top of page
Gemini_Generated_Image_elxnpfelxnpfelxn.png

​Mauro's Lounge

​Social & Lifestyle Blog

  • Instagram
  • Facebook
  • X
  • Tumblr
  • LinkedIn

Ultimi Post

Economia pubblica: Chi Paga i Conti?

  • Immagine del redattore: Mauro Longoni
    Mauro Longoni
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 17 min
Una calcolatrice su grafici finanziari; due monitor mostrano grafici azionari in un ufficio moderno. Colori vivaci e linee evocano un'atmosfera dinamica e analitica.

Lo Stato, nella società moderna, è un'entità estremamente complessa da gestire. Essendo composto da esseri umani, tende a essere dinamico e a cambiare spesso direzione, compiendo non di rado inversioni a U molto rapide. Di conseguenza, la politica deve essere in grado di muoversi tra le diverse correnti di pensiero all'interno dei propri confini, cercando di rendere tutti felici nei periodi di vacche grasse o, per lo meno, di rendere le persone il meno tristi possibile in tempi di vacche magre. Inoltre, vivendo in un mondo globalizzato — caratterizzato da fitti rapporti economici, politici e militari con moltissimi paesi — la politica deve anche tenere un occhio vigile su ciò che accade all'esterno, così da essere pronta ad attivarsi per risolvere problemi che, se trascurati, potrebbero diventare enormi. Basti pensare alla pandemia di coronavirus tra il 2020 e il 2021, quando l'aver sottovalutato il problema all'inizio ha portato a mesi di lockdown, perdite miliardarie, alla chiusura di moltissime piccole e medie imprese e a un'impennata della disoccupazione.


Esiste, tuttavia, un elemento che accomuna qualsiasi richiesta del popolo. Qualunque cosa la società chieda, e qualunque soluzione si debba adottare per affrontare gli eventi esterni, tutto è sempre legato a doppio filo a un piccolo dettaglio difficilmente trascurabile: i soldi. Tutto ciò che la società desidera ha sempre a che fare con del denaro che deve essere speso.


Sì, oggi voglio parlare di economia pubblica, forse la componente della società più discussa in assoluto e quella che causa più mal di pancia.


Partiamo da un parallelismo che mi è venuto in mente mentre ero in bagno. La politica, quando si parla di economia, si comporta un po' come i genitori, mentre la società è come un gruppo di figli che vuole continuamente comprare qualcosa. E proprio come ogni famiglia, lo Stato deve far quadrare i conti, cercando di accontentare i figli il più possibile. Una famiglia deve capire quanto ha a disposizione ogni anno e quanto le serve spendere, tagliando eventualmente i costi superflui e spostando le risorse dove è più necessario in quel momento.

Anche lo Stato, in questo senso, fa esattamente lo stesso; solo che non si muove nell'ordine delle migliaia di euro, ma dei miliardi. Però il concetto è identico. Non mi credete? Beh, allora non vi resta che leggere.


Da questo momento in poi, per rendere il discorso facile da comprendere, userò proprio la metafora della famiglia, perché il parallelismo è davvero enorme! Avrei potuto fare l'esempio di un'azienda, ma non tutti hanno in mente come funzioni una società; tutti, invece, sappiamo perfettamente come mamma e papà debbano far quadrare i conti, sia perché oggi siamo noi come genitori a farlo, sia perché lo abbiamo visto fare da nostra mamma e papà in passato.


Economia pubblica - Scopo.


Questo è il punto da cui partire, altrimenti non si capirebbe il senso di questo post. Lo scopo principale per una famiglia è quello di far quadrare i conti. Per evitare di finire sotto un ponte, specialmente in caso di problemi o di periodi di magra, la famiglia deve raggiungere una certa parità: ovvero, le uscite devono essere uguali alle entrate. L'obiettivo ideale, ovviamente, è quello di riuscire a guadagnare più di quanto si spenda, ma in ogni caso è fondamentale gestire le proprie finanze in modo da non andare in perdita in maniera costante e irreversibile. Un mese o due in rosso ce li si può anche permettere, ma sul lungo periodo quel colore va evitato il più possibile.


Uno Stato ha esattamente lo stesso obiettivo: fare in modo che le spese siano uguali o inferiori alle entrate. Quando si sente parlare spesso di "pareggio di bilancio", si fa riferimento proprio a questo, ossia al fatto che le uscite statali non superino le entrate.


Ora, per una famiglia, le entrate e le uscite sono piuttosto variabili nel corso del tempo. Per esempio, si sottoscrivono nuovi abbonamenti, se ne disdicono altri, si cambiano le tariffe delle bollette, si pagano assicurazioni diverse e molto altro. In caso di figli ci sono le spese mediche, scolastiche, i vestiti, il cibo e tutto quello che a un figlio o figlia serve per essere felice. Nell'arco di soli dieci anni, le spese di un nucleo familiare possono variare drasticamente, sia nel valore che nella tipologia.

La stessa cosa vale per le entrate. Una persona può avere un solo impiego, oppure due; oppure entrambi i partner possono avere un lavoro, o magari un doppio lavoro. Uno dei due potrebbe essere un imprenditore o un'imprenditrice o, ancora meglio, si vince alla lotteria e tutti i problemi sono risolti in un colpo solo. Come potete vedere, in regime di libero mercato, le opportunità lavorative sono tante e le possibilità di guadagno ancora di più.


E per uno Stato? Come funziona per uno Stato? Ha la stessa libertà di movimento? Assolutamente no. Lo Stato non può sperare in un biglietto della lotteria fortunato. È una di quelle organizzazioni molto rigide che hanno sempre le stesse spese e gli stessi canali d'incasso. Possono cambiare gli importi, ma la struttura resta identica, anno dopo anno.


Economia pubblica - Uscite.


Per una famiglia, le uscite sono la somma di tutte le spese ordinarie e straordinarie: si va dalla spesa al supermercato alle bollette, dalla scuola dei figli fino all'accensione di un nuovo mutuo o a un'operazione chirurgica imprevista.


Ma per uno Stato, invece, cosa sono? Gli economisti la chiamano "spesa pubblica", ovvero la somma di tutti i costi che la politica deve sostenere per mantenere la macchina statale in funzione. A differenza di quanto accade in un nucleo familiare, le voci che compongono la spesa pubblica sono un'infinità e ci si può tranquillamente perdere.

Per riuscire a districarsi in quella che è a tutti gli effetti una giungla di numeri, conviene utilizzare la suddivisione classica usata dagli esperti: le spese correnti e le spese in conto capitale.


Le spese correnti sono i costi di "consumo" giornaliero che, una volta pagati, si esauriscono. Parliamo di tutte quelle uscite che servono esclusivamente a mantenere in piedi la struttura dello Stato. Riuscite a immaginare uno Stato senza uffici e senza lavoratori pubblici? Sarebbe un disastro totale.

Poi abbiamo le spese in conto capitale, che rappresentano il vero tasto dolente di ogni governo. Si tratta di investimenti veri e propri, destinati a creare un valore che resta nel tempo. Questi stanziamenti sono quasi sempre legati a quelle riforme strutturali che il popolo chiede a gran voce, ma che la politica puntualmente rimanda e realizza male o non realizza. Ma il disappunto sociale, si sa, è un altro discorso.

Dato che questo post vuole essere esaustivo e offrire un quadro d'insieme generale di ciò che uno Stato si trova a dover pagare, andiamo leggermente più nel dettaglio per analizzare queste singole voci, sia correnti che in conto capitale.


Spese correnti.


Come abbiamo detto, le spese correnti sono quelle necessarie a mantenere attivi i servizi e la struttura dello Stato; una volta pagate, si "esauriscono" nel corso dell'anno, esattamente come la spesa per il cibo o le bollette in una famiglia.


Sanità.


Per una famiglia, la sanità riguarda le spese mediche per i medicinali, le visite specialistiche o il classico mal di pancia per cui ci si rivolge al medico di base. Per lo Stato, invece, la sanità si traduce nel pagare quel medico e l'ospedale in cui la famiglia si reca.


Qui bisogna fare una distinzione fondamentale: se la sanità è privata, come accade negli Stati Uniti, lo Stato non deve sostenere grandi costi, dato che l'intero sistema si basa principalmente sulle assicurazioni sanitarie pagate dai singoli cittadini. Se avete presente la serie TV Grey's Anatomy, avete un'idea piuttosto precisa di come funzioni. L'ospedale è gestito da un consiglio di amministrazione che elegge un amministratore delegato; quest'ultimo gestisce i rapporti con le assicurazioni, trova investitori, mantiene la struttura in funzione e cerca di elevarne il livello qualitativo. Tutto ruota attorno al concetto di rendere l'ospedale una macchina da soldi, prima ancora che una struttura di cura. In questo contesto, se sei in pericolo di vita o in condizioni d'emergenza vieni comunque accolto e stabilizzato; tuttavia, quando si tratta di cure ordinarie, visite specialistiche, terapie a lungo termine o interventi programmati, se un paziente non ha un'assicurazione sanitaria rischia seriamente di restare escluso, perché l'ospedale può legittimamente rifiutarsi di accoglierlo se non è in grado di pagare.


Se, invece, la sanità è pubblica, come avviene in Europa, gli ospedali e tutto ciò che permette loro di funzionare sono pagati interamente dallo Stato, e le strutture sono gestite da dirigenti nominati dalla politica o da associazioni legate al settore pubblico. Ogni prestazione medica essenziale è accessibile a chiunque. Anche nei paesi europei esistono le assicurazioni, ma in questo caso servono a coprire o a vedersi rimborsati i costi di visite private o prestazioni extra. La differenza fondamentale con il sistema privato è che, anche senza alcuna polizza, il paziente viene curato esattamente come tutti gli altri.


Scuola e Università.


Per una famiglia, la scuola rappresenta il costo dei libri di testo, del materiale didattico ed eventualmente la retta dell'università. Per il governo in carica, invece, l'istruzione è il costo necessario a garantire la scuola dell'obbligo.


In linea di principio, la politica deve garantire l'istruzione fino al momento in cui un ragazzo non è considerato in grado di lavorare, o comunque fino al raggiungimento della maggiore età. Per questo motivo, le scuole sono quasi sempre pubbliche e gestite da personale pagato dallo Stato. Inoltre, l'intero corpo docenti riceve lo stipendio dalle casse pubbliche e deve seguire le direttive del Ministero dell'Istruzione (o del ministero che ha in gestione il sistema scolastico del paese).


La piccola precisazione sta nel fatto che esiste, ovviamente, anche l'istruzione privata. Di base, questo tipo di istruzione grava molto meno sui costi statali, poiché le università e le scuole di ogni ordine e grado sono gestite da soggetti privati a cui le famiglie pagano rette spesso salatissime. Tuttavia, rispetto alla sanità, la dinamica qui è leggermente diversa. La scuola privata si pone come un'alternativa a quella pubblica: pagando migliaia di euro o dollari l'anno, il settore privato dovrebbe — in teoria — garantire un'istruzione migliore, strutture più moderne o canali relazionali più esclusivi.


La differenza fondamentale rispetto alla sanità privata americana è che, se una famiglia è in difficoltà economica e non può permettersi una retta privata, lo Stato, tramite la scuola pubblica, garantisce sempre e comunque l'istruzione del nuovo arrivato sul pianeta. L'istruzione è un diritto-dovere così fondamentale che, nel caso in cui una famiglia volesse deliberatamente impedire a un figlio di frequentare le lezioni, lo Stato può attivarsi attraverso i servizi sociali e le autorità giudiziarie, arrivando nei casi più gravi a sospendere la responsabilità genitoriale e ad allontanare il minore pur di garantirgli il diritto allo studio.


Pensioni e Aiuti Sociali.


Qua non ci sono differenze o precisazioni. Tutti gli assegni pensionistici, i sussidi e i sostegni economici alle famiglie vengono da un ente pubblico che garantisce che tutto il sistema pensionistico e gli aiuti finanziari siano erogati e le domande controllate e convalidate.

Teoricamente anche qua esiste una forma privata per la propria pensione, ma si tratta di una scelta personale e nessun obbligo. Semplicemente il lavoratore può investire in fondi o piani di risparmio per avere più soldi una volta in pensione. Però non è un obbligo, dato che lo Stato garantisce sempre la pensione, se si maturano i requisiti oppure un assegno sociale, in caso non si sia lavorato abbastanza e l'esistenza minima non sia garantita.


Sicurezza e Giustizia.


Per una famiglia, la spesa per la giustizia si riduce all'onorario di un avvocato a cui ci si rivolge per tutelare i propri interessi in caso di necessità. Mentre per i privati il costo scatta solo quando il professionista viene effettivamente tirato in causa, per lo Stato la giustizia rappresenta un costo perpetuo.

Questa è forse la spesa corrente più conosciuta e, per certi versi, la più cruciale di tutte. Senza una giustizia che funzioni e un sistema di sicurezza che mantenga l'ordine nelle strade, lo Stato si trasformerebbe in un caos anarchico, dove la criminalità la fa franca. Per evitare questo, lo Stato deve pagare costantemente gli stipendi delle forze dell'ordine e dei magistrati, oltre alle spese di gestione ordinaria di caserme e tribunali. Se spesso la giustizia sembra non funzionare, la colpa non è solo di leggi inadeguate che lasciano i crimini impuniti o ne sminuiscono la gravità, ma è dovuta anche al fatto che i comparti della giustizia e della sicurezza vengono costantemente ridotti alla fame, che sia per negligenza, per ignoranza o per un piano ben preciso.


In questa macro-categoria rientrano anche i costi per la difesa. Anche una famiglia può decidere di sostenere una spesa simile, ma si tratta di una scelta del tutto facoltativa: parliamo dell'installazione di un sistema d'allarme in casa o, nei casi più estremi, dell'acquisto di una pistola per autodifesa. Per lo Stato, invece, la difesa è un obbligo strutturale che si traduce negli stipendi dei militari e nel mantenimento dell'esercito.

Di recente si è discusso molto del fatto che i paesi membri della NATO debbano aumentare la propria spesa militare, portandola fino al 2% o addirittura al 3% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Si tratta di miliardi di euro aggiuntivi che vanno a gravare pesantemente sul bilancio pubblico. Queste uscite rientrano a pieno titolo nella spesa corrente, poiché si tratta di fondi che devono essere stanziati e resi disponibili ogni anno come costo fisso di gestione, a prescindere dal fatto che l'apparato militare venga poi effettivamente impiegato o meno.


Burocrazia e debito.


Ci sono altri due costi da citare. Sono costi "invisibili", perché non li vediamo direttamente sotto forma di servizi tangibili, ma pesano parecchio sul bilancio complessivo.


In primo luogo abbiamo la burocrazia e l'intera macchina statale. Sto parlando di tutti gli stipendi dei dipendenti pubblici che lavorano per lo Stato, come gli impiegati dell'ufficio delle tasse, il personale delle biblioteche pubbliche, i lavoratori dei trasporti e, non ultimi, i politici e tutti coloro che gravitano attorno alla politica (perché sì, anche loro sono, a tutti gli effetti, dipendenti pubblici). Se pensiamo a un nucleo familiare, questi costi equivalgono alla spesa per la colf, la babysitter o il cuoco, per chi ovviamente può permetterseli. A questo si aggiungono per lo Stato i costi di gestione giornalieri (luce, riscaldamento, carta, computer) di ministeri, regioni e comuni. Queste sono spese fin troppo note anche a una famiglia, dato che le bollette di luce, gas e acqua vanno comunque pagate per mandare avanti la casa.


E poi abbiamo gli interessi sul debito pubblico. Ormai lo sappiamo: quasi ogni paese del mondo ha a che fare con il debito. Lo Stato paga regolarmente una rata di puro interesse a chi gli ha prestato il denaro. Questo è un discorso che può sembrare complicato, ma l'effetto è un po' come scavare una buca per riempire quella fatta in precedenza. Mi spiego: lo Stato contrae un debito con un creditore "A" per un valore di 100. Quando quel debito scade, per restituire i 100 ad "A", lo Stato ha due strade: o alza le tasse (soluzione decisamente impopolare) oppure emette nuovi titoli di Stato chiedendo un prestito ai mercati e alle banche. In questo modo, "A" si riprende i suoi 100 e la vecchia buca viene chiusa; peccato, però, che se ne sia appena scavata una nuova da 100 (più gli interessi) nei confronti dei nuovi acquirenti dei titoli. A quel punto, alla scadenza successiva, si ripeterà la stessa identica strategia per pagare i nuovi creditori. E così via, potenzialmente all'infinito.

Anche una famiglia conosce bene questo tipo di costi. A meno di non essere ricchi di famiglia o di aver vinto alla lotteria, un nucleo familiare si trova spesso a fare debiti con le banche per il mutuo della casa o per i finanziamenti per l'auto, le vacanze, le ristrutturazioni e la retta universitaria dei figli. E proprio come lo Stato, a volte anche le famiglie fanno nuovi debiti per pagare quelli vecchi. C'è solo una gigantesca differenza di fondo: lo Stato ha la capacità di autofinanziarsi potenzialmente all'infinito, una libertà di movimento che a una famiglia, prima o poi, le banche negherebbero senza troppi complimenti.


Spese in Conto Capitale.

Ora passiamo all'altra parte dell'equazione: le spese in conto capitale. Si tratta dei soldi che lo Stato spende per costruire, comprare o ristrutturare qualcosa destinato a durare negli anni a venire. Se per una famiglia parliamo di quegli investimenti corposi che avvengono una volta ogni dieci o quindici anni — come l'acquisto di una casa o una grande ristrutturazione interna — su scala statale parliamo principalmente di tutte quelle grandi opere e riforme che la politica promette in campagna elettorale e che poi, puntualmente, non realizza o fa male.


Infrastrutture.


In questa categoria troviamo innanzitutto le infrastrutture: la costruzione e il rifacimento di strade, autostrade, ponti, ferrovie, porti ed aeroporti. Vogliamo tutti viaggiare comodi, rapidi e puntuali, giusto? Beh, per riuscirci la politica deve investire decine di miliardi per mantenere tutto efficiente. Un discorso simile vale per le reti idriche, elettriche, del gas e di internet. Qui, però, c'è un piccolo dettaglio da considerare: la politica di solito paga per le infrastrutture (i tubi, i cavi), mentre per il servizio effettivo noi cittadini paghiamo una società esterna, che può essere comunque statale, privata o a partecipazione statale. Qua, per una famiglia si parla della manutenzione straordinaria, dove si deve cambiare un tubo, rifare un muro o installare una nuova finestra.


Sanità.


Poi incontriamo di nuovo la sanità. In questo caso, però, non parliamo di chi ci lavora, ma del dove. La costruzione di nuovi ospedali o l'acquisto di macchinari medici ad alta tecnologia (come le risonanze magnetiche) sono di prerogativa statale. Possono esserci investimenti o donazioni da parte di privati, ma si tratta di pura beneficenza, senza scopi di lucro o di controllo. Questo, ovviamente, tranne che in America, dove i privati pagano per ogni singola cosa e usano gli ospedali per fare un mucchio di soldi sulla pelle della salute pubblica.


Istruzione.


Proprio come per la sanità, anche l'edilizia scolastica e universitaria — intesa strettamente come mattoni, messa in sicurezza degli edifici (scuole e musei) e laboratori di ricerca — pesa enormemente sul bilancio. Si tratta di un costo oneroso che nessun partito politico ha mai davvero voglia di sostenere. Dopotutto, è troppo pericoloso avere futuri adulti ben istruiti: potrebbero iniziare a pensare con la propria testa e ribellarsi al potere.


Giustizia.


Lo stesso identico schema si applica alla sicurezza e alla giustizia. L'acquisto di nuovi mezzi, come le auto della polizia o i camion dei vigili del fuoco, e la costruzione di nuove carceri rappresentano da sempre un bel problema per i governi; forse perché significa che la politica dovrebbe combattere le stesse identiche persone che hanno investito nel successo finanziario del partito. In compenso, investire miliardi di euro per trovare nuovi sistemi tecnologici ed efficienti per uccidere il prossimo — possibilmente migliaia di vite alla volta tramite la difesa e gli armamenti — è un investimento che la politica fa sempre con grandissimo piacere.


Economia pubblica - Entrate.


Bene, abbiamo visto per che cosa si spende. Però dobbiamo raggiungere il pareggio di bilancio. Da dove arrivano i soldi che si spendono? Ovviamente dalle tasse. Beh, diciamo non solo dalle tasse, ma di sicuro quello che viene detratto dallo stipendio lordo è la fonte principale per uno Stato. senza quelle centinaia di miliardi, non si sopravvive.


Tasse (visibili e subdole).


Partiamo dalle tasse. Senza quelle imposte che tanto odiamo, alla lunga uno Stato fallisce, strozzato dagli interessi sui prestiti. Le tasse si dividono principalmente in due categorie, una più detestata dell'altra.


Le prime sono quelle sui redditi, meglio note come imposte dirette. Sono i soldi che lo Stato trattiene su ogni singolo stipendio e sul fatturato di qualunque azienda o professionista. È a causa loro se si parla sempre di stipendio "lordo" e "netto" per i lavoratori dipendenti, o di "fatturato" e "utile" per le imprese.


E poi abbiamo le tasse che si vedono come il fumo negli occhi, subdole perché spesso non ci si rende conto di pagarle: le tasse sui consumi, meglio note come imposte indirette. Si tratta di tutti quei soldi che sborsiamo ogni volta che compriamo qualcosa (come l'IVA) o quando facciamo benzina (le accise). Le si odia perché vengono percepite come un doppio fardello: non solo si pagano le tasse alla fonte sul proprio guadagno, ma si viene penalizzati anche quando si decide di spendere quel che resta.

La soluzione per rendere tutti felici, in teoria, sarebbe togliere l'IVA e le accise. Per farlo, però, bisognerebbe prima tagliare la spesa pubblica. Dato che i costi dello Stato non si vogliono o non si possono tagliare, quei miliardi devono comunque entrare da qualche parte. Immaginiamo allora che la politica decida di azzerare l'IVA e le accise, alzando di pari passo le tasse sullo stipendio per compensare la perdita. Come la prenderemmo una decisione del genere? Di per sé a livello matematico non cambierebbe nulla, ma i malumori sarebbero immediati e devastanti.


Infine abbiamo i ticket e le tasse sui servizi: una categoria che molti definiscono a dir poco infame. Si tratta di tutti quei pagamenti richiesti per usufruire di un servizio pubblico specifico. Vuoi il rinnovo della patente? Paghi. Vuoi immatricolare la macchina? Paghi. Vuoi fare una visita medica specialistica? Paghi. Viene spontaneo chiedersi: perché dobbiamo pagare di tasca nostra per servizi che dovrebbero essere già coperti dalle tasse che versiamo ogni mese? Beh, d'altronde gli armamenti e i nuovi sistemi di difesa vanno pur pagati in qualche modo, giusto?!


Ora passiamo a quella parte di entrate che non sono così scontate, ma che possono in qualche modo fare la differenza.


Crimine.


Si potrebbe affermare che anche attraverso il contrasto al crimine lo Stato incassi miliardi, come nei casi di corruzione, traffico illecito ed evasione fiscale. Questo è vero, ma solo fino a un certo punto. Finché si tratta di sequestrare immobili o beni mobili legali (come le automobili), lo Stato può fare cassa rivendendoli attraverso le aste giudiziarie. Tuttavia, queste rappresentano entrate minime, senza contare che i beni vengono spesso svenduti a prezzi che non riflettono minimamente il loro reale valore di mercato. Il vero colpo grosso si farebbe se lo Stato potesse immettere sul mercato i beni confiscati di valore assoluto, come le armi o la droga; per ovvie ragioni etiche e legali, però, questa robaccia è destinata a marcire nei magazzini giudiziari in attesa di essere distrutta, producendo un costo e non un'entrata.


Per l'evasione fiscale, poi, la storia è ancora diversa. Certo, sulla carta il colpevole viene condannato a risarcire l'intero importo sottratto al fisco, ma nella realtà, a causa di infiniti tecnicismi legali e ricorsi, quelle somme difficilmente tornano indietro. Nella migliore delle ipotesi lo Stato riesce a riscuotere le multe e le more, ma il "bottino" miliardario che si legge sui titoli dei giornali non rientrerà mai davvero nelle casse pubbliche. Questo perché, nel frattempo, quel denaro è già stato reinvestito all'estero, schermato da società fantasma, nascosto dove nessuno potrà mai trovarlo o il condannato é fallito o nullatenente e non può pagare.


Investimenti.


Tornando nei binari della piena legalità, incontriamo i guadagni delle aziende di Stato. La politica controlla direttamente alcune società oppure detiene quote azionarie in aziende spesso di interesse strategico nazionale (pensa ai colossi dell'energia, delle poste o dei trasporti). I profitti e i dividendi che lo Stato incassa da queste realtà vengono rimessi in circolo nel bilancio pubblico. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, però, lo Stato non agisce come un trader privato sul mercato Forex o delle materie prime per speculare sui movimenti dei prezzi a breve termine; piuttosto, gestisce queste partecipazioni per garantire servizi essenziali e stabilità economica al Paese.


Proseguendo nella nostra carrellata, troviamo gli affitti e le vendite dei beni pubblici. Capita spesso che lo Stato possieda immobili in disuso di cui non sa bene cosa fare: in questi casi, o decide di venderli per fare cassa immediata o, nelle situazioni migliori, li dà in affitto, assicurandosi un'entrata costante nel tempo. Un esempio lampante sono gli stadi comunali: oggi è una dinamica che sta svanendo perché i club preferiscono gli impianti di proprietà, ma fino agli anni Novanta lo Stato (tramite i Comuni) deteneva la proprietà dello stadio cittadino e lo affittava alla squadra locale o agli organizzatori di grandi concerti. Esempi recenti di stadi comunali ancora attivi sono Milano con San Siro e Berlino con Olympiastadion.


Quando non si tratta di interi edifici, l'incasso avviene tramite la concessione del diritto di utilizzo del suolo pubblico. L'esempio più celebre è quello delle concessioni balneari, dove un privato può "affittare" dallo Stato un pezzo di spiaggia per aprirci uno stabilimento e lucrarci sopra. Lo stesso concetto si applica ai biglietti d'ingresso per i parchi naturalistici, i musei o qualsiasi altra attività pubblica che valorizzi il patrimonio culturale e paesaggistico del territorio.


Infine, arriviamo al metodo più famoso in assoluto per fare cassa, secondo solo alle tasse: i titoli di Stato. Sono le due facce della stessa medaglia di cui parlavamo a proposito degli interessi sul debito. L'emissione di questi titoli è, a tutti gli effetti, un modo per ottenere miliardi in tempi rapidissimi. Si tratta di veri e propri prestiti che lo Stato chiede ai cittadini, alle aziende e alle banche, obbligandosi a restituire la somma a una scadenza prestabilita insieme a un tasso di interesse. Il vantaggio enorme di questo meccanismo è la liquidità immediata, spendibile subito per coprire le emergenze; il drammatico rovescio della medaglia è che quella cifra andrà restituita "con gli steroidi". E se alla scadenza mancano i soldi per pagare gli interessi e il capitale, lo Stato sarà costretto a emettere nuovi titoli per ripagare i vecchi, alimentando quel ciclo infinito di debito di cui parlavamo prima.


Piccole Riflessioni.


Se guardiamo l'intero quadro, la situazione è piuttosto evidente: abbiamo una famiglia allargata in cui i figli (la società) continuano a chiedere legittimamente cure, istruzione e strade sicure. Dall'altra parte abbiamo i genitori (la politica) che, invece di gestire i soldi con la saggezza del buon padre di famiglia, spesso preferiscono spendere miliardi in giocattoli costosi e pericolosi per fare bella figura con i vicini di casa, lasciando le stanze dei figli con il soffitto che crolla.


Ma la vera trappola, il vero "mal di pancia" dell'economia statale, sta nel modo in cui entrano questi soldi. Se una famiglia normale, quando finisce i fondi, si rimbocca le maniche, cerca un secondo lavoro o smette di andare al ristorante, lo Stato non può farlo. Lo Stato ha solo due modi per riempire il portafogli: o infila le mani direttamente nelle tasche dei propri figli attraverso quel doppio fardello di tasse dirette, indirette e ticket subdoli, oppure chiede un prestito strozzino ai mercati, scavando una buca oggi per coprire quella di ieri.


Il pareggio di bilancio, in questo sistema, diventa un miraggio sbandierato nei talk show. La verità è che siamo intrappolati in un ciclo continuo: paghiamo le tasse per ricevere servizi che spesso non funzionano, e nel frattempo accumuliamo un debito con gli steroidi che i nostri figli e nipoti dovranno ripagare.


Forse, dopotutto, la metafora della famiglia non è perfetta al 100%. Perché in una famiglia normale, se i genitori spendono tutti i risparmi in armi, lasciano i figli senza scuola e si indebitano con gli usurai per le generazioni a venire, interverrebbero i servizi sociali. Nello Stato, invece, tendiamo a richiamare gli stessi genitori al governo alle elezioni successive, sperando che stavolta, per magia, i conti quadrino da soli.


M.

Commenti


Categorie

Archivio

Don't miss anything!

bottom of page