Il lavoro perfetto (non) esiste!
- Mauro Longoni
- 4 ore fa
- Tempo di lettura: 10 min

Fino a quando questo blog non diventa abbastanza popolare da permettermi di guadagnare come con un lavoro a tempo pieno (o anche di più), devo necessariamente trovare un lavoro, cercando di conservarlo il più a lungo possibile e, in caso di perdita, trovarne un altro rapidamente. Questa è la teoria. Attualmente, però, mi trovo nella situazione di essere in cerca di lavoro da oltre un anno senza aver ancora trovato nulla.
Tuttavia, ho dei risparmi che mi consentono di restare a casa a cercare un lavoro e nel mentre a portare avanti questo blog.
Perché parlo del mio dramma? Con questo post vorrei usare la mia disastrosa esperienza personale per cercare di capire una cosa molto semplice: che cosa occore per definire il proprio posto di lavoro perfetto? Non, bello, non interessante, ma perfetto? Tiriamo fuori qualcosa di buono da qualcosa di brutto. Ho pensato a lungo a quello che si potrebbe definire un lavoro perfetto. La cosa divertente è che non c'è molto di cui parlare, tuttavia quello che ho pensato è così irrealizabile, che sembrava di stare con Biancaneve mentre parlava con gli uccelli. Potevo evitare di parlarne e la cosa sarebbe finità lì. Però io sono un gran masochista, quindi ne voglio comunque parlare.
La mia esperienza.
Per questo post userò la mia vita per avere una base per il ragionamento dell' intero post. D'altronde è l'unica esperienza che posso condividere liberamente. Ne conosco anche altre di storie lavorative ancora più aberranti della mia, ma purtropo la mia rimane l'unica accessibile.
Partiamo dalla mia prima esperienza. Si trattava di un praticantato di 18 mesi come geometra a Milano, mia quasi città natale, dato che sono nato a un paio di chilometri di distanza. L'esperienza è durata sei mesi, durante i quali ho fatto 50 ore settimanali a 500 euro mensili SENZA CONTRIBUTI E ASSISTENZA SANITARIA, per sentirmi dire che ero incompetente, stupido e lavativo. Inoltre, ho assistito a qualcosa che sono piuttosto sicuro fosse illegale: un giorno, dal nulla, i colleghi del reparto in cui stavo lavorando hanno cominciato a guardare un porno. La cosa bella? Anche il caporeparto era lì e accettava la cosa con il sorriso, come se fosse qualcosa di divertente e normale. Ah, inoltre ogni mese non mi volevano pagare il rimborso spese, non perché non avessi lavorato, ma perché era in un formato diverso da quello che si usava in ufficio, anche se era stato concordato così, e mi contestavano puntualmente ogni voce che mettevo. Grato di aver perso quel posto.
Nel 2013 mi sono trasferito in Germania, ma purtroppo la situazione non è migliorata. Ogni azienda aveva un problema di fondo, comune anche alle aziende italiane: mancanza di prospettive, immobilità e pochi soldi. Sono decenni nei quali si inizia un lavoro e si va in pensione facendo lo stesso lavoro. Si tratta di una sorta di ergastolo. Non importa quanta esperienza hai, quanto talento mostri e se sei competente, tu rimani lì, esattamente in quella scrivania, in quell'ufficio con quei compiti. In dieci anni di lavoro in Germania (dal 2015 al 2025), ho cambiato circa sei aziende, senza mai rimanere in una per più di un anno. Ho lavorato per circa sei anni e sono stato disoccupato per quattro. Firmavo ogni contratto con l'idea di fare il lavoro per cui ero pagato e tornare a casa. Peccato che, una volta firmato, quei compiti venivano ridistribuiti o cancellati, facendomi rimanere di fatto dentro un'azienda a scaldare letteralmente la poltrona.
Come me, anche moltissimi altri lasciano il posto di lavoro per questo e per moltissimi altri motivi.
È un problema, poiché i dipendenti se ne vanno e le aziende non comprendono il motivo. Questo ci riporta alla mia domanda iniziale: cosa deve offrire un lavoro per essere considerato ideale? Un ambiente di lavoro ideale trattiene i dipendenti all'interno dell'azienda, permettendo all'azienda di pianificare il futuro su basi solide. Dai che ci mettiamo a ridere e bestemmiare, notando con dispiacere che il mondo del lavoro fa ancora più schifo di quanto pensiamo.
Il lavoro perfetto
Trasparenza.
Il problema parte immediatamente, ancora prima che si parli con la stessa azienda. Quando si leggono gli annunci, tutto sembra perfetto: grandi opportunità, grandi benefici e quell'idea che tutto sembri meraviglioso. Perciò ci si casca, ci si candida, si fa di tutto per avere quel posto, pensando che sia bello, e poi si comincia a lavorare. Immediatamente ci si rende conto che quello che si è letto nell'annuncio e che si è cercato in tutti i modi di avere non è per nulla la realtà: le opportunità non esistono, i benefici sono solo in certi casi e non per tutti e quella meraviglia era solo sterco pitturato d'oro.
Dato che cambiare una società è difficile, almeno cambiamo la comunicazion. Sarebbe bello che non si mentisse spudoratamente. Sarei più contento se un'azienda scrivesse negli annunci "facciamo schifo come azienda, non diamo nessuna chance e privilegio, il candidato entra a lavoro, non sa quello che gli aspetta, rimane a di più di quello concordato e se ne va a casa esausto. In cambio gli diamo dei soldi solo per sopravvivere!"
Se leggessi una cosa del genere sarei sollevato (contento sarebbe troppo), perché significa che l'azienda non sta mentendo, ma dicendo la verità. Almeno quando mi candido saprò in anticipo che quel posto sarà un ambiente brutto e per nulla stimolante. Almeno lo so in partenza e mi preparo, non che vengo ammaliato dalla perfezione, quando la perfezione non è di casa.
Poi abbiamo il dramma della grande famiglia. Sapete, no? Quell'idea che nell'azienda si balli, canti e girino unicorni per i corridoi dell'edificio.
Non so per quale motivo, ma tutte le aziende scrivono che nella loro azienda c'è un clima cordiale, familiare ed esiste una gerarchia orizzontale, dove tutti sono sullo stesso livello.
A parte il fatto che non esiste la "gerarchia orizzontale", perché il capo sarà sempre sopra di te. Deve esserlo, altrimenti che senso avrebbe?
Sarà una gerarchia verticale, con linee di comando rigide a compartimenti stagni, dove nessuno ascolta nessuno, dove ulla cambia, dove tutti pensano a se stessi e qualunque critica sarà vista come un affronto personale.
Sarebbe bello se le aziende mettessero nei loro annunci "non solo facciamo schifo come azienda, ma anche come persone non siamo da meno!"
Home office.
Non parlo di smart working, perché vorrebbe dire cambiare completamente la struttura societaria e lavorativa dalle fondamenta. Vista la classe politica e dirigente così vecchia, dubito che si abbia voglia di cambiare.
Mi basta anche l'home office. Capisco che in molti ambiti, come nei trasporti, manutenzione e logistica, è impossibile avere l'home office, ma in un lavoro d'ufficio? Che io risponda al cliente da casa o dall'ufficio, che cavolo cambia? Che io prenda parte a quelle inutilissime call aziendali dal letto di casa mia o dalla mia scrivania non fa alcuna differenza. Capisco che, durante il periodo di prova, si voglia vedere come lavora il nuovo arrivato, ma dopo?
Se lavoro da anni nella stessa azienda e faccio le stesse cose, che senso ha andare a lavorare in ufficio? Fammi lavorare da casa. Ma non si può, perché i datori di lavoro pensano che "a casa si lavora di meno" e "serve il contatto umano". Punto primo:, sappiate, miei cari datori di lavoro, che un lavoratore comunque può produrre poco anche in ufficio, trovando mille scuse per non fare il suo lavoro. Punto secondo: non ho bisogno di relazionarmi con persone che vorrei vedere soffrire di dissenteria.
Mettete questo cavolo di home office standard a partire dalla fine del periodo di prova (periodo che dovrà sempre durare sei mesi, non di più, evitare che il datore faccia il furbo e impeedisca al dipendente stare a casa a lavorare).
Se ci si pensa, anche l'azienda stessa dice "vogliamo lavoratori che lavorino in maniera autonoma!". Nel mio mondo, quando qualcuno dice così, mi aspetto che non ci sia controllo assillante. Il capo si aspetta solo che il lavoro sia fatto bene ed in tempo. Il come e il dove non dovrebbe essere un problema, giusto? Allora perché un lavoratore deve sempre stare a lavoro? A meno che quella "fiducia" che l'azienda dice di avere non è presente per nulla.
Soldi.
La mia idea non ha nulla a che fare con la quantità di soldi. O meglio, non solo. Tutti adoriamo fare un mucchio di soldi. Però so anche che i soldi devono essere dati in base alla quantità di responsabilità e di lavoro che si ha nell'azienda. L'aspettativa onesta di un lavoratore dovrebbe essere quella di ottenere uno stipendio che sia adeguato al lavoro che facciamo e al tempo che gli dedichiamo. Il pretendere soldi solo perché "lavoro da molto tempo" è una cavolata immensa.
Il conflitto personale che ho con i soldi è che quella somma resta uguale. E voi direte "Grazie per la grande verità che nessuno sapeva!" (ovviamente sono sarcastico). Il mio problema non è la quantità di denaro, ma quello che posso comprare con quella somma. Per via dell'inflazione, il mio netto è sempre di meno. Se ci fate caso, con 3000 euro lordi al mese ora a malapena si sopravvive, 30 anni fa si faceva una grande vita.
Sarebbe bellissimo che lo Stato si assuma l'obbligo legale di adattare automaticamente lo stipendio dei lavoratori all'inflazione, in modo tale che i lavoratori abbiano sempre lo stesso potere d'acquisto. Se ci pensate, la politica ha creato l'inflazione sistematica al 2%, che si assuma la responsabilità del suo errore. Che bello sarebbe! Per tutta la vita avresti lo stesso potere d'acquisto. Il che aiuterebbe a pianificare il proprio futuro, sapendo che per tutta la vita puoi permetterti un determinato range di beni e servizi. Almeno si sa sempre se si é poveri, super poveri o meno poveri.
Un ufficio proprio.
L'idea dell'ufficio proprio non ha nulla a che vedere con un lavoro d'importanza. Certo, un bell'ufficio confortevole, con drink gratis e una bella vista sarebbe il sogno di molti. Però non tutti possono aspirare a tanto. Per quel che mi riguarda, sarei felicissimo di avere un lavoro umile, ma con uno spazio mio. Mi starebbe bene persino uno spazio di due metri quadrati, magari di fianco alle scope e ai detersivi. Basta che la stanza abbia quattro mura, un soffitto e una porta.
Io, come moltissimi altri, non sopporto l'idea di lavorare in una sala enorme con altre persone, senza avere alcuna privacy. Non che io odi il prossimo. Oddio, non è solo questo il motivo. Trovo dannatamente fastidioso lavorare con gente che ti si siede di fianco, ti parla nelle orecchie, mangia rumorosamente, fa rumori molesti o cammina dietro e davanti a te. Lavorare in open space è una distrazione continua e una fonte di follia mentale. Non si può scrivere una mail senza che qualcuno lo veda, non puoi telefonare in tutta tranquillità senza che nessuno lo sappia e non puoi pensare ad alta voce, altrimenti gli altri sentono.
Che bello sarebbe entrare nell'edificio, timbrare, entrare nel proprio loculo e lavorare da soli in santa pace, senza nessuno che guarda quello che fai, quando lo fai e come lo fai. Niente più imbarazzi se mangi, se bevi, se ti alzi o se respiri. Si entra, si fa il proprio lavoro e si va a casa! Uno spettacolo per la propria salute mentale! Se qualcuno ha bisogno, ma tu non vuoi avere nulla a che fare con quella persona, ti chiudi dentro e ti fingi morto.
Politiche per la famiglia.
Si dice spesso che la popolazione stai diminuendi, perché troppi pochi bambini nascono e troppi vecchi vanno in pensione e restano in vita a lungo. Le aziende si lamentano che non trovano manodopera e sembra che stiamo tutti quanti per finire sotto un ponte perché il sistema collasserà domani mattina. L'idea generale è non perdere lavoratori oggi e cercare di avere lavoratori domani. L'immigrazione aiuta, ma non è quella la soluzione per tutto.
La politica dovrebbe fare qualcosa. Giusto, ma se non lo fa, che si fa? La butto li: cominciare a pensare con la propria testa? Se le aziende hanno bisogno di lavoratori per i prossimi anni, date alle coppie (o mamme) la possibilità di essere madri e lavoratrici. Non parlo di applicare politiche per la crescita (quella spetta alla politica), parlo di piccole accortezze che renderebbero tutta la vita di una coppia o di una mamma single molto più semplice, per quello che una società può offrire.
Un esempio sarebbe l'home office illimitato. Se una donna vuole stare a casa, ci stà, accudisce il bambino e lavora nel mentre.
Se l'home office non è possibile (la vedo difficile, ma mettiamo il caso che non si possa) la cosa più bella, sarebbe creare degli asili nido aziendali che consentono alla mamma o al papà di lasciare il bambino in azienda e lui può lavorare nello stesso edificio. Quando il genitore ha finito, si prende il bambino e si torna a casa.
Sembra una cosa così difficile? Alla fine basta solo una stanza, qualche gioco e un'educatrice.
Oppure dare dei benefici per chi fa figli, magari dei soldi extra o qualche beneficio. Non lo so, se le persone a capo delle aziende si reputano intelligenti e sveglie, sicuramente potrebbero trovare una soluzione.
Rimborso costi.
Questo è il pezzo ha cui nessuno pensa. O meglio, i capi delle varie aziende ci avranno pure pensato, ma non fanno nulla, perché non conveniente. Un lavoratore, per andare a deve vestirsi, muoversi e mangiare. Dato che è obbligato a recarsi sul luogo di lavoro tutto il giorno, e spesso manca la mensa aziendale, si devono spendere soldi per non svenire dalla fame e per essere decorosi. Quei costi sono costi che un dipendente non sosterrebbe se stesse a casa. Peccato solo che quei soldi sono completamente a fondo perso, perché non vengono rimborsati. "eh, ma lo stipendio è li per questo!" dicono io datori di lavoro. No, lo stipendio paga la perestazione lavorativo concordata sul contratto di lavoro. Lo spostamento non è da considerare come "prestazione", quindi va pagato a parte. So che ora si può detrarre dalle tasse, ma non è lo Stato che deve occuparsene, ma l'azienda stessa che deve rimborsare quie costi per intero.
Non esiste che una società chieda ia propri dipendenti di recarsi forzatamente in ufficio e non vengono pagati i costi per recarsi in quel posto. Dovrebbe essere consuetudine. Se, voi imprenditori, volete gente che faccia il vostro lavoro, non dovete costringere lo stesso lavoratore a pagare.
Piccole Riflessioni.
Insomma, che cosa serve per definire un posto di lavoro "perfetto"? A leggere i miei punti, sembrerebbe che io stia chiedendo la Luna. Ma se guardiamo bene, sto solo chiedendo onestà, rispetto del tempo e dignità economica. Chiedo di non essere preso in giro da annunci scritti in "aziendalese" stretto e di non dover pagare di tasca mia (in soldi e salute mentale) il privilegio di far arricchire qualcun altro.
La verità è che il mercato del lavoro oggi è un teatro dell'assurdo dove noi siamo attori non pagati (o pagati male) che devono pure ringraziare per il copione. Il posto perfetto forse non esiste, ma basterebbe un posto "normale": dove se lavori produci, se produci vieni pagato il giusto, e dove la tua vita fuori da quelle quattro mura non viene considerata un fastidioso optional.
Nell'attesa che le aziende smettano di pitturare d'oro lo sterco, io continuo a investire su questo blog. Perché tra il rischio di fallire seguendo un'idea mia e la certezza di marcire in un ufficio che mi considera un numero intercambiabile, ho deciso che preferisco la prima.
M.












































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