Taylor Swift: La Donna del Secolo
- Mauro Longoni
- 3 apr
- Tempo di lettura: 27 min
Aggiornamento: 5 apr

Siamo di fronte alla più grande superstar del secolo. Su questo, siamo tutti d’accordo. I numeri che la rappresentano parlano chiaro e sono quasi riduttivi: Taylor Swift non è solo una cantante, è una personalità che trascende ogni etichetta, paragonabile a Michael Jordan, Lewis Hamilton o Cristiano Ronaldo. Quelle stelle generazionali che capitano una volta ogni cento anni, forse una volta e mai più.
Scrivo questo post partendo dall'umiltà di chi vuole capire. Conosco davvero poco di lei, solo quello che il gossip ha scritto. Vorrei che questo spazio fosse un mezzo per me, e per chi legge, per approfondire la storia di una donna che sta riscrivendo le regole del gioco.
Non esploreremo Taylor Swift solo come un pezzo di storia della musica country e pop. Cercheremo di capire come sia stato possibile che una ragazza poco più che adolescente sia passata dalle chitarre acustiche di Nashville a diventare una frantumatrice di record e una figura quasi mistica per milioni di fan in tutto il mondo."
Una Bimba Felice.
La sua "carriera da cantante" non comparì subito come Gesù ai credenti a Lourdes. Non fu come uno di quei prodigi che a due anni sapeva istintivamente cosa sarebbe diventato da grande, o quale sarebbe stata la sua grande abilità. Taylor, come tutte le bimbe, aveva un'infanzia normalissima fatta di continue scoperte ed amori intensi. La cosa incredibile è che tutto quello che adorò da bambina la plasmò nel futuro, senza nemmeno saperlo.
La sua infanzia partì non da Nashville, ma dalla Pennsylvania. I suoi genitori, Scott e Andrea Swift, avevano una fattoria (la Pine Ridge Farm), nella quale la piccola Taylor aiutava i genitori con i pini. Non essendo abbastanza forte per spostarli, il suo compito da bambina era raccogliere i bozzoli di mantide religiosa dagli alberi prima che venissero venduti, per evitare che si schiudessero nelle case dei clienti. Questa infanzia idilliaca e un po' isolata ha alimentato la sua immaginazione. Ha dichiarato spesso che vivere lì le ha insegnato l'attesa e la magia delle tradizioni, temi che tornano costantemente nei suoi testi.
Come tutte le bambine era una personalità molto attiva, con amori molto intensi.
Il primo grande amore fu l'equitazione. Adorava i cavalli. Quello fu un amore che ereditò da sua madre. Secondo la storia (oppure la leggenda), a nove mesi salì sul primo cavallo e da lì non scese più. A tre anni già galoppava. Quell'amore la portò persino a gareggiare seriamente in competizioni di equitazione inglese (English horse riding). Era una specialità che richiedeva estrema precisione, portamento e controllo. Ma non era solo un amore ed una competizione, era il primo tassello del mosaico.
Precisione, portamento e controllo saranno tre grandi elementi che ritroveremo nella sua precisione maniacale durante le performance live e nella creazione della sua arte. Ma ancora, per quella bambina, quel galoppare era solo puro divertimento, come tutto dovrebbe essere a quella età.
Tra una competizione e l'altra, Taylor scoprì due altri amori, forse ancora più grandi, se possibile, fondamentali per la sua immensa carriera.
Il primo fu il teatro. A 9 anni, l’attenzione si spostò sul teatro musicale. Viaggiava regolarmente a New York per prendere lezioni di recitazione e canto, partecipando a produzioni locali come Grease e Annie. Tutte quelle apparizioni su un palco, davanti ad un pubblico, crearono quella sicurezza e confidenza nel dominare la scena, che mostrò poi in tutti i suoi concerti (compreso l'Eras Tour).
Abbiamo precisione, portamento, controllo e dominio del palco. Ma una carriera musicale senza musica non può esistere.
Quello fu un incontro casuale, come quelli dei grandi film d'amore. Quell'amore sbocciò in un giorno come tutti gli altri. Tutto partì da un computer rotto. A 12 anni, in un giorno qualunque nella vita della piccola Taylor, il computer si ruppe. Un riparatore di nome Ronnie Cremer andò a casa sua per sistemare il danno. Quel riparatore poteva riparare il computer ed una volta finito, recuperare i suoi strumenti e lasciare quella casa. Il destino aveva, per fortuna, altri piani.
Quell'uomo o ragazzo (non so quanti anni avesse), vide una chitarra in un angolo. Quell'angelo fece qualcosa che cambierà per sempre Taylor e la musica moderna: le chiese se volesse provare quello strumento. Lei, incuriosita, accettò e le insegnò tre accordi. Purtroppo non so quali.
Il suono che quelle corde tese produssero, sopra una cassa di legno, fu magia per Taylor che si innamorò follemente di quello strumento, ma soprattutto del suono. Quell'istante fu la miccia che scatenò il fuoco che brucerà dentro Taylor e dentro milioni di fan in giro per il mondo.
Con quella chitarra Taylor scrisse la sua prima canzone, "Lucky You", di cui oggi ne esistono solo qualche copia, custodita da coloro che amano Taylor più di tutti.
Scoperta la musica, Taylor visse un momento di dualismo. In quel periodo, la ragazza realizzò che, sebbene fosse brava e ottenesse risultati nelle gare locali, il suo cuore non apparteneva alla stalla, ma al palco. Non fu facile trovare il coraggio di dire alla propria madre che avrebbe puntato sulla musica e non sull'equitazione Il timore di deludere i genitori era un peso enorme, ma al cuore non si comanda. Per fortuna la madre capì, altrimenti non sarei qua a raccontare la sua esplosione.
Decise di abbandonare le competizioni per dedicarsi totalmente alla musica e al teatro, ma l'amore per i cavalli non morì mai, trovando semplicemente una nuova dimensione di esistere nel cuore di Taylor.
La vita a Nashville.
Nashville fu di sicuro la tappa forse più importante della sua carriera. Ma non fu tutto immediato, come da epopea che si rispetti. Come tutte le grandi storie, le stelle si allineano quando vogliono loro, ma sempre perfettamente puntuali.
Il primo contatto con Nashville capitò a circa 10 anni, guardando un documentario su Faith Hill e Shania Twain in televisione. Notò un dettaglio fondamentale: entrambe avevano dovuto trasferirsi a Nashville per farcela. Nella mente della piccola Taylor, significava solo una cosa: "Nashville è il posto del successo!" Da quel momento, iniziò a "tormentare" i genitori (parole sue: relentlessly nagging) affinché la portassero lì.
A 11 anni, durante una vacanza di primavera, convinse la madre a portarla a Nashville. Molto probabilmente la madre cedette, pur di non sentirla.
Una volta a Nashville, qual era il piano? Taylor voleva "sfondare", ma quale era il "Cavallo di Troia"? Beh, ricordate che a 9 anni partecipava ai musical? Bene. Per tutti i due anni predecenti, si dilettava a cantare su basi da karaoke e si registrava, componendo CD con le sue performance casalinghe. Quel viaggio a 11 anni aveva uno scopo: servì a Taylor per promuoversi, elargendo quei CD come se fossero volantini.
La scena, se riprodotta, sarebbe da film hollywoodiano. La madre, Andrea, aspettava in auto con il fratellino Austin lungo Music Row. Taylor scendeva dall'auto da sola, entrava in ogni singola etichetta e consegnava un CD demo con le sue cover di canzoni country. La sua frase standard era: "Ciao, sono Taylor. Ho 11 anni e voglio un contratto discografico. Potresti dare questo CD alla persona giusta?"!
Nessuno la richiamò. Mi sarei sorpreso del contrario. Nessuno dà nulla per nulla, nemmeno se hai 11 anni e dimostri di avere fegato e convinzione. All'inizio il fallimento è normale per una persona che cerca di sfondare. Tutti all'inizio falliscono. Tuttavia, più la molla si comprime, più lo slancio sarà spaventoso. Tornata a casa, capì un dettaglio cruciale: cantare canzoni di altri non bastava. Doveva essere diversa, originale. Fu allora che iniziò a scrivere le sue canzoni e approfondire quell'amore per la chitarra, dopo averlo scoperto casualmente.
La chiave di volta, tuttavia, furono i genitori, per due motivi.
Il primo motivo era il lavoro che facevano. Sebbene vivessero in una fattoria, il padre, Scott Swift, era un broker finanziario per Merrill Lynch, mentre la madre, Andrea Swift, lavorava nel marketing dei fondi comuni d'investimento. Erano lavori che si potevano fare "ovunque", non essendo legati a un lavoro d'ufficio, dando una certa libertà di spostamento.
Il secondo fu il sostegno. Invece di dirle "è impossibile", decisero di testare la sua determinazione. Determinazione che fu premiata. A 13 anni Taylor ottenne un contratto di "sviluppo artistico" con la RCA Records. Quello fu il segnale che la famiglia aspettava per convincersi che era il momento di fare sul serio.
Non si trasferirono direttamente nel centro di Nashville per non metterle troppa pressione. Scelsero Hendersonville, a circa 20 km di distanza, così Taylor poteva vivere una vita da adolescente normale andando a scuola, pur essendo comunque vicina alla "città della musica". Una vita da adolescente normale fu esattamente il motivo del suo successo qualche anno dopo. La cosa ancora più bella? La famiglia non "mollò tutto" al buio. Quella flessibilità torno molto utile: Scott Swift, che lavorava per Merrill Lynch, chiese e ottenne il trasferimento nell'ufficio di Nashville. Questo è un punto chiave: spostarono la propria base operativa per sostenere l'investimento più importante della loro vita: il talento di Taylor, ma non rischiarono tutto. La stabilità economica nella vita di un'adolescente è un fattore fondamentale.
Poco dopo il trasferimento, Taylor fece qualcosa di storico: firmò con la Sony/ATV a 14 anni, diventando la più giovane autrice di canzoni mai messa sotto contratto nella storia della casa editrice a Nashville. Non firmi per una casa discografica se non hai un briciolo di talento. Da quel momento, ogni martedì, dopo la scuola, andava a scrivere canzoni con autori professionisti (come Liz Rose). Qui la disciplina imparata durante le competizioni di equitazione fu fondamentale per poter essere brava sia a scuola, che nella musica.
Il "Grande No".
Tutto sembrava andare alla grande: una vita da adolescente nella città della musica, un contratto discografico in tasca e quella sensazione che l'opportunità è dietro l'angolo e quell'angolo si sta avvicinando inesorabilmente.
Ma c’era un problema: la Sony/ATV non ha capito chi aveva fra le mani. Comunque, va anche detto che era difficile pensare che quella ragazza di soli 14 anni avrebbe avuto un impatto meteoriti sulla musica.
La casa discografica trattò Taylor come una "ragazzina qualunque", costringedola ad aspettare che compisse 18 anni per farle incidere il primo album, per poi farle cantare non le sue canzoni, ma quelle scritte da adulti. Scelta del cazzo, scusate il termine. Nell'attesa dei 18 anni (quindi quattro anni), avrebbe continuato a scrivere brani per altri. Scommetto che ora la Sony/ATV si starà mangiando le spalle, dato che mani e le braccia sono sicuramente andate.
Taylor a quella richiesta disse: "Non ho tempo da perdere, queste canzoni le sto scrivendo ora e parlano di quello che vivo ora. Cantarle da adulta non avrebbe alcun senso". Come darle torto. Erano canzoni di un'adolescente per gli adolescenti. Quando avrebbe dovuto cantarle? a 30 anni?
Taylor fece la mossa folle tipica della ragazza di 14 anni: se ne ando mollando tutto. Prima dei 18 è sempre cosi: o tutto, o niente. Andarsene da una major a quell'età, senza un altro contratto, era considerato un suicidio professionale. Quella mossa poteva essere il bulldozer della sua carriera, frantumando tutti i sogni di gloria. Non per una destinata all'Olimpo. Il cielo aveva appena cominciato il piano di rendere Taylor la supernova che è adesso e quel bulldozer stava distruggendo tutti gli ostacoli sul suo cammino.
Da artista indipendente continuò a esibirsi nei locali di Nashville, sia per piacere, sia soprattutto nella speranza di essere notata da qualcuno. Per molte sere non successe nulla. Entrava nel locale, saliva sul palco, cantava, veniva applaudita e tornava a casa.
Una sera come tante, durante una esibizione come tante, al celebre Bluebird Cafe tra il pubblico c’era Scott Borchetta, un ex dirigente della DreamWorks che stava sognando di fondare una sua etichetta indipendente.
Borchetta rimase folgorato da quello che vide e sentì. Pensò subito che lei fosse quel cavallo di razza che lo avrebbe introdotto nel business della musica. Borchetta le si avvicinò e le disse: "Guarda, non ho ancora un'etichetta, non ho uffici, non ho nemmeno il nome. Ma se aspetti che io fondi la mia società, ti renderò una stella".
Qualunque persona normale, avrebbe detto di no, e magari anche chiamato la sicurezza del locale. Era una richiesta folle da parte di un folle. Quella promessa era come se un passante a caso ci dicesse di aspettare 2 ore per strada e che, se lo avessimo fatto, avremmo ottenuto un milione di dollari. Nessuno accetterebbe. Ma Taylor aveva il destino come alleato. Per motivi che trascendono il comprensibile, Taylor scelse lui invece delle grandi major....un uomo che non aveva nulla in mano da offire. Accettò le promesse completamente vuote di una persona praticamente sconosciuta.
Quell'etichetta divenne la Big Machine Records, con la quale ebbe momenti alstissimi, ma un finale davvero tragico. Lei fu la loro prima artista in assoluto. Quando il destino bussa alla porta e piazza le tende, qualunque cosa tu faccia, sarà quella giusta.
Pizze, MySpace e il primo milione.
No, non sono matto e il titolo ha un senso. Fondata la Big Machine Records, Bruschetta mantenne la sua parola e portò Taylor nella sua etichetta discografica. A quel punto la ragazza cominciò a lavorare al suo primo album.
Dalla Sony/ATV non usciì a mani vuote. Certo, non aveva un contratto, ma aveva un diario segreto pieno di testi che nessun quarantenne avrebbe mai potuto cantare con credibilità. Quando firmò per la neonata Big Machine Records, portò con sé quel tesoro di canzoni scritte tra i 14 e i 15 anni.
Il 24 ottobre 2006 (a 16 anni) uscì il suo album di debutto, "Taylor Swift", nome per nulla originale, ma era solo il primo album, diamogli tempo.
Il primo singolo, uscito nel Giugno di quell'anno: "Tim McGraw". Fu una rivoluzione artistica e il marchio di fabbrica dell Swift. Usò il nome di una leggenda del country (Tim McGraw) per farsi notare dai fan del genere, ma raccontò una storia di un amore estivo (il suo amore estivo) finito prima di andare al college. Invece di cantare "Guarda quanto sono brava", cantò: "Quando penserai a Tim McGraw, spero che penserai alla mia canzone preferita".
Taylor fece una cosa rivoluzionaria: fece i nomi. Il ragazzo che le piaceva si chiamava Drew? Lei scrisse "Drew looks at me". Nessuno lo faceva. Le popstar cantavano di "lui" o "lei" in modo generico. Taylor rese il pop un Reality Show musicale. Era meta-narrazione pura. I fan iniziarono a spulciare i testi per capire di chi stesse parlando. Nacque lì il gioco dei messaggi segreti (gli Easter Eggs) che ancora oggi fa impazzire il mondo...ed alimentare la polemica che usi i suoi ex come fonte per fare successo.
Se non avesse vissuto lontano da Nashville e non avesse avuto una adolescenza normale, questa canzone non sarebbe mai venuta fuori.
L'album, sebben esordì alla numero 19, rimase in classifica per 277 settimane (più di cinque anni!) e fu certificato 7 volte Disco di Platino.
Taylor passò il 2007 vivendo su un bus con la madre, visitando ogni singola stazione radio degli Stati Uniti per portare pizza e suonare dal vivo. Quello stesso anno fu nominata ai Grammy come Best New Artist.
Nel 2008, A 18 anni, era già una veterana. Aveva aperto i concerti di giganti come George Strait e Brad Paisley, rubando la scena ogni singola sera.
Però si tratta di un primo album, come ha fatto una adolescente che parla di adolescenza ad avere tutto questo successo? Quello che fece Taylor con la casa discografica ha dell'incredibile. In quel periodo per sfondare, si cervaca la radio. Mentre le altre star aspettavano i passaggi in radio, Taylor usò uno strumento allora nuovo: MySpace. E sono così vecchio da sapere cosa sia e di poter dire di averlo usato. Praticamente era un social media, quasi un precursore di Facebook. Passava ore a rispondere personalmente ai commenti dei fan, creando un legame diretto, senza filtri, facendo sentire ogni fan come una sua "migliore amica". Con quel legame, le fan furono quasi "obbligate" a comprare l'album, quasi volessero sostenere la loro migliore amica. Taylor trasformò un rapporto artista/fan in qualcosa di incredibilmente forte, intimo, ma allo stesso tempo distattaccato.
Fearless & VMA e Speak Now.
Se il primo album fu un successo (perché non rimani per 277 settimane in classifica se sei un flop), era necessario sfruttare il momento e battere il chiodo finché era caldo. Quel successo ancora grezzo stava per prendere una dimensione del tutto nuova.
Se l'esordio di Taylor era stato un timido bussare alla porta di Nashville, "Fearless" è stato il momento in cui quella porta è stata abbattuta a calci, ma con addosso un vestito di paillettes e degli stivali da cowboy.
Fearless è l'inno dell'adolescenza. L'album parla di amori finiti male, di primi appuntamenti, di delusioni scolastiche e del rapporto con la madre ("The Best Day"). Per la prima volta, una popstar parlava dei problemi dei sedicenni con la dignità di un poeta, senza sminuirli o trattarli come sciocchezze adolescenziali.
"Fearless", come disse la stessa cantante, non significava non avere paura, ma averne tantissima e fare comunque il salto, come ogni cosa che accade nella vita.
"Fearless" la consacrò fra i grandi della musica non solo country. "Love Story", la storia di Romeo e Giulietta con un lieto fine, è stata la prima canzone country della storia a raggiungere la vetta anche delle classifiche Pop in tutto il mondo. Grazie a questa piccola perla, divenne la più giovane artista di sempre a vincere il Grammy per Album dell'Anno (un record che deterrà per un decennio).
Con questo album tutto il mondo la conobbe e si prese di forza il posto tra i big della musica americana in generale, brillando di luce propria.
Sappiamo tutti che, tanto la luce è intensa, tanto le ombre sono oscure. Anche se Taylor sembrava vivere in un mondo dove le regole dell'umanità non le si applicavano, anche lei capì che c'era un prezzo da pagare.
Taylor visse quegli anni con una disciplina militare. Non c’era spazio per le vacanze. Il suo "vivere" era stare su un tour bus. Ha raccontato che in quel periodo la sua unica preoccupazione era: "Come posso scrivere una canzone che faccia sentire chi mi ascolta meno solo?".
Era consapevole che il ferro era caldo e andava battuto ogni singolo secondo. Mentre le sue amiche andavano all'università o alle feste, Taylor viveva i drammi sentimentali tipici di quell'età (il primo vero amore, il primo tradimento, la prima rottura pesante) davanti alle telecamere.
Sua madre, Andrea, era la sua ombra. Taylor ha vissuto quel periodo quasi esclusivamente con lei. Erano "loro due contro il mondo". Questo le ha permesso di non perdere la testa nonostante la fama improvvisa, ma l'ha anche tenuta in una sorta di bolla protettiva che la rendeva, per certi versi, molto più matura dei suoi coetanei ma anche molto più isolata.
In quegli anni Taylor viveva con l'ossessione di essere perfetta. Non voleva deludere nessuno: i genitori, l'etichetta, i fan. Si sentiva in dovere di essere un modello di comportamento impeccabile. Questo le portò molta pressione psicologica; sentiva di non poter commettere errori, perché un solo passo falso avrebbe distrutto il castello che stava costruendo. E quel passo falso era molto più vicino di quello che si poteva pensare.
Durante i VMA del 2009, Taylor fu premiata per il video dell'anno. Tutti sembravano contenti, tranne uno: Kanye West. Il rapper, noto per il suo ego del tutto non moderato, salì sul palco, si prese il microfono di forza affermando davanti a tutti (in diretta mondiale) che Beyoncé meritava il premio. La faccia imbarazzata di Beyoncé fu la cosa più bella di quei minuti deliranti. Quello fu un momento spartiacque: Taylor non reagì con rabbia, che avrebbe mostrato il fianco alle critiche. Forse era anche troppo scioccata per dire o fare qualsiasi cosa. Taylor, in quel momento, pensava che i fischi del pubblico fossero per lei. Quel "restare immobile" le salvò l'immagine e forse anche la carriera, facendola reagire con una tranquillità apparente che la trasformò agli occhi del mondo nella "vittima eccellente" e in una combattente silenziosa.
Ottimo, una crisi superata, non sarà certo l'ultima. La palla curva da evitare nel futuro prossimo non venne lanciata da un cantante, che capirono quella sera del VMA di "non fottere con Taylor", ma dai critici che, spesso, di musica capiscono poco o nulla.
Dopo il successo di Fearless, i critici iniziarono a dire: "Tutti sono bravi se le canzoni le scrivono i suoi collaboratori". Scommetto che Taylor, quando lesse quelle accuse, fece come Michael Jordan e la prese sul personale.
La risposta di Taylor fu magnifica. Nessuna intervista al veleno, nessun post controverso sui social. Fece quello che le riusciva meglio: scrivere musica. Scrisse l'intero album "Speak Now" completamente da sola. Nessun co-autore. Zero. Fu la risposta perfetta! Come si può dichiarare che "qualcuno agisce nell'ombra" quando l'artista ti pubblica un album scritto tutto da sola! È la sua dichiarazione d'indipendenza intellettuale. Dimostra al mondo che la penna è sua e di nessun altro. Da quel momento i critici smisero di dire nulla e valutarono solo la sua musica.
Red e 1989 .
Sebbene Taylor, con I primi due album, ebbe avuto un successo planetario e le prime controversie pubbliche capì che Nashville le stava stretta. È una città che ha adorato e che le ha dato tanto, forse tutto. Ma la sua stella aveva bisogno di espandersi e brillare ancora di più.
Il terzo album, "Red" è un caos melodico, che segnava questo dualismo fra il vecchio e il nuovo. Red è quella classica opera ibrida che non sa ne di carne, ne di pesce. Fu un successo, perché i numeri parlano chiaro, ma è troppo lontano dalla musica country, ma non vicino abbastanza alla musica pop. Era come se volesse lasciare il country, ma non fosse sicura che il Pop fosse la strada giusta. Fu un album della sperimentazione, iniziando collaborazioni con Max Martin (il re del pop svedese). Però in quella quasi ora di musica si passa dal puro Country con il Banjo all'uso dei sistetizzatori in maniera massiccia.
Quello schizzare da un genere all'altro come una trottola impazzita non fece bene. L'album non vince il Grammy come Album dell'Anno e la critica non lo esaltò particolarmente. Taylor la prese di nuovo sul personale, raccontando che quella notte tornò a casa, mangiò un hamburger e decise: "Il prossimo disco dovrà essere un successo pop impeccabile. Niente più banjo". Il dado era tratto e la strada spianata per il futuro.
Fra il 2013 e il 2014 partì il piano. Il taglio netto fu visibile. Cambiò il look, tagliandosi i capelli a caschetto, si trasferì a New York e abbandonò il country che l'aveva resa grande. Non era uno sputare nel piatto dove aveva mangiato, ma era il momento di evolvere. Quando annunciò il suo nuovo album, disse apertamente a tutti: "Questo è il mio primo album ufficialmente Pop", mantenendo la promessa fatta a se stessa quella notte, con quell'Hamburger in mano.
Scott Borchetta, terrorizzato dal cambiamento, le chiese di mettere almeno tre canzoni country nel disco per non perdere i fan storici. Taylor rispose con un secco: "No". Della serie "che nessuno mi rompa le scatole! Ora faccio come voglio io"
Taylor era diversa. Quella ragazza sempre perfetta, troppo spesso in balia degli eventi e sempre alla ricerca dell'approvazione del prossimo, era morta. Quello che si presentò al mondo fu una donna che decide di lasciarsi l'inisucrezza alle spalle e di prendersi il mondo intero.
Nel 2014 Usci "1989". Fu una bomba atomica musicale. Quell'album fu sensazionale. Taylor Swift era ovunque. Escono hit mondiali come "Shake It Off", "Blank Space" e "Bad Blood". Taylor occupa le radio, le TV, i giornali. Divennne una divinità in terra. L'attenzione mediatica fu a livelli mai visti prima.
Con 1989, Taylor vince il suo secondo Grammy per l'Album dell'Anno, dopo Fearless. Diventa la prima donna nella storia a vincere il premio più prestigioso della musica due volte come artista principale. Ormai non è più una cantante: è un'istituzione.
Si sente così un istituzione e così grande che addirittura da sola, forte della grandezza mediatica che aveva e percepiva, decide di sfidare Apple. È l'anno in cui scrive la famosa lettera ad Apple Music, costringendo il colosso tech a pagare gli artisti anche durante il periodo di prova gratuito, dimostrando che era il suo nome era più potere lei di intere multinazionali.
In questi anni Taylor inventa un nuovo modo di comunicare. Non è più la ragazza sola sul bus con la madre; ora è la diva della musica pop affermata, circondata dalle modelle e attrici più famose del mondo (la sua "Squad"). Me la ricordo come fosse ieri la squad. Praticamente sembrava come se gli Avengers si fossero materializzati nella vita reale. Organizza le famose feste del 4 luglio nella sua villa a Rhode Island. Usa i social per mostrare una vita patinata ma apparentemente "condivisa" con i fan.
Ha rivelato in seguito che in quel periodo soffrì di disturbi alimentari: guardava le sue foto e, se vedeva un accenno di pancia, smetteva di mangiare. Voleva essere "la modella tra le modelle".
Viveva in una bolla di successo così estremo che iniziò a perdere il contatto con la percezione che la gente aveva di lei. Pensava che mostrare la sua vita perfetta fosse un modo per ispirare, ma il pubblico iniziò a trovarla "finta" o troppo calcolatrice. Pessimo, per un'artista che ha fatto dell'onestà e trasparenza il suo cavallo di battaglia.
Morte e Rimascita.
Il 2014 fu il picco della sua carriera fino a quel momento. Forse sarà il picco massimo della sua carriera in generale, per quanto riguarda la mediaticità. Sembrava che tutto ciò che toccasse diventasse oro. Ma questa sovraesposizione iniziava a dare fastidio. La gente cominciava a trovarla "troppo perfetta", quasi artificiale. Era salita così alta che la caduta sarebbe stata disastrosa. E così fu.
L'inizio della fine fu scatenato da colui che la mise in ridicolo nel 2009: Kanye West. nel Febbraio 2016, Kanye West pubblica il singolo Famous, dove afferma che fu lui a rendere Taylor famosa ("I made that bitch famous"), con tanto di video che la ripropone in un letto enorme, nuda, con altri personaggi famosi. Lui dice che Taylor sapeva della canzone ed era d'accordo, lei nega pubblicamente durante il discorso di ringraziamento ai Grammy, lanciandogli una frecciata epica sulla necessità di non farsi attribuire il proprio successo da altri.
Poteva finire lì, ma Kim Kardashian, moglie di Kanye West, non ci stette e pubblico sui social presunti frammenti di telefonate fra Kanye e Taylor nel quale lei diceva di essere d'accordo. Su internet scoppia il putiferio. Taylor viene massacrata mediaticamente, venendo etichettata come biguarda e manipolatrice, venendo definita come un serpente. L'internet che l'ha sempre portata in palmo di mano, decide di schierarsi contro, cercando di cancellare ogni traccia di Taylor da internet. L'hashtag #TaylorSwiftIsASnake divennne virale per settimane.
Taylor non fece nulla pubblicamente. Il dolore, la rabbia e la delusione di tutto quell'odio non avrebbero di sicuro fatto fare a Taylor qualcosa di intelligente. Dato che quando hai tutti contro, qualunquer cosa fai o dici fai male, Taylor fece l'unica cosa sensata da fare: sparire. Sparisce dai radar per un anno intero. Non si fa vedere, non posta nulla. Era come se l'avessero rapita gli alieni. Questo diede al pubblico tempo di smaltire l'odio, calmarsi e domenticare. Si rintanò nella sua casa di Londra e sparì per un anno, lottando fra depressione e dubbi di ogni genere. Quel periodo fu fondamentale anche perché la squad si sciolse come neve al sole. Le modelle e superstar, con le quali Taylor era abituata a spendere le sue giornate, sono sparite. Quel tonfo mediatico di faccia le fece capire chi era davvero con lei o chi era con la sua fama.
Cancellò ogni singola foto dai suoi social, Il suo sito web divenne una schermata nera. Il suo motto divenne: "Non ci sarà alcuna spiegazione, ci sarà solo la reputazione". Voleva che fosse la musica a parlare, non le scuse.
Poi, nel 2017 torna. L'album si intitolò "Reputation". Non poteva essere altrimenti. Quell'album era la resa dei conti con quel periodo. Usa l'immagine del serpente (che le avevano lanciato addosso come insulto) e la trasforma nel simbolo del suo tour. Nel video di "Look What You Made Me Do", distrusse letteralmente tutte le sue versioni precedenti. C’è una frase iconica nel brano: "Mi dispiace, la vecchia Taylor non può venire al telefono in questo momento. Perché? Oh... perché è morta!". Inoltre attacca tutti i nnemici e racconta di quel fiore rosso (il suo amore per Joe Alwyn) che nasce in un terreno reso sterile dal fuoco dell'odio mediatico. Non era un album da Grammy, ma solo un album per chiudere un capitolo buoi della vita e riaprirne un altro.
L'album fu un successo senza senso, ma non vinse il Grammy come Album dell'anno. Nel suo documentario, si vede il momento in cui Taylor riceve la notizia al telefono. Non si disperò. Guardò la telecamera e disse semplicemente: "Devo solo fare un album migliore". Nonostante i critici dicessero che Taylor era finita, il Reputation Stadium Tour divenne all'epoca il tour con il maggior incasso nella storia degli Stati Uniti. Taylor si presentava sul palco con cobra giganti alti 20 metri, dominando folle oceaniche. Era la prova fisica che internet non può cancellare il talento reale.
Taylor accettò tutto, ingoiò ogni cosa e invece di scusarsi, morse. Lei dimostrò di essere più grande di tutti, persino di interet stesso.
"Lover" e Master
Nel 2019 ci furono due grandi momenti nella storia di Taylor: la rinascita con Lover e Master "rubati". Partiamo dai Master.
la sua vecchia etichetta (Big Machine Recors) viene venduta a Scooter Braun. Brutta mossa. Non solo perché Bruschetta vendette anche tutti i diritti dei primi sei albun di Taylor (da Taylor Swift a Reputation), ma perché Scooter Braun era anche il manager di Kayne West, ritenuto dalla stessa Taytor resposabile della campagnia d'odio del 2016. Taylor provò a riavere il controllo di quei master. Braun non ci senti da quell'orecchio. Taylor offrì pure di pagare, put di riavere indrietro la sua musica. Ma nulla.
Sembrava che tutto fosse perduto, ma Taylor non si arrende facilmente. A 11 anni andava nelle etichette discografiche a consegnare i suoi album ed ha avuto a che fare con Kanye West all'esordio. Una cosa del genere era uno scherzo a confronto.
Invece di arrendersi, lesse i contratti e scoprì che poteva registrare di nuovo tutti gli album. A quel punto prese la palla al balzo e annunciò "non mi vuoi dare i vecchi album? Ottimo, li registro tutti da zero".
Quando annunciò il piano, tutti le diedero della folle. Nessuno le diede un centesimo, pensando che nessuno avrebbe mai comprato cover di albun già esistenti. Peccato che hanno dimenticato un piccolo dettaglio: le swifties. Quelle ragazze sparse per il mondo erano un esercito di milioni di compratori ed ascoltatori. Taylor riusci nell'impresa titanica di registrare tutti e sei gli album. È qui che nascono le "Taylor’s Version". È una mossa commerciale senza precedenti.
Perché sono cruciali? Perché da quel momento in poi, chiunque ascoltò solo le versioni nuove dei vecchi album e le aziende, per paura di retorsioni delle Swifties, comprarono solo i diritti dei nuovi album. Scooter Braun si trivorarono con nulla in mano, dato che nessuno avrebbe più pagato per un prodotto "vecchio". Quella mossa considerata da tutti scellerata mise in ginocchio i fondi d'investimento che avevano comprato la sua musica.
È una mossa che ha cambiato le regole dei contratti discografici mondiali. Ha ripreso il controllo della sua eredità, dimostrando che nessuno può possedere il suo talento se lei non vuole.
Quando firmò con la Republic record (Universal), quello che ottenne fu un foglio bianco dove scrisse le sue condizioni: proprietà assloluta e personale dei masters di tutti gli album. Ha anche preteso che, se la Universal avesse mai venduto le sue quote di Spotify, i proventi andassero direttamente agli artisti. Ha usato il suo potere per proteggere tutti i suoi colleghi.
Poi pubblicò Lover nel 2019 l'album "Lover", il primo album di cui lei era proprietaria. È l'album della rinascita dopo il 2016. Il serpente esplose, il bianco e il nero lasciarono posto a colori pastello e le scrite gotighe dark a qualcosa di molto più pop e felice.
Questo album era la rappresentazione della nuova Taylor: una donna felice, innamorata e in pace con se stessa. La sua immagine pubblica era ormai diventata irrilevante, lasciando spazio solo alla creatività e la suo benessere fisico e mentale.
Lover fu anche un manifesto politico. Si schierò apertamente con la comunità LGBTQ+ contro l'omofobia e contro la differenza di genere. L'esempio perfetto è la canzone "The Man": Una canzone potentissima dove si chiede: "Se fossi un uomo, la gente criticherebbe ogni mia mossa come fa ora?". È il suo manifesto femminista, dove analizza il doppio standard dell'industria musicale.
Nonostante il pop elettronico, la traccia che dà il titolo all'album, "Lover", è una ballata senza tempo che sembra scritta negli anni '70. È la prova che, tolti i sintetizzatori e i grandi show, Taylor resta una ragazza con una chitarra che sa scrivere poesie d'amore universali. Ha dichiarato di averla scritta da sola, in piena notte, al pianoforte.
Lover è anche lo spartiacque della sua vita. Da quell'album in poi, Taylor smette con i grandi World tour per anni e riduce drasticamente la mole di lavoro. Non per pigrizia, ma per questioni personali. La mamma si ammalò di cancro di nuovo, dopo la remissione del 2015. In quel momento la sua vita cambiò priorità: non più la musica, ma la mamma, colei che l'ha accompagnata per anni su quei bus e per le vie di Nashville. Ogni mossa che farà nella sua carriera sarà legata al tempo che avrebbe speso lontano dalla famiglia e doveva essere vicino abbastanza da poter essere con la sua famiglia il più presto possibile, in caso di peggioramenti.
Piccolo spolier, la madre sta bene.
I record.
Dal 2020 ad oggi Taylor Swift ha smesso di essere "solo" una superstar per diventare un'entità economica e culturale senza precedenti. Se i 20 anni sono stati l'ascesa, i 30 sono stati il consolidamento del dominio assoluto.
La Pandemia e il "Colpo di Genio" (Folklore e Evermore)
Mentre il mondo si fermava per il COVID-19, Taylor non lo fece. Sì, anche lei restò a casa, ma fece quello che sa fare meglio: scrivere e comporre. Mentre tutti gli artisti erano a casa a grattarsi la pancia dalla noia, lei scrisse una mole esagerta di cuntenuti. il 23 luglio 2020, senza alcun preavviso, Taylor scrive sui social: "La maggior parte delle cose che avevo pianificato per l'estate non sono accadute, ma c'è qualcosa che non avevo pianificato e che è successo. Stasera a mezzanotte uscirà il mio ottavo album: folklore".
Fu una mossa geniale: tutti erano internati a casa con tanto tempo libero. Questo dava all'album un potenziale di ascolto enorme, dato che il mondo non aveva molto altro da fare.
Fu un cambio di stile radicale. Ha abbandonato i sintetizzatori pop per collaborare (a distanza) con Aaron Dessner dei The National. Il risultato? Un suono indie-folk, acustico, pieno di pianoforti e archi. All'interno di folklore, ha intrecciato tre canzoni (Cardigan, August e Betty) che raccontano la stessa storia di tradimento e amore adolescenziale da tre punti di vista diversi.
Ha dimostrato ai critici che la sua penna non dipendeva solo dai suoi fidanzati, ma dalla sua capacità di creare mondi interi. È passata dall'essere una "diarista" a essere una scrittrice di romanzi in musica.
Il risultato? Vinse il suo terzo Grammy per l'Album dell'Anno con Folklore. Dimostra che non ha bisogno di grandi produzioni o di ballare: la sua forza è la parola. In quel momento, anche i critici più snob si sono dovuti inchinare. Questa vincerebbe anche se producesse un album con il cigolare di una porta in loop per un ora.
In Dicembre pubblicò anche il nono album "Evermore". Due album in un solo anno sono il frutto della compulsività di Taylor di scrivere. In quarantena, senza nulla da fare, comniciò a scrivere e a lasciare libera la mente. Spiegò al tempi che "Semplicemente non riuscivo a smettere di scrivere canzoni. Era come se fossi sul bordo di un bosco folcloristico e avessi deciso di addentrarci più a fondo".
Se folklore è il pomeriggio d'estate nel bosco, evermore è la notte d'inverno davanti al camino. È un album più cupo, più maturo, che parla di matrimoni falliti, omicidi immaginari (no body, no crime) e addii strazianti.
La canzone Cardigan è diventata il simbolo di questo periodo. Taylor ha persino messo in vendita dei veri cardigan di lana nel suo store. Ha capito che in un momento di paura globale, la gente non aveva bisogno di inni da discoteca, ma di conforto. Ha trasformato la sua musica in una coperta calda per milioni di persone sole in casa.
Midnights e il dominio totale
Se pensate che Tayro Swift non avesse ancora margini di miglioramento, beh, state comodi.
La pandemia era finita, il mondo poteva ritornare a vivere nelle città e lo fece anche Taylor Swift. Il decimo Album fu proprio que ritorno nelle città con "Midnights". È un album concettuale, notturno e profondamente introspettivo, che ha segnato il momento in cui Taylor ha frantumato ogni record precedentemente stabilito nella storia della musica. Il titolo rappresenta un viaggio in musica di tutte quelle notti insonne sparse nella sua vita. Non è un album lineare, ma un viaggio nel tempo: una canzone può parlare di una notte di dieci anni fa, quella successiva di ieri sera, toccando temi come l'auto-sabotaggio, la vendetta, l'innamoramento, il rimpianto e la crisi di identità.
Con l'album Midnights, Taylor raggiunge l'impossibile: occupa l'intera Top 10 della Billboard Hot 100. Le prime dieci canzoni più ascoltate in America erano tutte sue. Nessun artista nella storia, nemmeno i Beatles o Michael Jackson, ci erano mai riusciti. Leggendo queste righe, penso al povero cristo che era all'11esimo posto. Poteva essere la numero uno, se solo fosse stato un altro anno...o un'altra epoca.
Con Midnights, Taylor segna il record definitivo: vince il quarto Grammy come Album dell'Anno. Nessuno al mondo ne ha mai vinti così tanti nella categoria regina.
L'eras Tour.
E poi abbiamo l'Eras Tour. L'Eras Tour non è un concerto, è un evento quasi storico. Persino io che non sono un fan sapevo che Taylor Swift era in concerto. La follia di quel concerto viene rappresentata dai numeri.
Vuoi per il fatto che la pandemia ha messo alla gente una voglia irrefrenabile di recuperare due anni di lockdown, vuoi che quello fu il primo World Tour dopo anni di preoccupazione, ansia ed apprensione per la salute della mamma, sta di fatto che quel tour sbriciolò tutti i record possibili ed immaginabili.
Il tour non era un solo tour promozionale del suo ultimo album, ma una celebrazione della sua carriera. Lo show è diviso in "atti", uno per ogni sua "Era" musicale (da Fearless a Midnights fino a The Tortured Poets Department). Il concerto dura qualcosa come 3 ore e 15 minuti, canta più di 44 canzoni, cambia decine di costumi e non si ferma mai. È una prova di resistenza atletica che ha lasciato a bocca aperta l'intera industria. È difficile raccontare il concerto. Vi consiglio di guardare il documentario a riguardo, perché lo descrive perfettamente. La mole di lavoro dietro quelle tre ore è quasi uno sfrozo non umano.
È diventato il primo tour a incassare oltre un miliardo di dollari. La richiesta di biglietti è stata così folle (14 milioni di persone in coda per una sola data) da mandare in tilt i server e scatenare un'indagine del Senato americano sul monopolio della vendita dei biglietti. A Seattle, l'entusiasmo dei fan ha causato un'attività sismica equivalente a un terremoto di magnitudo 2.3.
Molte città (e persino nazioni) hanno visto il loro PIL crescere grazie al suo passaggio. Hotel pieni, trasporti esauriti, ristoranti presi d'assalto. Taylor Swift è diventata un motore economico globale. Si stima che il tour abbia generato un impatto economico di oltre 5 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti.
Che cosa si può dire ancora? Nulla. Se fossi un artista Pop, sarei in grossa difficoltà. Secondo me gli altri dovrebbero arrendersi per manifesta superiorità. La Swift è praticamente la Rockstar Games dell'induistria musicale.
Il tour ha creato dei rituali collettivi unici. Basandosi su un verso della canzone You're on Your Own, Kid ("make the friendship bracelets"), milioni di fan in tutto il mondo hanno iniziato a scambiarsi braccialetti di perline fatti a mano durante i concerti. È diventato un simbolo di comunità e gentilezza, trasformando gli stadi in luoghi di aggregazione sicura e gioiosa.
The Tortured Poets Department (2024-2026).
Taylor ha annunciato l'album sul palco dei Grammy 2024, proprio mentre ritirava il suo 13° premio (il suo numero fortunato). Invece di fare un normale discorso di ringraziamento, ha sganciato la bomba: "Il mio nuovo album esce il 19 aprile". Internet è letteralmente crashato in pochi secondi.
L'album contiene ufficialmente sedici canzioni nella sua versione standard. Questa fu la versione che fu pubblicata a mezzanotte del 19 Aprile 2024. Due ore dopo, giusto per non farsi mancare nulla, ne rilascia altre quindici, creando una versione a doppio disco, portando il numero totale a 31, chiamando quella versione "The Anthology".
L'album mescola i suoni sintetici di Jack Antonoff con le ballate colte e acustiche di Aaron Dessner. I testi sono pieni di riferimenti letterari (cita Dylan Thomas e Patti Smith) e parole complesse. È un album "denso", fatto per essere letto come un libro di poesie più che per essere ballato in discoteca."
Appena uscito, The Tortured Poets Department è diventato il primo album nella storia di Spotify a superare i 300 milioni di stream in un solo giorno. Ha occupato l'intera Top 14 della Billboard Hot 100, confermando che, anche dopo vent'anni di carriera, la fame del pubblico per le sue storie è insaziabile.
Nella sua privata, Taylor sembra una donna felice. È felicemente fidanzata con Travis Kelse e conduce una vira riservata, lontana dalle telecamere e dai paparazzi. I tempo della squad, del lusso e dell'ostentazione sono lontanti, avendo lasciato il posto ad una vita normale, circondata da persone fidate, amate e leali...il tutto mentre il conto corrente esplode. Questa è una vit da sogno.
Piccole riflessioni.
Come ho detto, non sapevo molto di Taylor Swift. Porca miseria se è brava. Non vinci così tanto e non raggiungi queste vette di sucesso se non hai un briciolo di talento.
La cosa che mi fa esplodere il cervello è che tutto è partito da aun tizio qualunque, che riparava computer, che ha insegnato a Taylor tre accordi. Mi chiedo cosa sarebbe successo se quel giorno quel momento non fosse successo. Alle volte mi chiedo se non ci sia un dio o qualcuno lassù, perché è incredibile come un gesto così insignificante abbia dato all'umanità l'artista più grande della storia della musica e la fonte di ispirazione e salvezza per milioni di ragazze e di adulte.
Quella farfalla, quel giorno, deve aver sbattuto le ali davvero forte!
M.












































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