisioni. Tutti i ruoli chiave erano nelle mani degli uomini.


Solo negli anni 2000, le donne si sono inserite pesantemente nel mondo del lavoro. Il motivo è molto sottile. Se una donna fa figli, lei resta a casa. Ma se non ne ha? Continua a lavorare. Questo è quello che successe. Molte donne, rispetto al secolo precedente, cominciarono ad avere quella consapevolezza che il ruolo di madri e mogli stava stretto. Non era una questione che le donne non volevano sposarsi o essere madri. Non era questo il punto. Il centro del discorso era che "il mondo ci deve vedere per quello che siamo, non per quello che possiamo essere". Il concetto di donna, come l'altra faccia della medaglia sociale, divenne sempre più predominante nella logica femminile. La consequenza fu che le giovani donne, fino alla metà dei 30 anni, magari si sposavano, ma non facevano figli, portando, anno dopo anno, sempre più donne a partecipare nel mondo del lavoro, facendo anche carriere brillanti.


Siamo nel 2026 e uomini e donne lavorano alla pari. Abbiamo raggiunto la parità, un concetto bello, ma sta arrecando danni davvero pesanti.

Il fatto che una donna lavora nella coppia, alla pari di un uomo, ha mandato il sistema in corto circuito dando la colpa all'uomo di tale danno. La retorica è la seguente: il patriarcato ha ridotto il ruolo della donna a moglie e casalinga. La responsabilità della rottura dell'equilibrio ricade non sul "maschio cattivo" sulla mutata volontà femminile.


La donna accettò di buon grado lo stare a casa. Lo vedeva come un progresso sociale. L'uomo, dal canto suo, ha accettato la cosa e ha basato la sua vita su questa concezione, dato che è stata la donna stessa a rinchiudersi in quel ruolo, vedendolo come fantastico. La donna ha letteralmente dato carta bianca all'uomo di controllare il mondo del lavoro. Quando poi lei, dal nulla, ha cambiato le carte in tavola, visto il benessere che l'uomo aveva, ha rotto un equilibrio che ha creato con una sua stessa scelta NON OOBBLIGTATA.


Ora le donne vogliono che il concetto di coppia venga cambiato, perché lei si è stufata di avere l'etichetta della moglie e mamma. Essa vuole essere dentro la coppia, prima donna, poi forse mamma e moglie. In questo modo può fare soldi...gli stessi soldi che aveva rifiutato per decenni. Ma è stata lei ad accettare tale ruolo! Nessuno glielo ha imposto! Nelle frange più estreme ci sono addirittura donne SPOSATE che hanno attivato la "rage mode", urlando al mondo "sono una donna indipente", "sono una donna libera" e "il mio uomo non ha alcun potere su di me". E quando mai lo ha avuto nella coppia? Forse nell'antica Roma e Grecia.


L'uomo, a questo punto, si ritrova a chiedersi: "che colpa ho se non vi sta più bene qualcosa che avete accettato voi stesse?" Basta parlare come persone civili e si trova una situazione. No, ora il mantra è solo uno: incolpare l'uomo di crimini che non ha commesso e denudarlo del potere che le donne stesse gli hanno concesso.

La reazione del genere maschile è eloquente: "quale cavolo è il mio ruolo?", "Se nella coppia lei provvede per se stessa, io che ci sto a fare?", "Che utilità ho nella coppia? Solo il bersaglio del suo odio e della sua frustrazione?" Tranquilli, il ruolo è sempre quello, le regole sono cambiate.


Le donne moderne devono essere single nella coppia, quindi decidere come un singolo e non insieme all'uomo, come un team. Vedono il rapporto come un peso, convinte che il probabile marito la boicotterà e il figlio sarebbe la fine della sua identità come donna. Inoltre è stufa di avere il ruolo di colei che si prende cura dell'uomo. Nel periodo del suprematismo vaginale, il rapporto ideale deve essere che lui deve prendersi cura di tutto e lei deve essere onorata solo perché è donna e libera di fare qualsiasi cosa, perché sì! Ricordiamo che è stata lei ha voler fare la mogliettina, trovandolo meraviglioso.

Hanno evoluto il "coppia" in un concetto incredibile: io lavoro e faccio soldi, tu lavori e fai soldi, tu provvedi a tutto, i miei soldi sono miei, i tuoi soldi sono miei". Il motivo? Perché una donna è apparentemente una divinità...una principessa infallibile da adorare sempre. Appena lui dice qualcosa, o mette in discussione il ragionamento femminile o cerca di bilanciare lo status quo, scatta il divorzio (diritto dato dagli uomini) e lui cede il 50% di tutto quello che ha, perde la casa, la custodia dei figli e sarà sempre indebitato.

E poi ci si chiede perché si divorzia, le donne sono disperate perché non trovano un compagno (chi le vorrebbe delle tiranne in casa?) e gli uomini sono felici da soli.


Conclusione.


Siamo partiti da un mondo dove l'amore non contava nulla e siamo arrivati in un'epoca in cui l'amore è il peccato più grande. Abbiamo abbattuto le mura dei castelli, abbiamo stracciato i contratti patriarcali e abbiamo dato a ogni individuo il potere di dire "No". Abbiamo ottenuto la parità sulla carta, ma abbiamo generato il risentimento nei fatti.

Il vero dramma della coppia moderna è che cerchiamo di abitare una struttura che non ha più fondamenta. L'uomo è stato spogliato del suo ruolo di protettore e fornitore — un ruolo datogli dalla donna, contenta di quello che sta per sucedere. La donna, dal canto suo, ha reclamato il diritto di essere individuo prima che madre o moglie, ma spesso si ritrova a pretendere i privilegi del vecchio mondo (la protezione economica) insieme alle libertà del nuovo (l'autonomia totale), rinnegando la scelta fatta.

Il risultato è un corto circuito emotivo.


Le donne urlano la loro indipendenza mentre sognano il principe azzurro che paghi il conto; gli uomini si ritirano in un silenzio rancoroso, sentendosi superflui e, al tempo stesso, costantemente sotto accusa. La coppia non è più un'alleanza per la sopravvivenza, ma un campo di battaglia dove si negozia ogni giorno un potere che nessuno dei due sa più gestire.

Forse la verità è che l'umanità non era pronta a tanta libertà. Abbiamo scoperto che è molto più facile lottare contro una legge ingiusta che imparare a guardarsi negli occhi quando non si ha più un ruolo predefinito a cui aggrapparsi. In questa "assoluta confusione", la coppia felice è diventata un'eccezione miracolosa o un reperto archeologico.


"Com'è possibile che l'amore sia diventato la cosa peggiore che possa capitarti?" Forse perché l'amore, da solo, non può reggere il peso di un mondo che ha dimenticato il significato della parola "sacrificio" in favore del culto dell' "Io". La gabbia è aperta, ma fuori non c'è il paradiso: c'è solo uno specchio che ci rimanda l'immagine della nostra stessa, incontentabile, solitudine.


M.

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