MotoGP: Italian GP (IT).
31 mag
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Appuntamento numero sette del mondiale di MotoGP. Da italiano, questo weekend ha un sapore diverso, decisamente speciale. Siamo tra le colline della Toscana, dove il pubblico è caldissimo, l'atmosfera lo è ancora di più e le moto raggiungono velocità di punta ben superiori ai 360 km/h.
Siamo al Mugello per il MotoGP: Italian GP., uno dei circuiti più affascinanti e iconici dell'intero calendario del Motomondiale: il Gran Premio d'Italia.
Come ogni fine settimana di corse, analizziamo i "Top & Flop" del weekend, partendo dalla Sprint Race fino ad arrivare alla gara della domenica.
MotoGP: Italian GP - Sabato.
Sprint.
Top.
Aprilia. Avrei potuto celebrare solo Raul Fernandez, che vince la Sprint e dimostra di essere competitivo quando la moto glielo permette e lui si ricorda di essere un pilota velocissimo.
Tuttavia, sarebbe stato davvero ingeneroso nei confronti del grandioso sabato che l'Aprilia, come costruttore, ha messo in mostra. In qualifica le moto di Noale bloccano la prima fila con Bezzecchi, Fernandez e Martin — una prima volta storica per il marchio veneto. Nella Sprint blindano il risultato chiudendo al primo posto con Fernandez, al secondo con Martin e al quarto con Bezzecchi, costretto a limitare i danni dopo aver sbagliato la partenza.
Anche per la domenica le tre RS-GP scatteranno dalla prima fila: con un buon avvio, potremmo davvero assistere a un podio tutto firmato Aprilia.
Ducati. Sebbene la casa di Borgo Panigale non sia più la belva dominante degli anni passati, in qualifica piazza comunque ben cinque moto nella top ten. All'appello manca solo Pirro, che corre in sostituzione dell'infortunato Alex Marquez (vittima di una orribile caduta a Barcellona); se lo spagnolo fosse stato della partita, avrebbe sicuramente portato anche la sua Desmosedici tra i primi dieci.
Nella Sprint sono quattro le Ducati a chiudere nei primi dieci, complice il ritiro di Morbidelli. Spicca l'ottimo risultato di Di Giannantonio, terzo sul podio con un gran passo. Tuttavia, c'è un grosso asterisco: le altre Ducati nella top ten (Marc Marquez, Aldeguer e Bagnaia) hanno incassato ben 10 secondi in appena 11 giri. Un divario di passo enorme per una MotoGP che, fino al weekend precedente, ci aveva abituato a distacchi infinitesimali.
Pedro Acosta. Un talento incredibile, attualmente sprecato in una casa che non si sta dimostrando competitiva per il mondiale. Lo spagnolo fa quel che può con il materiale a disposizione, ma la KTM gli sta decisamente troppo stretta. Le voci di mercato lo danno ormai quasi per certo in Ducati a partire dal prossimo anno, proprio al fianco di Marc Marquez. Prima di pensare al futuro, però, c'è da portare a termine un 2026 che si preannuncia ancora molto lungo.
Cal Crutchlow. Per chi non sapesse chi è, Cal è un pilota dal manico incredibile, ma purtroppo bersagliato da troppi infortuni nel corso della carriera. Nel suo periodo d'oro in MotoGP, dal 2011 al 2020, andava fortissimo e ha conquistato risultati bellissimi. Oggi, a sei anni dal suo ritiro come pilota titolare e alla soglia dei 40 anni, si rimette in sella a bolidi che non hanno più nulla a che fare con le moto che guidava lui. Eppure lo ha fatto: ha guidato pulito e ha terminato la Sprint. Davvero immenso.
Flop.
Ai Ogura. La nota stonata di un fine settimana altrimenti dominante per l'Aprilia. Al venerdì non riesce a centrare la top ten, rimanendo escluso insieme al suo compagno di squadra. Sabato è costretto a passare per la Q1: mentre Fernandez riesce a superare il taglio e a volare in Q2, Ogura resta fuori e si ritrova a scattare dalla tredicesima casella. Un weekend che, a quel punto, è già pesantemente compromesso.
Nella Sprint il giapponese non ha il passo e termina all'ottavo posto, staccato di ben dieci secondi da Fernandez, che in qualifica si era addirittura piazzato in prima fila.
Purtroppo Ogura in questo 2026 si complica la vita fin dal venerdì a causa della sua mancanza di continuità nell'accesso diretto alla Q2. Nella MotoGP moderna questo è un limite enorme: partire tredicesimi significa tagliarsi fuori dalla lotta per la vittoria. E la nota più dolente è che, sotto al sedere, quest'anno ha una moto che permette di vincere.
Diogo Moreira. Con una qualifica del genere — ottava posizione in griglia con una Honda — e uno scatto al via che lo ha proiettato subito al terzo posto, sembrerebbe assurdo inserirlo tra i bocciati. Eppure sono costretto a farlo, dato che fin dal primo giro Diogo ha iniziato a fare il gambero. Giro dopo giro è apparso evidente come non avesse il passo, finendo per fare da tappo a piloti del calibro di Di Giannantonio e Bezzecchi. Tagliare il traguardo in decima posizione dopo essere stato terzo, perdendo due posizioni rispetto a come il brasiliano era partito, configura comunque una gara negativa, pur considerando lo status di rookie. In vista della domenica c'è ancora parecchio lavoro da fare sul passo gara.
Yamaha. Sempre peggio. Il migliore in sella alla M1 è stato Alex Rins, che ha incassato ben 17 secondi in appena 11 giri. Dietro di lui, Quartararo ne ha presi 20, Miller 22 e Razgatlioglu 25. Matematica alla mano, siamo a quasi due secondi di distacco al giro: un'eternità. È un momento drammatico per la Yamaha, in qualunque modo la si guardi.
KTM. Un sabato anonimo, specchio fedele di tutta la loro stagione 2026. Non c'è molto da aggiungere: a parte Acosta, capace di inventarsi qualcosa di magico con quella moto, gli altri non combinano nulla che valga la pena di essere scritto.
MotoGP: Italian GP - Domenica.
Gara.
Top.
Aprilia. Queste RS-GP stanno semplicemente giocando con il resto della MotoGP. Per metà gara Bezzecchi e Martin restano sornioni alle spalle di Bagnaia, che sembrava avere il passo giusto per stare davanti e controllare la corsa. Nei primi giri è parso che le Aprilia, equipaggiate con le gomme medie, facessero più fatica rispetto alla Ducati del due volte campione del mondo. Ma quando a metà gara hanno deciso di fare sul serio, sia Bezzecchi che Martin hanno infilato Bagnaia e sono scappati via, imponendo un ritmo insostenibile per chiunque.
Dietro, intanto, la terza Aprilia volava: quella di Ai Ogura. Il giapponese scatta bene, si attesta nella top ten e da metà gara in poi inizia a macinare sorpassi pesanti, mettendosi alle spalle prima Aldeguer, poi Marc Marquez e infine Acosta, fino ad agguantare la quarta piazza. A quattro giri dalla fine il podio sembrava fuori portata, con Bagnaia distante due secondi. La gara di Ogura pareva finita lì; invece, negli ultimi due passaggi gira un secondo più forte di Pecco, lo aggancia e tenta il tutto per tutto con un attacco all'ultima curva. Purtroppo va largo, mancando un terzo posto che sarebbe stato storico, ma la sua resta una prestazione maiuscola dopo il flop del sabato.
E poi c'è Raul Fernandez. Parte bene ma va lungo in curva 1, ritrovandosi quindicesimo al termine del primo giro. Da quel momento firma una rimonta furiosa fino all'ottavo posto. Un vero peccato, perché oggi aveva tranquillamente il passo per stare con Martin e Bezzecchi. Purtroppo il team satellite Trackhouse non riesce quasi mai a vivere un weekend lineare con entrambi i piloti.
Bagnaia. Questa volta metto solo lui, perché è stato l'unica Ducati davvero competitiva in questa domenica. L'italiano è stato l'unico capace di stringere i denti e provare a tenere il passo delle Aprilia finché ha potuto. Alla fine si è dovuto arrendere al loro ritmo superiore, trovandosi persino a difendere con le unghie un terzo posto che sembrava ormai cassaforte fino a due giri dal termine. Ha tirato fuori il massimo dal pacchetto a disposizione; in ogni caso, è sempre bello vedere Pecco sul podio nel Gran Premio d'Italia.
Acosta. In questa gara domenicale sono emersi tutti i limiti tecnici della KTM. È una moto che andava forte in curva — o meglio, era Acosta a farla curvare forte — per poi cedere costantemente il passo sia a Marquez che ad Aldeguer nei tratti veloci. Assistere a quella lotta è stato quasi snervante: Pedro faceva di tutto per sopravanzare Marc nel misto, dove sembrava avere anche un minimo di margine, ma quest'anno la KTM semplicemente non ha motore. Di conseguenza, il pilota di Murcia si vedeva sistematicamente sverniciare sul dritto da chi lo seguiva. Termina sesto, al culmine di una gara che deve essere stata incredibilmente frustrante.
Diogo Moreira. Se nella Sprint aveva fatto il gambero, nella gara di domenica la magia della partenza la domenica non si è ripetuta, ma è arrivata una solida prova di maturità. Scatta discretamente e gestisce una gara di sostanza in piena lotta per la top ten. Alla fine artiglia la decima posizione, risultando la migliore Honda sotto la bandiera a scacchi. Un ottimo segnale: ha confermato il buon piazzamento del sabato e ha capitalizzato al massimo il gran lavoro svolto durante tutto il fine settimana.
Flop.
Yamaha. Notte fonda per la casa giapponese. Non importa su quale circuito si trovi, il copione è sempre lo stesso: costantemente indietro. Persino Rins, autore di un ottimo guizzo agguantando la Q2 in qualifica, non è riuscito a capitalizzare, finendo a terra nella gara della domenica. Tutti gli altri piloti Yamaha sono desolatamente lenti, e non certo perché siano scarsi, ma perché la moto attuale è un vero disastro. Se non ci fosse stato Pirro a chiudere la classifica, Quartararo sarebbe stato l'ultimo dei piloti a tempo pieno, con Razgatlioglu terzultimo e Miller quartultimo. Alla faccia di chi sosteneva che il grande e unico problema della M1 fosse il motore a quattro cilindri in linea: qui il problema è strutturale e riguarda l'intera moto.
Viñales & Bastianini. Non ho ancora parlato di Vinales tra i miei flop, perché da appassionato fa davvero male. Eppure non posso escludere dai bocciati un pilota del calibro di Maverick, che in passato con Suzuki, Yamaha e Aprilia lottava stabilmente per vittorie, podi e mondiali, mentre oggi in KTM non riesce mai nemmeno a entrare nella top ten, navigando costantemente nelle ultime posizioni. Capisco perfettamente che stia lottando con il proprio corpo da ormai due anni — dalla brutta caduta in Germania del 2025 — ma vederlo raccogliere così poco ogni volta che scende in pista è davvero scoraggiante.
Per Bastianini il discorso è completamente diverso, ma il risultato purtroppo non cambia. Enea andava piuttosto forte questo fine settimana, ma è riuscito a cadere sia sabato che domenica esattamente nella stessa curva, gettando nella spazzatura due probabili piazzamenti positivi che avrebbero fatto un gran bene al morale.
Piccole riflessioni.
Questa era la nostra analisi dei "Top & Flop" del Gran Premio d'Italia, un weekend che ha decretato un dominio Aprilia piuttosto netto, una Ducati inaspettatamente in affanno con il pacchetto moto e una Yamaha che, a ogni fine settimana che passa, sprofonda in una crisi di lentezza sempre più evidente.
Ci vediamo la prossima settimana in Ungheria, al Balaton Park: un circuito tortuoso, lento, caldissimo e fisicamente estenuante.
M.












































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