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Marte & Venere: Cronaca di un "orrore".

  • Immagine del redattore: Mauro Longoni
    Mauro Longoni
  • 28 mar
  • Tempo di lettura: 17 min
A couple in white clothes lies smiling on a white bed. They gaze at each other lovingly, with their heads close and hands gently touching.

Ed eccoci qua. Come ogni YouTuber che si rispetti avrei potuto dire "questo video, non lo volevo fare". nel mio caso sarebbe "questo post, non lo volevo scrivere!". Io invece questo post lo volevo scrivere. So che probabilmente mi attirerò le ire funeste di questa o quella parte del mondo, ma non mi interessa nulla. Se non si parla di qualcosa solo perché si ha paura di offendere qualcuno o delle conseguenze in generale, allora tanto vale stare zitti. Io, di stare zitto, proprio non ne ho voglia, quindi eccomi qua a parlare di un tema che tuttora accende la discussione, sebbene dovrebbe essere un discorso morto e sepolto.


La differenza fra ometti e femminucce è qualcosa che va ben oltre la retorica di oggi. È un tema molto complesso, molto spinoso e non così semplice da risolvere. E gli approcci che entrambe le parti stanno tenendo sono incredibilmente opposti: le donne urlano, sbraitano e insultano, affermando che gli uomini sono inutili, dei mostri e trattandoli come tali, mentre gli uomini scappano e si allontanano. Si sta vivendo una divisione profonda fra donne che odiano il genere maschile e uomini che si stanno isolando fra di loro per autodifesa.


Quello che stiamo vivendo è qualcosa che non ha più nulla a che fare con la lotta per i diritti, ma è solo un mero attacco frontale al dominio per ribaltare il mondo. Non sono contro il mettere in discussione il dominio, quando ci sono cose che non vanno, ma si deve anche entrare nel merito. Urlare senza motivo è solo uno spreco di fiato ed attaccare solo perché si fa così, non è proprio la mossa più intelligente. Inoltre, manifestare la propria superiorità, senza alcuna prova a riguardo, è solo un modo pre mettersi in ridicolo.


Ma come siamo arrivati a questo punto? Come mai le donne sono sul piede di guerra, con quel disgusto verso gli uomini che gli scorre nelle vene? A parte la moda dell'umiliare l'uomo, per acchiappare qualche click in più e per sentirci meno inetti, qual'è motivo di fondo? È stato davvero così necessario che le donne combattessero per i loro diritti come donne? E sempre stato un problema fin dagli inizi dei tempi? Discutiamone e vediamo quando e come il mondo si sia sparato sui piedi da solo.


Quando si parla di "disuguaglianza sociale", si dice sempre che "è qualcosa scritto nella storia umana, qualcosa di incontrovertibile e non mutabile. E se vi dicessi che per gran parte della storia il femminismo non è mai stato un tema, ne un problema da risolvere?


Facciamo un bel viaggio nella storia e guardiamo come la storia si sia davvero svolta.


Lui caccia, lei a casa, allo stesso livello.


Il primo atto della storia umana è stato il periodo in cui maschi e femmine erano pelosi in maniera imbarazzante, guardavano le scimmie e pensavano di guardarsi allo specchio (anche le lo specchio non esisteva ancora). Quando si pensa alla segregazione femminile, si pensa che si sia creato naturalmente in quel periodo, e che si sarebbe protratto nel corso dei millenni, fino ai giorni nostri. L'idea che abbiamo è che gli uomini provvedevano, mentre le donne "stavano a casa" (sebbene non esisteva ancora il concetto di casa), con il solo compito di cucinare e prendersi cura dei bambini. Siamo molto lontani dalla realtà.


Strano da dire, pensando che si parla di "primitivi", ma ci si comportava in maniera molto più raffinata di quello che ci si aspettava. Di sicuro la "società" (anche se in verità si dovrebbe parlare di gruppo) era molto più piatta di quello che si pensa. Il ruolo di genere era equamente diviso. Non esisteva una gerarchia, ma il gruppo era unico e tutti partecipavano equamente.


Nell'approvvigionamento delle risorse, il grosso veniva raccolto dalle donne e dai loro figli. La raccolta di vegetali, uova e insetti forniva fino al 70-80% delle calorie totali del gruppo, garantendo una base alimentare costante. Per via di questo apporto alla sopravvivenza del gruppo, lo status sociale delle donne era elevatissimo. La caccia grossa maschile era prestigiosa e più spettacolare magari, vero, ma meno affidabile nel quotidiano. Perché poteva capitare che gli uomini tornavano indietro a mani vuote. Con tutto quello che le donne raccoglievano, il gruppo poteva sopravviere. Per non parlare del fatto che le donne, in caso gli uomini non potevano partecipare alla caccia, prendevano il loro posto. Si ipotizza inoltre che strumenti cruciali come le sacche per il trasporto (fondamentali per spostare bambini e cibo) e le prime tecniche di intreccio siano state innovazioni prettamente femminili.


La maternità e la gravidanza era visto come un momento quasi divino, perche consentiva un futuro negli anni a venire. La crescita del bambino, anche se era di prerogativa femminile, era un compito di tutto il gruppo. Si hanno traccie di gruppi di uomini e donne che insieme, educavano i bambini del gruppo.


In quel periodo storico, uomini e donne erano alla pari ed avevano ruoli ben definiti. Una parte non poteva sopravvivere senza l'altra. Non ci sono tracce di donne che dicevano "quello che fa un uomo, lo possiamo fare anche noi"! No, era naturale avere i compiti divisi, in base alle proprie abilità. In questo contesto la vita scorreva tranquilla.


Con le capre, lui lavora, lei a casa, ma sempre uguali.


Nel corso dei secoli successivi, dalle caverne si passa alle palafitte. Non solo, si coltiva, si alleva e si disbosca. Qui le regole cambiano.


Agricoltura, allevamento e falegnameria erano attività che richiedevano forza fisica, qualcosa che le donne non avevano, se paragonate all'uomo. La genetica colpì inesorabile. A quel punto autonomamente e saggiamente i ruoli cambiarono: l'uomo si spaccava fisicamente ottenendo addominali pronunciati per via di tutto quello che faceva, mentre la donna era prevalentemente a casa. Ma non era relegata al nulla. Se l'uomo coltivava ed allevava, quelle materie prime doveva essere elaborate. Le donne avevano il compito di creare contenitori in ceramica, per conservare le materie prime e di lavorare lana e il grano per creare indumenti e cibo per i pasti. La sopravvivenza della famiglia era equamente distribuita su entrambi i sessi. Come in passato, l'uno non poteva sopravvivere senza l'altro. Inoltre le donne erano responsabili della crescità dell'umanità in maniera molto più massiccia, dato che questa sedentarietà ha portato una donna ad avere figlio ogni due anni, invece che quattro.


In questo periodo ci fu l'avvento della proprietà privata e la protezione delle terre, della famiglia e del bestiame era compito maschile. Inoltre gli uomini diventarono guerrieri, si crearono clan con lo scopo di proteggere quello che si aveva, dando all'uomo un'aura di importanza. Ma era un'importanza relativa, perché senza una donna che cucinava, quei guerrieri non difendevano nulla, perché completamente senza forze. Inoltre senza bambini, non c'era nessuna crescita e nessun futuro.


Non si può certo dire che durante la prima fase della nostra storia, le donne fossero relegate al nulla o ad essere usate ed umiliate. Al contrario, erano la metà necessaria per il presente e per il futuro. Fino ad ora, l'uguaglianza è stata preservata: due metà della stessa medaglia che collaboravano per lo stesso scopo.


Con la legge, lui domina, lei sottomessa...oppure no?


E finalmente siamo ai regni antichi. Quando si guarda Roma, Atene e Il Cairo si pensa a regni ed imperi dove il dominio maschile (il tanto odiato patriarcato) ha preso il sopravvento e ha gettato nel gabinetto quella parità di genere che c'era nel paleolitico. Beh, non è proprio così.


Egitto.


Nell'antico Egitto, le donne egizie potevano ereditare, possedere proprietà, gestire affari e persino divorziare autonomamente. Davanti alla legge, uomo e donna erano sostanzialmente uguali. L'Egitto ha avuto potenti faraoni donna (come Hatshepsut o Cleopatra). Abbiamo testimonianze chiarissime di tutto ciò, grazie all'arte egizia, che testimonia come la civiltà egizia fosse equa. Anche la vita coniugale era alla pari. Spesso marito e moglie vevinano raffigurati della stessa grandezza, mano nella mano o abbracciati, simbolo di un'armonia domestica considerata sacra.

Sappiamo tutti che l'antico Egitto era un regno abbastanza avanti rispetto ai suoi tempi. Quindi potrebbe non essere rappresentativo. Come andava negli altri regni?


Roma.


Nell'antica Roma la cosa si complica leggermente. Durante il periodo pre imperiale,  il capofamiglia aveva potere di vita e di morte su moglie e figli. La donna ideale era la matrona, dedita alla casa e alla castità verso gli altri, ma doveva essere sempre pronta per il suo uomo. In poche parole, "donna, vola in cucina ed apri le gambe, perché ho voglia!". Il matrimonio cum manu significava che la donna diventava legalmente "figlia" di suo marito. Lui aveva il ius vitae necisque (diritto di vita e di morte).

Una cosa però la voglio dire: le donne hanno accettato tale idea senza battere ciglio. Certo, sono state obbligate, ma non si sono ribellate.


Con l'impero, la cosa è cambiata e anche di molto. Le donne romane ottennero molta più libertà d'azione. Non ha avuto nulla a che fare con chissà quale protesta per l'ugluaglianza sociale. Semplicemente gli uomini hanno allargato le pareti delle gabbie. Certo, il voto era fuori discussione (e lo sarà per ancora un paio di millenni), e l'essere single ed indipendente a Roma era impossibile, ma le donne vedove o con tre o più figli potevano gestire patrimoni immensi e influenzavano pesantemente la politica attraverso i loro legami familiari (basti pensare a figure come Livia o Agrippina). Ok, la parte del voto fa schifo, sono d'accordo, ma se io dovessi scegliere fra un miliardo di euro e la possibilità di votare, sceglierei il miliardo. Con il voto non si mangia, ma si mangia con i soldi...e con i soldi si comanda. Una donna ricca era una donna potente...e se poi era in una famiglia potente, anche meglio. Figure come Livia (moglie di Augusto) o Antonia Minore non avevano bisogno di votare: possedevano miniere, terre in Egitto e intere città. Gestivano i fili dell'Impero dal loro triclinio.


Mesopotamia.


In Mesopotamia la situazionne era parecchio controversa. Esistevano donne, spesso di famiglia nobile e di alto rango, come le sacerdotesse (Naditu), che amministravano enormi patrimoni e templi, dimostrando che il prestigio sociale poteva superare il limite di genere. Inoltre, le leggi proteggevano le donne in caso di ripudio ingiustificato. Sembra tutto bello, peccato che le stessi leggi sancivano anche la loro sottomissione al padre o al marito. Inoltre, nessuna donna poteva da sola scalare la piramide sociale, a meno che non si univa con un uomo ed ereditava. Da un lato si poteva avere una donna potenzialmente potente e molto ricca, ma sempre sotto il controllo del pene più vecchio della famiglia. Ache qua, la definizione di donna libera ed indipendente che conosciamo non è applicabile. Tuttavia, come a Roma, nessuna donna si è mai posta il problema. In quel periodo ci si identificava più nel rango sociale, che nel genere. Una donna nobile, lavoratrice o schiava si identificava di più con un uomo dello stesso rango, che non una donna di altri ranghi.


Antica Grecia.


Nell'antica Grecia, il ruole della donna era quasi divertente, da quanto era grottesco.


A Sparta ci si aspetta una città maschile, maschilista e molto patriarcale. Con questa idea ci si aspetta che le donne erano relegate a casa, solo a pulire e fare figli. Invece era una città molto "femminista": si avevano donne dannatamente potenti con una libertà quasi totale ed una venerazione molto profonda, perché il parto era considerato onorevole quanto la guerra. Dato che gli uomini erano spesso in guerra o in caserma, le donne si prendevano cura del patrimonio della famiglia e spesso della città stessa e, quando erano vedove, diventavano dannatamente influenti. Erano libere di fare ginnstica e partecipare alla vita pubblica e persino di criticare gli uomini. Piccolo esempio: quando una straniera disse a Gorgo, moglie del re Leonida: "Voi spartane siete le uniche donne che comandano i loro uomini", lei rispose: "Sì, perché siamo le uniche che partoriscono veri uomini".


Ad Atene, dove ci si aspetterebbe una libertà paragonabile a quella di Sparta, la realtà era l'opposto. Nella città della filosofia, le donne erano 'schiave' del sistema: pur essendo ufficialmente cittadine libere, non avevano alcuna autonomia. Venivano usate dalle famiglie per matrimoni combinati e, una volta sposate, la legge le obbligava al silenzio e alla clausura domestica. Gli unici modi per essere davvero libere erano essere straniere o diventare 'Etere'. Queste ultime erano accompagnatrici colte che partecipavano a discussioni filosofiche e politiche, scrivendo spesso tesi o discorsi per gli uomini più potenti. Sebbene non potessero sposarsi per legge, le Etere più sveglie accumulavano grandi fortune in gioventù. Una volta anziane, grazie al possesso di schiave e immobili, diventavano figure potenti capaci di istruire le nuove generazioni.

Dal punto di vista politico, l'idea era semplice: se puoi impugnare un'arma puoi votare. Una donna non poteva farlo, quindi non si vota e non si accesso alla politica.

Per non parlare del fatto che, specialmente in Grecia, si pensava che l'uomo fosse quello che aveva la vita, mentre la donna era solo quella che dava il corpo per la gestazione. Incredibile come nessuno si fosse accorto che le donne avevano il ciclo.


Nota del blogger.


Qui c'è qualcosa che ho omesso di dire che accomuna tutto il regno antico: la finanza al femminile. Se sei una donna, questa parte non sarà bella da leggere. Tutto era basato sulla ricchezza. Un proprietario terriero poteva solo trasmettere la sua eredità a figli legittimi, quindi nati dall'unione nella coppia, in qualunque forma era definita al tempo. Quindi, era "fondamentale" che l'uomo avesse il controllo della donna, per evitare che questa rimanesse incinta di figli non legittimi. Che poi era una mera utopia, dato che molte donne tradivano comunque, già al tempo.

Il secondo problema era del tutto politico. I matrimoni al tempo non erano "amorosi", ma "politici". Due giovani si sposavano solo per far si che le due famiglie avessero più potere. Solo dopo millenni, si è data importanza al sentimento. Ma al tempo, una figlia femmina era un asset da usare.


E le donne non battevano ciglio. A nessuna importava. Le loro battaglie, in qualunque regnno, erano puramente legali, per far valere la legge. Ma nessuna si è mai e poi mai posta il problema dell'uguaglianza di genere. Per una donna questa "sottomissione" era accettata. Per una donna dell'epoca, il fatto che l'uomo comandasse era considerato "naturale" tanto quanto il fatto che il sole sorge a est. Non si ribellavano all'idea di uguaglianza per lo stesso motivo per cui noi non protestiamo perché non possiamo volare: non era contemplato tra le possibilità della realtà. Inoltre, una donna nobile si sentiva infinitamente più "uguale" a suo marito nobile che a una schiava donna. La sua battaglia non era per "le donne", ma per il potere della sua famiglia. Se il suo clan diventava più ricco, lei diventava più potente.


Gesù, il Medioevo e il Nulla...oppure no?


La Chiesa cattolica l'ha fatta da padrone per tutto il Medioevo. Molti pensano che questo abbia messo le donne in una situazionne di orribile sottomissione. Non è poi esattamennte così. Ovvio che la religione la faceva da padrone con tutta l'ipocrisia che ne consegue. L'idea della donna era vista con un dualismo quasi bipolare: da un lato le se dava la colpa del peccato originale, mentre dall'altro la si venerava come una divinità. La conseguenza era che la donna era sì controllata dall'uomo, più per un mero controllo di asset, ma aveva molte libertà. Non erano libere, ma più libere che ella vecchia e cara Atene di sicuro.


Le donne lavoravano. Erano al comando nel controllo e nella gestione del raccolto e dell'allevamento a casa. Era la responsabile di trasformare le materie prime per nutrire la famiglia. Senza il suo lavoro, col cavolo che l'uomo e i figli sopravvivevano. Mentre gli uomini creavano società e morivano a grappoli nel campo di battaglia, le donne producevano. Nel basso Medioevo spuntarono corporazioni solo femminili di, per esempio, tessitura della seta. Parlando di morte, nel Medioevo c'era una legge che prevedeva che le donne vedove potessero gestire il patrimonio e tutte le attività del marito defunto e avessero la piena libertà di decidere se sposarsi di nuovo o meno.


Le donne, specialmente le figlie, erano comunque ancora considerate come asset da gestire, ma potevano decidere se sposarsi o meno, qual'ora due famiglie si fossero messe d'accordo per un matrimonio che, come nei regni antichi, era ancora un mero contratto. La ribellione non succedeva quasi mai, ma la ragazza poteva dire di "no".


Se poi una donna si sposava con uno ricco, o era vedova, la nobiltà dava grandi opportunità. Le donne nobili erano quelle che gestivano castelli, riscuotevanoi tasse e organizzavano le difese, quando l'uomo era in guerra o era morto. In pratica erano le regnanti a tutti gli effetti, dato che gli uomini erano spesso al fronte ad ammazzarsi, come se fosse uno sport. E potevano anche avere influenza nella politica. Un esempio fu Matilde di Canossa.


C'era anche l'opzione dell'essere single. Sì, una donna poteva anche decidere di rimanere single, ma c'era un prezzo da pagare. Ovvero, quello di farsi monaca. Suona brutto, ma poi tanto orribile non era. In un monastero, le donne avevano un'istruzione profonda, facevano soldi e le badesse erano consigliere di re, imperatori e degli uomini del Papa. Per non parlare che, spesso, scappatelle amorose occorrevano.


Se ci si pensa, in un periodo così scuro, per quello che viene rappresentato, una donna era parte importante di una famiglia e, con potere, diventava così potente da comandare anche interi regni.


Il Rinascimento e la Morte della (poca) libertà.


Il RInascimento porta con se la riscoperta dell'età classica. Se le arti, la politica e l'architettura hanno visto un rifiorire, per le donne è stato un epoca buia. Il ritorno del diritto romano e greco ha spinto le donne ad essere rinchiuse in casa. Non solo, ciliegina sulla torta, la donna non era più nemmeno un essere alla pari, come è stato per secoli nel medioevo, ma è diventato solo un mero oggetto, come un vaso o un quadro. Una donna doveva essere, colta, fine ed elegante, ma era solo un completamento dell'uomo.

Furono chiuse le Corporazione femminili, le donne persero gradualmente il diritto al lavoro, che avevanno durante il Medioevo, ed erano di nuovo sotto il controllo dell'uomo, cosa che non era nel Medioevo, dato che una donna era il capo di tutto, quando l'uomo era vivo, in guerra o morto. Le uniche donne "libere" erano quelle ricche, come le Erudite, o le Cortigiane, che offrivano la loro bellezza all'uomo, dileggiandosi con raffinati discorsi filosofici, come le Etere in Grecia.


E poi abbiamo la caccia alle streghe. Momento di raffinatissimo delirio collettivo. Una donna che era una mente libera era un pericolo e veniva uccisa al rogo. O eri una serva al servizion dell'uomo o eri un morto vivente. Una donna con un cervello era un problema, dato che la "devianza femminile era un pericolo demoniaco". Perché una donna che conosceva le erbe (medicina), che viveva da sola (indipendenza) o che esprimeva opinioni forti (mente libera) era una minaccia per il nuovo ordine rigido che si stava costruendo.


Qua posso essere d'arrordo con le donne quando dicono che "la storia ci ha punite". Il rinascimento è stato un momento di "morte" per le donne. Meno male che non è durato granché.


La Luce della modernità.


Il Settecento, il "Secolo dei Lumi", è il momento in cui la contraddizione tra la sottomissione legale della donna e la sua potenza intellettuale esplode in modo definitivo. Mentre le leggi restavano ancorate al passato, le donne divennero le vere registe della cultura europea, preparando il terreno per le prime rivendicazioni dei diritti civili.


Se nel Rinascimento la donna era un "ornamento" della corte, nel Settecento diventa la padrona di casa dei celebri Salons parigini e intellettuali. Donne come Madame de Pompadour o Madame Geoffrin non erano semplici ospiti di questi salotti; esse decidevano chi invitare, quali temi discutere (dalla politica alla nuova scienza) e finanziavano persino la pubblicazione dell'opera simbolo dell'epoca: l'Encyclopédie. Praticamente erano le PR, le buttafuori e le planner.

Ma che cosa erano questi salotti? In questi spazi privati, nobili, filosofi e borghesi discutevano alla pari, uomini e donne. Per la prima volta, l'intelligenza femminile non era un'eccezione da ammirare, ma il motore del progresso sociale.


Però quella visione ornamentale e di decoro fu dura da buttare giù. Però le prime crepe si videro. Da un alto molti filosofi affermavao che una donna doveva educarsi e istruirsi solo per il piacere maschile. Ragionamento e pensiero tipico del rinasciment. Però, la luce stava piano piano comparendo. Ci furono all'epoca altri filosofi che, giustamente, ritenevano l'esclusione delle donne dalla politica come un mero atto di tirannia contrario alla ragione. Una donna ha un cervello e un'anima, quindi deve avere gli stessi diritti. Era la prima volta da secoli che un uomo su esponeva a favore delle donne.


Ed abbiamo la rivoluzione francese. Nel 1789, le donne furono in prima linea. Furono le donne dei mercati parigini a marciare verso la reggia per chiedere pane e riportare il Re a Parigi. Nacquero club politici di sole donne dove si discuteva di riforme, istruzione e diritto al voto. Se ci pensate, nel quadro "La Libertà che guida il popolo", c'é una donna che tiene la bandiera francese.

Nonostante il loro contributo, la neonata Repubblica non concesse loro i diritti civili. Anzi, nel 1793 i club femminili furono dichiarati illegali e molte attiviste finirono sulla ghigliottina.


In questo clima di fermento nacquero i due testi fondanti del femminismo moderno: la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, scritta da Olympe de Gouges, affermando provocatoriamente che "Se la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere anche quello di salire sulla tribuna". Pagò con la vita le sue idee; Mary Wollstonecraft nel 1792 In Inghilterra scrisse Rivendicazione dei diritti della donna, sostenendo che l'inferiorità femminile non fosse naturale, ma dovuta esclusivamente alla mancanza di istruzione. Io direi, che era dovuto solo dall'uomo che ha visto la donna come asset e non come risorsa sociale.


E poi ci fu l'apparente colpo di grazia. Con il codice Napoleonico,  la donna tornava ad essere "proprietà del marito", priva di ogni capacità giuridica. Una donna non poteva viaggiare, vendere beni o lavorare senza il permesso scritto del coniuge. Quel tumulto della rivoluzione è stato spazzato via co un colpo di spugna. Ma è stato solo un colpo di arresto apparente.


La fine della guerra...vero?


Dall'ottocento in poi, il dubbio è stato stillato e i muri crollarorono uno dopo l'altro.


La prima grande contraddizione fu il codice napoleonico e la rivoluzione industriale. Da un lato le donne non potevano lavorare, senza consenso scritto, ma le industrie in espansione chiedevano le donne a gran voce. Nacquero le prime donne proletarie, capaci di lavorare esattamente come gli uomini. Certo, sfruttate il doppio e pagate la metà, ma una donna aveva il diritto del lavoro.


La seconda grande contraddizione fu il rapporto fra politica e lavoro. Una donna poteva lavorare come un uomo, rischiava la vita come un uomo nelle fabbriche, ma non poteva dire nulla sulla politica. Da qui nacquero i primi movimenti femminili "le Suffragette", per ottenere quel diritto al voto tanto voluto e meritiato. Gli uomini, da quell'orecchio fecero finta di non sentire, ma furono costretti a sentirci benissimo poco dopo.


Fra il 1914 e il 1918 La prima guerra mondiale vide milioni di uomini al fronte. Domanda: chi era "a casa" a curare i feriti, produrre armi e mantenere la struttura industriale? Le donne. Quando la guerra finì e gli uomini tornarono dal fronte, trovarono donne che avevano guidato tram, gestito banche e diretto fabbriche. Negare il voto a chi aveva tenuto in piedi la nazione era diventato politicamente impossibile e moralmente indifendibile. Fu impossibile continuare a negare il voto a coloro che hanno salvato letteralmente l'economia europea. Nei primi anni 20 del 900, in Germania ed Inghilterra, le donne ebbero finalmente il diritto di voto. Poi inn tutta Europa.


Gli anni 60 e il dilemma del Corpo.


Ma nulla era ancora risolto. nel corso dei decenni successivi, le leggi non cambiarono. Certo, le donne ebbero il diritto al lavoro, e il ritorno a quella libertà che non si vedeva da secoli ormai. Tuttavia quel controllo velato dell'uomo sulla donna era sempre lì. Specialmente per quello che riguarda il proprio corpo. Le donne rimasero ad attendere silenziosamente per qualche decennio.


Negli anni 60 e 70 la seconda rivoluzione femminista colpì, di nuovo. Non era più il voto il problema. Era il proprio corpo. Fino a quel momento, l'aborto era un crimine, i contraccettivi un insulto e il matrimonio un carcere senza sbarre. Tutto a causa di leggi maschili messe li per secoli per proteggere i propri asset. Ormai Babilonia era caduta e i tempi erano cambiati. Si lottò! Si lottò tanto, ma si vince. Negli anni '70, si ottenne finalmente quello che mancava: il diritto al divorzio, all'aborto, l'abolizione del delitto d'onore, del matrimonio riparatore e l'ottenimennto di quel diritto della famiglia, che decretava la donna alla pari.


La prigione di cristallo Moderna.


Bello, siamo tutti felici, ma fino ad una certa. Le barriere di legge sono sparite. Ora si tratta delle barriere sociali, quelle non scritte che sono durissime a morire. Barriere come il ruolo della donna e dell'uomo nella famiglia, il Gender Gap e via discorrendo.


Ora si tratta solo di buttare giù gli ultimi muri. Basta solo un minimo di calma, un tavolo ed un buon compromesso. Spero di essere ancora vivo per vedere quel momento storico.


Ultime Parole.


Quando ho iniziato questo post, pensavo che smontare certi cliché sarebbe stato semplice. La realtà è che oggi assistiamo a una narrazione che definirei, con un pizzico di ironia, "iperbolica". Se analizziamo la storia senza il filtro del vittimismo moderno, emerge un quadro diverso: a eccezione della parentesi regressiva del Rinascimento, uomini e donne hanno quasi sempre camminato di pari passo, adattandosi ai limiti e alle necessità delle loro epoche.


C’erano ingiustizie da sanare? Senza dubbio. Ci sono stati periodi bui? Certamente. Ma la rotta è stata corretta con un impegno collettivo che non ha precedenti.


L'idea di una "solidarietà femminile universale" contro un patriarcato tirannico è una proiezione recente, quasi un'invenzione narrativa. Per millenni, le donne hanno lottato per il potere del proprio clan, della propria famiglia o del proprio rango, non "contro gli uomini". Il disprezzo sistematico che vediamo oggi verso il genere maschile non è un'eredità storica, ma un'anomalia del presente.


Umiliare l'altro non è una strategia di progresso, è solo un esercizio di potere fine a se stesso. La retorica della "donna sempre oppressa" cade nel momento in cui ci accorgiamo che, per secoli, quel concetto di oppressione semplicemente non esisteva nella mente di chi viveva: era cooperazione per la sopravvivenza.

Oggi, paradossalmente, si urla di più proprio quando i muri sono già caduti. Sarei felice di tornare a discutere con un femminismo che analizzi i dati e la storia con onestà intellettuale; quello attuale, basato sull'attacco frontale e sul pregiudizio, somiglia purtroppo a una sterile perdita di tempo.


M.

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