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Lavoro 101: l'inizio della Fine.

  • Immagine del redattore: Mauro Longoni
    Mauro Longoni
  • 13 apr
  • Tempo di lettura: 11 min

Aggiornamento: 14 apr

Woman in black top focuses on computer in well-lit office with large windows and other people working in the background.

Come centinaia di milioni di persone, sono un lavoratore a tempo pieno. Il piano è restare tale fino a quando questo blog non mi farà guadagnare di più di quello che guadagno con il lavoro attuale (che paga una miseria). In quel preciso momento, sparisco dalla ditta e addio per sempre a tutti e a tutto, diventando di fatto un blogger a tempo pieno. Fino ad allora si deve resistere e combattere contro un sistema che ha dell'incredibile, per quanto sia folle.

La mia esperienza parte dal 2012, con un praticantato pagato 500 euro al mese per 12 ore giornaliere, fino ad arrviare ad oggi che lavoro come venditore all'ingrosso. Da quel 2012 in poi, per 14 lunghi anni, ho visto e vissuto momenti che rimarranno nella mia testa per tutta la vita. Sono stati momenti in cui ci si chiede se gli adulti siano fuori di testa di base o se fanno un upgrade per esserlo.


Per evitare di perdere tutti i miei ricordi, dato che non si può mai sapere quello che può succedere nella vita, stavo pensando: perché non conservarli?


Con questo vorrei aprire un nuovo spazio su questo blog, parlando di tutta la follia che il mondo del lavoro nasconde e che sputa in faccia ad ogni lavoratore, quando il povero innocente entra nell'arena. Questo spazio può essere perfetto per i nuovi, che cercheranno di capire in cosa stiano andando incontro e quelli già dentro potranno ridere, piangere o imparare qualcosa di nuovo. Perché al peggio non c'è mai limite.


L'unico dettaglio da chiarire è da cosa posso partire? Quale argomento è perfetto per aprire un lungo viaggio come questo? Si deve partire dal primo passo e, in questo caso, è una guida alla sopravvivenza per arrivare alla pensione ancora sani di mente e non pieni di pastiglie antidepressive. Entriamo nella tana del bianconiglio, perché c'è da strapparsi i capelli.


Pochi soldi.


Togliamoci la questione soldi subito. Parto dai soldi perché è di gran lunga la cosa più importante del lavoro e l'unica cosa che conta per davvero. Se i soldi non fossero un problema, nessuno lavorerebbe. Un uomo che vince alla lotteria non lavora di sicuro.

Per parlare di soldi, dobbiamo prenderla un po' larga. Rispondiamo a una domanda: che cosa è una società? Una società è una persona giuridica che fa cose. Queste cose si possono riassumere in: fare un botto di soldi vendendo beni o servizi. Lo scopo di una società è spendere il meno possibile e vendere il più possibile, in modo tale che chi la gestisce (i dirigenti) possa permettersi la macchina di lusso, l'amante e l'attico in centro città o la villa in campagna.


Non è un'associazione di beneficenza. Tutto ruota sul fare soldi. Chi porta denaro resta, chi lo fa perdere, se ne va. Non ci sono nomi, personalità o rapporti sociali, solo la tua abilità a far crescere il conto corrente. A ogni società non frega nulla della vita di nessuno. Un lavoratore è come un macchinario: costoso, fragile e semplice da sostituire. Per un'azienda, ogni singola persona è solo un mezzo per un fine e quel fine è diventare sempre più ricchi.

In questo senso, il ragionamento che i capi fanno è molto semplice: come per le macchine, anche per il lavoratore devo spendere il meno possibile, perché vogliono guadagnare il più possibile. Se il costo dei lavoratori (un costo fisso per le aziende davvero molto oneroso) si riduce, aumenta l'utile. Quindi offriranno il meno possibile, lo spacceranno per un gesto di misericordia, spremeranno la carne fresca finché è tale e poi, quando questa carne è vecchia, la sostituiranno con qualcosa di fresco.


In questi tempi si discute moltissimo di come gli stipendi siano bassi e non adeguati al costo della vita odierno. Come ho detto, le società non hanno nessun interesse a tenere gli stipendi alti, perché significa meno guadagni. Se ora moriamo di fame è per altri due fattori: uno Stato che non interviene con leggi di controllo e noi che siamo costretti ad accettare certe cifre, perché tutti offrono il minimo salariale, perché non ci sono leggi che obbligano le aziende ad alzare gli stipendi.

Le aziende hanno usato il nostro bisogno di soldi, che lo stesso stato sociale ci ha imposto, e la mancanza dello Stato, per tenerci al guinzaglio. Se avessimo il lusso di poter scegliere, perché lo Stato obbliga le aziende ad alzare gli stipendi basandosi sul costo della vita e dell'inflazione, nessun lavoratore accetterebbe certe realtà al limite della schiavitù e le aziende punterebbero su un miglioramento drastico e radicale della politica ed atmosfera aziendale per riattirare dipendenti.


Paradossalmente le aziende stanno facendo miglioramenti per rendere la vita lavorativa più appagante. No, non si tratta di meno tempo e nemmeno di lavoro da casa. Le aziende stanno offrendo dei "benefit", ovvero quei vantaggi che "caritatevolmente" l'azienda dà, pensando che quei vantaggi siano fondamentali per i lavoratori. Della serie "Ti do la mela gratis, ma non ti do i soldi per la spesa". Spoiler: nessun lavoratore userà mai quei vantaggi. Onestamente non ho mai visto nessun collega in questi anni usare la bicicletta aziendale, degli sconti per il fitness e mangiare la frutta che l'azienda offre ogni settimana.

Pensate all'ironia: spendono magari cento euro al mese per lavoratore, per offrire questi benefit, ma quegli stessi soldi non vengono aggiunti allo stipendio. La vita lavorativa è così bella!


Nessuna Prospettiva.


In tutti gli annunci di lavoro che si leggono, e purtroppo ne ho letti fin troppi, si ha quella sensazione che le società cerchino persone ambiziose, che abbiano quella mentalità da team-player, che dedichino anima e corpo alla causa e che vogliano fare carriera. Addirittura sugli annunci viene scritto esplicitamente "sei una persona che cerca nuove sfide e vuole crescere?" scrivendo che ci sono abbondanti opportunità di crescita, tramite corsi per ottenere quelle conoscenze e strumenti per scalare la piramide aziendale.

Un ragazzino, appena uscito da scuola, ci casca spesso. Ci sono cascato anch'io, anche in tempi piuttosto recenti. Perché si legge una cosa del genere e si pensa "wow, lì posso davvero avere successo", come se ti infilassero nella testa l'idea che con quella azienda tu possa fare la differenza e che sia il posto giusto per scalare la piramide lavorativa e sociale. Spoiler di nuovo: non succede.


Le aziende scrivono quegli annunci come perfetta trappola per topi. Vogliono illudere i potenziali lavoratori, creando quell'immagine di un'azienda dinamica, giovane, con grandi prospettive e grandi piani di crescita. Ho perso il conto di quanti colloqui sia stato e che venisse detto "eh, sì, perché noi abbiamo intenzione di espanderci", oppure "abbiamo grosse commesse recenti ed abbiamo piani per ampliare il team" e via discorrendo.

La realtà è ben altra. Non esiste nessun piano, nessun futuro e nessun nuovo grosso progetto. Quell'azienda rimane e resterà esattamente dove si trova. Per non parlare della carriera. Nessun dirigente di quell'azienda mollerà mai il posto per te, anche se sei mega preparato. Perché il potere e i soldi fanno troppo comodo e l'essere umano è un essere avido. Una società può anche offrire corsi di aggiornamento e crescita ed il lavoratore può fare anche questi corsi, ma non si avrà nessuna opportunità per poter usare quelle capacità. Vissuto sulla mia pelle. Mi hanno fatto fare un corso di aggiornamento online, per imparare una nuova abilità, ho ottenuto il certificato, ma non ho mai ottenuto la possibilità di mettere in pratica quello che ho imparato. Ora mi sono completamente dimenticato tutto. Si resterà sempre allo stesso posto per decenni, facendo lo stesso lavoro, anche se si è pronti per essere dirigenti. Ah, ovviamente un aumento non arriva, perché la tua posizione resterà sempre la stessa, anche se sei più qualificato.


Ho visto gente licenziarsi quando i capi, dopo promesse infinite di una promozione e ore spese per fare corsi d'aggiornamento, hanno affermato candidamente "abbiamo deciso di assumere una persona esterna per quel posto", oppure "preferiamo che tu resti nella posizione in cui sei, perché sei una risorsa importantissima nei nostri processi aziendali". Non c'è nulla di peggio di sentire queste parole. Un lavoratore sacrifica tempo e pazienza, basandosi sulle parole di un dirigente, per poi non avere nulla, se non uno schiaffo morale sulle gengive.


L'unico modo per fare carriera è lavorare da soli e fondare una propria società. Nel mondo delle aziende, nulla si muove, tutto rimane esattamente come deve essere, perché i vecchi al comando non vogliono cambiamenti. Quelli pensano solo alla loro pensione, quindi meno problemi ci sono meglio è. Prima si capisce questa verità, meglio è.


Una grande famiglia.


C'è una cosa che deve sempre restare nella mente di ognuno di noi: il lavoro è solo un modo per spillare soldi ad un'altra persona. Fine della discussione.

Perché dico questo? Perché le società, da qualche anno, hanno sempre questa bellissima idea di affermare che "hanno creato un clima familiare" e addirittura "qui siamo tutti membri felici di una grande famiglia". E al colloquio ci si crede per davvero. Chi siede di fronte a noi è convinto di quello che dice...oppure è un grande attore. Sono più propenso a credere alla prima opzione. Quello che si vede ai colloqui non sono altro che sorrisi smaglianti enormi. In nessun caso, e ripeto IN NESSUN CASO, si deve cascare in questa trappola.


Nessuno all'interno, nemmeno i capi che hanno tirato in ballo questa follia, pensa di essere in una grande famiglia. Tutti, ma proprio tutti, faranno il loro lavoro e se ne andranno a casa il prima possibile. Fine della storia. La famiglia è quella che hai a casa. In ufficio si tratta di convivere con un gruppo di estranei che non si conosce, a malapena si sopporta e che vorrebbero fare di tutto, meno che lavorare in quel luogo. Leggendarie sono le scene del Venerdì pomeriggio. A confronto Usain Bolt è una lumaca. In famiglia ti vogliono bene per chi sei; in azienda ti 'vogliono bene' solo finché produci più di quanto costi. Non confondere mai le due cose.


Se nessuno ha interesse a lavorare, perché dovresti averne tu? Esiste una sola strategia che funziona, una sola: fai esattamente ciò per cui sei pagato, né un centimetro di più né uno di meno, come fanno tutti. Il concetto di grande famiglia è stato introdotto per fottere il prossimo, come quelle persone ingenue che credono alla favoletta del "vogliamoci tutti bene".

Non vi siete mai chiesti come mai qualcuno lavora di più di altri? Non perché non hanno altro di meglio da fare o perché vogliono fare una carriera che non esiste. Hanno stupidamente deciso di aiutare qualcuno, che ha usato la mentalità della grande famiglia, accorgendosi solo dopo che quell'aiuto non era altro che sfruttamento di un cuore tenero.

Non fare quella fine. Sii più furbo di così. Completa i tuoi compiti e vai a casa. Non aiutare nessuno, perché nessuno ti aiuterà quando avrai bisogno. Non si tratta di cattiveria verso il collega, ma di difesa personale contro chi usa la gentilezza per approfittarsene. Ho visto anche questo. Se un tuo collega avrà l'opportunità di usarti per uscire prima, lo farà e cercherà di fregarti con la scusa "eh, ma qua ci aiutiamo tutti in caso di necessità", cercando di farti sentire in colpa quando dirai un "no". Alle volte si usa anche la scusa della carriera, del tipo "se non aiuti, la tua carriera ne risentirà". Fidati, mai dire di "sì", perché detto una volta sarai fregato per sempre e la carriera sarà comunque bloccata. Un "no" ti farà vedere come un pigro, ma ti risparmierà una miriade di problemi.


Se si guarda il mondo del lavoro per quello che è, un semplice scambio di soldi per prestazione, si risparmieranno un sacco di danni fisici e psicologici devastanti. Se si ha paura di perdere il posto, perché non mostri quella volontà di aiutare, non ti preoccupare: lo potresti perdere comunque per altri motivi, quindi vai tranquillo.


Nessuna gratitudine.


All'inizio della tua nuova esperienza lavorativa lavorerai, lavorerai molto. Alle volte lavorerai anche troppo. I primi mesi sono sempre la stessa storia. Si vuole dare l'impressione di essere team-player, non si vuole perdere il posto, perciò si fa più del necessario e si fa tutto in modo perfetto. Si consegnano i progetti in tempo, si resta anche a lungo quando il capo lo richiede e si cerca di essere dei buoni lavoratori e dimostrare di essersi meritato quel posto. Il tutto con quell'idea che "se faccio bene, poi il capo si accorgerà di me". Sembra quasi di sentire un liceale innamorato.

Poi, arriva la fine del progetto, l'azienda fattura molto, tu senti che il tuo contributo sia stato importante, se non addirittura fondamentale, e sei sicuro che alla fine i capi lo riconosceranno. Terzo spoiler: non succederà. Non sentirai nulla, non riceverai nulla e tutto scorrerà come ha sempre fatto, come se nulla fosse successo. Quando succede, e succede, ci si sta male. Si viene dalla scuola dove il lavoro sodo veniva apprezzato e visto e ci si scontra con una realtà lavorativa che divora tutti.


Funziona così ed è un meccanismo molto semplice. Se tutto va bene, il team ha fatto bene. Nessun ringraziamento particolare, tutti sono presi allo stesso modo. In genere si riceve una mail di ringraziamento assolutamente impersonale e fredda dal capo, dove si dice "bravi tutti!", che spesso arriva alle 18:30 di venerdì, mentre lui è già in macchina verso il mare.

In caso contrario, tu sarai quello che ne pagherà le conseguenze, non perché i colleghi ti odiano (forse anche per quello), semplicemente sei quello nuovo, quindi quello sacrificabile e il perfetto parafulmine per gli errori di altri. È facile dire, "eh chiaro che è stato lui! Non lo sapeva ed ha fatto l'errore! Se l'avessi fatto io non sarebbe mai successo!".

Fa male sentirlo, vero, però tieni a mente questo: anche quelli che si considerano "esperti" fanno errori. Semplicemente vendono meglio l'unica cosa che dà loro un motivo per vivere e in caso di errore sono solo bravi a scaricare le colpe su altri.

Scordati il "grazie", il "bel lavoro" e figuriamoci una qualunque forma di gratifica o riconoscimento. L'educazione non è di casa e sei solo un ingranaggio piccolo in un motore molto complesso.


Una volta che hai subito questa scottatura, ti sei leccato le ferite e avrai fissato questa piccola pillola di verità nella mente, hai solo una cosa da fare: il minimo indispensabile. Entra a lavoro puntuale, mai prima, fai giusto il tuo lavoro e niente di più, prenditi tutte le pause che ritieni necessarie ed esci puntuale. Sei pagato per fare 40 ore settimanali, le altre ore non ti vengono pagate. Quelle ore usale per altro, perché quel tempo sono momenti che non torneranno mai più. Se il capo arriva con un compito con una scadenza proibitiva rifiutati, a meno che non ti paghi di più. La dirigenza avrà mille scuse per aumentare il tuo carico di lavoro, non permetterglielo. Non sei tu che devi salvare la baracca, ma lui che deve lavorare meglio ed assumere più personale.


I serpenti.


Una regola ancora prima di cominciare a lavorare deve essere scolpita nella mente: quelli che chiami colleghi sono i tuoi acerrimi rivali. Nessuno ti è amico, nessuno ti vuole bene, ognuno pensa a se stesso. Se avessi un malore in ufficio, chiamerebbero l'ambulanza solo per non avere la scrivania occupata da un cadavere che rallenta la produzione o per evitare un'accusa di mancato soccorso.


In ogni ufficio i colleghi si lamenteranno sempre. Si lamenteranno del lavoro, dell'orario, del collega o di qualsiasi cosa. Non fare commenti a tua volta. Quelle serpi ti stanno tendendo una trappola. Quei commenti sono fatti per fregarti, perché poi i tuoi commenti saranno usati per sputtanarti. Il perché i colleghi sono così meschini? Per la carriera.


"Ma sappiamo che la carriera è una finzione!" Vero, ma nel mondo del lavoro siamo tutti persi. È difficile andare avanti per decenni, sapendo che si farà lo stesso lavoro sempre e comunque. Quindi, solo per un mero fatto di sanità mentale, si crede che ci sia un fine più grande per quel soffrire. Si deve credere a una possibilità di carriera, anche minima, anche solo per avere un barlume di speranza, per avere ancora un motivo per credere. Senza quella finta idea, sarebbe impossibile andare avanti.

Si arriva a un certo punto di questa follia, che si crederà per davvero a questa fantomatica carriera. I datori di lavoro lo sanno anche fin troppo bene e tengono alta l'attenzione dei lavoratori con promesse di una posizione di comando che si aprirà a breve e che il migliore la occuperà.

A quel punto partono gli Hunger Games. Ognuno penserà a sé e farà di tutto per buttare fuori gente dal gioco. Quella poltrona e quei soldi fanno troppo comodo e si farebbe di tutto per ottenerla.

L'unico grande problema è che non si sa quando e quale posizione si aprirà. Quindi questi Hunger Games aziendali sono costanti, perché ogni giorno è quello buono e non si può essere impreparati a quel momento...momento che per i lavoratori non arriverà mai.


Piccole riflessioni.


Entrare nel mondo del lavoro non è uno scherzo e non è quella favola che spesso viene raccontata. Per fortuna i social ci stanno facendo aprire gli occhi. Il mondo del lavoro è un mondo dove meno si fa, meglio è, dove si viene pagati poco per quello che si fa e non esiste nessuna riconoscenza, sebbene si scriva a caratteri grandi che le aziende sono delle grandi famiglie e adorano i lavoratori.


Se vogliamo vivere a lungo nel mondo del lavoro e vogliamo mantenere una certa sanità mentale, si deve fare meno, venderlo come se si facesse di più e stare zitti. Così si ha una vita felice. Nessuno adora gli esibizionisti, ma si adorano i pigri che si vendono come lavoratori instancabili.


M.


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