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Crisi demografica: Il costo della libertà femminile.

  • Immagine del redattore: Mauro Longoni
    Mauro Longoni
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 10 min
A person in a suit stands in a dusty, unfinished office, looking out floor-to-ceiling windows at a cityscape, creating a contemplative mood.

Sono un uomo, il che significa che sono un possibile target d'odio per qualunque donna nel mondo, solo per il semplice fatto che ho un pene e non una vagina. Essendo membro del "patriarcato" non ho apparentemente alcun diritto di dire nulla, su qualunque argomento, perché SEMPRE APPARENTEMENTE le donne hanno sempre ragione su tutto (sappiamo tutti che non è vero, ma andiamo oltre).


Oggi voglio sfidare il sistema. Oggi ho proprio voglia di far arrabbiare le donne in internet e accettare il ruolo del cattivo che la narrativa moderna mi ha già assegnato. Come ottenere questo incredibile traguardo? Scrivendo come una donna debba vivere la propria vita. Nessun uomo è oggigiorno così "stupido" da fare una cosa del genere ed è probabilmente l’ultima cosa che dovrei fare. Eppure, lo faccio lo stesso. È assolutamente necessario parlarne, perché le donne stanno condannando l'umanità a morire o vivere di stenti. Per colpa dell'autodeterminazione femminile, l'intero sistema sta collassando e tutti (uomini e donne) ne pagheranno le conseguenze. Abbiamo una Crisi demografica ed è il costo della libertà femminile.


Oggi una donna gode della libertà di disporre del proprio corpo (il mantra del "corpo mio, scelta mia"). Ha il diritto di autodeterminarsi, decidere la propria identità e persino rifiutare il dualismo tra madre e donna. Bene, dobbiamo avere il coraggio di dire che questa indipendenza femminile, per come viene esercitata oggi, è uno dei fattori determinanti che sta portando il mondo verso il baratro.

Il problema è solo uno. Questa autodeterminazione sta togliendo al mondo la possibilità di rinnovarsi, perché le donne non vogliono fare figli. Il pianeta sta invecchiando e non abbiamo un ricambio generazionale adeguato.


Paradossalmente, l’aver trasformato un compito biologico obbligatorio in un optional soggettivo sta uccidendo l’umanità. Mi sta bene che pensiate che io sia uno che odia le donne. Mi dispiace solo che non volete accettare la realtà dei fatti. Sono solo un pragmatico che non vuole vedere il sistema collassare perché una donna preferisce diventare ricca invece che madre. Non è una questione di morale, è una questione di bilancio: un sistema con zero "entrate umane" è un sistema destinato al fallimento tecnico.


Non mi credete? Bene, facciamo un piccolo giro per l'economia moderna e vediamo sevediamo se l'odio per il mio genere è più forte della vostra paura di finire in miseria.


Crisi demografica: Il costo della libertà femminile.


Pensioni.


Partiamo dal grande elefante nella stanza. Una persona lavora più di 40 anni. Dai 20 fino ai 65 o 70 anni ci si spacca la schiena per maturare il diritto alla libertà ed avere una pensione che dovrebbe garantire una vecchiaia dignitosa. Purtroppo si vede troppo spesso come la politica tenda ad alzare l'età pensionabile o tagliare le pensioni. Tutti quanti gridiamo alla "politica corrotta" quando il vero nemico è in gonna, tacchi a spillo e spende 12 ore al giorno in ufficio.

Ma come funziona davvero questo meccanismo della pensione?


L’intero sistema previdenziale si regge sul "patto generazionale": i contributi versati oggi dai giovani non vengono messi in un forziere per il loro futuro, ma vengono usati immediatamente per pagare le pensioni di chi è già a riposo. Il sistema funziona solo se ci sono abbastanza giovani da pagare i vecchietti. La domanda ora dovrebbe essere una sola: quanti giovani servono per mantenere un anziano? La matematica dice che per avere stabilità serve un rapporto di almeno 2 a 1. Questo significa che ogni donna dovrebbe mettere al mondo almeno due figli solo per mantenere il sistema in equilibrio statico. Dato che noi vogliamo un sistema che cresce e che permetta di avere pensioni migliori anno dopo anno (o generazione dopo generazione), ci vorrebbero almeno tre figli.


A questo punto, c'è una seconda domanda: Come siamo messi? Quanti figli si fanno per coppia? Guardiamo la realtà dell'Europa e del Nord America nel 2026. In Europa il tasso di fertilità medio è sceso a 1,34. Questo significa che, mediamente, ogni donna mette al mondo poco più di un solo figlio. Siamo drammaticamente lontani dal tasso di 2,1 figli per donna necessario per il semplice rimpiazzo generazionale. Anche gli USA hanno toccato i minimi storici: la crescita della popolazione attiva è ferma, mentre la popolazione anziana esplode con ritmi del 13%.


Cosa significano questi numeri? Che nel prossimo futuro, per ogni lavoratore, ci sarà un solo altro lavoratore a pagare la pensione di un solo anziano. Con un rapporto 1:1, la tassazione sul lavoro dovrebbe teoricamente raddoppiare per mantenere i servizi attuali. Questo ammazzerebbe l'economia: un lavoratore dovrebbe mantenere se stesso, la propria famiglia, lo Stato e un intero pensionato con il solo stipendio. Se pensate che il dramma sia lontano, vi sbagliate. Il dramma è già qui: pressione fiscale altissima e tagli ai servizi, solo per sostenere una popolazione anziana che, grazie ai progressi medici, percepisce la pensione per dieci anni in più rispetto a quando questi sistemi furono progettati. Una donna ora potrebbe dire "eh, ma il lavoratore potrebbe investire? Non è mica colpa nostra se gli uomini sono poveri". Sì, mi spiegate quali soldi dovrebbe investire se l'intero stipendio va via per pagare i servizi, un altro pensionato e voi donne, dato che in un rapporto siamo noi uomini a pagare tutto, mentre voi non tirate fuori un centesimo? Per voi è facile: avete tutto lo stipendio a disposizione, perché qualcuno provvede per voi, dato che è "normale" che un uomo paghi tutto, mentre la donna si gode i propri soldi come vuole.


Se ogni donna facesse almeno due figli, i giovani non vedrebbero i contributi schizzare alle stelle e i vecchi avrebbero la certezza di un assegno coperto. Ma dato che, per una donna, spesso diventare madre di più figli è un'umiliazione personale, questo non succederà mai. Una donna è pronta a sacrificare l'intera umanità pur di non adempiere al proprio compito biologico e sociale.


Immigrazione.


Anche l’immigrazione di massa è un prodotto diretto dell’autodeterminazione femminile. Pensate che sia impazzito? No, è semplice gestione delle risorse umane su scala nazionale.


Il sistema delle pensioni e quello lavorativo devono funzionare, non è un'opzione farli fallire. Ciò significa che è necessario un numero preciso di persone che lavorino, producano e paghino tasse e contributi. In questo momento storico, le donne non stanno facendo la loro parte: non stanno creando quei futuri lavoratori di cui lo Stato ha un assoluto e vitale bisogno.


Cosa si fa quando mancano le risorse interne? Si lascia che l’economia collassi e che gli anziani muoiano di fame senza pensione? No, non è un lusso che ci si può permettere. Per mettere una toppa a questo cratere demografico, lo Stato è costretto a cercare forza lavoro altrove, incentivando l’immigrazione. Sì, proprio quella stessa immigrazione che molti odiano perché porta con sé problemi di ordine pubblico e scontri culturali.

Siamo onesti: l’immigrazione incontrollata porta spesso degrado e insicurezza, ma questi problemi non li avremmo se avessimo abbastanza ragazzi e ragazze nelle nostre scuole pronti a occupare i posti che i pensionati lasciano vacanti. Una donna oggi si sente insicura per strada perché ci sono troppi stranieri? Ottimo. Invece di dare la colpa alle forze dell'ordine, che fanno il necessario, si dovrebbe capire come eliminare il problema alla radice. Uno Stato non avrebbe alcun bisogno di "importare" stranieri o spendere miliardi per militarizzare le strade, se avesse abbastanza cittadini. La verità è semplice: l'insicurezza che le donne percepiscono oggi è il prezzo che pagano per la "libertà" di non essere madri ieri.


Ovviamente si può dire "eh, ma non è vero! La violenza degli immigrati non è colpa mia! Se fosse controllata non ci sarebbero problemi!" Sì, ma per quale motivo uno Stato deve rischiare di portare uno straniero in casa mia, accollandomi il rischio di morte (perché ogni immigrato potrebbe diventare pericoloso dopo), quando tutto potrebbe essere più sicuro e controllato se solo le donne accettassero quella parte del loro essere che odiano fino al midollo?


Consumi.


C’è poi il problema dei consumi. Una società cresce solo se la gente acquista: non esiste altro modo per generare ricchezza reale. Perché l'economia giri, deve esserci letteralmente gente che esista, lavori e spenda. Queste persone non compaiono dal nulla come funghi. Conosciamo la biologia umana e sappiamo come funziona la natura: essendo mammiferi, le donne devono restare incinte e partorire per garantire che esistano i consumatori e i produttori di domani. Sarebbe comodo essere come i rettili, che depongono le uova lasciando all'uomo il compito di fertilizzarle esternamente; se fosse così non avremmo problemi, perché una donna potrebbe "creare" dieci figli all'anno senza affrontare nove mesi di gestazione e il trauma del parto. Ma la realtà è diversa.


Una donna che oggi decide di non avere figli condanna l'economia a una recessione perpetua. Quando manca chi richiede un bene — ovvero quando la domanda cala drasticamente — i consumi diminuiscono, le aziende soffrono e, di conseguenza, chiudono. È una sconfitta collettiva, che colpisce duramente anche quelle donne che dicono con orgoglio: "Sono prima di tutto una donna in carriera".

Peccato che quella carriera esista solo finché la struttura economica regge. Se mancano gli esseri umani, i servizi vengono tagliati e l'intero ecosistema del business, che oggi permette l'autodeterminazione, svanisce nel nulla. Senza nuovi cittadini, l'indipendenza femminile diventa solo la libertà di fallire in un mercato deserto. Cosa preferite? Essere le leader di un’azienda in fallimento o donne che contribuiscono a una società florida?


Certo, potete pensare che l'immigrazione risolva il problema permettendovi di restare comodamente nel vostro ufficio. Peccato che poi siate le stesse che hanno paura di uscire di casa da sole, lamentando che "gli immigrati aggrediscono le donne". Vale davvero la pena esercitare la vostra indipendenza di genere, se poi non siete più libere di esercitarla fuori dalle mura di casa vostra?


Investimenti.


Parliamo di fatti, non di sentimenti. Immaginiamo che siete lavoratori e state investendo nell'immobiliare o nella finanza. Fate questo passo perché sperate che il valore dell'investimento cresca e si abbia accesso in futuro ad una somma maggiore di quella investita, aggirando di fatto il problema delle poche nascite e di una società morente. Ma il valore cresce solo se la domanda supera l'offerta. Immaginiamo ora un mondo dove la popolazione diminuisce drasticamente perché le donne hanno smesso di procreare. Nop c'é poi bisogno di immaginarla, dato che l'abbiamo davanti ai nostri occhi. Le conseguenze saranno devastanti per tutti, anche per quelle donne che cercano sicurezza finanziaria, investendo in qualche asset, sperando in un ritorno economico.


Se investi nel mattone, ma non c'è una nuova generazione che vuole comprare casa, il prezzo crolla. Se la popolazione diminuisce perché si è preferita la scalata aziendale alla maternità, tra vent'anni chi comprerà i vostri immobili? Nessuno. Quindi anche le donne, che hanno investito nell'immobile, perderanno soldi. Il valore dei propri risparmi, investiti nel mattone, colerà a picco. Non è una minaccia, è la legge del mercato. Senza un ricambio generazionale, stiamo costruendo città fantasma.


Lo stesso vale per gli asset finanziari. Giganti come Apple o Amazon danno dividendi solo se hanno utili, e gli utili esistono solo se c'è qualcuno che compra i loro prodotti. Se mancano gli esseri umani per comprare quello che si offre, anche le "business women" più agguerrite finiranno in miseria. L'autoderminazione e la lotta di genere tanto cara alle donne di oggi sta letteralmente bruciando il valore del domani. Ma a molte donne questo sembra non interessare: pensano che un ufficio pieno di colleghe "autodeterminate" possa compensare l'assenza fisica di una nuova generazione.


Ma lo Stato?


A questo punto, una donna inviperita potrebbe urlare: "Eh, ma lo Stato non ci dà le opportunità per fare figli!". È vero, ma solo fino a un certo punto. Bisogna ammettere che oggi non esiste una struttura statale che favorisca realmente la natalità e che gli stipendi spesso non sono adeguati per crescere un figlio dignitosamente. Su questo non si discute: lo Stato deve fare la sua parte.


Ma facciamo un esperimento mentale. Ipotizziamo che lo Stato faccia tutto ciò che gli viene chiesto: asili nido gratuiti, agevolazioni fiscali massicce, protezioni lavorative totali, orari flessibili, smart working e sussidi infiniti. In questo scenario, una donna non avrebbe più ostacoli, giusto? Avrebbe i soldi, le strutture e il tempo. Se poi avesse anche un partner, i compiti sarebbero divisi e la carriera non verrebbe sacrificata.

Qui però interviene la matematica, che è spietata: per raddrizzare la curva demografica e invertire il declino, servirebbero mediamente tre figli per donna. Piccola domanda: quante donne sarebbero disposte a rimanere incinte tre volte? Quasi nessuna. I motivi sono i più disparati: dal timore dei cambiamenti fisici alla paura mentale di "perdere il treno" lavorativo. Ed è qui che il sistema crolla. La matematica dice "tre per donna": se una decide di farne uno solo pensando di aver fatto il suo dovere, un'altra deve farne cinque per mantenere la media necessaria.


Il problema non è solo il "coraggio" di affrontare tre gravidanze. La questione è legata a un puro egoismo ideologico. Oggi domina il mantra: "Sono prima donna, poi forse madre". Una donna spesso non evita la maternità per mancanza di soldi — le celebrità hanno milioni ma spesso si fermano a un figlio o nessuno — ma perché non vuole che la maternità la definisca. Molte si sentono "adeguate" solo quando competono con l'uomo nel mercato del lavoro, convinte di essere inutili se non hanno un impiego che le renda indipendenti.


Con la mentalità femminista moderna, non importa quanto uno Stato investa nella natalità: una donna preferirà comunque spendere il proprio tempo nella carriera e il proprio denaro in beni di consumo, piuttosto che garantire la continuità della specie. E se qualcuna ribatte che "anche l'uomo dovrebbe pensare a salvare l'umanità", la risposta è ovvia: come? Un uomo non può partorire. Come può un uomo al potere salvare il mondo se mancano i nuovi esseri umani a disposizione?

Le donne sembrano disposte a condannare l'umanità a vivere sotto un ponte pur di non ammettere la realtà: la loro funzione è, prima di tutto, il pilastro biologico insostituibile della civiltà. Tutto il resto — la lotta al patriarcato, la carriera, l'indipendenza — viene dopo. Ma se non c'è il "prima", il "dopo" semplicemente non esisterà.


Piccole riflessioni.


Siamo arrivati alla resa dei conti. Possiamo continuare a raccontarci la favola che l’identità di una donna sia una questione puramente spirituale, slegata dalla biologia, ma la realtà è un’azienda che sta andando in bancarotta.


Il paradosso è tragico: le donne hanno lottato decenni per conquistare il diritto di non essere "solo madri", di scalare gerarchie, di accumulare ricchezza e di autodeterminarsi. Ma ironia della sorte, è proprio questa libertà assoluta che sta distruggendo le fondamenta del mondo in cui quella stessa libertà viene esercitata. Senza una nuova generazione che sostenga il peso di questa struttura, l’indipendenza femminile diventa un castello di carte che crolla al primo soffio di vento demografico.


Non è odio, è logica. Non potete essere "business women" in una società fantasma. Non potete essere "donne libere" in uno Stato che fallisce perché non ha più cittadini.

Quindi, care lettrici, la prossima volta che rivendicherete il vostro diritto di "non essere definite dalla maternità", guardatevi intorno. Guardate i vostri investimenti che perdono valore, le vostre tasse che si alzano e il sistema che scricchiola. State barattando il futuro dell'umanità per un ufficio ai piani alti che tra vent'anni non avrà più nessuno a pulire i vetri, né nessuno che paghi l'affitto per starci dentro.


Il sistema sta collassando. E non è colpa del patriarcato. È colpa di una scelta: quella di aver messo l'ego individuale sopra la sopravvivenza collettiva. Volevate essere libere? Eccovi servite: siete libere di essere le ultime a spegnere la luce in un mondo che avete deciso di non far nascere.


M.

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