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Chitarra: sei corde immortali che toccano l'anima.

  • Immagine del redattore: Mauro Longoni
    Mauro Longoni
  • 16 mag
  • Tempo di lettura: 14 min
Una persona con una camicia azzurra suona la chitarra mentre si rilassa su un'amaca. Una parete in mattoni, un pavimento a motivi e delle piante sullo sfondo creano un'atmosfera accogliente.

Il mondo adora la musica. Non esiste anima su questa terra che non abbia una canzone, un artista o un genere preferito. A mio parere, si tratta della forma d'arte più comprensibile del pianeta: bastano sette note, combinate nel modo giusto, per trasmettere emozioni come gioia, armonia, rabbia, paura o amore, il tutto senza pronunciare una sola parola. La stessa cosa non si può certo dire della scultura e della pittura, ambiti in cui – specialmente da un secolo a questa parte – ci sono artisti dei quali non si capisce francamente nulla. Qualcuno potrebbe ribattere che sono io a non intendermene, ma il punto è proprio questo: la musica non ha bisogno di essere studiata per creare una connessione profonda con chi l'ascolta.


Con la musica ho un rapporto bellissimo. Mi accompagna da quando sono nato e mi ha sempre sostenuto in ogni momento della vita, qualunque fosse il mio bisogno. Perciò mi è sembrato giusto onorare in qualche modo qualcosa che appartiene a tutti noi in egual modo e misura.

Tuttavia, non volevo celebrare la musica come concetto astratto. Anche perché non saprei davvero cosa scrivere oltre al classico "la musica è bella", che di certo non basta per il post di un blog. Così mi sono chiesto: perché non celebrare tutto ciò che la rende la forma d'arte più intima e meravigliosa che ci sia?

Ecco come nasce questa nuova sezione del mio blog, uno spazio interamente dedicato a tutto quello che la musica ha da offrire. E per iniziare, ho deciso di partire non da un artista, ma da uno strumento speciale: la chitarra.


Non so spiegare esattamente perché io la ami così tanto. Forse è per quell'idea di "sentimento" che si porta dietro, o forse perché è lo strumento che meglio di tutti traduce in suono l'amore e la passione. Non è un caso che sia la protagonista assoluta nel flamenco o che, quando si vuole creare un'atmosfera romantica, una chitarra di sottofondo non sbagli mai. Inoltre, se suonata bene, può davvero bastare da sola per dare vita a un intero brano (basti pensare a Carlos Santana, che crea capolavori da cinquant'anni senza bisogno di dire una parola).


La celebrazione di questo strumento dell'amore si dividerà in più parti: vedremo insieme che cosa sia, come è strutturato, ne ripercorreremo l'evoluzione storica e ricorderemo brevemente i miti che l'hanno reso grande. Siete pronti per questo viaggio?


Che cosa è una chitarra?


Scusate in anticipo per quello che state per leggere, ma dato che questo deve essere un post completo, sono obbligato a inserire la definizione ufficiale. Se esclamerete "Wow, Capitan Ovvio!", vi capisco perfettamente: è la stessa identica sensazione che ho provato io leggendola.

Dunque, la chitarra è uno strumento musicale a corde che produce suono attraverso la vibrazione di corde tese sopra una cassa di risonanza o amplificate elettricamente. Sì, urlate pure "Capitan Ovvio" quando volete! Vi capisco perfettamente. La cosa che mi fa più ridere, però, è che la chitarra ha un altro nome tecnico, ovvero "cordofono". Quanti di voi lo sapevano? Io no di certo! Un termine decisamente strano, non trovate? Onestamente non so se qualcuno a questo mondo usi la parola cordofono. Però sarebbe bello andare in un negozio di musica (se esistono ancora), chiedere "salve, vorrei comprare un cordofono elettrico!" e vedere la reazione smarrita del tizio o della tizia nell negozio.


Come è fatta?


Anche qui continuiamo a camminare sul sentiero del "lo sappiamo già tutti!", ma entriamo un po' più nel dettaglio.


Partiamo dalla parte principale, ovvero il corpo. Si tratta semplicemente della cassa di risonanza, in legno, che funge da amplificatore acustico  (nelle chitarre classiche ed acustiche) o da semplice supporto per i componenti elettronici (in quelle elettriche).


Attaccato alla cassa troviamo il manico, ovvero la parte lunga e sottile dove si premono le corde. Questa è la vera anima della chitarra, perché è qui che si creano le note e si definisce la bravura di un musicista. A differenza del violino, dove il manico è vuoto, quello della chitarra non è liscio e uniforme, ma è diviso da barrette metalliche che creano i tasti, che compongono la tastiera. Ogni spazio tra due barrette (ovvero il tasto) rappresenta una nota specifica o una sua precisa tonalità. Se in una tastiera si hanno i tasti bianchi e neri, in una chitarra si hanno gli spazi fra due barrette.

In base a come si schiacciano le corde sul manico e all'abilità e velocità delle dita, si possono creare melodie senza tempo. Se non si usa il manico come si deve, quello che si ottiene è una tortura per le orecchie che trasforma l'amore per la musica in odio profondo.


Sopra il manico vengono tese le corde. Solitamente sono sei, ma esistono varianti di chitarra a 7, 8 o addirittura 12 corde. Nella chitarra tradizionale a sei corde, ogni corda pizzicata "a vuoto" (cioè senza toccare la tastiera) emette una nota specifica. Guardandole dall'alto verso il basso la sequenza è: Mi (grave), La, Re, Sol, Si, Mi (acuto). Le note che le corde producono se suonate a vuoto si muovono a intervalli regolari di quattro, tranne tra il Sol e il Si dove la distanza si accorcia a tre.

Questo è lo schema:


  • Dalla 6ª corda (MI grave) alla 5ª corda (LA): contiamo partendo dal Mi

    Mi (1), Fa (2), Sol (3), La (4). Il salto è di 4 note.

  • Dalla 5ª corda (LA) alla 4ª corda (RE): contiamo partendo dal La

    La (1), Si (2), Do (3), Re (4). Il salto è di 4 note.

  • Dalla 4ª corda (RE) alla 3ª corda (SOL): contiamo partendo dal Re

    Re (1), Mi (2), Fa (3), Sol (4). Il salto è di 4 note.

  • Dalla 3ª corda (SOL) alla 2ª corda (SI): contiamo partendo dal Sol

    Sol (1), La (2), Si (3).

  • Dalla 2ª corda (SI) alla 1ª corda (MI acuto): contiamo partendo dal Si

    Si (1), Do (2), Re (3), Mi (4). Il salto torna a essere di 4 note.


Questa piccola "anomalia" è il vero colpo di genio dei liutai (coloro che costruiscono le chitarre): serve a risparmiare acrobazie innaturali alle dita, permettendo di prendere gli accordi più complessi e il temuto barré assecondando la naturale anatomia della mano. e non si usasse questa accortezza, non avremmo chitarristi, perché sarebbe impossibile suonare una chitarra senza rompersi le dita.


Infine abbiamo la paletta, che si trova alla parte terminale del manico. è quella parte dove ci sono quelle levette bianche o di metallo che si girano. Questa è una componente critica della chitarra, perché ospita le meccaniche necessarie per accordare lo strumento. Le corde, infatti, tendono ad allentarsi con il tempo e con l'uso, perdendo l'intonazione per cui sono progettate. Diventa quindi fondamentale regolare la loro tensione tramite quelle levette della paletta, per far sì che suonino sempre esattamente come dovrebbero. Perché non c'è niente di più snervante che una chitarra scordata.


Come produce il suono.


Lo so, anche qui stiamo parlando dell'ovvio, ma è giusto avere questo tipo di paragrafi se vogliamo che il post sia davvero completo. In linea di principio, suonare la chitarra è semplice: il musicista pizzica le corde usando la mano dominante, aiutandosi con le dita o con un plettro (una piccola aletta di plastica).

Come si sceglie tra il plettro e le dita? Beh, dipende molto da come ci si sente più liberi e, soprattutto, da cosa si vuole suonare. Se l'obiettivo è un pezzo armonico e strutturato, in cui si tocca una corda alla volta in modo rapido, entrambe le soluzioni sono ottime, poiché sia le dita che il plettro permettono di muoversi con grande precisione per creare melodie complesse. Qui si tratta solo di comodità. Se, invece, volete accennare un pezzo rock o metal pestando forte sugli accordi (coinvolgendo quindi tutte e sei le corde in contemporanea), il plettro diventa la scelta migliore: fare la stessa cosa direttamente con le dita, alla lunga, potrebbe essere decisamente doloroso!


L'altra mano – la sinistra per i destrimani o la destra per i mancini – preme invece le corde sulla tastiera. Questo gesto serve a cambiare la lunghezza della parte di corda che vibra, modificando di conseguenza l'altezza della nota: più la corda viene premuta nei tasti più vicini alla cassa (quindi scendendo lungo il manico), più la sua porzione vibrante diventa 'corta' e più il suono finale sarà acuto.


Tipologie principali.


In commercio esistono centinaia di chitarre di forme e dimensioni diverse, ognuna capace di produrre una sfumatura sonora differente. Ci sono persino artisti o appassionati che le acquistano solo per collezionarle, e alcuni modelli storici sono diventati così iconici da valere milioni di dollari. Tuttavia, per fare ordine, l'intera produzione mondiale si può riassumere in tre sole grandi categorie. Sì, avete letto bene: solo tre.


La Chitarra Classica è la più "anziana" della famiglia. Ha corde rigorosamente in nylon che le donano un suono morbido, dolce e caldo. In questo caso, il suono si propaga in modo del tutto naturale, amplificato unicamente dalla cassa armonica in legno. Il grosso pregio e difetto è che non avendo la possibilità di essere collegata ad un amplificatore, la chitarra classica crea un suono molto "intimo", ottimo per suonare in un luogo piccolo. però per via del fatto che la cassa armonica non è così potente, nei concerti non è la scelta ideale, a meno che non si usi un microfono.

Rappresenta da sempre il punto di partenza ideale per chi decide di iniziare a studiare musica. Anche io alle medie, ho usato la chitarra classica per imparare a fare musica. Peccato solo che ho abbandonato la cosa troppo in fretta. Purtroppo, quando da adolescenti si viene forzati e non si trova il maestro giusto, si perde interesse in fretta.


La Chitarra Acustica è la variante più moderna, quasi la sorella minore. A prima vista può sembrare identica alla sua parente classica, ma nasconde differenze enormi. In primo luogo, le corde sono di metallo (solitamente acciaio e bronzo), una caratteristica che produce un timbro molto più brillante, squillante e potente, perfetto per generi come il pop, il folk e il country. Inoltre, molti modelli offrono la possibilità di essere collegati direttamente a un sistema di amplificazione esterno per poter essere usati in concerti o in luoghi molto grandi.


La Chitarra Elettrica è la versione più giovane e senza dubbio quella più famosa e iconica. Qui dobbiamo partire da un concetto fondamentale: non possiede una cassa armonica profonda. Di conseguenza, senza un amplificatore esterno non c'è musica; se suonata da spenta, L'unico suono che si sente è quello dell'attrito con il plettro. Ma come fa a trasmettere il suono? Utilizza dei sensori magnetici chiamati pickup, montati all'interno della piccola "cassa" capaci di trasformare le vibrazioni delle corde metalliche in segnali elettrici, che vengono poi inviati all'amplificatore tramite un cavo. È la regina indiscussa del rock, del blues e del metal.


Storia.


Finalmente siamo alla parte del post che mi interessa di più. Ho sempre un grande piacere imparare cose nuove quando scrivo la storia di cose e persone. La storia della chitarra è un viaggio lungo millenni, che attraversa continenti e culture, evolvendosi da semplici strumenti rudimentali creati con quello che si trovava a pezzi di design unici legate a doppio filo cone icone rock.


Le origini antiche: antenati e luiti.


La nascita degli strumenti a corda ha origini antichissime. Dobbiamo andare indietro nel tempo di qualche migliaio di anni, all'incirca oltre 4.000 anni fa.


Siamo nel periodo dell'antico Egitto e della Mezzaluna Fertile, dove grandi civiltà come i Sumeri e i Babilonesi stavano muovendo i primi passi della storia umana. In quell'epoca grandiosa, la musica non era solo un passatempo, ma un pilastro dell'intrattenimento di corte e, soprattutto, delle preghiere sacre.

È proprio in questa culla della civiltà che compaiono i primi prototipi di strumenti dotati di un manico e di una cassa di risonanza (spesso ricavata da gusci di tartaruga o zucche svuotate). Il più antico strumento "simile a una chitarra" giunto intatto fino a noi apparteneva a Har-Mose, un cantante di corte egizio vissuto circa 3.500 anni fa, sepolto con il suo amato strumento a tre corde e una cassa di risonanza in legno di cedro.


Solo più tardi, nell'antica Grecia, si iniziano a muovere i passi decisivi per quanto riguarda il lessico, anche se il collegamento non è molto chiaro. È vero che viene coniato il termine che oggi usiamo - la kithara (o cetra) - ma la cetra greca era in realtà uno strumento diverso – più simile a una piccola arpa quadrata senza manico che veniva appoggiata al petto.

Solo attraverso il latino cithara e le successive variazioni linguistiche, questo antico nome ha viaggiato nel tempo fino a trasformarsi definitivamente nella parola che usiamo oggi: chitarra legata allo strumento che usiamo oggi.


Sebbene nei regni antichi non esisteva la chitarra come strumento che conosciamo, esistevano musicisti in tunica che pizzicano grandi e maestose cetre di legno, gettando le basi teoriche della musica (e del vocabolario) che, molti secoli dopo, avrebbero dato vita alla nostra chitarra.


Medioevo.


È durante il Medioevo che iniziamo a vedere qualcosa che somiglia davvero alla nostra chitarra, e non solo per una questione di nome. La svolta cruciale avviene a partire dall'VIII secolo con l'espansione araba nella penisola iberica (l'attuale Spagna).

I Mori portarono con sé una cultura musicale straordinaria e, soprattutto, l'oud (il liuto arabo). Questo strumento, caratterizzato da un corpo a forma di mezza pera e un manico corto, divenne rapidamente popolarissimo.


Nel corso dei secoli, l'oud iniziò a fondersi e a dialogare con le tradizioni musicali dei cristiani e della cultura europea. Da questo storico "shock culturale" nacquero in Spagna due strumenti distinti, che i musicisti dell'epoca differenziavano chiaramente e che troviamo persino illustrati in famosi manoscritti medievali delle Cantigas de Santa Maria:


La Chitarra Moresca (Guitarra Morisca): Diretta discendente dell'oud, aveva una cassa bombata, diverse corde e un suono più aspro, tipicamente orientale.

La Chitarra Latina (Guitarra Latina): Sviluppata dagli artigiani europei, presentava una cassa piatta e, per la prima volta, i lati leggermente curvati verso l'interno, disegnando quella tipica forma a "otto" che oggi chiunque assocerebbe a una chitarra.


Questo melting pot culturale trasformò la Spagna nella vera culla dello strumento, ponendo le basi per i secoli successivi.


Rinascimento e Barocco: la Vihuela e la Chitarra Barocca.


Tra il XIV e il XVI secolo, l'evoluzione fa un balzo in avanti straordinario. Sempre in Spagna si sviluppano due strumenti chiave che rappresentano le fondamenta della chitarra che tanto amiamo e suoniamo oggi.


La Vihuela (Vihuela de mano): Diventa lo strumento principe del Rinascimento spagnolo. Aveva una raffinata forma a "otto", il fondo piatto e montava sei corde doppie (chiamate tecnicamente cori), accordate all'unisono o all'ottava. La vihuela era uno strumento d'élite, estremamente popolare tra i nobili, i sovrani e i musicisti di corte. Per darvi un'idea dell'importanza, i compositori dell'epoca scrivevano la musica per la vihuela usando l'intavolatura (un sistema visivo antenato dei moderni tab su internet) e le sue melodie erano considerate sofisticate tanto quanto quelle del liuto nel resto d'Europa.


La Chitarra Rinascimentale e Barocca: Quasi contemporaneamente, fa la sua comparsa la chitarra vera e propria. Più piccola e stretta rispetto alla Vihuela, inizialmente montava solo 4 cori, che diventeranno poi 5 nel periodo Barocco (XVII secolo). All'inizio non era considerata uno strumento "nobile" o accademico, ma era lo strumento del popolo per eccellenza: economica, leggera e perfetta per l'accompagnamento delle canzoni nelle taverne e nelle piazze.


È proprio in questo periodo che nasce il rasgueado, ovvero la tecnica tipica di "frenare" o svisare con le dita su tutte le corde contemporaneamente per dare il ritmo, che diventerà il marchio di fabbrica della musica spagnola. Il successo della chitarra barocca a 5 corde fu così travolgente che nel 1596 il medico spagnolo Joan Carles Amat pubblicò il primo trattato della storia dedicato interamente a questo strumento, segnando il momento esatto in cui la chitarra iniziò a superare in popolarità i vecchi e complessi liuti medievali.


L'Ottocento: nasce la chitarra moderna.


Il XIX secolo è l'era della vera svolta. Sebbene nei secoli precedenti il pianoforte l'avesse fatta da padrone, la chitarra compie finalmente quel passo evolutivo necessario per arrivare allo strumento che conosciamo oggi. Lo strumento abbandona definitivamente le corde doppie in favore di sei corde singole, adottando la classica accordatura Mi-Si-Sol-Re-La-Mi che usiamo ancora adesso.

Colui che può essere considerato il vero "padre" della chitarra moderna è il liutaio spagnolo Antonio de Torres Jurado (e sì, la Spagna si conferma ancora una volta la protagonista assoluta). Torres modificò radicalmente il design dell'epoca: allargò la cassa armonica, rese il legno del piano armonico più sottile per migliorare la risonanza e introdusse l'incatenatura a ventaglio all'interno della cassa. Che cosa diavoloe questa incatzenatura? L'incatenatura a ventaglio consiste nell'incollare una raggiera di listelli di legno all'interno della cassa armonica, disposti proprio come un ventaglio aperto.

Questa innovazione permetteva allo strumento di sopportare una tensione maggiore delle corde e, allo stesso tempo, offriva un suono molto più potente, ricco e profondo.

Da questo momento in poi, la chitarra classica assume la forma e le proporzioni che tutti conosciamo.


Ora capisco perfettamente perché in Spagna questo strumento sia così visceramente amato. La chitarra e effettivamente nata, cresciuta e diventata adulta in Spagna. È del tutto naturale che per gli spagnoli sia un oggetto così caro e identitario.


Il Novecento: acciaio ed elettricità.


Nel XX secolo la musica cambia radicalmente e la chitarra sente il bisogno di farsi sentire, soprattutto all'interno delle grandi band americane dove il timbro morbido del nylon veniva puntualmente sovrastato dalla potenza dei fiati (trombe e tromboni).


Proprio nei primi anni del '900 viene così inventata la chitarra acustica. Negli Stati Uniti, marchi storici come Martin introducono le corde d'acciaio e l'iconico design "Dreadnought" (una cassa molto più grande e profonda). È la nascita del suono perfetto per il blues, il folk e il country, generi che definiranno la cultura musicale d'oltreoceano prima ancora dell'avvento del rock, del pop e, in tempi più recenti, del rap e dell'hip-hop.

Tuttavia, il problema principale in quel periodo restava sempre lo stesso: il volume. Nei grandi spazi affollati o nei locali rumorosi, anche la chitarra acustica faticava a farsi sentire, tenendo conto che il blues e il jazz aveva la predominanza dei fiati.

Fu tra gli anni '30 e '50 che la rivoluzione elettrica travolse lo strumento in maniera irreversibile. Per risolvere una volta per tutte il problema dell'amplificazione, vennero applicati i primi pickup magnetici nelle casse, in grado di catturare le vibrazioni, collegando lo strumento a delle casse acustiche. Il primo passo storico avviene nel 1931, anno in cui nasce la "Frying Pan" della Rickenbacker, la primissima chitarra elettrica amplificata della storia. Però erano ancora chitarre con la cassa armonica.


La consacrazione definitiva arriva però negli anni '50. Pionieri leggendari come Leo Fender (con i modelli Telecaster e Stratocaster) e Les Paul (con l'omonima chitarra della Gibson) decidono di eliminare del tutto la cassa armonica vuota, dando vita alle chitarre a corpo solido (solid body) che usiamo ancora oggi. Questa intuizione geniale azzera completamente i fastidiosi fischi del feedback ad alto volume, liberando tutta la potenza del sound Rock 'n' Roll che avrebbe rivoluzionato i decenni a venire.


Ma perché la chitarra è così spudoratamente amata?


Se vi guardate intorno, la chitarra è ovunque: è lo strumento più venduto, più suonato e più amato del pianeta. Ma perché proprio lei? Perché non il pianoforte, il violino o il sassofono?

Onestamente, da semplice ascoltatore, mi sono risposto che il segreto della chitarra sta in un'unica, bellissima parola: democrazia. La chitarra è lo strumento più democratico che esista sulla Terra, e ci riesce per una serie di motivi che non hanno nulla a che fare con la teoria musicale, ma molto con la nostra vita di tutti i giorni.


Diciamoci la verità. Se provate a suonare il violino per la prima volta, l'unica cosa che otterrete sarà un suono simile a un gatto a cui hanno pestato la coda. Il pianoforte, d'altro canto, richiede di saper leggere due chiavi musicali contemporaneamente e vi manda il cervello in pappa dopo due minuti. La chitarra invece è accogliente, ti vuole bene da subito. Con soli quattro accordi base – che chiunque può imparare sul divano in un paio di pomeriggi – siete già in grado di strimpellare e accompagnare centinaia di canzoni famose. Vi dà una gratificazione immediata.


Per quanto il pianoforte è uno strumento meraviglioso, provate voi a portarlo a un picnic, a una grigliata o in spiaggia davanti a un falò. La chitarra (specialmente la classica o l'acustica) la prendi, la carichi nel bagagliaio ed è fatta. Inoltre, ha questo potere magico quasi magnetico: basta che qualcuno accenni un giro di accordi e, tempo tre secondi, tutti quelli intorno iniziano a cantare e a fare cerchio. È lo strumento della condivisione per eccellenza.


La chitarra è intima. Non siete seduti su uno sgabello di fronte a un mobile di legno. La chitarra la dovete letteralmente abbracciare per suonarla. La cassa armonica è appoggiata direttamente contro il vostro petto e, quando pizzicate le corde, le vibrazioni del legno le sentite fisicamente addosso, sulla pelle. Si crea un rapporto intimo e viscerale tra il corpo e lo strumento, come se fosse un prolungamento delle vostre braccia.


Ed è universale. Nessun altro strumento riesce a saltare da un genere all'altro con una disinvoltura così sfacciata. Vi sentite romantici e un po' malinconici? Chitarra classica. Avete voglia di ritmo, viaggio e aria aperta? Chitarra acustica. Avete accumulato rabbia e stress e volete far tremare i muri di casa? Attaccate il jack alla chitarra elettrica, alzate la distorsione a cannone e molestate i vicini. La chitarra sa essere esattamente tutto ciò di cui avete bisogno nel momento esatto in cui lo state provando.


La chitarra non fa mai la maestrina e non vi chiede il diploma del conservatorio per farvi divertire. Vi accoglie così come siete, sia che vogliate diventare i nuovi Carlos Santana, sia che vogliate semplicemente dimenticare una brutta giornata canticchiando una canzone sul divano. Ed è per questo che, alla fine, le vogliamo tutti così bene.


Piccole Riflessioni.


Ed eccoci arrivati alla fine di questo lungo e affascinante viaggio. Se ci pensate, è incredibile come un "semplice" pezzo di legno con sei corde – o un blocco solido pieno di magneti e circuiti – sia riuscito ad attraversare quattromila anni di storia, guerre, migrazioni e rivoluzioni culturali, per diventare lo strumento che tutti oggi abbiamo, almeno una volta, sognato di imbracciare.


Dalle preghiere dei cantanti di corte nell'antico Egitto, passando per le intuizioni dei liutai spagnoli che ne hanno disegnato l'anima e le curve, fino ad arrivare ai laboratori americani dove è stata letteralmente "attaccata alla corrente", la chitarra si conferma per quello che è: il traduttore ufficiale delle nostre emozioni più profonde. Non serve essere esperti di musica, non serve saper leggere uno spartito complicatissimo, e non serve nemmeno saperla suonare come Carlos Santana per amarla. Basta saper ascoltare e lasciarsi trasportare da un suono che trasmette emozioni che toccano dritte il cuore e la mente.


M.

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