La leva: cimitero di innocenti.
- Mauro Longoni
- 12 apr
- Tempo di lettura: 11 min

Abbiamo avuto negli ultimi 3 anni tre conflitti: Ucraina, Gaza e Iran (2023, 2025 e 2026). Non credo che nella storia umana si siano avute tre guerre partire così in fretta. Nemmeno nella guerra fredda si aveva così tanta voglia di distruggere cose e annientare persone. Però lo capisco: dopo decenni di monotonia, ci voleva qualcosa che mettesse un po' di brio. Insomma, diciamolo pure: che palle la pace! È così un concetto noioso e mainstream! È tempo che la guerra diventi un concetto cool di cui parlare... inoltre le industrie belliche avevano bisogno di soldi e sarebbe stato strano spendere miliardi in armamenti senza una guerra in corso... o senza iniettare nella popolazione il bisogno di proteggersi dal pericolo di una guerra che non capiterà mai.
Non si vedeva così tanto eccitamento per la guerra in televisione probabilmente dai tempi della crisi di Cuba o del decennio del Vietnam. Non so se essere quasi onorato di finalmente assaporare tale gusto macabro e disgustoso della morte o spaventato dal fatto che il mondo sta impazzendo e siamo governati da vecchi psicotici che vedono il nemico anche nel caffelatte alla mattina e sono pronti a bombardare e ammazzare leader politici, solo per puro capriccio e psicosi.
Sebbene la cronaca di guerra in sé sia un tema affascinante, non sarà il tema di questo post. Ci sarebbe moltissimo da dire, la mia attenzione si posa non sulla denuncia della guerra in sé (cosa altamente inutile, tanto alla fine non cambia nulla), ma su come la guerra venga combattuta e su coloro i quali la guerra la stanno portando avanti in primo luogo.
Mi sto riferendo alla cara vecchia Europa, che cerca sempre di infilarsi in conflitti che non le appartengono, cercando inutilmente di essere rilevante. In particolare, vorrei partire dalla Germania, paese in cui vivo. Perché parlo della Germania? Perché è l'esempio lampante di come dei vecchi incompetenti, con la mentalità retrograda da XIX secolo, possano rovinare un'intera generazione di giovani per tutti gli anni che verranno.
Il governo tedesco, dall'alto della sua incredibile incompetenza e inutilità, ha tirato fuori una perla di lungimiranza incredibile: reintrodurre la leva obbligatoria. Leva che era stata tolta decenni fa, per fare spazio a un esercito di professionisti, come giusto che sia. Invece, alla prima leggera minaccia, che poi nemmeno esiste, ci si rimangia tutto e prepariamo i giovani uomini a morire a migliaia al fronte.
Non solo in Germania è già entrata in vigore la leva obbligatoria: paesi come la Croazia l'hanno già ripristinata, mentre Francia, Danimarca e Regno Unito stanno accelerando verso questa follia, alimentado quell'eccitamento generale alla morte che fa molto inizio XXI secolo.
Possiamo parlare del fatto che tale leva è una puttanata a livelli mai visti prima?
Che cosa è la leva obbligatoria?
Il concetto di leva è davvero molto semplice: tutti i ragazzi che compiono la maggiore età sono obbligati per legge a donare un certo periodo di tempo della loro preziosa e breve vita (circa un anno) all'esercito. In questi mesi si beccano un bell'indottrinamento all'arte dell'uccidere, imparando l'uso delle armi, le tattiche militari, l'uso di attrezzature da milioni di dollari/euro, passando per la psicologia del soldato modello e la vita in caserma. Alla fine di questo periodo di istruzione (che quasi nessun ragazzo ha chiesto), il ragazzo può decidere se rimanere nell'esercito oppure tornare a casa da civile.
Se rimane nell'esercito, comincia la sua carriera. Cosa succede se decide di abbandonare l'esercito? Beh, l'esercito ti dice: "Certo, puoi andare, ma fino al 45º anno di età, le tue natiche ci appartengono!". In che senso le natiche del giovane appartengono all'esercito, anche se non arruolato? Il dettaglio è che i ragazzi diventano riservisti, ovvero cellule dormienti (scusate il termine "cellule dormienti") che, in caso di attacco o di difesa, possono ritornare immediatamente nei ranghi militari.
In questa nuova leva, ci sono vari modelli che legano il ragazzo fino al 45º anno d'età con esercitazioni o periodi di richiamo, con lo scopo di tenere fresco il "piccolo militare che è nato in ogni ragazzo!".
Il percorso scolastico di questi mesi è molto particolare. La parola chiave è una sola: Imparare un po' di tutto. Si passa dall'uso dei droni, alla cyber-security, alla manutenzione meccanica dei droni e dei sistemi di puntamento, passando per il primo soccorso, l'orientamento e l'uso delle armi. Inoltre, ci sono corsi di psicologia, lavoro di squadra e leadership.
Questa è la ricetta perfetta per aggiungere un sacco di lapidi nei cimiteri militari. Ora vi spiego perché, secondo me, questa leva è inutile ed altrettanto dannosa.
Tecnologia.
La tecnologia è complicata. Nel XXI secolo ci sono software potentissimi, hardware delicatissimi e processi tecnologici da capire, fare propri e conoscere a memoria, come se fosse la propria lingua madre.
Non è un caso che in tutte le nazioni del mondo, una persona spenda cinque anni della propria vita e migliaia di dollari/euro SOLO ad imparare come funziona un software e un hardware. Per non parlare di tutta l'esperienza che questa persona poi fa sul campo per affinare e sviluppare tali conoscenze. Queste stesse persone, poi, vengono assunte dall'esercito o da industrie belliche per creare droni, aerei e software di puntamento automatico che vengono usati al fronte o in determinati mezzi. Per non parlare di tutta l'intelligenza artificiale applicata alla guerra che sta rendendo la guerra stessa un qualcosa di automatico, dove le macchine controllano altre macchine. Il business della guerra sta diventando una questione altamente tecnologica che richiede personale altamente specializzato.
Ora, i vari governi europei vogliono farmi credere che un diciottenne, appena uscito da scuola, dopo un anno di leva sia capace di capire e fare propria la tecnologia di un drone e padroneggiarlo come se fosse un'estensione del proprio braccio? Forse se non avesse altro da fare, in tre anni forse ci riuscirebbe. Il problema è che il poveretto sa solo "un po' di tutto". Dubito che saprà esattamente quello che fa. Il problema è che in guerra non esiste il "quasi", perché il quasi è un fallimento. Pensate all'Iran e all'uccisione del capo iraniano e di gran parte del gabinetto di governo. Se l'obiettivo fosse stato "quasi" centrato, quindi mi immagino che il missile cadesse a venti metri dall'obiettivo, ci sarebbero state ripercussioni gigantesche (altro che crisi delle petroliere). In guerra non esiste il quasi: esiste solo il perfettamente centrato.
Se non si sa usare qualcosa perfettamente, il target potrebbe non essere colpito, quindi si spreca non solo un missile, ma un'occasione unica, per non parlare delle conseguenze potenzialmente disastrose.
Vogliamo parlare della Cyber Security? Ottimo. Ci sono là fuori hacker e informatici che lavorano senza sosta tutto il giorno, tutti i giorni. Hanno una conoscenza di internet e dei computer come pochi al mondo. Apparati governativi e multinazionali spendono milioni di dollari e assumono decine di persone per combattere la cyber-criminalità. Persino il governo sta investendo milioni, se non miliardi, nella sicurezza della rete internet e per proteggersi dagli attacchi. Ora, il governo stesso pensa che qualche migliaio di ignoranti in materia, perché in un solo anno non impari nulla, possano bloccare un gruppo di hacker che fanno questo tutto il giorno da anni. È anche solo stupido da pensare. Al primo attacco hacker, l'esercito crolla, perché chi attacca non trova difese. La cosa che mi terrorizza è che questi pivelli della leva sono "coloro che devono proteggere i dati dell'esercito". Pensate solo a quanti dati sensibili l'esercito possiede: dai siti missilistici o ai droni controllati da un software. Oppure a tutti i file riservati sui server. Non posso nemmeno immaginare il dramma che potrebbe succedere se degli incompetenti si mettono in mente di salvare la caserma da un attacco hacker.
Meccanica e manutenzione è l'altro aspetto incredibile che mi fa morire dal ridere. Ora carri armati, aerei e droni hanno tecnologia in ogni centimetro quadrato. Se prima era tutto fatto da ingranaggi, viti e bulloni controllati da una manovella o volante, ora tutto il controllo è centralizzato da un computer. Servono specialisti in sensoristica e microelettronica. Per non parlare delle leghe e delle tecniche di montaggio dei vari pezzi. Mantenere un drone, un sistema di mira o un caccia militare significa sapere quali sistemi sono da diagnosticare e quali cavi sono da riparare. Un solo errore e quel mezzo militare, del valore di milioni (se non miliardi di euro/dollari) potrebbe avere un'avaria, schiantarsi e non solo andare in fumo, ma uccidere persone con sé. Vogliamo davvero mettere la manutenzione in mano a dei diciottenni che non sanno nulla di sistemi militari complessi? Quei mezzi devono essere mantenuti da ingegneri, non da pivellini. Un sistema di mira scalibrato può uccidere innocenti o persino gli stessi soldati. Stiamo scherzando?
Esiste un altro grosso problema. Mettiamo il caso che, dopo questo anno, il giovane sappia tutto di tutto, perché la leva è uno spettacolo e torna a casa sicuro e pronto a servire il paese. Immaginiamo che per anni non succeda nulla. Questo ragazzo fa i suoi "corsi d'aggiornamento" regolari e tutto fila liscio. Poi la guerra scoppia e deve tornare nell'esercito. Sappiamo tutti che la tecnologia si sviluppa a ritmi forsennati. Ora se fra un corso d'aggiornamento e un altro passano anche solo due anni, quel povero uomo non avrà la minima idea di quello che starà facendo. Magari saprà muovere la manovella per guidare il drone o mirare, ma per vincere guerre ci vuole precisione, quindi qualità... cosa che quella povera anima innocente non può offrire, perché non specializzato.
Sopravvivenza.
La sopravvivenza, a quanto pare, è un elemento fondamentale nella leva. Secondo i geni del male che hanno studiato questa idea della leva obbligatoria, ogni ragazzo che fa la leva deve imparare tutto quello che gli occorre per sopravvivere durante una guerra. Quindi deve sapere come salvare una vita umana, nel caso un uomo venga ferito, come orientarsi in campo aperto o nella foresta, in caso di missione a terra, e come tenere la propria arma pulita e pronta, in caso si debba usarla.
Se ci si pensa, in caso di marcia verso l'obiettivo, l'ultima cosa che si vuole è non saper curare una ferita, perdersi al primo incrocio o avere un fucile che esplode in faccia perché sporco.
È un concetto basilare... se non fosse totalmente inutile al giorno d'oggi. Guardiamo la guerra in Ucraina. Gli ucraini muoiono al fronte, pensando che la guerra si combatta ancora su terra mentre la Russia distrugge tutte le infrastrutture con i droni. Pensiamo a Gaza, dove Israele, prima di mandare uomini dentro la striscia di Gaza, ha semplicemente raso al suolo tutto. Eserciti come Hamas e quello ucraino, ancora legati alla guerra ancita sono stati decimanti, gli eserciti israeliani e russi hanno avuto perdite quasi minime o irrisorie.
Mi chiedo a cosa serva questa sopravvivenza. Immaginate la scena: un plotone di 100 uomini si muove compatto verso l'obiettivo. Sono tutti esperti in sopravvivenza in luoghi deserti. Pensano di essere preparati, fino a quando l'esercito nemico spara a quei 100 uomini 10 missili. Credo che non serva vi dica come finisca la storia. Pensate davvero che un'arma pulita e pronta a sparare, l'orientamento e il primo soccorso servano a qualcosa mentre salti in aria esplodendo in mille pezzi?
Persino le foreste europee non offrirebbero protezione contro i sensori termici di un drone moderno, rendendo l'orientamento nei boschi un esercizio puramente accademico.
Questo è il paradosso più grande. Con la leva di questo genere si sta potenzialmente mandando al macello migliaia di uomini, combattendo uno stile di guerra vecchio e datato, mentre le guerre si combattono con droni e cyber attacchi. Inoltre, mi chiedo quale utilità abbia sparare con una carabina a un drone che vola oltre la gittata di quella carabina.
Si potrebbe dire che "eh, ma la sopravvivenza è solo in caso di attacco nelle caserme, dato che i soldati saranno alle loro postazioni per controllare i droni". Allora mi spiegate a cosa serve il primo soccorso e l'orientamento se non ci si deve muovere dalla caserma?
Anche l'uso delle armi lo trovo stupido. Basta solo un missile a corto o lungo raggio contro la caserma e la caserma salta in aria con tutti gli uomini dentro. Sono sicuro che con una Beretta riesci a intercettare un missile in rotta di collisione.
Psicologia.
Nella leva viene insegnata anche la psicologia. Non è una psicologia che ti fa stare bene. Praticamente la psicologia militare è un lavaggio del cervello, per convertire civili in mezzi di morte ambulanti. Si insegna come uccidere il più efficientemente possibile, come accettare la morte e come vivere senza il rimorso di aver tolto la vita a qualcuno di innocente (perché ogni soldato è innocente, i politici sono i carnefici).
Un soldato non deve avere emozioni e rimorsi. Deve solo usare l'istinto per terminare la missione e spargere il sangue del proprio nemico. Solo a scrivere queste righe mi ha fatto gelare il sangue. Come anche solo si può insegnare a un ragazzo di 18 anni che è giusto invadere altri paesi ed uccidere il prossimo, solo perché la politica non è in grado di risolvere i problemi con la diplomazia? Per colpa di tagliagole sanguinari in giacca e cravatta, non si può accettare che ragazzi innocenti vengano distrutti psicologicamente.
Come se questo non fosse abbastanza, si insegna ad essere in grado di lavorare in team e rispettare la gerarchia. Questa è la bugia più grande che si possa insegnare durante la leva. Non esiste assolutamente l'utilità.
Partiamo dal rispettare la gerarchia. L'obbedienza cieca in una guerra porta alla morte. Prendiamo per esempio il Vietnam. Quanti ragazzi sono morti in quelle foreste, solo perché sono stati indottrinati alla quasi devozione totale verso i propri superiori? Troppi. Morti che potevano essere ancora in vita, se avessero detto di "no". Sapevamo tutti che era una guerra assolutamente senza senso, eppure nessun soldato ha mai detto di no a dei generali e dei politici che vedevano quei ragazzi solo come carne da macello. Onestamente meglio la galera e il disonore per diserzione, che la quasi certa morte in Vietnam.
Pensate che la cosa sia cambiata oggi? Assolutamente no. Anzi forse anche peggio, vista la guerra asimmetrica che si combatte oggi. Il rischio di accettare un ordine stupido, inoltrato da generali e politici stupidi è troppo grosso.
Il lavoro in team è l'altro grande problema della leva moderna. Prendiamo l'esercito degli Stati Uniti. Le squadre nell'esercito funzionano come orologi svizzeri e fanno quasi paura per quanto siano preparati e coordinati. Sembrano qun gruppo di persone collegate a un cervello centrale che li coordina. Come si è raggiunto questo livello di eccellenza? Perché le squadre sono sempre le stesse per anni. Ogni team ha una gerarchia stabile di comando, un'affinità e rapidità che è frutto di anni di lavoro insieme tutto il giorno, tutti i giorni, sia in missione, sia in caserma. Sono PROFESSIONISTI che hanno deciso di entrare nell'esercito per servire il loro paese.
Con la leva europea ci si vede un anno, poi forse fra 20. Come anche solo si può pensare di creare un buon esercito, se fra i soldati non c'è un minimo di conoscenza. In missione si lavora d'istinto e se non ci si capisce al volo, si rischia la morte. Correggo, si muore sicuramente. Senza quella chimica istintiva, si finisce ad essere Sir Daniel Fortesque in Medievil.
Piccole riflessioni.
La guerra non è più una questione di numeri. L'idea del "prendiamo chi capita, lo armiamo e vinciamo la guerra" non funziona più. Funzionava fino alla Seconda Guerra Mondiale, dove la guerra la si combatteva ancora in maniera analogica.
Ora la guerra è pura tecnologia. Un solo missile, un solo drone e un solo mezzo sono opere di ingegneria bellica ad altissimi livelli. Un solo missile è capace di far a pezzi edifici nel raggio di cinquanta metri. Il business bellico si è evoluto. Ora non servono mille soldati, ma mille server, che nutrono il software che analizza i dati, propone strategie e controlla mezzi da miliardi di dollari.
La guerra è specializzazione. La leva militare, intesa come arruolare tutti, solo per avere dei riservisti, è la cosa più stupida che si potrebbe pensare. La leva militare dovrebbe essere solo un modo per approcciare tutti gli uomini all'esercito. Alla fine, chi rimane, diventa un soldato professionista, altamente specializzato e ben pagato, mentre chi fa la scelta di andarsene non deve mai più essere chiamato per combattere, perché troppo pericoloso al fronte a causa della sua inesperienza. Il suo compito sarà proteggere il territorio, sia in caso di invasione, quando l'esercito farà fatica, sia in caso di disastri naturali.
Perché è così che si vince una guerra: con gente preparata, addestrata, ben finanziata e che sappia quello che fa. Il ragioniere che viene arruolato per emergenza dopo 10 anni non è una risorsa, ma un problema... e l'ultima cosa che si vuole in guerra sono soldati che creano problemi al proprio esercito per mancanza di preparazione, competenza e conoscenza.
Lasciamo l'esercito che diventi una questione di professione e che smetta di essere un obbligo cittadino.
M.












































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