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Mondiale 2026: Un fallimento anninciato?

  • Immagine del redattore: Mauro Longoni
    Mauro Longoni
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 9 min
Golden FIFA World Cup trophy with black "26" and "FIFA" text on white background. Bold, celebratory design.

Il mese di giugno di quest'anno si appresta a scrivere una pagina epica e indelebile nella storia dello sport. Come accade ogni quattro anni, il pianeta intero tratterrà il respiro, fermandosi ad ammirare il monumentale palcoscenico che si accenderà tra Stati Uniti, Messico e Canada dall'11 giugno al 19 luglio. Sarà un mese di pura catarsi collettiva, un'autentica tempesta emotiva in cui intere nazioni si ritroveranno unite a sognare, ridere, urlare, gioire e piangere all'unisono. Signore e signori, questo è l'anno del Mondiale: il teatro supremo del calcio, un'arena leggendaria dove un solo popolo camminerà verso l'estasi eterna del trionfo, mentre tutti gli altri saranno condannati a scontare la gloriosa, struggente sofferenza della sconfitta.


Eppure, questa competizione passerà alla storia come una edizione controversa, forse anche più controversa delle due precedenti. Basti pensare al passato recente in Russia in cui la FIFA — nota ambasciatrice di diversità e inclusione — ha permesso lo svolgimento di un Mondiale in un Paese in cui l'essere omosessuale è un reato punibile per legge. Per non parlare dell'edizione qatariota, dove oltre seimila lavoratori migranti sono morti nel decennio di preparazione del Paese all'evento, e dove i sopravvissuti hanno vissuto e lavorato in condizioni al limite dell'umano.


Come mai l'edizione del Mondiale 2026 è già così controversa, senza essere nemmeno cominciata? C'è parecchio da scrivere, quindi partiamo subito.


Mondiale a 48 squadre.


Per 7 edizioni il Mondiale è stato a 32 squadre. Tenendo conto che la FIFA conta circa 200 federazioni calcistiche, quelle 32 nazionali rappresentavano l'élite del calcio mondiale o, per lo meno, si trattava di squadre meritevoli che, in qualche modo, hanno sempre partecipato con onore alla competizione. Penso alla Turchia nel 2002 o al Marocco nel 2022, capaci di spingersi fino alle semifinali.

In questo Mondiale nordamericano, le squadre sono aumentate a 48, aggiungendo ben 16 posti. Questo ha sollevato il problema della perdita di qualità. Mi spiego.


Tra il 1954 e il 1978 c'erano solo 16 nazioni, il che costringeva realtà calcistiche emergenti africane e sudamericane ad essere inguistamente tagliate fuori. 16 squadre per rappresentare il mondo erano pochissime, rendendo l'evento, di fatto, un torneo europeo allargato.


Poi la FIFA, tra il 1982 e il 1994, ha allargato il formato a 24 squadre. Nazioni africane e sudamericane hanno così raggiunto stabilmente il Mondiale nelle edizioni successive, ma si avvertiva sempre la sensazione che l'Europa la facesse da padrona. Dal 1998 fino al 2022 si è passati a 32 squadre, formula che ha permesso di trovare un giusto equilibrio nella rappresentanza dei vari continenti. Ogni continente veniva rappresentato in maniera bilanciata e si percepiva davvero un senso di "inclusività", senza però perdere qualità, dato che i posti restavano comunque limitati e solo le nazioni migliori riuscivano ad accedervi.


Con il Mondiale a 48 squadre si è aperto il portone a nazionali che, a mio onesto parere, non hanno nulla da offrire dal punto di vista del prestigio e della qualità. Penso a Bosnia ed Erzegovina, Capo Verde, Repubblica Democratica del Congo, Curaçao, Haiti, Panama, Qatar ed Uzbekistan. Cosa hanno da offrire queste nazioni? Non hanno tradizione calcistica, non hanno un campionato valido e quasi tutti i loro calciatori giocano all'estero. Queste nazioni sono servite solo a creare l'effetto "social" per far parlare del Mondiale, ma durante il torneo prenderanno tutte quante schiaffi nei gironi.


Mondiale 2026: 16esimi di finale.


Con il Mondiale a 32 squadre si avevano 8 gironi da 4 squadre. Le migliori due di ogni girone si affrontavano agli ottavi di finale, per poi proseguire con i quarti, le semifinali e la finale. Con l'allargamento a 48 squadre, invece, la FIFA ha dovuto aggiungere i sedicesimi di finale.


Questo nuovo formato premia sempre le prime due classificate, ma garantisce il pass anche a otto delle "migliori terze", rendendo fin troppo semplice l'accesso alla fase a eliminazione diretta. Prima, se perdevi la prima partita eri già a forte rischio eliminazione; ora non è più un problema reale: basta solo gestire la differenza reti e fare qualche punto per avere ottime chance di passare. È un concetto triste, perché il Mondiale dovrebbe essere brutale nella sua competitività. Se chiunque può passare il turno, dov'è finita la vera natura di questo torneo, ovvero quella di eleggere la squadra migliore del mondo?


Si tratta di un formato non necessario. Pensate solo a questo scenario: una squadra che domina il proprio girone vincendo tre partite su tre (penso all'Inghilterra), mostrando un calcio stellare, rischia di ritrovarsi nei sedicesimi a giocare una partita secca contro una terza ripescata che magari ha fatto catenaccio e ha strappato tre pareggi. Nella partita secca, un singolo episodio, un rigore o un'espulsione possono eliminare la squadra migliore. Quanto può essere brutto un momento del genere?


Mondiale 2026: Prestazione.


Condizione fisica.


Questo Mondiale sarà dettato sicuramente anche dalla condizione fisica. I calciatori che militano nei club europei (europei ed extracomunitari), di fatto, giocano ininterrottamente da tre anni senza una vera pausa. Hanno affrontato la stagione 2023/2024, nell'estate del 2024 hanno disputato l'Europeo in Germania, poi è stato il turno del campionato 2024/2025 e, nell'estate del 2025, le squadre europee più forti hanno preso parte al nuovo Mondiale per Club. Subito dopo è iniziata la stagione 2025/2026 e adesso si ritrovano ad affrontare anche questo Mondiale.


Se si tiene conto che ormai le squadre europee giocano da settembre a maggio tre volte a settimana da tre anni — tra competizioni nazionali, coppe europee e impegni con le nazionali —, questo Mondiale sarà caratterizzato, forse, da ritmi molto bassi, con squadre lunghe già dopo mezz'ora di gioco. Lo abbiamo già visto proprio durante il Mondiale per Club dello scorso anno, svoltosi sempre negli Stati Uniti, dove le squadre europee giocavano a un ritmo lentissimo mentre le sudamericane correvano il doppio.


Condizione atmosferiche.


Questo Mondiale sarà fortemente condizionato anche dal fattore climatico e geografico. In Messico e negli Stati Uniti d'estate fa caldo, molto caldo. Lo abbiamo visto chiaramente durante il Mondiale per Club, dove si sono giocate partite in America in pieno pomeriggio con temperature vicine ai 40 gradi: non proprio la condizione ideale per esprimere il miglior calcio possibile, soprattutto se si hanno le gambe pesanti dopo tre anni di gioco continuo. A questo si aggiungono i problemi legati al fuso orario (tra la costa est e la costa ovest degli Stati Uniti ci sono tre ore di differenza) e all'altitudine, dato che in Messico si giocherà anche a oltre 2000 metri sopra il livello del mare, dove l'aria è più rarefatta e respirare diventa molto più faticoso.


Inoltre, la FIFA non può pensare di spostare tutte le partite alla sera per sfuggire al caldo. Farlo significherebbe che in Europa, che rappresenta il mercato televisivo più grande e redditizio, i match verrebbero trasmessi in piena notte e in giorni lavorativi, quando la popolazione la mattina successiva deve svegliarsi per andare al lavoro.

C'è l'alta probabilità che la FIFA venda alle televisioni e agli spettatori uno spettacolo "osceno" dal punto di atletico, alimentando ancora di più polemiche che già oggi sono belle vive e floride.


Mondiale 2026: Orari.


Come ho detto, disputandosi il Mondiale tra Stati Uniti, Messico e Canada, gli orari delle dirette per l'Europa e l'Africa saranno spesso proibitivi, con partite che cominceranno anche alle due di notte durante la settimana lavorativa. Anche per l'Asia e l'Oceania la situazione non sarà migliore, dato che i match verranno trasmessi in orari nei quali la gente si trova al lavoro e non avrà il tempo di seguirli.


Da europeo ho già vissuto questo problema in prima persona. Era il 2002 e il Mondiale si giocava in Corea del Sud e Giappone: l'Italia si trovò a giocare costantemente tra le undici e mezza e l'una e mezza di pomeriggio. Io ero a scuola e i miei genitori erano al lavoro, esattamente come la stragrande maggioranza delle persone. Riuscire a vedere il Mondiale fu un vero problema. Per non parlare della finale tra Germania e Brasile, che si disputò quando in Italia era l'una di pomeriggio di una domenica estiva.


In questo Mondiale nordamericano, l'intera fase finale si giocherà quando in Europa sarà sera tardi o notte fonda. Se si parla della fase a gironi, basti pensare che ben quattro partite saranno trasmesse in Europa alle sei del mattino, e molte altre tra le 2 e le 4 di notte. Solo i più appassionati rimarranno svegli a guardarle. Per una competizione che dovrebbe non solo raggiungere più persone possibili, ma anche alimentare il sogno delle generazioni future, questi orari sono esattamente quello che non si dovrebbe fare.


Mondiale 2026: Politica.


La FIFA si è sempre detta lontana dalle questioni politiche, rifugiandosi nella retorica secondo cui "lo sport è più importante delle vicende geopolitiche". Lo ha fatto in Russia, dove ha ignorato la soppressione dell'opposizione interna, e in Qatar, davanti alla discriminazione sistematica dei lavoratori stranieri. In questo Mondiale, tuttavia, ha deciso di intromettersi pesantemente.


In primo luogo, ha istituito e consegnato un "Premio alla Pace" a Donald Trump durante i sorteggi a Washington, proprio mentre la Casa Bianca manteneva altissima la tensione internazionale in Medio Oriente. Nessuno ha davvero capito il senso di questa onorificenza: non era mai successo che il presidente di una nazione ospitante venisse premiato dalla FIFA prima ancora dell'inizio del torneo. Inoltre, l'organizzazione sta attuando una complessa pressione diplomatica sull'Iran. L'ideale per gli organizzatori, sarebbe che l'Iran non partecipasse, evitando una sfida logistica e di sicurezza imponente. La federazione di Teheran non ci pensa proprio a mollare ed aveva chiesto ufficialmente di spostare le proprie partite del girone in Messico, ma la FIFA ha respinto la richiesta, costringendo la squadra a giocare negli Stati Uniti tra enormi difficoltà burocratiche e visti negati ad alcuni dirigenti.


Per non parlare dell'accessibilità per i tifosi: le rigide leggi sull'immigrazione americana rischiavano di impedire il viaggio ai sostenitori di diverse nazioni africane e mediorientali. Solo dopo dure trattative la FIFA è riuscita a ottenere una deroga parziale per i possessori di biglietti commerciali tramite il sistema "FIFA PASS", revocando la cauzione monetaria precedentemente richiesta a Paesi come Algeria o Tunisia. Nonostante ciò, l'ICE ha già confermato comunque controlli di sicurezza rigidissimi all'interno delle città ospitanti. Davanti a questa evidente limitazione della libertà dei tifosi, la FIFA ha preferito tacere pur di non intaccare i propri profitti, accettando passivamente i protocolli di sicurezza nazionale imposti da Washington.


Mondiale 2026: Prezzi.


Già la logistica risulta un problema per assistere al mondiale. A questo si aggiunge il portafogli. Quando i primi biglietti sono stati messi in vendita, si è subito assistito a qualcosa di incredibile: per la partita inaugurale si sono visti prezzi ufficiali nell'ordine delle centinaia di dollari che, tuttavia, sono andati subito fuori controllo. A causa dei circuiti di rivendita ufficiale come Ticketmaster e della politica dei "prezzi dinamici", un biglietto di Categoria 1 o 2 per il match d'apertura allo Stadio Azteca viene scambiato oggi a cifre folli, che oscillano tra i 2.500 e gli oltre 6.000 dollari. Non era mai successo di registrare numeri simili per un Mondiale.

La situazione diventa persino più estrema per la finalissima. Se ufficialmente la FIFA vende i tagliandi in un range che va dai 400 dollari (per la Categoria 4) fino ai 3.000 dollari (per la Categoria 1), sui canali di reselling autorizzati il prezzo schizza dai 5.000 dollari per i posti più distanti fino agli oltre 100.000 dollari per le poltrone a bordo campo. A queste condizioni, la finale del Mondiale smette di essere una festa popolare e si trasforma in un evento d'élite esclusivo per multimilionari, lasciando i veri tifosi fuori dagli stadi.


Quello che ha fatto infuriare l'opinione pubblica non è stato solo il costo in sé, ma anche il distacco mostrato dai vertici del calcio e della finanza sportiva. La risposta del presidente della FIFA, Gianni Infantino, è stata emblematica: ha infatti giustificato le tariffe spiegando che sono in linea con quelle dei grandi eventi di intrattenimento americani (cosa che non è vera), ribadendo che il calcio non può essere svenduto e che il business serve a finanziare lo sviluppo globale del gioco. Ancora più diretto e spietato è stato Tom Wagner, miliardario americano e proprietario del Birmingham City, la cui celebre dichiarazione sul caro-biglietti è diventata il simbolo di questa deriva: "La realtà è che stiamo offrendo un prodotto premium. Se non te lo puoi permettere, significa che hai fatto delle scelte di vita che non ti consentono di acquistarlo".


A certificare il fallimento di questa strategia elitaria sono i dati impietosi del settore alberghiero. Grandi catene e piccoli operatori, convinti di un boom di prenotazioni internazionali, avevano inizialmente quadruplicato i prezzi delle camere; oggi, invece, si trovano a fare i conti con un crollo verticale delle richieste, che ha costretto molte strutture a tagliare le tariffe anche del 40% nel disperato tentativo di riempire i posti letti. A peggiorare la situazione è stata la stessa FIFA che, dopo aver bloccato preventivamente enormi pacchetti di stanze per sponsor e delegazioni, ha dovuto effettuare un clamoroso passo indietro, cancellando le prenotazioni e rigettando sul mercato migliaia di camere rimaste invendute.


Onestamente parlando, quale tifoso proveniente da Capo Verde, per esempio, può permettersi migliaia di dollari tra biglietto, volo e albergo, con tanto di controllo dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement) per strada, solo per seguire la propria nazionale? Fa decisamente prima a restare a casa e a guardarsela in televisione. A causa di questa politica elitaria, il colpo d'occhio televisivo rischia di essere desolante: pensare a uno stadio americano o messicano da 50.000 spettatori che ospita solo 10.000 persone paganti non è esattamente l'immagine di una "festa globale" che la FIFA spera di vendere agli sponsor.


Piccole riflessioni.


In definitiva, questo Mondiale nordamericano rischia di passare alla storia come il punto di non ritorno, l'edizione in cui la FIFA ha definitivamente barattato l'anima del calcio in nome del profitto. Tra calendari folli che logorano i campioni, un formato a 48 squadre che svilisce la qualità tecnica, fusi orari impossibili per i mercati storici e una politica dei prezzi elitaria e spietata, lo sport più bello del mondo si sta trasformando in un enorme e costosissimo spettacolo privato ad uso esclusivo di sponsor e multimilionari.


Quando l’11 giugno il pallone comincerà a rotolare, la magia del campo proverà come sempre a nascondere la polvere sotto il tappeto. Ma la verità è già scritta nei dati degli hotel semivuoti e nella rabbia dei tifosi rimasti a casa: questo non è più il Mondiale della gente. Resta solo da capire se, una volta spenti i riflettori sul prato del MetLife Stadium, la FIFA si renderà conto di aver tirato troppo la corda, o se il calcio che abbiamo sempre amato è destinato a rimanere soltanto un romantico ricordo d'infanzia.


M.

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