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MotoGP: CatalanGP (IT).

  • Immagine del redattore: Mauro Longoni
    Mauro Longoni
  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 8 min
Vista su Barcellona con circuito, Sagrada Familia e mare. Testo "CatalanGP" e "MotoGP" in alto. Bandiere catalane. Giornata di sole.

Altro fine settimana, altro round del motomondiale. Siamo arrivati alla sesta tappa di questo Mondiale 2026 e la carovana della MotoGP fa tappa al Circuit de Barcelona-Catalunya per il MotoGp: CatalanGP. Parliamo di un tracciato che non ha bisogno di presentazioni: un'arena iconica che ha regalato al motociclismo momenti leggendari impressi nella memoria di tutti — come la storica e folle staccata all'ultima curva di Valentino Rossi su Jorge Lorenzo nel 2009 — ma che purtroppo rievoca anche pagine nere e dolorose, come la tragica scomparsa di Luis Salom nel 2016.


Come ormai da tradizione per i nostri appuntamenti post-MotoGP, siamo pronti a sviscerare tutto quello che è successo in pista per capire chi sale sull'altare dei migliori e chi finisce dietro la lavagna. Lo faremo seguendo l'ordine cronologico, partendo dall'azione del sabato per poi concentrarci sul piatto forte.

Vi do però un'anticipazione: per la corsa di domenica scorderete la solita struttura. Le dinamiche in pista sono state talmente particolari che per analizzare la gara dovremo adottare una strategia completamente diversa dal solito.

Mettetevi comodi, si parte dal sabato!


MotoGP: CatalanGP


Sabato.


Top.


Alex Marquez. Venerdì estremamente solido e un ottimo terzo posto in qualifica che, sulla carta, spiana la strada sia per la Sprint che, soprattutto, per la gara di domenica. Scatta bene al via, si incolla agli scarichi di Acosta per i primi giri e poi, a circa metà corsa, sferra l'attacco. Da quel momento prova a imporre il proprio ritmo per sfiancare la concorrenza ravvicinata di Acosta, Fernandez e Di Giannantonio. Quando il piano sembra ormai riuscito, con un vantaggio che tocca i sette decimi su Acosta, si vede rimangiare tutto il margine in un solo passaggio. Questo però non basta a fargli perdere la leadership. Una Sprint di assoluto spessore, che promette benissimo in vista della domenica.


Pedro Acosta. Si prende una bellissima pole position — che spezza un digiuno lungo 588 giorni — con autorità e sicurezza, confermando quel gran passo gara che si era già intravisto fin dal venerdì. Nella Sprint parte forte e mantiene la testa nei primi giri, prima di subire a metà corsa i sorpassi di Alex Marquez e Raul Fernandez, scivolando in terza posizione. Nella seconda parte della corsa, però, ritrova il ritmo: scavalca nuovamente Fernandez, ricuce il piccolo strappo su un Alex Marquez ormai in fuga e tenta un sorpasso all'ultimo respiro che purtroppo non va a buon fine. Peccato per la vittoria sfumata, ma resta un ottimo secondo posto che fa morale, specie in una prima parte di stagione in cui la KTM non sta certo brillando.


Fabio Di Giannantonio. Mette a referto l'ennesimo sabato solido. Scatta dalla sesta casella, si tiene alla larga dai guai, mantiene il proprio ritmo e, sfruttando la bagarre davanti, rimane agganciato al treno di testa in attesa del momento giusto. Quando nel finale Fernandez accusa un calo, "Diggia" ne approfitta, lo passa e si artiglia un gran podio. È pur vero che la mattina in qualifica era stato battuto dal compagno di squadra, ma Franco Morbidelli nella seconda metà di gara si è letteralmente piantato, chiudendo solo settimo.


Raul Fernandez. Un solidissimo quarto posto in qualifica che, esattamente come per Alex Marquez, mette sul tavolo ottimi presupposti strategici. Parte bene e si inserisce stabilmente nel gruppo di testa, ritrovandosi persino in seconda piazza alle spalle della Ducati numero 73, pur senza mostrare lo stesso passo del leader. Nel finale la gomma accusa un po' di usura costringendolo a cedere strada prima ad Acosta e poi a Di Giannantonio. Chiude ai piedi del podio, ma si conferma comunque la migliore delle Aprilia in pista.


Johann Zarco. L'ennesima prova di sostanza per il pilota della Honda. Nonostante sia il più anziano del plotone delle moto giapponesi e sia sempre in prima fila per essere sostituito da qualcuno di più giovani, i fatti dicono altro: l'anno scorso ha demolito Somkiat Chantra — al punto da spingerlo a mollare la MotoGP — e quest'anno sta facendo meglio di tutti gli altri piloti della casa alata, ufficiali compresi. Zarco si conferma, ancora una volta, una certezza assoluta.


Ai Ogura. Un venerdì da incubo per il pilota giapponese dell'Aprilia, in linea con le difficoltà riscontrate da tutti gli altri piloti della casa di Noale. Scattare dalla diciottesima casella a Barcellona, su un circuito dove i sorpassi non sono mai banali, rischiava di trasformarsi in un disastro. E invece Ai parte a testa bassa e, giro dopo giro, rimonta fino all'ottavo posto, dando l'impressione nelle battute finali di girare al doppio della velocità rispetto agli avversari diretti. Il tutto in appena 12 giri. Se la domenica dovesse trovare ancora un briciolo di passo in più e indovinare lo scatto al via, Ogura potrebbe davvero mettere in piedi una rimonta capolavoro direttamente da Tokyo.


Flop.


Yamaha. A questo giro non si salva assolutamente nessuno. Su una pista con poco grip e dove la guidabilità della moto fa tutta la differenza del mondo, la Yamaha affonda e si ritrova a essere l'ultimo carrozzone del lotto. I piloti hanno tagliato il traguardo rispettivamente in tredicesima, quindicesima, sedicesima, diciassettesima e diciottesima posizione (sono cinque piluto per la presenza in questo Gran Premio del collaudatore Augusto Fernandez). Un vero e proprio disastro collettivo. Fabio Quartararo in soli 12 giri si è beccato ben 10 secondi di distacco dal vertice, che significa viaggiare a quasi un secondo al giro di ritardo. Per non parlare degli altri alfieri della casa di Iwata. Non c'è davvero nient'altro da aggiungere.


Aprilia. In questo caso il discorso si limita esclusivamente al team ufficiale. Se da un lato Raul Fernandez e Ai Ogura hanno dimostrato di avere un ottimo passo, dall'altro Marco Bezzecchi e Jorge Martin sono stati l'ombra di loro stessi. I due piloti ufficiali hanno collezionato la bellezza di cinque cadute complessive tra venerdì e sabato (quattro per Martin e una per Bezzecchi); Jorge è stato persino costretto a passare dalla Q1, per poi qualificarsi nono, con Bezzecchi subito dietro in dodicesima piazza. Nella Sprint le cose non sono andate meglio: Jorge è scivolato di nuovo — firmando la sua quarta caduta del fine settimana — mentre Bezzecchi è rimasto intrappolato nel traffico del centro classifica, subendo perfino il sorpasso da parte di Ogura che, lo ricordiamo, scattava diciottesimo. Un sabato nero, totalmente da dimenticare.


Domenica.


La gara di domenica è stata fortemente condizionata da due bandiere rosse e tre ripartenze, che hanno frammentato l'originale corsa di 25 giri in tre segmenti: uno da 12 giri, un altro durato appena sei curve e un ultimo da 12 giri. In un contesto del genere, stabilire chi sia stato il migliore o il peggiore diventa un'impresa titanica. La terza ripartenza, in particolare, è stata falsata sia da una griglia di partenza che non rispecchiava affatto i reali valori in campo espressi nelle qualifiche del sabato, sia dalla gestione degli pneumatici: nessuno aveva più gomme nuove a disposizione, costringendo i piloti a optare per il male minore anziché per la scelta tecnica ideale.

Per questo motivo, a questo giro, la classica struttura della "Top e Flop" salta: con tre partenze e una tale quantità di incidenti, i presupposti minimi per dare un giudizio obiettivo vanno, secondo me, dritti nel cestino.


Tuttavia, ci sono un paio di cose che ci tengo a dire.


Innanzitutto, è un enorme sollievo sapere che Alex Marquez sia vivo e in "buone condizioni", soprattutto considerando la dinamica terrificante del suo incidente. Per chi non lo sapesse, al 12esimo giro della prima gara, Pedro Acosta si è piantato in mezzo alla pista fra curva 9 e 10 a causa di un problema tecnico; l'incolpevole Alex Marquez, che si trovava subito dietro, non è riuscito a evitarlo ed è stato disarcionato dalla sua Ducati, picchiando violentemente sia contro il terreno che contro il muro al laro della pista.

Lo stesso discorso vale per Johann Zarco che, nel corso della seconda ripartenza, ha perso il controllo alla prima curva centrando Luca Marini e Pecco Bagnaia; per un attimo si è temuto il peggio per il pilota francese, ma fortunatamente l'allarme è rientrato. Moltov probabilmente non vedremo entrambi i piloti al Mugello, avendo comunque a che fare con recuperi di infortuni piuttosto seri (Alex ha una vertebra marginalmente fratturata e Zarco ha lesioni dei legamenti crociati anteriori e posteriori) che A questo proposito, va fatto un plauso alla direzione gara, impeccabili nel dondolare subito le bandiere rosse per consentire la pulizia della pista e, cosa ancor più importante, e ai medici di pista che hanno garantito soccorsi rapidissimi sia ad Alex Marquez che a Zarco.


Per quanto riguarda la competizione, nota di merito per Fabio Di Giannantonio, bravissimo a vincere una bellissima "sprint" domenicale, rimontando dal sesto posto, approfittando del fatto che i piloti davanti a lui avessero gomme troppo usurate per potersi difendere. "Diggia" è stato anche baciato dalla fortuna, uscendo indenne dal momento in cui la ruota anteriore della Ducati di Marquez, durante l'incidente, lo ha centrato in pieno facendogli perdere il controllo della sua moto alla curva 10. In un fine settimana in cui il pilota romano andava forte ma non abbastanza da puntare alla vittoria, questi 25 punti sono una splendida benedizione.


La fortuna ha sorriso decisamente anche a Fermín Aldeguer e a Pecco Bagnaia, che agguantano il podio pur non avendo mostrato un potenziale all'altezza di quel risultato. Per Bagnaia la fortuna è stata addirittura doppia: prima viene centrato nella seconda ripartenza, corre ai box a prendere la seconda moto, partecipa alla terza ripartenza e taglia il traguardo quarto; poi, si ritrova sul podio al posto di Joan Mir, penalizzato di 16 secondi a causa della pressione irregolare degli pneumatici.


Fortunatissimo anche Marco Bezzecchi che, grazie a un inaspettato quarto posto, allunga nella classifica generale sul compagno di squadra Jorge Martin. Quest'ultimo è stato steso da Raul Fernandez durante la terza gara, rimediando una caduta che gli ha fatto perdere un'ottima occasione per recuperare punti, eguagliando inoltre il record negativo di cadute in un solo weekend che apparteneva a Marc Marquez dal 2023, quando Marc era ancora in Honda. Anche se per Bezzecchi non si prospettava un gran fine settimana, ha avuto il merito di stare lontano dai guai, restare in piedi e portare a casa punti pesantissimi per il campionato.

Restando in tema Aprilia, se per il team ufficiale è stata una domenica decisamente negativa, per la squadra satellite Trackhouse è un weekend da dimenticare in fretta: era onestamente difficile fare peggio di così. Raul Fernandez ha steso Martin alla curva 5 durante la terza ripartenza con una manovra decisamente troppo aggressiva. Errore analogo per Ai Ogura che, sentendo profumo di quarto posto (che sarebbe stato il suo miglior piazzamento stagionale), ha tentato un sorpasso azzardato su Acosta all'ultima curva: ha sbagliato l'ingresso, ha perso l'anteriore e ha falciato lo stesso Acosta, traducendosi in un doloroso doppio zero per entrambi.


Ottimo invece il quinto posto di Fabio Quartararo. In un fine settimana altrimenti orribile per la Yamaha — che ha visto gli altri tre piloti del marchio penalizzati dai commissari per pressione irregolare dei pneumatici— il francese è riuscito a conquistare un piazzamento finale di spessore e del tutto insperato alla vigilia.


Infine, brutta domenica anche per la KTM. I problemi sono iniziati già prima del via con i guai tecnici sulla moto di Brad Binder (poi fortunatamente risolti), sono proseguiti con il ritiro di Enea Bastianini sempre per un problema meccanico, e si sono conclusi con Pedro Acosta che si è piantato in mezzo alla pista, innescando involontariamente l'incidente che ha spedito Alex Marquez in ospedale e causato la prima bandiera rossa. Se per la Yamaha si è trattato soltanto di un danno sportivo, in casa KTM il bilancio è pesante anche dal punto di vista economico.


Piccole riflessioni.


Questo è stato il fine settimana a Barcellona, dove si è vista unma domenica troppo movimentata per i miei gusti. Meno male che nessuno ci ha perso la vita.

Prossimo appuntamento fra due settimane in Italia, per il gran premio del Mugello.


M.


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