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Violenza d'amore.

  • Immagine del redattore: Mauro Longoni
    Mauro Longoni
  • 11 apr
  • Tempo di lettura: 16 min
Back view of a person with long hair. "Love Shouldn't Hurt" is written in black on their bare back. Monochrome, somber mood.

Stavo leggendo il titolo. In verità lo sto leggendo da un paio di giorni. Più lo guardavo e più il mio cervello scappava a gambe levate, non volendo affrontare il problema. In verità, come dargli torto. Nessuno vuole prendere questo toro per le corna: è un toro così imbizzarrito che potrebbe far del male, anche in maniera irreversibile.


Mi ritrovo qua, davanti a uno schermo, con la mente annebbiata e senza sapere cosa scrivere. In verità saprei anche cosa scrivere, solo che non so come organizzare le idee. È un tema davvero molto delicato che, se non trattato bene, rischia di essere non solo inutile, ma anche dannoso per il sottoscritto. In questa pagina internet camminerò costantemente su un filo, con il plotone d'esecuzione davanti a me, pronto a sparare se mi sposto o da una parte o dall'altra.

Non mi va di scrivere un post dove urlo per tutto il tempo "la violenza è brutta" o "basta con la violenza". Sarebbe non solo banale e inutile, ma anche infantile. Ora che ci penso, sono due ottimi presupposti per avere successo su TikTok.


Però volevo parlarne. Non che faccia alcuna differenza, sia chiaro (non sono mica il paladino universale della giustizia), ma è giusto parlarne. Come disse l'imperatore nel cartone "Mulan", "un solo chicco di riso può sbilanciare la bilancia, un solo uomo può fare la differenza fra la sconfitta e la vittoria". Magari il mio chicco non sarà determinante, ma magari potrà aiutare a sostenere quel chicco che sbilancierà quella bilancia.


So che non piacerà leggere di questo argomento, perché è un qualcosa di troppo spinoso e anche doloroso, però fare finta di nulla e non vedere il dramma che si perpetra costantemente nelle nostre vite mi sembra davvero poco intelligente e poco maturo. Perché che piaccia o no, la violenza in amore è qualcosa che non dovrebbe esistere, eppure è anche fin troppo presente.


Ora il vero problema è: da dove partire? Da dove posso cominciare a parlare di un argomento così profondo e complesso? Quello che mi è venuto in mente è partire dalla definizione. Non si può fare nessun ragionamento se non si sa di cosa si stia parlando.


Definizione.


La violenza nei rapporti di coppia viene definita tecnicamente come Intimate Partner Violence (IPV) o Violenza nelle Relazioni Strette. Non si tratta di un litigio, dove si urlano di tutto e poi per sei mesi si vive felici e spensierati. Questa definizione supera il concetto di "lite domestica" o "raptus". Quel momento di urla può capitare ed è anche un momento di vero confronto che mette alla prova un amore. Perché dopo un litigio o la coppia esplode o la coppia diventa più forte. Non che si debba per forza litigare, ma se capita, non è la definizione di "Violenza nelle Relazioni Strette".

Quello di cui voglio parlare è quella violenza che segue un modello di comportamento coercitivo utilizzato da uno dei partner per stabilire e mantenere il potere e il controllo sull'altro. La violenza che mi interessa è un qualcosa che capita costantemente, anche a livello quotidiano, solo per uno scopo: essere l'essere dominante.


In poche parole, la "Violenza nelle Relazioni Strette" non è altro che un piano progettato e attuato nel modo più meticoloso possibile per avere potere fisico e mentale sull'altro. Ogni giorno, ogni ora, ogni secondo, quella persona "violenta" pensa solo a una cosa: come umiliare, annullare e annichilire fisicamente e moralmente l'altra persona.


Quello che mi chiedo è solo una cosa: è ancora possibile definire un rapporto d'amore, se questo rapporto è basato sul dominio di una parte e sull'annullamento dell'altro?


Tipi di violenza.


Fisica.


Quando si parla di violenza sistematica, si pensa spesso alla violenza visibile.

La violenza fisica è di sicuro quella più conosciuta, perché è quella che dà più nell'occhio ed è quella che fa più scalpore. Non c'è nulla di più visibile di un occhio nero, ferite, rottura d'ossa e persino di una bara aperta durante una veglia.

Questa violenza comprende tutti quegli atti volti al danneggiamento del corpo, che siano un'esplosione improvvisa o un piano sistematico. Possono essere spinte, schiaffi, percosse o, nei casi più gravi, anche atti tali che portano alla morte.

Qua si deve fare una bella distinzione. Per esempio, non è violenza se a letto, durante un rapporto acceso CONSENSUALE, ci si sloga una caviglia, come non è violenza quello schiaffetto sulla schiena leggero dopo che il partner ci ha preso in giro, SENZA UMILIARCI. Se invece quell'atto diventa SEMPRE violento, nel senso che non solo provoca dolore, ma porta a uno stato emotivo costante di allerta, quella è violenza.


Psicologica.


Poi abbiamo la violenza psicologica. Qua si cammina su un confine fin troppo labile. Sì, esiste anche violenza legata alla mente. Perché non serve alzare le mani per essere violenti. Le parole e gli atteggiamenti sono spesso decisamente più dannosi di uno schiaffo. Le parole creano una prigione invisibile da cui è poi terribilmente difficile uscire.


La violenza psicologica si definisce come l'insieme di scelte ed atteggiamenti volti all' "umiliazione, insulto, isolamento sociale, minacce e controllo costante". Quindi comprende tutti quegli atti sistematici e subdoli che hanno lo scopo di avere totale controllo morale e psicologico del partner. Per esempio, violenza psicologica è costringere SENZA LIBERTÀ DI SCELTA il proprio partner a rinunciare alla propria carriera, ai propri amici, a cambiare stile di vita, hobby e ideali, nonché essere costantemente denigrato ed umiliato solo per fare in modo che la vita del partner sia in proprio totale controllo.


Il problema di questa violenza è che si tratta di qualcosa di difficile da dimostrare. Certo, si può dire di averla subita e si può denunciare il presunto boia, ma alle volte il confine tra vera violenza ed esagerazione risulta molto labile. Seguite il mio ragionamento.

Mettiamo caso che tu dica al tuo partner ogni volta che esce "non mi va che esci con quelle persone". La questione è questa: se lo fa perché ha lo scopo di tenerti sempre sotto controllo, allora diventa violenza psicologica. Tuttavia mi chiedo, se lo fa perché sa che quelle persone sono pericolose per te, ma ti lascia la libertà di scelta se uscire o meno, si può ancora definire violenza?


La grossa lacuna della violenza psicologica è che si tratta di un fatto principalmente soggettivo. Tutto gira in base a come si percepisce un'azione, non in base all'azione stessa. Se una persona ha un braccio rotto, si può esaminare la frattura e si può stabilire subito l'origine, confermando la tesi della violenza o smascherando una bugia. Con la psicologia, quello che è violenza potrebbe non esserlo, in verità.

Un esempio pratico. Se uno mi chiama "nano" perché sono basso, io non mi offendo. Un'altra persona potrebbe buttarsi giù da un ponte per l'umiliazione. Stessa frase, persona diversa, una volta è una battuta (quindi niente violenza), l'altra volta si può intendere come istigazione al suicidio (punibile con il carcere).


Nei casi eclatanti di isolamento sociale posso anche capire la denuncia, perché si è costretti sistematicamente da qualcuno a restare a casa e non c'è via di scampo. Ma per tutto il resto? Come si fa a dimostrare l'obiettivo del controllo, se non ci sono prove, se non la parola della vittima?

Pensiamo al fatto che uno dei due rinunci alla carriera per amore. Mettiamo caso che quella scelta è stata consensuale e libera. Anni dopo, a causa di una frustrazione e rabbia interna, quella stessa persona, che ha deciso liberamente di abbandonare la carriera, denuncia il partner dicendo "c'è stata costrizione quel giorno!" L'altra persona è fregata, perché non può dimostrare che è stata una scelta libera.


Con questo tipo di violenza bisogna fare molta attenzione. Là fuori ci sono molte persone che hanno denunciato il partner di violenza psicologica, quando poi quella violenza percepita era solo uno stato di insicurezza personale che aveva origini precedenti o al di fuori della relazione stessa. Oppure ci sono state persone che hanno denunciato il partner, solo perché ha avuto la faccia tosta di dire "no".


Non sto affermando che la violenza psicologica non debba essere perseguita o che non esiste. Se ne dubitassi, non l'avrei scritta in questo post. Dico solo che non è un qualcosa che si può giudicare universalmente per qualsiasi coppia. Pensate al sadomasochismo. Una coppia esterna può vedere quello stile di vita come "violenza domestica", perché si tratta effettivamente di una "violenza sistematica" (vista da fuori), mentre da dentro è qualcosa di eccitante, voluto e richiesto. Che si fa in quel momento? Si cerca di proteggere qualcuno che non ha bisogno di protezione?


"Eh, se non si può fare nulla, allora lasciamo perdere!" Non dico che la questione vada ignorata. Semplicemente trovo che la denuncia sia diventata sia un mezzo di protezione, anche un mezzo per applicare violenza psicologica. Dato che ora si sa che una persona può denunciare per qualsiasi cosa, basta una parola detta nel momento sbagliato e la propria vita è rovinata. La cosa ancora più "controversa" è che non si può fare una legge a prescindere che vada bene per tutte le persone, per tutti i casi. È un paradosso terribile: la difficoltà di dimostrare questa violenza protegge i colpevoli, ma espone gli innocenti a danni permanenti. In entrambi i casi, a perdere è la verità e la dignità della relazione.


Economica.


La violenza psicologica è brutta, ma quella economica non scherza. Il concetto qua è semplice: si tratta di furto, quindi di un reato punibile.

La violenza economica non è altro che il controllo delle proprie risorse finanziarie esercitato dal partner, impedimento al lavoro o sottrazione dello stipendio per rendere la vittima dipendente.

Non c'è molto da dire: siamo di fronte a un crimine bello e buono. Se ti fregano lo stipendio, ti impediscono di spendere i tuoi soldi e ti impediscono di avere un lavoro, quello è da denuncia.


Sì, ma si può denunciare? Facciamo una piccola distinzione.

Parliamo di una coppia che ha tre conti: due personali e uno comune. Con il conto comune si pagano le bollette e tutte quelle spese per la casa, mentre i conti personali sono per le proprie spese personali. In questo caso non ci dovrebbe essere violenza, giusto? Beh, non proprio. Mettiamo il caso uno dei due voglia comprare una macchina per sé. I soldi sono i propri e si fa quello che vuole. Aggiungiamo il dettaglio che nella casa non c'è spazio per quella macchina e l'altro impedisce l'acquisto. In questo caso, la domanda è: è un comportamento da denuncia? Perché teoricamente si sta controllando l'uso dei soldi del proprio partner e se ne sta limitando la libertà di scelta.

Oppure prendiamo il caso della coppia con un conto unico. Ipotizziamo che i due abbiano deciso insieme come spendere i soldi per il mese. Improvvisamente uno dei due vuole spendere gran parte di quei soldi in vestiti o videogiochi. L'altro cerca di impedirlo, dicendo "sono anche i miei soldi". Che cosa si fa? Si denuncia il partner perché "sta cercando di rendermi dipendente?"

Ancora meglio, uno dei due lavora, l'altro resta a casa senza lavoro. Il partner che lavora decide di spendere i soldi in un orologio. L'altro partner, quello che non lavora, ha il diritto di dire qualcosa o addirittura di denunciare? Per legge i due partner hanno uguali diritti e doveri, quando si parla di soldi, ma moralmente, si può davvero dire di no a colui o colei che ti sta mantenendo e che ti hai accettato che ti mantenga. Anche questa sarebbe violenza economica: bloccare sistematicamente la libertà di quello o quella che porta a casa i soldi è una cosa moralmente discutibile.


Anche qua, come si fa a stabilire cosa è reato e cosa no? Semplice. La domanda è una sola: c'è un piano malvagio per renderti dipendente? In tutti e tre i casi, la risposta è no. Sono tutte obiezioni e resistenze necessarie. La violenza economica funziona solo se un partner obbliga l'altro a mollare il lavoro e le dà uno "stipendio" mensile da fame, perché stai effettivamente limitando la libertà di un'altra persona. Tuttavia, mi chiedo: perché rinunciare alla propria vita per amore?


Spesso si parla di eventualmente aiutare quelle persone vittime di violenza. Non è così automatico e semplice. La violenza fisica e specialmente quella morale è difficile da intercettare da fuori, perché conosce un solo limite: dentro le mura di casa. La violenza ha una sola regola: nessuno deve sapere quello che succede. Fuori si è una coppia perfetta, a casa si vive l'inferno in terra. Dentro quella casa, tuttavia, non ci sono regole, ogni angolo è buono per maltrattare il proprio partner. Può essere la cucina, la sala, il bagno e la camera da letto.

Trovo non ci sia nulla di peggio che letteralmente abusare non solo del corpo, ma anche della volontà del partner per esercitare un dominio carnale e mentale che, francamente, non dovrebbe nemmeno esistere. Togliere il diritto di scelta del proprio corpo e della propria esistenza è qualcosa che va oltre la violenza stessa. È annullamento dell'autodeterminazione umana che nessuno dovrebbe toccare.


Uomini vs Donne.


La violenza sappiamo come si manifesta. Ma come colpisce? Perché non dividiamo l'umanità in due e vediamo come maschi e femmine subiscono violenza e come si comportano.


Donne.


Lo sappiamo fin troppo bene. Le donne subiscono violenze e muoiono nei rapporti. Chi non lo vuole vedere è uno che o non vuole accettare la verità o è un uomo che forse quelle mani dovrebbe lasciarle in tasca e dovrebbe pensare prima di parlare.


Per anni, forse per decenni, la violenza sulle donne è stata sottovalutata. Si è sempre visto quell'atteggiamento violento e di controllo sistematico sul partner come qualcosa di normale. La classica scusa era "eh, ma non è violenza! È solo una personalità forte!". Si aveva questa concezione che quella violenza morale e fisica di un uomo non era tale, ma solo il suo modo di trasmettere un "amore sincero ed autentico". Il motivo? L'uomo è stato sempre educato così ed è la sua natura. Quindi ogni schiaffo, ogni umiliazione, ogni annichilimento era visto come qualcosa di normale e assolutamente accettabile. Se una donna veniva picchiata oppure umiliata, era perché "lei non è stata al suo posto!"


Quando ero bambino io, quindi per tutti gli anni '90 del XX secolo, difficilmente si parlava di violenza domestica o violenza d'amore. Era un dibattito che non veniva preso in considerazione dall'opinione pubblica. Si sentivano notizie, ma si circoscrivevano a un singolo episodio. Si diceva sempre "quell'uomo è malato e va rinchiuso!". Era quasi impossibile per quella società, specialmente dal lato maschile, vedere la moltitudine di eventi con lo stesso pattern. Si giudicava sempre e solo il singolo caso, non guardando il problema di sistema.


Poi sono comparse associazioni, anche finanziate dallo Stato, che sfondarono le barriere. Solo a quel punto, le donne si sono sentite "protette" abbastanza da poter denunciare abusi e violenze, permettendo alle persone affette da violenza non solo di poter scappare e rifugiarsi da una situazione terrificante, ma anche parlare e testimoniare quel dramma dentro quelle mura di casa.

Quello che sappiamo ora, cioè che la violenza in un rapporto si può manifestare in maniera altamente diversa e alle volte molto subdola, lo si deve a quelle associazioni che hanno dato uno scudo alle donne per potersi difendere e riprendere da un trauma che è comunque impossibile da cancellare.


Sappiamo che le donne subiscono violenze. Ma di quali numeri si parla?

Secondo le ultime rilevazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e di UN Women (aggiornate al 2025/2026), il fenomeno rimane pervasivo e strutturale.

La cosa brutta di questi numeri è che non importa dove una donna viva, a quale rango sociale appartenga o quanti anni abbia, una donna subirà molto spesso violenza.


A livello globale, circa il 30% delle donne (pari a quasi 840 milioni di donne) ha subito violenza fisica e/o sessuale da parte di un partner o violenza sessuale da parte di terzi almeno una volta nella vita. Praticamente quasi un miliardo di donne nel 2026 ha subito violenze da uomini. Sono tante, sono molte e sono troppe. Per quello che mi riguarda, anche una sola donna che subisce violenza fisica e morale è di troppo.

Ciliegina sulla torta, il 60% degli omicidi femminili avviene tra le mura domestiche per mano di persone care.


La cosa ancora più triste? La stabilità. Nonostante le campagne di sensibilizzazione degli ultimi anni o decenni (di questa dinamica se ne parla già da almeno un paio di decenni), questa percentuale è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi dieci anni. Nonostante si gridi che la violenza è un crimine, il ritmo dei colpi nelle case non accenna a rallentare.

Si potrebbe dire che "le campagne non stanno funzionando". Beh, non è del tutto vero. Certo, se si guardano i numeri palesemente abbiamo troppe donne che hanno subito un trauma che le segnerà per tutta la vita. Però lo sappiamo. Questo fa una differenza enorme. Pensate in passato quando nessuno si curava di questa tematica. Per il mondo le donne vivevano un sogno, perché nessuno voleva vedere. Statisticamente le donne che subivano violenze erano pari a "0". Ora sappiamo che non è così e ora le donne hanno tutta una serie di protezioni di legge ed associazioni che le aiutano a scappare da tale orrore e recuperare i pezzi di una psiche distrutta.


Uomini


Se i numeri delle donne ci lasciano senza fiato, quelli che riguardano gli uomini ci lasciano in un silenzio ancora più profondo. Un silenzio fatto di vergogna, di pregiudizi e di una violenza che, pur esistendo, per il mondo sembra non avere diritto di cittadinanza.


Sappiamo che il 30% delle donne subisce violenza in diverse forme. E gli uomini? Perché esiste la retorica che gli uomini sono gli unici ad essere violenti e le donne le uniche vittime. Per curiosità mi sono messo a cercare se ci fossero dati a riguardo. Beh, ho trovato qualcosa.

Nel 2024, l'11% degli omicidi maschili nel mondo è stato perpetrato da partner o familiari. Mentre per le donne la casa è innegabilmente uno dei luoghi più pericolosi (60% di donne uccise in un rapporto), non dobbiamo scordare che anche per gli uomini esiste una quota (l'11% degli omicidi maschili) che cade per mano di chi dovrebbe amarli. Sono migliaia di vite che spesso non fanno notizia.

Ci sono due cose qua che mi fanno riflettere. La prima è che la violenza domestica è a doppio senso: sia gli uomini che le donne uccidono. Seconda cosa, quindi anche le donne uccidono? Strano, perché si dice che solo gli uomini siano in grado di tale atto.


Perché di questi milioni di persone non se ne parla? Anche loro subiscono violenze e anche loro hanno bisogno di protezione e cura. Eppure si ha un silenzio quasi assordante.

Ci ho messo un po' a trovare un motivo. E i motivi sono due.

Il primo è nella concezione umana dell'uomo. Un uomo è abituato a tenere tutto dentro e a subire. Inoltre, un uomo è forte, un po' di violenza la può sopportare! Esiste questa idea che l'uomo non si può permettere debolezze, perché è la donna il "sesso debole" quindi lei deve essere la parte fragile della coppia che va protetta. Lui non ha bisogno di protezione, perché è forte, deve esserlo, se vuole una chance nella vita.

Ricapitolando, se una donna soffre per mano di un uomo, il mondo si mobilita. Se un uomo subisce la stessa cosa, la si ignora e la si denigra. Quanti uomini devono soffrire affinché la cosa venga presa sul serio?

Qua non vale più la storia del "eh, ma la donna subisce di più", perché non è giusta. La violenza non si deve calcolare in base alla quantità o al danno subito. La violenza si dovrebbe debellare e combattere a prescindere anche se si tratta di una sola vittima. Sia che questa vittima abbia un osso rotto, che un graffio superficiale, se quel dolore era intenzionale, si deve combattere.

Ridurre il discorso "noi siamo donne, siamo di più, quindi ci dà la priorità" è un discorso davvero orribile, perché si sta affermando che una donna merita più attenzioni di un uomo. Quindi, in questo caso, la parità dei sessi non si applica, perché un uomo soffre meno la violenza femminile?


Ma che tipo di violenza subiscono gli uomini?

I dati che si hanno non sono così accurati come quelli femminili, perché esiste un sommerso. Molti uomini non denunciano o quando lo fanno non vengono presi sul serio. Perché se un uomo prende a schiaffi una donna è violenza, ma se è una donna a prendere a schiaffi un uomo è un amore passionale. Inoltre mancano i servizi: solo una minima parte degli uomini vittime di abusi (circa il 4,4% in alcuni contesti europei) riceve supporto da servizi specializzati, spesso perché non sanno a chi rivolgersi.


Dalle analisi dei centri di supporto (come il ManKind Initiative), emerge che gli uomini subiscono un mix specifico di abusi:

La quasi totalità della violenza subita dagli uomini è psicologica ed emotiva. Si parla della quasi totalità dei casi. Una donna che vuole esercitare violenza contro un uomo sa perfettamente di non essere più forte di un uomo e non sarà in grado di ferirlo fisicamente. Quindi usa la psiche. Spesso si tratta di umiliazioni di ogni forma, denigrazione ed annullamento della libertà di azione ed autonomia.

Poi abbiamo il comportamento coercitivo, come il controllo delle frequentazioni, per via di insicurezze personali o patologiche, minacce di allontanamento dai figli o di false accuse di ogni tipo, solo per ottenere controllo o quello che si vuole, utilizzando come arma quei mezzi che una donna dovrebbe usare per difendersi.


Abbiamo anche la violenza fisica. Anche se una donna è più debole di un uomo, una donna prova lo stesso a far del male fisico. Si tratta di aggressioni dirette, spesso con uso di oggetti. Ci sono donne che prendono a pugni e schiaffi un uomo, usano armi bianche pur di controllare l'uomo ed ottenere quello che si vuole. Spesso la giustificazione è "mi ha fatto davvero arrabbiare". La cosa incredibile è che questa giustificazione viene accettata dal mondo.


E poi abbiamo violenza economica. Questa violenza è quella più sottovalutata. Il problema è che l'uomo guadagna e la donna usa quei soldi, anche se lei guadagna soldi. Della serie "i tuoi soldi sono i miei soldi ed i miei soldi sono i miei soldi". Quando una donna ha quel controllo, l'uomo non può fare nulla. La donna che vuole indurre violenza avrà il controllo delle finanze o impedirà all'uomo l'accesso al denaro. Però la stessa donna potrà spendere tutto quello che vuole, perché è donna.

Inoltre, si lamenterà del fatto che lui non provvede a una vita migliore, costringendolo a lavorare di più, solo perché la propria è infelice e vuole di più. Una donna usa l'amore di un uomo contro di lui, per ottenere un vantaggio economico... un vantaggio che poteva avere lavorando lei di più o lavorando e basta.


Conclusioni.


La violenza non ha sesso e non ha scuse. È un cancro che divora la dignità umana e l'amore da dentro, nutrendosi di silenzio e di una cultura che troppo spesso sceglie di guardare solo dove è più facile puntare il dito.


Ho voluto parlare di questo non per puntare il plotone d'esecuzione contro qualcuno, ma per aggiungere il mio chicco di riso sulla bilancia della consapevolezza. Se vogliamo davvero parlare di parità, dobbiamo avere il coraggio di vedere l'intero quadro: difendere la donna senza dimenticare l'uomo, condannare l'abuso fisico senza ignorare quello psicologico o economico.

L'amore non è dominio, non è controllo, non è silenzio. L'amore è il coraggio di restare liberi, insieme. Perché se un rapporto richiede l'annullamento dell'altro per esistere, allora chiamiamolo con il suo nome: non è amore, è solo violenza. E la violenza è un peso che nessuno, uomo o donna che sia, dovrebbe essere costretto a portare da solo.


Non è una gara a chi subisce di più. Ridurre il discorso a una questione di percentuali è orribile: significa affermare che il dolore di un individuo vale meno di quello di un altro solo per il sesso che ha tra le gambe. La parità non può essere a senso unico.

Il mondo purtroppo ha solo occhi per la violenza di una sola parte, dimenticandosi completamente del piccolo dettaglio che entrambi i sessi hanno istinti violenti ed animaleschi. Come un uomo sa essere violento, lo può essere anche una donna, come, allo stesso modo, un uomo sa essere fragile, come una donna.


La violenza è un fenomeno che colpisce tutti gli esseri umani. Cadere nella trappola del marketing di certe frange femministe, che riescono a vendere meglio la loro situazione, è un pessimo errore, perché si crea quella mentalità della violenza più violenta di altre. Non esiste tale idea. La violenza è violenza e va combattuta a prescindere da chi la perpetra e va protetto chi la subisce, indipendentemente dal sesso.


Anche questa vuol dire parità. Perché anche solo una persona che subisce violenza è una persona di troppo. L'amore deve essere un luogo sicuro, non un biglietto per l'inferno senza ritorno.


M.

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